Etna in eruzione, Bazzoli: “Impossibile prevedere cosa accadrà”
🌐 Etna in eruzione, Gian Mattia Bazzoli avverte che non è possibile prevedere l’evoluzione del vulcano nelle prossime settimane: dopo una lunga fase di attività tra crateri sommitali e fianchi dell’Etna, il monitoraggio continua e gli esperti invitano a non sottovalutare un sistema vulcanico in continua trasformazione.
L’Etna continua a ricordare quanto sia difficile prevedere il comportamento di un vulcano attivo. L’attività può cambiare rapidamente, passare da una fase relativamente tranquilla a nuove emissioni di cenere o a fenomeni più energetici, rendendo impossibile stabilire con certezza che cosa accadrà nei giorni o nelle settimane successive.
È questo il senso delle parole pronunciate da Gian Mattia Bazzoli, direttore di Focus, durante un intervento televisivo dedicato alla lunga fase eruttiva che ha interessato il vulcano siciliano nell’estate 2026.
Il suo messaggio non era quello di lanciare un allarme per una possibile eruzione catastrofica, ma di spiegare una caratteristica fondamentale dell’Etna: è un organismo vulcanico vivo, estremamente attivo e soggetto a evoluzioni che la scienza può monitorare, ma non prevedere con assoluta certezza.
Etna, perché non è possibile sapere quanto durerà l’eruzione
Uno degli interrogativi che accompagnano ogni fase eruttiva dell’Etna riguarda la sua durata.
Una colata può rallentare fino a fermarsi, l’attività esplosiva può diminuire e poi riprendere, oppure possono aprirsi nuove bocche a quote differenti. È proprio questa estrema variabilità a rendere prudente qualsiasi previsione a medio termine.
Durante la fase più intensa di agosto, l’Etna ha mostrato un’alternanza di fenomeni esplosivi ed effusivi, con attività alla Voragine e l’apertura di diverse bocche lungo le aree della Valle del Bove e della Valle del Leone.
Il fenomeno ha avuto anche conseguenze sul traffico aereo, costringendo più volte l’aeroporto di Catania a limitare o sospendere gli arrivi a causa della presenza di cenere nell’atmosfera.
La situazione, però, non deve essere interpretata come una sequenza lineare destinata necessariamente a intensificarsi.
Un vulcano può attraversare fasi molto diverse anche nell’arco di poche ore.

La nuova bocca nella Valle del Bove
Uno degli elementi che hanno caratterizzato l’attività estiva è stata l’apertura di nuove bocche eruttive sui fianchi dell’Etna.
Durante la fase iniziata ad agosto, alcune aperture si sono sviluppate a quote relativamente elevate, alimentando colate laviche dirette verso la Valle del Bove, una delle grandi depressioni che caratterizzano il versante orientale del vulcano.
La presenza di una bocca laterale è particolarmente importante dal punto di vista vulcanologico perché dimostra che l’attività non è necessariamente confinata ai crateri sommitali.
Nel corso dell’estate sono state osservate colate provenienti da bocche situate a quote differenti, con il fronte lavico arrivato fino a circa 1.300 metri di quota nella fase più avanzata.
Questo non significa che la lava sia arrivata vicino ai centri abitati. La Valle del Bove costituisce infatti una vasta area naturale che incanala parte delle colate.
Ma la successione di nuove aperture dimostra quanto il sistema possa modificarsi.
Cosa sta facendo l’Etna adesso
Il quadro attuale è diverso rispetto ai giorni più spettacolari dell’eruzione di agosto.
Nel bollettino settimanale relativo al periodo 24-30 agosto, l’Osservatorio Etneo ha descritto un’attività caratterizzata soprattutto da degassamento variabile dai crateri sommitali, accompagnato da episodiche emissioni di cenere dal Cratere di Nord-Est.
Il tremore vulcanico si è mantenuto prevalentemente su valori medi, mentre non sono state registrate variazioni significative nelle reti che monitorano la deformazione del suolo. L’attività termica osservata via satellite è risultata generalmente bassa, con isolate anomalie moderate.
È un quadro che invita alla prudenza nell’interpretazione delle immagini dell’Etna.
Vedere una nube o una piccola emissione di cenere non significa necessariamente trovarsi davanti a una nuova grande eruzione. Allo stesso modo, una fase apparentemente più tranquilla non consente di escludere una successiva ripresa dell’attività.
È proprio qui che si colloca il senso delle parole di Bazzoli.

