Figc, il caso Malagò: i pareri dei giuristi e il commissariamento
🌐 Figc e Giovanni Malagò, il caso del mancato tesseramento prima della candidatura alla presidenza della Federcalcio entra nella fase decisiva. I primi pareri richiesti dal Coni ai quattro giuristi incaricati indicano, secondo le indiscrezioni emerse nelle ultime ore, che il tesseramento sarebbe un requisito indispensabile per la candidatura. Una posizione che potrebbe incidere sulla valutazione della regolarità dell’elezione e sulle conseguenze da adottare. La Giunta del Comitato Olimpico è attesa a una decisione nella prima decade di ottobre, con una riunione indicata dalle diverse ricostruzioni tra il 6 e il 10 ottobre.
Il caso Malagò arriva al passaggio decisivo
La vicenda nasce da una questione apparentemente tecnica, ma dalle possibili conseguenze molto ampie per il calcio italiano.
Al centro c’è la candidatura di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc e, soprattutto, la sua posizione al momento della presentazione della candidatura: secondo gli accertamenti richiamati nel procedimento, non risultava tesserato per la Federazione.
Il tema è stato sottoposto agli organi di giustizia sportiva e successivamente al Coni, che ha scelto di acquisire ulteriori pareri giuridici prima di assumere una decisione.
Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio ha affidato l’approfondimento a quattro professionisti di riconosciuta esperienza nel diritto amministrativo e sportivo: Franco Scoca, Massimo Coccia, Luigi Medugno e Alberto Angeletti.
Ora stanno arrivando i primi documenti.
Ed è proprio il contenuto di quei pareri a rendere la situazione particolarmente delicata.
“Il tesseramento è requisito indispensabile alla candidatura”
Secondo le indiscrezioni pubblicate il 28 settembre, uno dei punti centrali emersi dai pareri è netto: il tesseramento sarebbe un requisito indispensabile per presentare la candidatura.
Non si tratta ancora della decisione del Coni.
I quattro giuristi hanno infatti il compito di fornire una valutazione tecnica alla Giunta, mentre spetterà all’organo del Comitato Olimpico stabilire quali conseguenze trarre dagli elementi acquisiti.
La distinzione è fondamentale.
Il parere giuridico costituisce un elemento di valutazione, non una sentenza e non un provvedimento di commissariamento.
Ma il suo contenuto può assumere un peso rilevante nella scelta finale.
La questione riguarda infatti non soltanto la posizione individuale di Malagò, ma anche la regolarità della procedura che ha portato alla sua elezione alla guida della Federcalcio.

Chi sono i quattro giuristi scelti dal Coni
Per affrontare una materia così delicata, il Coni ha coinvolto quattro figure con esperienze differenti ma tutte legate al mondo del diritto.
Franco Scoca è professore emerito di diritto amministrativo alla Sapienza di Roma ed è considerato uno dei principali studiosi italiani della materia.
Massimo Coccia ha una lunga esperienza nel diritto sportivo ed è stato anche vicecommissario straordinario della Figc nel 2006, dopo Calciopoli, con deleghe sulle questioni normative e di governance.
Luigi Medugno è uno storico legale della Federcalcio e ha seguito numerosi procedimenti sportivi e amministrativi riguardanti la Federazione.
Alberto Angeletti è un avvocato con esperienza nel diritto amministrativo, del lavoro e sportivo e ha rappresentato anche il Coni in sede giudiziaria.
Il gruppo è quindi chiamato a rispondere a una domanda precisa: il mancato tesseramento di Malagò al momento della candidatura rappresenta una violazione tale da incidere sulla validità della procedura e da giustificare un intervento del Coni sulla Federcalcio?
Perché il tesseramento è diventato centrale
La questione è emersa dopo il ricorso presentato dall’avvocato Renato Miele, che aveva contestato le condizioni richieste per la candidatura alla presidenza federale.
Da quel momento il tema del tesseramento è diventato uno dei punti centrali del confronto istituzionale.
La posizione sostenuta dagli organi che hanno sollevato la questione è che i Principi fondamentali del Coni prevedano il tesseramento come requisito per la candidatura alle cariche federali.
La Federcalcio, invece, ha sostenuto una diversa interpretazione della normativa.
È proprio questa divergenza interpretativa ad aver reso necessario un ulteriore approfondimento.
Nel settembre, il procuratore generale dello sport Ugo Taucer aveva trasmesso le proprie valutazioni al Coni, richiamando la questione del rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento sportivo. Successivamente Buonfiglio aveva annunciato nuovi approfondimenti giuridici.
Dal parere alla decisione: cosa deve fare il Coni
Il passaggio successivo è nelle mani della Giunta nazionale del Coni.
L’organo dovrà valutare il materiale giuridico e stabilire se ricorrano i presupposti per un intervento sulla Figc.
Tra le ipotesi sul tavolo c’è il commissariamento della Federazione.
Ma anche in questo caso è necessario evitare una sovrapposizione tra scenari e decisioni già assunte.
Al 28 settembre il commissariamento non è stato deciso.
È una delle possibilità che il Coni sta valutando sulla base degli elementi emersi nel procedimento.
La riunione destinata ad affrontare il caso dovrebbe tenersi nella prima decade di ottobre. ANSA indica una finestra tra il 6 e il 10 ottobre, mentre altre ricostruzioni parlano più precisamente del 6-9 ottobre.

