Italia d’oro nella 4×400: vittoria da brividi a Birmingham
🌐 4×400 Italia oro agli Europei di Birmingham: gli azzurri vincono una finale spettacolare e conquistano anche il primo posto nel medagliere con 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi.
La notte di Birmingham consegna all’atletica italiana una delle immagini più belle dell’intero Europeo. La 4×400 maschile azzurra è campione d’Europa, al termine di una finale combattuta fino all’ultimo metro e decisa da appena tre centesimi di secondo.
Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati hanno fermato il cronometro sul 2’59”16, resistendo alla rimonta della Gran Bretagna e completando un capolavoro che vale molto più di una medaglia d’oro. Il successo della staffetta, infatti, ha consegnato all’Italia anche il primo posto nel medagliere dei Campionati Europei di Birmingham, proprio davanti ai padroni di casa.
È una vittoria costruita con quattro frazioni diverse per caratteristiche, ma unite dalla stessa convinzione: quella di poter arrivare fino in fondo. E proprio l’ultima frazione ha trasformato una grande prestazione in un finale da ricordare.
4×400 Italia, una finale decisa sul filo dei centesimi
Per capire il valore dell’impresa bisogna partire dall’ultimo rettilineo. Lorenzo Benati riceve il testimone davanti e sa perfettamente che alle sue spalle sta arrivando la Gran Bretagna. Il britannico Dobson prova ad attaccarlo, aumenta la pressione, cerca il sorpasso.
Benati non cede.
Gli ultimi metri diventano una sfida di tecnica, resistenza e nervi. L’azzurro mantiene la traiettoria, respinge l’assalto e taglia il traguardo con un margine quasi invisibile. Tre centesimi separano l’Italia dalla Gran Bretagna.
È il genere di finale che rende una staffetta diversa da qualsiasi altra gara. Non basta correre forte: bisogna passare il testimone nel modo giusto, leggere gli avversari, gestire il ritmo e soprattutto arrivare all’ultimo rettilineo con ancora abbastanza energie per difendere il risultato.
L’Italia lo fa alla perfezione.
Il 2’59”16 non è soltanto il tempo della vittoria. È il numero che certifica una squadra capace di trasformare la pressione dell’ultima gara del programma in un’occasione storica.
E la pressione era enorme.
La 4×400 era infatti l’ultima gara dell’intero Europeo e il risultato poteva modificare proprio in extremis la classifica del medagliere. Gli azzurri lo sapevano. Gli inglesi lo sapevano. Il pubblico di Birmingham lo sapeva.
Alla fine ha esultato l’Italia.
Edoardo Scotti apre la strada, Sito tiene il ritmo
Il successo nasce molto prima del duello finale. Ogni frazione ha avuto un peso preciso nell’economia della gara.
Edoardo Scotti ha dato il via alla prova azzurra con il compito di tenere l’Italia agganciata al gruppo di testa. Il quattrocentista, già protagonista di una stagione importante, ha interpretato la prima frazione con la lucidità necessaria per consegnare a Luca Sito una situazione favorevole.
Poi è toccato proprio a Sito consolidare il lavoro del compagno.
La seconda frazione delle staffette è spesso uno dei passaggi più delicati, perché la gara comincia a prendere una fisionomia precisa e gli equilibri possono cambiare rapidamente. L’Italia, invece, resta pienamente dentro la corsa.
La sensazione è quella di una squadra che non vuole semplicemente giocarsi una medaglia, ma che sente di avere nelle gambe qualcosa di più.

Mohamed Soudassi, la sorpresa che diventa certezza
La terza frazione porta il nome di Mohamed Soudassi, uno dei volti più giovani della spedizione azzurra. La sua presenza nel quartetto racconta anche una delle caratteristiche più interessanti dell’atletica italiana di questo periodo: la capacità di affiancare esperienza e talento emergente.
Soudassi affronta il proprio giro con coraggio. Non si lascia condizionare dall’importanza della posta in palio e mantiene il ritmo necessario per permettere all’Italia di arrivare alla frazione conclusiva nelle condizioni migliori.
