12:44 am, 17 Agosto 26 calendario

Iapichino, oro europeo nel lungo: 7 metri a Birmingham

Di: Viviana Solari

🌐 Iapichino oro nel salto in lungo agli Europei di Birmingham: l’azzurra vola a 7,00 metri al primo salto e conquista il primo titolo europeo all’aperto della carriera. Battute Sawyers e Kpatcha in una finale decisa sul filo dei centimetri.

Larissa Iapichino ha scelto il modo più elegante per entrare nella storia. Un salto da 7,00 metri al primo tentativo, una finale vissuta con la freddezza delle grandi campionesse e un oro europeo conquistato per appena un centimetro sulla britannica Jasmin Sawyers.

A Birmingham, nella serata che chiude i Campionati Europei di atletica, la lunghista azzurra firma una delle imprese più importanti della sua carriera. Non è soltanto una medaglia d’oro: è il primo grande titolo internazionale all’aperto per una ragazza che da anni viene indicata come una delle eredi naturali delle grandi lunghiste italiane.

Il podio racconta meglio di qualsiasi aggettivo quanto sia stata combattuta la finale. Iapichino chiude a 7,00, Sawyers è seconda con 6,99, la francese Hilary Kpatcha terza con 6,98. Quarta la portoghese Agate De Sousa a 6,96, quinta la tedesca Malaika Mihambo a 6,94. Cinque atlete racchiuse in appena sei centimetri.

Eppure, nel momento decisivo, è stata Larissa a trovare la misura che serviva.

Iapichino, il salto da 7 metri arriva subito

La finale avrebbe potuto trasformarsi in una lunga battaglia tattica. È diventata invece, fin dalle prime battute, una dichiarazione d’intenti.

Iapichino prende la rincorsa e al primo salto atterra a 7,00 metri, con vento favorevole di +2,1 m/s. La misura supera di un centimetro quella che sarebbe bastata alla britannica Sawyers per prendersi l’argento e diventa immediatamente il riferimento della gara.

Il dettaglio del vento è importante: il +2,1 è appena oltre la soglia regolamentare di +2,0 m/s, dunque il 7,00 non può essere omologato come record personale o nazionale. Ma questo non riduce minimamente il valore agonistico del salto.

Per vincere un campionato europeo, infatti, non serviva un record.

Serviva saltare più lontano delle avversarie.

E Larissa lo ha fatto.

La misura ottenuta al primo turno ha soprattutto un valore psicologico. In una finale così equilibrata, partire subito a quota sette metri significa costringere tutte le altre a inseguire. Significa mettere il proprio destino nelle mani delle avversarie e, contemporaneamente, obbligarle a cercare una risposta quasi perfetta.

La risposta è arrivata, ma non è stata sufficiente.

Un centimetro separa l’oro dall’argento

La classifica finale sembra quasi costruita per una sceneggiatura cinematografica.

7,00, 6,99, 6,98.

Iapichino, Sawyers e Kpatcha sono separate da appena due centimetri.

È uno di quei casi nei quali il risultato non racconta soltanto chi ha vinto, ma fotografa la tensione di una competizione nella quale ogni dettaglio può cambiare il podio.

Sawyers aveva dalla sua il pubblico di casa e una misura capace di mettere seriamente in difficoltà l’azzurra. Kpatcha, dal canto suo, ha mantenuto una pressione costante. Dietro di loro c’erano poi De Sousa e Mihambo, entrambe pienamente dentro la gara.

Ma nessuna è riuscita a superare il muro simbolico dei sette metri.

Iapichino sì.

E proprio quel primo salto ha finito per diventare la pietra angolare del titolo.

Il titolo che mancava alla carriera di Larissa

Il successo di Birmingham ha un peso particolare perché completa un percorso iniziato molto tempo fa.

Larissa Iapichino aveva già conquistato un titolo europeo a livello senior, ma al coperto. Nel marzo 2025, ad Apeldoorn, l’azzurra aveva vinto gli Europei indoor con 6,94 metri, precedendo Annik Kalin e Malaika Mihambo. Era stato il suo primo grande oro internazionale nella categoria assoluta.

Ora arriva il passaggio successivo.

Campionessa d’Europa indoor nel 2025 e campionessa d’Europa all’aperto nel 2026.

È una progressione che racconta bene la crescita di un’atleta che, a 24 anni, ha già attraversato diverse fasi della propria carriera: la pressione delle aspettative, il quarto posto olimpico di Parigi, le medaglie europee, il primo titolo senior, le grandi prestazioni in Diamond League e il confronto costante con le migliori specialiste del mondo.

A Birmingham, però, non c’era più bisogno di parlare di prospettive.

C’era una pedana.

E c’era un titolo da vincere.

Da Apeldoorn a Birmingham: due ori, due storie diverse

L’oro di Apeldoorn aveva rappresentato una liberazione. Quello di Birmingham rappresenta una consacrazione.

Nel 2025 Iapichino era salita sul gradino più alto del podio europeo indoor con 6,94. La misura era arrivata al terzo tentativo, dopo un avvio già competitivo e una finale nella quale aveva dovuto rispondere alla svizzera Kalin, capace di portarsi a 6,90. Mihambo aveva chiuso terza a 6,88.

A Birmingham la dinamica è completamente diversa.

Non serve attendere il terzo turno.

Non serve inseguire.

Non serve recuperare.

Larissa mette subito la gara dalla propria parte.

Il 7,00 iniziale è una sorta di firma sulla finale. Da quel momento, il problema passa alle avversarie.

Ed è proprio questo uno degli elementi che rendono il successo particolarmente significativo: Iapichino non ha vinto soltanto perché è stata la migliore nel confronto finale. Ha imposto fin dall’inizio una misura che ha costretto tutte le altre a correre un rischio.

