Manovra, Tajani chiama anche Cdp: non solo banche e assicurazioni
🌐 Antonio Tajani propone di estendere anche a Cassa Depositi e Prestiti il contributo della finanza alla manovra. Sul tavolo circa 5 miliardi per il comparto, ma quote e strumenti restano aperti: non c’è un obbligo già deliberato per Cdp.
Tajani allarga il perimetro del contributo
Non soltanto banche e assicurazioni: per Antonio Tajani il contributo del settore finanziario alla manovra deve coinvolgere una platea più ampia, comprendendo anche Cassa Depositi e Prestiti. È la posizione espressa dal vicepremier e ministro degli Esteri il 20 ottobre 2026, a margine del Forum Welfare, Italia, a Roma. Il punto nuovo è il nome di Cdp nel confronto sulle risorse da chiedere alla finanza per la legge di bilancio.
L’indicazione resta però sul terreno della proposta politica. Non è una misura già adottata dal governo e non definisce un prelievo a carico di Cdp. Tajani lascia aperta la distribuzione dell’onere, precisando che il lavoro è ancora in corso. Mancano dunque sia una quota attribuita alla società sia il meccanismo attraverso il quale dovrebbe arrivare l’eventuale contributo.
La distinzione è decisiva per leggere la notizia: il ministro interviene su chi dovrebbe partecipare allo sforzo richiesto al comparto, non annuncia una ripartizione conclusa. Il richiamo a tutta la finanza amplia il perimetro della discussione rispetto alle sole banche e assicurazioni, senza fornire ancora una soluzione tecnica.
I circa 5 miliardi nel quadro della manovra
La cifra di riferimento è di circa 5 miliardi di euro per il comparto finanziario. Una scheda istituzionale della Sede di Roma della Regione Emilia-Romagna, datata 19 ottobre e dedicata al Documento programmatico di bilancio 2027, indica questo contributo, riferito a banche e assicurazioni, in misura pari allo 0,21% del Pil. Si tratta del quadro programmatico della manovra, non di risorse già incassate.
La proposta di Tajani riguarda la possibile distribuzione di quell’impegno. Non consente di affermare che si aggiungano altri 5 miliardi alle risorse già previste, né che l’intero importo debba gravare sulle sole banche. Allo stesso modo, non permette di calcolare quanto potrebbe essere richiesto a Cdp: una cifra specifica non è stata indicata.
Importo complessivo e ripartizione sono quindi due piani distinti. Il primo individua la dimensione del contributo atteso dal settore; il secondo riguarda i soggetti chiamati a sostenerlo e il peso assegnato a ciascuno. È su questo secondo terreno che si colloca l’apertura del vicepremier, mentre resta da definire come tradurla in una disposizione della legge di bilancio.
Il no a una linea punitiva e alla tassa sugli extraprofitti
Accanto all’allargamento della platea, Tajani ribadisce la contrarietà a un’impostazione punitiva verso banche e assicurazioni e a una tassa sugli extraprofitti. Sono i due elementi della sua posizione: chiedere una partecipazione più estesa al finanziamento della manovra, senza presentare l’intervento come una penalizzazione di specifiche categorie.
Anche il giudizio sugli extraprofitti va attribuito al ministro. La sua valutazione sull’assenza di tali guadagni non costituisce, da sola, un dato economico dimostrato. Il punto verificato è la contrarietà politica a quella forma di tassazione; per valutare un eventuale intervento concreto servirebbero invece regole, basi di calcolo e una formulazione normativa.
Nelle indicazioni disponibili non sono precisati aliquote, basi imponibili, durata o modalità di contabilizzazione. Non è quindi possibile ricondurre la proposta a uno strumento fiscale determinato. Parlare già di una nuova tassa su Cdp significherebbe attribuire alle parole di Tajani un contenuto operativo che, al momento, non è definito.
Il confronto politico resta aperto
L’intervento arriva dopo giorni di confronto nella maggioranza sul contributo delle banche. Il 17 ottobre Matteo Salvini si era espresso a favore di una richiesta di almeno 5 miliardi, mentre Tajani aveva sostenuto un approccio non aggressivo nei rapporti con il settore. Le due posizioni mostrano una differenza nell’impostazione politica della richiesta, senza fissare da sole il contenuto finale della misura.
Alla vigilia delle dichiarazioni su Cdp, il confronto sulla manovra non risultava ancora chiuso. Le ricostruzioni del vertice di maggioranza del 19 ottobre indicavano un’intesa da completare e uno slittamento di qualche giorno del passaggio in Consiglio dei ministri, nel contesto delle interlocuzioni con Bruxelles. Non si trattava, tuttavia, di un calendario definitivo formalizzato dal governo.
La proposta del vicepremier si inserisce dunque in una discussione ancora in corso. Un orientamento politico non equivale a un accordo operativo: l’eventuale coinvolgimento di Cdp richiederebbe di chiarire sia il ruolo della società sia il rapporto tra il suo contributo e quello degli altri soggetti finanziari.
Cosa manca per definire il ruolo di Cdp
Restano senza una definizione documentata l’importo eventualmente richiesto a Cassa Depositi e Prestiti, lo strumento da utilizzare e la ripartizione finale fra i diversi soggetti. Nei materiali disponibili non emerge inoltre un’intesa operativa già conclusa con Cdp, né una sua reazione ufficiale alla specifica proposta del 20 ottobre. Queste lacune non autorizzano ad anticipare né un’adesione né un rifiuto.
Le dichiarazioni sono state rese a margine del Forum Welfare, Italia, ospitato alle Corsie Sistine del Complesso di Santo Spirito in Sassia, a Roma. L’iniziativa è promossa dal Gruppo Unipol in collaborazione con TEHA.
Le immagini visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all’articolo, meramente indicative.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






