F1, crisi Ferrari: Vasseur sotto pressione e l’ombra di Horner
🌐 Ferrari in crisi, Vasseur sotto pressione e Christian Horner che guarda a Maranello: il momento della Scuderia si fa sempre più complicato dopo il quinto Gran Premio consecutivo senza un piazzamento sul podio. A Baku Charles Leclerc ha chiuso quarto e Lewis Hamilton sesto, mentre le difficoltà della power unit e la crescita degli avversari hanno riacceso il dibattito sulla gestione della squadra. Sullo sfondo ci sono le dichiarazioni di Horner, che ha indicato la Ferrari come l’unico team per il quale sarebbe disposto a lavorare senza una partecipazione azionaria, e le parole di Frederic Vasseur, che ammette quanto sia difficile lavorare in un ambiente sommerso dalle voci.
Ferrari, cinque gare senza podio: la crisi è nei numeri
Il dato che fotografa meglio il momento della Ferrari è semplice: da cinque Gran Premi la Scuderia non porta un pilota sul podio.
La serie negativa è proseguita anche a Baku, dove Leclerc ha terminato la gara al quarto posto e Hamilton al sesto. Un risultato che, considerato il potenziale della Ferrari e le aspettative della stagione, alimenta inevitabilmente le discussioni sullo stato del progetto.
Leclerc era partito dalla prima fila e aveva quindi costruito le condizioni per puntare a un risultato importante. In gara, però, il ritmo non è stato sufficiente per trasformare la posizione di partenza in un piazzamento tra i primi tre.
Il problema evidenziato dal monegasco riguarda soprattutto la velocità sui rettilinei. Anche con l’aggiornamento della power unit, la Ferrari ha continuato a perdere terreno rispetto ad alcuni rivali.
«Gli altri crescono più di noi», è stata in sostanza la lettura di Leclerc riportata dopo il weekend azero.
Un’osservazione che va oltre la singola gara e investe direttamente la capacità della squadra di sviluppare la monoposto durante la stagione.
Il motore Ferrari non ha dato la svolta attesa
Uno degli elementi centrali della crisi riguarda la power unit Ferrari.
L’aggiornamento ADUO-2 era stato introdotto con l’obiettivo di migliorare le prestazioni, ma il rendimento mostrato a Baku non ha prodotto il salto atteso.
Leclerc ha sottolineato le difficoltà sui rettilinei, mentre Hamilton ha evidenziato anche problemi nella gestione delle gomme e nel recupero dell’energia.
Sono indicazioni diverse ma convergenti su un punto: la Ferrari non sta riuscendo a trasformare gli interventi tecnici in un miglioramento complessivo abbastanza evidente.
La situazione è resa ancora più delicata dal confronto con gli avversari.
Mercedes continua a guidare il campionato, mentre Red Bull ha ritrovato competitività e ha conquistato cinque podi nelle ultime sei gare secondo la stampa specializzata. La McLaren, nonostante il difficile weekend di Baku, resta inoltre in corsa per avvicinare la Ferrari nella classifica costruttori.
Il quadro racconta quindi di una Ferrari che non sta semplicemente perdendo terreno rispetto al leader, ma che deve guardarsi anche dalla crescita delle squadre alle sue spalle.
Vasseur e quelle parole che riaccendono il caso
In questo scenario è tornato inevitabilmente al centro Frederic Vasseur.
Il team principal francese ha un contratto pluriennale con Ferrari, ma i risultati delle ultime gare hanno riaperto le speculazioni sul suo futuro.
La questione, però, non è accompagnata da un annuncio ufficiale di separazione. Si tratta di indiscrezioni e scenari discussi nel paddock, mentre la posizione formale della squadra resta quella di continuare il lavoro sul progetto.
A rendere il momento ancora più delicato sono state le dichiarazioni dello stesso Vasseur dopo Baku.
Il team principal ha reagito alle domande sull’eventuale arrivo di Horner ricordando che l’ex responsabile Red Bull «sta cercando un lavoro» e spiegando che l’attenzione continua sul tema rende più difficile lavorare con serenità.
Il problema, dunque, non riguarda soltanto i risultati.
In una squadra che avrebbe bisogno di concentrazione per affrontare la parte finale della stagione, il continuo dibattito sul futuro del responsabile del team crea inevitabilmente un ulteriore elemento di pressione.
Horner allo scoperto: «La Ferrari è un sogno»
Poi c’è Christian Horner.
L’ex team principal della Red Bull, rimasto senza un incarico dopo la conclusione della sua esperienza con la scuderia austriaca, ha scelto di parlare apertamente della Ferrari in un’intervista al Times.
La frase che ha fatto più rumore è quella secondo cui la Ferrari sarebbe l’unica squadra di Formula 1 per la quale accetterebbe di lavorare senza una quota azionaria.
Horner ha definito il Cavallino un marchio speciale e un sogno professionale.
Non si tratta, però, di un annuncio di trattativa con Ferrari. Non c’è al momento una conferma ufficiale di un accordo o di un’offerta concreta da Maranello.
Le sue parole sono state comunque sufficienti per aprire uno scenario che, fino a pochi giorni fa, apparteneva soprattutto alle indiscrezioni.
Horner ha una lunga esperienza ai vertici della Formula 1. Con Red Bull ha costruito una delle squadre più vincenti dell’era moderna e ha lavorato con piloti come Sebastian Vettel e Max Verstappen.
Il suo nome, quindi, possiede un peso specifico notevole quando si parla di eventuali cambiamenti ai vertici di una scuderia.