Il commissariamento della Figc: cosa cambierebbe
Se la Giunta dovesse arrivare a un provvedimento di commissariamento, la gestione della Federcalcio passerebbe temporaneamente a un commissario straordinario.
Il suo compito sarebbe quello di amministrare la Federazione durante la fase transitoria e accompagnarla verso i successivi passaggi istituzionali, compresa l’eventuale revisione delle regole e il ritorno alle elezioni.
Non si tratterebbe quindi di una semplice sostituzione personale.
Un commissariamento avrebbe conseguenze sulla governance dell’intero calcio italiano, coinvolgendo gli equilibri tra Federazione, leghe, componenti tecniche e altre rappresentanze del sistema.
È anche per questo che il Coni sta procedendo attraverso un’istruttoria giuridica particolarmente articolata.
Malagò, la posizione del presidente Figc
Giovanni Malagò si trova al centro di una vicenda istituzionale che potrebbe incidere direttamente sul suo mandato.
Il punto contestato riguarda il momento della candidatura, non un’eventuale attività successiva alla sua elezione.
Secondo le indiscrezioni sui pareri ricevuti dal Coni, il requisito del tesseramento avrebbe dovuto essere rispettato già in quella fase.
La valutazione finale spetterà comunque alla Giunta del Coni.
Malagò, dal canto suo, ha continuato a difendere la regolarità della propria posizione e della procedura che ha portato alla sua elezione.
La questione è quindi ancora aperta sul piano decisionale, mentre il quadro giuridico si sta definendo.
Una decisione che può aprire un nuovo capitolo per il calcio italiano
La delicatezza della scelta deriva anche dalle possibili conseguenze sul piano istituzionale.
Il Coni è l’ente pubblico che esercita funzioni di vigilanza sull’ordinamento sportivo e sulle federazioni nazionali. Nel caso della Figc, dunque, una decisione sul commissariamento avrebbe un peso particolare.
Per questo Buonfiglio ha scelto di acquisire pareri esterni prima di portare il dossier alla Giunta.
La strategia serve anche a ridurre il margine di incertezza su una materia destinata con ogni probabilità a generare un confronto giuridico.
Qualunque provvedimento venga adottato potrebbe infatti essere contestato nelle sedi competenti.
I numeri della Giunta e la responsabilità della scelta
La decisione non dipenderà da una singola persona.
Sarà la Giunta nazionale del Coni a esaminare la questione e a votare sull’eventuale provvedimento.
Il confronto interno all’organo di governo dello sport italiano è quindi destinato a essere particolarmente delicato.
Da una parte c’è l’esigenza di applicare le regole dell’ordinamento sportivo; dall’altra ci sono le conseguenze istituzionali di un intervento sulla principale federazione sportiva italiana.
Il caso Malagò, dunque, non riguarda più soltanto l’interpretazione di un requisito.
È diventato un problema di governance, responsabilità istituzionale e applicazione delle norme sportive.

Il ruolo del Collegio di Garanzia
Nel percorso della vicenda potrebbe avere un ruolo anche il Collegio di Garanzia dello Sport, organo chiamato a intervenire sulle controversie secondo le competenze previste dall’ordinamento sportivo.
La sua eventuale partecipazione alla vicenda è uno degli elementi che contribuiscono a rendere complesso il quadro.
Il punto fondamentale, però, è che il Coni deve assumere la propria decisione sulla base delle competenze attribuitegli e degli elementi disponibili.
I pareri dei quattro giuristi servono proprio a fornire una base tecnica alla scelta.
Il nodo Diana Bianchedi
Sullo sfondo della vicenda Figc-Coni resta anche la posizione di Diana Bianchedi, componente della Giunta del Coni e indicata come possibile capo delegazione della Nazionale.
La sua posizione è stata oggetto di un distinto approfondimento relativo alla compatibilità tra i diversi incarichi.
Il tema è particolarmente sensibile perché Bianchedi fa parte dello stesso organo che dovrà affrontare il dossier sulla Federcalcio.
Anche in questo caso, tuttavia, occorre distinguere i fatti dalle ipotesi: eventuali questioni di incompatibilità o conflitto di interessi dovranno essere valutate dagli organi competenti.
Il calendario: ottobre sarà il mese decisivo
La data da segnare sul calendario è dunque la prima decade di ottobre.
Il Coni dovrebbe convocare una Giunta straordinaria tra il 6 e il 10 ottobre per affrontare il caso del mancato tesseramento di Malagò.
Prima di allora dovrebbero essere completati gli approfondimenti sui pareri dei quattro giuristi.
Il passaggio successivo sarà inevitabilmente seguito con attenzione dall’intero sistema calcistico italiano.
La questione non riguarda infatti soltanto la permanenza o meno di un presidente.
Riguarda soprattutto quali regole debbano essere applicate per l’accesso alle cariche federali e quali conseguenze produca la loro eventuale violazione.
Il caso Malagò verso il punto di svolta
Il 28 settembre segna così un nuovo passaggio nella vicenda.
I primi pareri richiesti dal Coni sembrano orientarsi, secondo le indiscrezioni pubblicate oggi, verso una lettura secondo cui il tesseramento era necessario per presentare la candidatura.
Ma il parere dei giuristi non coincide ancora con la decisione dell’organo competente.
La parola finale, per questa fase del procedimento, spetterà alla Giunta del Coni, chiamata a valutare se le irregolarità contestate siano sufficienti a determinare un commissariamento della Federcalcio.
Per Giovanni Malagò e per la governance del calcio italiano si apre quindi una settimana di attesa.
Tra il 6 e il 10 ottobre potrebbe arrivare il passaggio decisivo.
Fino ad allora, il dato più concreto è quello contenuto nei primi pareri: secondo le indiscrezioni, il tesseramento viene considerato un requisito indispensabile per la candidatura.
Ora toccherà al Coni stabilire quali conseguenze giuridiche e istituzionali attribuire a quella valutazione.
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