La sua prestazione assume un significato particolare proprio perché arriva in una finale europea che vale contemporaneamente un titolo e il medagliere.
Non c’è spazio per esitazioni.
Ogni passo conta, ogni cambio può diventare decisivo.
E quando il testimone passa a Benati, l’Italia è ancora lì: davanti, pronta a giocarsi tutto negli ultimi 400 metri.
Lorenzo Benati e quei tre centesimi che valgono un Europeo
L’ultima frazione è quella che rimarrà più impressa nella memoria.
Benati riceve il testimone davanti e sente immediatamente la pressione dell’inseguitore britannico. La gara si trasforma in una sfida diretta. Il pubblico spinge il padrone di casa, l’azzurro deve correre contro un avversario e contemporaneamente contro la fatica.
La sua risposta è perfetta.
Benati resiste fino alla linea, chiude in testa e regala all’Italia un oro dal peso enorme.
Il suo racconto dopo la gara restituisce tutta la tensione di quei secondi. L’azzurro ha spiegato di aver sentito di potercela fare nel momento in cui ha ricevuto il testimone davanti, pur sapendo che Dobson avrebbe continuato ad attaccarlo fino alla fine.
E c’è anche un dettaglio curioso che racconta la leggerezza ritrovata immediatamente dopo una finale vissuta al massimo della tensione: la promessa fatta ad Alessandro Sibilio. In caso di vittoria, Benati avrebbe dovuto rasarsi i capelli a zero.
Una scommessa che, dopo un oro europeo, rischia di diventare una delle immagini più divertenti della festa azzurra.
L’Italia chiude Birmingham davanti a tutti
Il significato della vittoria della 4×400 va oltre la pista. Il successo nell’ultima gara del programma permette infatti all’Italia di chiudere il Campionato Europeo al primo posto nel medagliere.
Il bilancio complessivo è di 22 medaglie: 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi.
Un risultato che conferma la leadership continentale conquistata due anni fa a Roma 2024. Allora le medaglie erano state 24; a Birmingham sono 22. Ma il confronto non può essere limitato al numero assoluto dei podi.
La differenza sta soprattutto nel contesto.
Roma rappresentava l’appuntamento di casa, con tutta la spinta emotiva e ambientale che un grande evento organizzato in Italia può generare. Birmingham arriva invece in un anno non olimpico e offre una fotografia diversa della profondità del movimento azzurro.
Per questo la conferma al vertice assume un valore particolare.
L’Italia non si limita a sfruttare l’occasione favorevole: vince il medagliere per la seconda edizione consecutiva e lo fa chiudendo con una staffetta maschile capace di imporsi davanti al pubblico britannico.
È una certificazione della continuità.

Dalla velocità alle pedane: una squadra che ha trovato continuità
La 4×400 rappresenta il sigillo finale di un Europeo nel quale l’Italia ha mostrato competitività in diverse specialità.
La serata conclusiva, tuttavia, non è stata priva di delusioni.
Nei 3.000 siepi, Osama Zoghlami arrivava con ambizioni importanti e ancora in corsa per un risultato di prestigio all’inizio dell’ultimo giro. La parte finale della gara, però, cambia completamente prospettiva. L’azzurro scivola fino all’undicesimo posto con 8’33”25.
Alle sue spalle chiude il gemello Ala Zoghlami, tredicesimo in 8’34”65, mentre Yassin Bouih termina sedicesimo in 8’36”15.
Il titolo va al tedesco Frederik Ruppert, che conferma i pronostici e vince con 8’25”33.
È una fotografia diversa rispetto a quella della 4×400, ma fa parte dello stesso Europeo: una manifestazione nella quale non tutti gli obiettivi possono essere raggiunti e nella quale la profondità di una squadra si misura anche nella capacità di gestire giornate difficili.
Duplantis ancora protagonista, Oliveri chiude tredicesimo
Anche il salto con l’asta offre uno dei protagonisti annunciati dell’atletica mondiale.
