Mps, la Fondazione volta le spalle a Siena: Intesa avanza
Mps, il fronte favorevole a Intesa Sanpaolo conquista anche la Fondazione
L’ultimo baluardo simbolico del Monte dei Paschi di Siena si prepara a cambiare schieramento. La Fondazione Mps, per decenni protagonista assoluta degli equilibri proprietari e della governance della banca più antica del mondo ancora in attività, ha annunciato l’intenzione di esprimere una valutazione positiva sull’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo.
Una decisione destinata a pesare ben oltre lo 0,2% del capitale attualmente detenuto dall’ente senese.
La comunicazione è arrivata nella serata di venerdì 16 ottobre 2026, a meno di due settimane dall’assemblea straordinaria del Montepaschi che potrebbe determinare il futuro dell’istituto.
Il presidente della Fondazione, Riccardo Coppini, ha annunciato che sottoporrà alla deputazione amministratrice, convocata per il 23 ottobre, la proposta di valutare favorevolmente l’operazione e di aderire all’offerta di Intesa.
Non è ancora un’adesione formalmente deliberata, ma rappresenta un segnale politico-finanziario di grande rilevanza.
Per la prima volta nella lunga storia delle trasformazioni azionarie del Montepaschi, anche l’istituzione che ne ha rappresentato il radicamento territoriale e l’identità storica si orienta verso l’ingresso nel gruppo bancario guidato da Carlo Messina.
Fondazione Mps, dalla maggioranza assoluta allo 0,2%: il tramonto di un’epoca
Per comprendere la portata della notizia occorre tornare indietro nel tempo, quando la Fondazione Monte dei Paschi di Siena era il principale azionista della banca e ne condizionava direttamente le decisioni strategiche.
Attraverso la propria partecipazione di controllo, l’ente ha rappresentato per anni il punto di collegamento tra l’istituto di credito, le istituzioni locali e il tessuto economico della città.
Una centralità progressivamente ridimensionata dalle crisi finanziarie, dagli aumenti di capitale e dalle operazioni di riequilibrio patrimoniale che hanno segnato la storia recente del Monte.
La partecipazione, un tempo maggioritaria, si è ridotta fino all’attuale 0,2%, trasformando la Fondazione da protagonista della governance a piccolo azionista dal forte valore identitario.

L’ente non dispone più dei numeri per condizionare da solo le assemblee, ma continua a rappresentare una parte importante della storia del Monte e dei suoi rapporti con Siena.
Il sì della Fondazione, qualora formalizzato, segnerebbe una cesura simbolica con il passato: l’ex azionista dominante riconoscerebbe nell’integrazione con Intesa una prospettiva favorevole anche per il territorio.
Carlo Messina incassa nuovi sostegni: il piano Lovaglio sotto pressione
La posizione della Fondazione si inserisce in una sequenza di decisioni che, nelle ultime settimane, hanno modificato profondamente gli equilibri della contesa.
Intesa Sanpaolo ha già ottenuto il sostegno di alcuni tra i maggiori azionisti di Monte dei Paschi, costruendo un fronte contrario alle operazioni straordinarie proposte dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio.
L’adesione più importante è quella di Delfin, holding della famiglia Del Vecchio, titolare del 17,6% del capitale.
Si aggiungono le partecipazioni riconducibili a Francesco Gaetano Caltagirone, alla famiglia Benetton e ad altri investitori istituzionali.
Per Lovaglio lo scenario si complica: la strategia di rafforzamento autonomo attraverso nuove acquisizioni richiede il consenso assembleare, mentre una parte rilevante dei soci considera più interessante l’offerta di Intesa.
Il confronto riguarda due progetti industriali differenti.
Da una parte, un Montepaschi intenzionato a crescere attraverso l’acquisizione di altri operatori finanziari; dall’altra, l’integrazione in uno dei maggiori gruppi bancari europei, con potenziali economie di scala e una diversa organizzazione delle attività.
La decisione non riguarda soltanto il destino del management, ma la struttura futura di una parte rilevante del sistema bancario nazionale.
Il 29 ottobre la resa dei conti: cosa dovranno votare gli azionisti
La data centrale è giovedì 29 ottobre 2026, quando gli azionisti Mps saranno chiamati a pronunciarsi sulle operazioni straordinarie previste dal piano Lovaglio.
Il progetto comprende le offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali, gli aumenti di capitale necessari a sostenerle e una distribuzione straordinaria agli azionisti.
L’intenzione dell’amministratore delegato è costruire un gruppo bancario di dimensioni maggiori, valorizzando le attività commerciali e finanziarie del Montepaschi.
Ma l’operazione incontra un ostacolo determinante: Intesa Sanpaolo ha subordinato il successo della propria Opas alla mancata approvazione delle delibere straordinarie necessarie al piano alternativo.
Il voto del 29 ottobre assume dunque il valore di uno snodo fondamentale tra due strategie incompatibili nelle forme attualmente proposte.
Se il piano di acquisizioni non dovesse ottenere la maggioranza qualificata necessaria, verrebbe meno uno dei principali ostacoli assembleari all’offerta di Intesa.