Il salto oltre i sette metri che aveva già annunciato la svolta

In realtà, il muro dei sette metri non era più un territorio inesplorato per Larissa.

Il primo grande segnale era arrivato a Palermo il 31 maggio 2025, quando l’azzurra aveva saltato 7,06 metri. Quella prestazione aveva rappresentato un momento storico: Iapichino era diventata la seconda italiana a superare la barriera dei sette metri, dopo sua madre Fiona May.

Quel 7,06 aveva però un valore ancora più ampio.

Era la dimostrazione che Larissa non apparteneva più soltanto alla categoria delle giovani promesse. Era entrata stabilmente nel gruppo delle lunghiste capaci di competere ai massimi livelli.

Un anno più tardi è arrivato un altro salto destinato a cambiare la storia della famiglia.

A Eugene, il 4 luglio 2026, Iapichino ha raggiunto 7,12 metri, migliorando di un centimetro il record italiano di Fiona May, che resisteva dal 1998.

Il primato nazionale ha avuto un significato emotivo enorme. Ma il titolo europeo era ancora una casella da riempire.

Adesso non più.

Fiona May e il filo invisibile tra due generazioni

Ogni volta che Larissa Iapichino entra in pedana, inevitabilmente riemerge il confronto con Fiona May.

È una storia familiare, sportiva e generazionale.

Fiona ha rappresentato per anni uno dei riferimenti assoluti del lungo italiano e mondiale. Il suo record nazionale di 7,11 metri era diventato una delle misure simbolo dell’atletica azzurra. Larissa ha prima avvicinato quel limite, poi lo ha superato a Eugene.

Il 7,12 americano aveva quindi già segnato il passaggio di testimone.

L’oro di Birmingham aggiunge un altro tassello.

Perché ora Larissa non è soltanto la detentrice del record italiano. È anche campionessa europea all’aperto.

Il suo percorso non è più leggibile soltanto attraverso il cognome che porta. La carriera di Iapichino ha ormai una dimensione propria, costruita su risultati che appartengono esclusivamente alla sua generazione.

Una finale di altissimo livello

La qualità della gara è evidente anche osservando la classifica.

La britannica Jasmin Sawyers, davanti al pubblico di casa, si ferma a 6,99.

Hilary Kpatcha conquista il bronzo con 6,98.

Agate De Sousa chiude quarta con 6,96.

Malaika Mihambo, una delle figure più importanti del lungo internazionale degli ultimi anni, è quinta con 6,94.

Non è dunque un oro arrivato in una finale impoverita dalla concorrenza.

Al contrario.

Iapichino ha battuto atlete di grande livello e lo ha fatto in una gara nella quale sei centimetri separano la prima dalla quinta.

Questa è forse la fotografia più efficace della sua impresa.

In un contesto simile, anche un singolo centimetro può diventare un titolo.

La maturità di una campionessa

Il risultato di Birmingham racconta anche un’evoluzione tecnica e mentale.

Iapichino ha attraversato negli ultimi anni momenti molto diversi. Ha conosciuto la pressione delle grandi aspettative, le medaglie sfiorate, il quarto posto olimpico a Parigi 2024, i titoli conquistati, le giornate meno fortunate.

Nel marzo 2026, ai Mondiali indoor di Torun, era arrivata seconda con 6,87, battuta dalla portoghese Agate De Sousa. Dopo quella gara l’azzurra aveva parlato della difficoltà di trovare continuità nei grandi appuntamenti mondiali, ma anche della convinzione di poter trasformare quella delusione in energia per l’estate.

La risposta è arrivata pochi mesi dopo.

Prima il record italiano di 7,12.

Poi il podio nella Diamond League di Londra.

Infine, l’oro europeo a Birmingham.

È una sequenza che mostra un’atleta capace di reagire agli ostacoli senza farsi definire dai risultati precedenti.

Iapichino oro europeo, la notte della consacrazione

Ci sono vittorie che chiudono un capitolo.

E poi ce ne sono altre che ne aprono uno nuovo.

Quella di Larissa Iapichino a Birmingham appartiene alla seconda categoria.

A 24 anni, l’azzurra ha conquistato un titolo che conferma definitivamente la sua posizione ai vertici del lungo europeo. Il fatto che sia arrivato con un 7,00 al primo salto, in una finale decisa per un solo centimetro, rende la storia ancora più affascinante.

Non c’è stato bisogno di un record.

Non c’è stato bisogno di un salto irripetibile.

È bastato un gesto tecnico eseguito nel momento giusto.

Questa è forse la differenza tra una grande prestazione e una prestazione da campionessa.

La grande prestazione impressiona.

La prestazione da campionessa vince.

Birmingham incorona la nuova regina del lungo europeo

Il titolo conquistato in Inghilterra assume un valore ancora maggiore se inserito nel percorso recente dell’atletica italiana.

Iapichino è una delle protagoniste di una generazione che ha riportato gli azzurri stabilmente ai vertici internazionali. A Birmingham, il suo oro si aggiunge agli altri successi italiani di una rassegna continentale che ha visto l’Italia competere per il primo posto nel medagliere fino all’ultima gara.

E proprio la pedana del lungo femminile consegna un’immagine potentissima.

Larissa Iapichino in piedi sulla sabbia, dopo un salto da sette metri, davanti a tutte.

È una fotografia che sintetizza anni di lavoro e aspettative.

Nel 2025 era arrivato il primo titolo europeo indoor.

Nel 2026 è arrivato quello all’aperto.

Nel mezzo, un 7,06 a Palermo e il record italiano di 7,12 a Eugene.

Adesso c’è anche l’oro di Birmingham.

La carriera è

17 Agosto 2026
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