Armand Duplantis domina la finale e si prende il titolo senza particolari difficoltà, fermandosi a 6,15 metri, misura che vale il record dei Campionati.
Alle sue spalle c’è il greco Emmanouil Karalis, capace di superare i 6 metri e di conquistare l’argento con 6,00.
Per Matteo Oliveri, al debutto in una finale europea, arriva invece il tredicesimo posto con 5,55.
È una prestazione che va letta anche nell’ottica dell’esperienza. Essere presenti in una finale continentale significa confrontarsi con un livello altissimo e trasformare ogni tentativo in un investimento per il futuro.
La staffetta come simbolo della nuova Italia dell’atletica
Il motivo per cui la 4×400 ha un valore particolare è semplice: rappresenta perfettamente la dimensione collettiva dell’atletica italiana.
Le gare individuali premiano il talento del singolo. Le staffette obbligano invece a mettere insieme quattro storie diverse e a trasformarle in una sola prestazione.
Scotti, Sito, Soudassi e Benati hanno caratteristiche differenti, esperienze differenti e percorsi differenti. Ma in pista diventano un unico organismo.
E la staffetta funziona proprio quando ogni atleta riesce a fare il proprio lavoro senza cercare di fare quello degli altri.
La finale di Birmingham ha seguito questo copione fino all’ultimo metro.
Non è stata una vittoria costruita su un dominio netto. È stata una vittoria costruita sulla resistenza alla pressione, sulla capacità di restare davanti quando l’avversario sembrava pronto a completare la rimonta.
Per questo il margine di tre centesimi racconta più del semplice risultato.
Racconta quanto sia stato sottile il confine tra oro e argento.
Il dettaglio che rende l’oro ancora più speciale
C’è poi un elemento simbolico impossibile da ignorare: la gara che chiude l’Europeo è proprio quella che consegna all’Italia la certezza del primo posto nel medagliere.
Il titolo arriva dunque nel modo più spettacolare possibile.
Prima l’attesa, poi il passaggio dei quattro azzurri, quindi il testa a testa finale e infine la linea d’arrivo. L’Italia davanti, la Gran Bretagna a tre centesimi.
In uno stadio britannico, davanti al pubblico di casa, è una sceneggiatura quasi perfetta per chi osserva la gara con gli occhi dello sport.
Anche le parole di Scotti raccontano la consapevolezza con cui il gruppo ha affrontato l’ultima prova. Il quattrocentista azzurro sapeva che quella gara avrebbe potuto essere decisiva per la classifica generale e, una volta terminata la finale, ha trasformato la tensione in una battuta rivolta agli inglesi: una festa rovinata proprio all’ultimo atto.
È il lato umano di una vittoria che, per il resto, ha richiesto concentrazione assoluta.

Birmingham consegna un messaggio chiaro all’atletica italiana
Il dato più importante che arriva da Birmingham non è soltanto il numero degli ori. È la sensazione di continuità.
Due primi posti consecutivi nel medagliere europeo non sono un episodio. Sono il segnale di un movimento che ha costruito una profondità capace di resistere anche quando cambiano il contesto, le aspettative e gli obiettivi della stagione.
La 4×400 maschile è l’ultima tessera di questo mosaico.
La vittoria di Scotti, Sito, Soudassi e Benati riassume in meno di tre minuti una parte importante del percorso azzurro: esperienza, giovani talenti, capacità di lavorare insieme e soprattutto la disponibilità a reggere la pressione quando il risultato conta davvero.
E proprio il finale rende tutto ancora più significativo.
Tre centesimi. Un titolo europeo. Un medagliere vinto.
Birmingham si chiude così, con il testimone stretto tra le mani di Lorenzo Benati e l’Italia ancora una volta davanti a tutti in Europa. Un’immagine che va oltre la singola serata e che lascia una certezza: la staffetta azzurra ha trovato un nuovo modo di trasformare la tensione in energia, e il movimento italiano può guardare ai prossimi grandi appuntamenti con una consapevolezza ancora maggiore.
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