Questo non significherebbe automaticamente il completamento della scalata, che rimarrebbe subordinata alle altre condizioni previste dall’operazione.

Delfin, Caltagirone e Benetton: il fronte del no supera il 34%
Il dato che preoccupa maggiormente i sostenitori del progetto Lovaglio è il peso complessivo degli azionisti orientati a respingere le operazioni difensive.
Le partecipazioni dichiarate o ricostruite comprendono:
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Delfin: 17,6%.
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Caltagirone: 13,5%.
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Edizione, famiglia Benetton: 1,45%.
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Praude: 0,72%.
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Fondaco Lux, per Fondazione Roma: 0,41%.
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Fondazione Mps: circa 0,2%, con decisione formale attesa il 23 ottobre.
Il fronte contrario alle proposte straordinarie supera già, secondo le ricostruzioni disponibili, la soglia del 34% del capitale.
Un risultato particolarmente importante perché le delibere richiedono maggioranze qualificate.
Il possesso di oltre un terzo del capitale può infatti consentire agli azionisti contrari di bloccare determinate operazioni straordinarie, purché si verifichino le condizioni assembleari previste dalla normativa e dallo statuto.
Va però distinta la disponibilità ad aderire all’Opas dagli impegni di voto effettivamente assunti: non tutti gli orientamenti dichiarati hanno necessariamente la stessa forza giuridica.
Resta il dato politico-finanziario: la coalizione favorevole al progetto di Intesa ha raggiunto una dimensione che rende molto difficile ignorarne il peso.
Goldstone, dal Qatar un altro sostegno alla scalata di Intesa
Alla vigilia della fase decisiva arriva anche un nuovo appoggio internazionale.
Goldstone Capital Limited, società riconducibile a un importante investitore privato del Qatar, ha espresso venerdì 16 ottobre il proprio favore all’offerta di Intesa Sanpaolo.
Secondo le indicazioni circolate negli ambienti finanziari, Goldstone deterrebbe una partecipazione nel capitale Mps compresa tra l’1 e il 2%.
La società considera l’operazione promossa dal gruppo guidato da Messina coerente con l’interesse complessivo degli azionisti e preferibile, in una prospettiva di lungo periodo, alle alternative attualmente prospettate.
Il sostegno assume un significato rilevante anche perché proviene da un investitore internazionale, la cui valutazione appare concentrata soprattutto sulle prospettive economiche dell’operazione.
Per Intesa si tratta di un ulteriore rafforzamento del consenso intorno all’Opas.
Per il management del Montepaschi, invece, diventa sempre più importante convincere gli investitori ancora indecisi sulla capacità del piano autonomo di creare valore.
Intesa rilancia l’offerta: 1,25 euro in contanti e 1,6 azioni
Uno dei passaggi che ha modificato gli equilibri della partita risale al 3 ottobre, quando Intesa Sanpaolo ha annunciato un miglioramento del corrispettivo offerto agli azionisti Mps.
La componente in contanti è stata aumentata da 1 euro a 1,25 euro per azione, mentre il rapporto di concambio è rimasto fissato a 1,6 nuove azioni Intesa Sanpaolo per ogni azione Montepaschi.
Il corrispettivo dell’Opas rilanciata
Componente in contanti
1,25 €
per azione Mps
Concambio azionario
1,6
azioni Intesa per azione Mps
Il valore complessivo varia con la quotazione di Intesa Sanpaolo. Il rilancio è soggetto alle condizioni dell’offerta.
Un incremento apparentemente limitato, ma significativo se moltiplicato per il numero complessivo delle azioni oggetto dell’offerta.
La componente aggiuntiva in contanti rappresenta un esborso potenziale nell’ordine di circa 760 milioni di euro qualora venisse acquisita la totalità delle azioni interessate.
Il rilancio ha rafforzato la capacità di Intesa di attrarre il consenso degli investitori, pur non eliminando il dissenso del consiglio di amministrazione del Montepaschi, che continua a considerare insufficiente il corrispettivo.
La convenienza economica effettiva dipenderà anche dall’andamento dei titoli in Borsa e dalle condizioni definitive dell’operazione.
I proxy advisor contro il piano Lovaglio: un altro ostacolo
A rendere ancora più complessa la posizione del management senese sono arrivate le raccomandazioni di due influenti società internazionali di consulenza agli investitori istituzionali: Institutional Shareholder Services e Glass Lewis.
Entrambe hanno espresso valutazioni contrarie alle operazioni su Banco Bpm e Banca Generali, nonché alla distribuzione straordinaria prevista dal piano difensivo.
Le valutazioni riguardano principalmente la complessità delle acquisizioni, i rischi di esecuzione e la necessità di preservare una sufficiente flessibilità strategica.
Le due società si sono invece dichiarate favorevoli all’integrazione tra Mps e Mediobanca.

In una votazione che richiede maggioranze qualificate, anche piccoli spostamenti di consenso possono rivelarsi determinanti.
Il consiglio di amministrazione di Montepaschi ha comunque confermato il sostegno al progetto industriale presentato da Lovaglio, ribadendo che l’offerta di Intesa non valorizzerebbe adeguatamente le prospettive dell’istituto.