Cenere e voli, il problema che arriva fino a Catania
Uno degli effetti più immediati dell’attività dell’Etna riguarda il trasporto aereo.
La cenere vulcanica può rappresentare un pericolo per gli aerei e, quando la nube interessa le traiettorie di volo o le aree aeroportuali, le autorità possono imporre restrizioni.
È quanto accaduto più volte durante l’estate, quando Fontanarossa è stato costretto a ridurre o sospendere temporaneamente gli arrivi.
Anche negli ultimi giorni l’Etna ha continuato a produrre emissioni di cenere. Il 4 settembre è stato segnalato un nuovo episodio, con tremore su valori medio-bassi. In quella fase non risultavano però conseguenze sull’operatività dell’aeroporto di Catania, nonostante l’emissione di un avviso aeronautico VONA di livello rosso.
Questo dettaglio è significativo: il livello di allerta aeronautica e l’operatività effettiva di uno scalo non sono la stessa cosa. Le decisioni vengono prese sulla base della posizione e della consistenza della nube, della direzione dei venti e delle condizioni osservate.
L’Etna può cambiare rapidamente
Il bollettino vulcanologico contiene un’indicazione che aiuta a comprendere perché gli esperti evitino previsioni troppo nette.
L’INGV considera possibile una rapida evoluzione verso un’attività più energetica, con formazione di colonne eruttive, nubi di cenere, emissioni laviche e, in determinati scenari, collassi di porzioni dei coni sommitali con formazione di flussi piroclastici.
Non significa che questi fenomeni debbano necessariamente verificarsi.
Significa che, in un vulcano come l’Etna, la pericolosità non può mai essere considerata pari a zero e alcuni cambiamenti possono avvenire senza un preavviso sufficiente a consentire una previsione precisa.
È un concetto fondamentale per comprendere il lavoro degli osservatori vulcanologici.
La scienza non consiste nel dire sempre in anticipo che cosa succederà. Consiste anche nel riconoscere quando un fenomeno non può essere previsto con certezza e nel costruire sistemi di monitoraggio capaci di individuare rapidamente i segnali di cambiamento.
Il monitoraggio dell’Etna è continuo
L’Etna è uno dei vulcani più studiati al mondo.
La sua attività viene seguita attraverso una rete di sismometri, sensori per il tremore, strumenti per l’infrasonica, sistemi GNSS, stazioni geochimiche, telecamere e osservazioni satellitari.
Ogni parametro racconta una parte diversa della storia.
Il tremore della terra permette di seguire le variazioni dell’attività nei condotti vulcanici. Le reti di deformazione possono evidenziare modificazioni del suolo. I gas forniscono indicazioni sui processi profondi. Le immagini termiche aiutano a individuare anomalie e nuove aree calde.
Nessun singolo indicatore, però, è sufficiente per prevedere da solo il comportamento futuro del vulcano.
È la combinazione dei dati a consentire agli esperti di valutare gli scenari e aggiornare le condizioni di pericolosità.

Nessun allarmismo, ma neppure sottovalutazione
Il messaggio di Bazzoli va quindi letto nella giusta prospettiva.
L’affermazione secondo cui non è possibile prevedere cosa accadrà nelle prossime settimane non equivale a dire che l’Etna rappresenti una minaccia imminente per le popolazioni.
Al contrario, serve a spiegare perché il vulcano debba essere monitorato continuamente.
L’Etna presenta caratteristiche che, in molte situazioni, consentono di gestire le emergenze con strumenti di osservazione e sistemi di allerta. Le colate laviche, inoltre, possono spesso svilupparsi lentamente e rimanere lontane dalle aree abitate.
Ma esistono fenomeni differenti, soprattutto quelli esplosivi e quelli legati a improvvisi cambiamenti dei crateri, che richiedono particolare attenzione.
La prudenza è dunque la risposta più corretta all’incertezza.
Dall’eruzione estiva a una nuova fase
La grande attività registrata tra giugno e agosto ha trasformato il 2026 in uno degli anni più movimentati dell’Etna degli ultimi tempi.
L’estate ha visto colate laviche, fontane di lava, emissioni di cenere e nuove bocche eruttive, con un’attività che ha coinvolto sia l’area sommitale sia i versanti del vulcano. L’INGV ha ricostruito una successione di episodi eruttivi che ha interessato diverse zone dell’edificio vulcanico.
A settembre il quadro appare meno intenso rispetto ai momenti più spettacolari, ma non completamente stabilizzato.
Le emissioni episodiche di cenere e il monitoraggio dei parametri vulcanici dimostrano che l’Etna non è semplicemente “spento” dopo la fase di agosto.
È ancora in una condizione dinamica.
E proprio questo rende attuale l’avvertimento di Bazzoli.

Cosa può succedere nelle prossime settimane
La risposta più corretta, al momento, è che non esiste una risposta certa.
L’attività potrebbe continuare con emissioni deboli e intermittenti. Potrebbe ridursi progressivamente. Potrebbero verificarsi nuovi episodi esplosivi oppure potrebbe riattivarsi una componente effusiva.
Sono scenari differenti che vengono valutati sulla base dei dati raccolti giorno dopo giorno.
Il punto non è quindi aspettarsi necessariamente una nuova grande eruzione, ma comprendere che l’Etna resta un vulcano attivo e imprevedibile nei dettagli della sua evoluzione.
Per chi vive alle sue pendici, per i turisti e soprattutto per chi deve viaggiare attraverso l’aeroporto di Catania, la conseguenza pratica è una sola: seguire gli aggiornamenti ufficiali e non affidarsi a previsioni categoriche.
Perché l’Etna, come ricordano le parole di Bazzoli, può offrire segnali importanti ma non un calendario preciso.
Il vulcano può essere osservato, studiato e monitorato. Non può essere comandato.
Ed è proprio per questo che, mentre le sue bocche continuano a emettere gas e occasionalmente cenere, la domanda su cosa accadrà nelle prossime settimane rimane aperta.
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