Vasseur stanco? Un’indiscrezione da maneggiare con cautela
Tra le ricostruzioni pubblicate nelle ultime ore è emersa anche l’ipotesi di un Vasseur stanco e provato, fino alla possibilità che possa valutare autonomamente un’uscita alla fine della stagione.
È un’indiscrezione che va distinta dai fatti ufficiali.
Il team principal non ha annunciato le proprie dimissioni e Ferrari non ha comunicato un cambio della guida della Scuderia. Le informazioni sul suo stato personale arrivano invece da ricostruzioni giornalistiche e non costituiscono una conferma di una decisione già presa.
La possibilità di un addio volontario viene descritta come uno degli scenari sul tavolo proprio perché la pressione è aumentata notevolmente.
Vasseur, tuttavia, ha pubblicamente ribadito l’intenzione di continuare a lavorare e di dare il massimo fino alla fine della stagione.
È quindi troppo presto per trasformare le indiscrezioni in una decisione.
Anche Domenicali invita Ferrari a non avere fretta
In mezzo alle voci è intervenuto anche Stefano Domenicali, oggi amministratore delegato della Formula 1 ed ex team principal Ferrari.
Il suo messaggio è stato orientato alla prudenza.
Domenicali ha invitato la Ferrari a evitare «soluzioni fantasiose» in un momento di difficoltà, sostenendo che cambiare troppo rapidamente potrebbe produrre ulteriore ritardo invece di risolvere i problemi.
Il ragionamento è particolarmente significativo perché arriva da una persona che conosce direttamente le dinamiche interne di Maranello.
La sua posizione non rappresenta una decisione della Ferrari, ma aggiunge un elemento al dibattito: davanti a una stagione complicata, la scelta tra continuità e cambiamento non può essere separata dai tempi necessari per costruire una struttura tecnica stabile.
Perché sostituire Vasseur non sarebbe una scelta semplice
Il possibile cambio del team principal non sarebbe comunque un’operazione semplice.
La Ferrari ha già attraversato numerosi avvicendamenti al vertice negli ultimi anni. Dopo l’era Jean Todt, la squadra è passata attraverso le gestioni di Stefano Domenicali, Marco Mattiacci, Maurizio Arrivabene, Mattia Binotto e, dal 2023, Vasseur.
Ogni cambiamento porta con sé una fase di adattamento, nuove responsabilità e potenziali modifiche all’organizzazione.
Ecco perché il dibattito non può essere ridotto alla semplice domanda su chi potrebbe sostituire Vasseur.
La questione riguarda anche quanto tempo servirebbe a un nuovo responsabile per conoscere la struttura, intervenire sui reparti tecnici e impostare una nuova direzione.
È uno degli argomenti utilizzati da chi, come Domenicali, invita a non prendere decisioni affrettate.
Il problema Ferrari non è soltanto il team principal
Il momento della Rossa, inoltre, non può essere spiegato esclusivamente attraverso la figura di Vasseur.
I risultati di Baku hanno riportato al centro soprattutto questioni tecniche.
La SF-26 ha mostrato difficoltà in termini di velocità sui rettilinei e gestione dell’energia. Anche il comportamento degli pneumatici ha rappresentato un problema, soprattutto sulla vettura di Hamilton.
Sono elementi che coinvolgono power unit, aerodinamica, gestione delle gomme e sviluppo della monoposto.
Cambiare il team principal non risolverebbe automaticamente nessuno di questi problemi.
Ed è proprio questo il nodo che rende la situazione particolarmente complessa: la discussione sulla leadership si intreccia con una difficoltà tecnica più ampia.
Le prossime gare diventano un banco di prova
La stagione non è ancora terminata e alla Ferrari restano diversi appuntamenti per provare a invertire il trend.
Il secondo posto nel Mondiale costruttori è diventato uno degli obiettivi più concreti indicati dalle cronache, mentre la lotta alle spalle della Mercedes potrebbe diventare sempre più importante con l’avvicinarsi del finale di campionato.
Ogni gara avrà quindi un doppio significato.
Da una parte ci saranno i punti da conquistare in pista. Dall’altra, ogni risultato contribuirà inevitabilmente al dibattito sul progetto e sulla gestione della squadra.
Un podio potrebbe cambiare il tono delle domande. Un’altra gara fuori dai primi tre potrebbe invece alimentare ulteriormente le indiscrezioni.
Ma nessuno dei due scenari, da solo, rappresenterebbe una decisione sul futuro di Vasseur.
Ferrari-Horner: per ora è uno scenario, non un accordo
La fotografia della situazione al 28 settembre è quindi abbastanza chiara.
Ferrari è reduce da cinque gare senza podi. Leclerc e Hamilton hanno evidenziato difficoltà tecniche. La power unit non ha prodotto il miglioramento atteso. Vasseur è sottoposto a una crescente pressione mediatica. Horner ha espresso pubblicamente il proprio interesse per la Ferrari come possibile destinazione professionale.
Ma da qui a un cambio al vertice c’è ancora una distanza significativa.
Non esiste, allo stato delle informazioni pubbliche disponibili, un annuncio Ferrari che certifichi l’addio di Vasseur né un accordo con Horner.
Il resto appartiene alle ipotesi.
Ed è proprio questo il punto centrale della crisi di Maranello: prima ancora di decidere chi guiderà la Ferrari, la squadra deve capire come trasformare una monoposto che oggi fatica a salire sul podio in un progetto capace di tornare a competere stabilmente per le prime posizioni.
Le prossime gare diranno quanto sarà concreta questa possibilità e, soprattutto, quanto peseranno i risultati nelle decisioni che verranno prese a Maranello.
© RIPRODUZIONE RISERVATA