La contrapposizione resta quindi aperta, almeno formalmente, fino alla decisione degli azionisti.
Fondazione Mps, la promessa di Intesa per Siena e il territorio
Tra gli elementi più significativi della scelta annunciata dalla Fondazione figura il rapporto tra il futuro assetto bancario e l’economia senese.
Il presidente Riccardo Coppini ritiene che l’integrazione con Intesa Sanpaolo possa offrire opportunità importanti alla Fondazione sia come azionista sia come istituzione radicata nel territorio.
Nelle valutazioni comunicate emerge un riferimento al ruolo che Intesa potrebbe assumere per lo sviluppo economico e sociale di Siena.
Non meno importante il richiamo ai rapporti consolidati tra il gruppo bancario e le fondazioni presenti nel suo capitale.
La Fondazione Mps sembra dunque guardare non soltanto al rendimento finanziario dell’investimento, ma anche alla possibilità di costruire nuove relazioni istituzionali e territoriali.
Tuttavia, il sostegno all’Opas non equivale automaticamente a garanzie specifiche sul futuro dell’occupazione, delle filiali o delle funzioni direzionali a Siena.
Questi aspetti dipenderanno dagli eventuali accordi industriali e dalle decisioni che seguiranno l’operazione.
Che cosa rischia Siena se Montepaschi entra nel gruppo Intesa
La possibile perdita dell’autonomia societaria di Monte dei Paschi tocca un tema profondamente identitario.
La banca fondata nel 1472 rappresenta da oltre cinque secoli una componente centrale della storia economica, istituzionale e sociale della città.
Il Montepaschi non è stato soltanto un intermediario finanziario, ma una presenza capace di influenzare il mercato del lavoro, il credito alle imprese, il patrimonio culturale e numerose iniziative territoriali.

Da un lato, l’appartenenza a un grande gruppo potrebbe offrire capacità di investimento, servizi tecnologici e opportunità commerciali più ampie.
Dall’altro, potrebbero emergere questioni relative alla sovrapposizione degli sportelli, alla localizzazione delle funzioni amministrative e al mantenimento di attività strategiche sul territorio.
Il bilancio effettivo dipenderà dagli impegni che Intesa sarà disposta ad assumere e dalla loro concreta attuazione.
Per Siena la posta in gioco va quindi oltre il prezzo delle azioni: riguarda il futuro rapporto tra la città e la banca che ne ha accompagnato la storia per oltre mezzo millennio.
Carlo Messina contro Luigi Lovaglio: due strategie per il sistema bancario
La vicenda Montepaschi rappresenta una delle operazioni più rilevanti del processo di consolidamento bancario italiano.
Il progetto di Intesa punta all’integrazione del Monte all’interno di un gruppo già caratterizzato da una forte presenza nazionale, attività internazionali e diversificazione dei ricavi.
La strategia Lovaglio propone invece di ampliare la dimensione autonoma di Mps attraverso acquisizioni che coinvolgono comparti bancari e finanziari differenti.
Sono due modelli industriali con implicazioni diverse per governance, organizzazione, concorrenza e distribuzione del capitale.
Il confronto non può essere ridotto alla contrapposizione personale tra gli amministratori delegati.
Al centro vi sono valutazioni sul valore economico delle attività, sulla sostenibilità delle acquisizioni, sui rischi di integrazione e sulla capacità di generare risultati nel medio e lungo periodo.
Anche le autorità di vigilanza e quelle competenti in materia di concorrenza avranno un ruolo importante, nei limiti delle rispettive competenze.
Le date decisive: 23 e 29 ottobre, poi il futuro della banca
Il calendario della contesa presenta ora due passaggi fondamentali.
Venerdì 23 ottobre la deputazione amministratrice della Fondazione Mps esaminerà la proposta del presidente Coppini di esprimere una valutazione positiva sull’Opas e aderire all’offerta.
Giovedì 29 ottobre sarà invece l’assemblea degli azionisti del Montepaschi a pronunciarsi sulle operazioni straordinarie del piano Lovaglio.
Il primo appuntamento avrà soprattutto un valore istituzionale e simbolico; il secondo sarà determinante per verificare se la strategia autonoma dispone ancora della maggioranza necessaria.
Resta inoltre da completare l’iter previsto per l’offerta di Intesa Sanpaolo, con i relativi adempimenti e le condizioni regolamentari.
La partita non può quindi considerarsi già conclusa.
Ma lo scenario che emerge dalle ultime decisioni degli azionisti è chiaro: il consenso intorno all’Opas di Intesa si è progressivamente allargato, mentre il progetto alternativo del management senese incontra opposizioni sempre più consistenti.
La possibile adesione della Fondazione Mps aggiunge un significato particolare alla vicenda: l’ente che un tempo controllava il Montepaschi potrebbe scegliere di accompagnarlo verso una nuova fase della sua storia.
Il 29 ottobre gli azionisti saranno chiamati a decidere se sostenere il piano di crescita autonoma del Monte o respingere le operazioni che rappresentano il principale ostacolo alla scalata di Intesa. Da quel voto potrebbe dipendere il futuro di una delle banche più emblematiche d’Italia.
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