AfD trionfa in Germania, Merz riunisce la CDU sotto choc
🌐 AfD travolge la CDU in Sassonia-Anhalt e Friedrich Merz convoca i vertici del partito: il risultato apre una crisi politica in Germania e divide anche la politica italiana ed europea, tra chi vede nel voto una richiesta di cambiamento e chi lancia l’allarme per l’avanzata dell’estrema destra.
La Germania si è svegliata lunedì 7 settembre davanti a un risultato destinato a lasciare il segno ben oltre i confini della Sassonia-Anhalt. Alternative für Deutschland ha conquistato il primo posto nelle elezioni regionali, raggiungendo il 43,8% dei voti e 39 seggi nel Parlamento regionale, a soli tre seggi dalla maggioranza assoluta.
Il dato che fa più rumore, però, è quello della CDU di Friedrich Merz, precipitata al 17,2%. Il partito cristiano-democratico, che governava il Land dal 2002, ha perso circa metà del proprio consenso rispetto alle precedenti elezioni.
Per Merz non si tratta dunque soltanto di una sconfitta regionale. Il voto di Sassonia-Anhalt viene letto come un nuovo e pesantissimo campanello d’allarme per il governo federale e per l’intero sistema dei partiti tradizionali.
La reazione è stata immediata. Il cancelliere ha convocato i vertici della CDU in anticipo rispetto alla normale riunione del partito. Una scelta che testimonia il livello di preoccupazione all’interno dei cristiano-democratici, mentre iniziano a emergere interrogativi sulla strategia politica della leadership e sulla capacità della CDU di fermare la crescita dell’AfD.
AfD al 43,8%, la CDU crolla al 17,2%
Il risultato racconta uno spostamento di consenso di proporzioni difficili da ignorare.
AfD ha più che raddoppiato il risultato ottenuto nel 2021, quando si era fermata al 20,8%. La CDU, al contrario, è passata dal 37,1% a poco più del 17%. Nel nuovo Parlamento regionale entrano anche SPD, Verdi, Linke e BSW, ma nessuno dispone da solo della forza necessaria per costruire una maggioranza alternativa.
La situazione è quindi paradossale: AfD è nettamente il primo partito, ma non può governare da sola.
Il partito di Ulrich Siegmund ha già rivendicato un mandato politico per governare. Alice Weidel ha definito il risultato “storico” e ha parlato di un chiaro mandato degli elettori. Ma la cosiddetta Brandmauer, il cordone sanitario che impedisce ai principali partiti tedeschi di collaborare con AfD, rimane formalmente in piedi.
Il problema è che, con 39 seggi su 83, l’AfD può bloccare il tradizionale schema politico senza riuscire necessariamente a sostituirlo.

Il nodo delle alleanze
Il prossimo passaggio sarà dunque decisivo.
La CDU dovrà cercare una maggioranza con partiti molto diversi tra loro, mentre AfD sostiene di avere ricevuto dagli elettori un mandato sufficiente per governare.
Il BSW di Sahra Wagenknecht ha superato la soglia del 5%, ottenendo cinque seggi, e rappresenta uno degli elementi più delicati del nuovo Parlamento. Il partito ha criticato il cordone sanitario contro AfD, ma non ha indicato una disponibilità semplice a consegnare il governo regionale alla formazione di estrema destra.
Lo scenario resta quindi aperto: negoziati, un governo di minoranza o nuove elezioni sono tra le ipotesi sul tavolo.
Merz sotto pressione: la riunione d’emergenza della CDU
La vera domanda che attraversa Berlino riguarda adesso Friedrich Merz.
Il cancelliere aveva impostato una parte importante della propria strategia sulla possibilità di riportare gli elettori conservatori nell’area CDU, sottraendo spazio all’AfD. Il risultato di Sassonia-Anhalt suggerisce invece che la distanza tra i due partiti, almeno in alcune regioni dell’Est, non soltanto non si è ridotta, ma è diventata enorme.
La riunione anticipata dei vertici della CDU è quindi qualcosa di più di un appuntamento organizzativo.
È il momento in cui il partito deve decidere come reagire alla propria crisi.
La segretaria generale della CDU Franziska Hoppermann ha definito il risultato una sconfitta complessiva, ma ha escluso che al momento sia in discussione il futuro di Merz. Il messaggio ufficiale resta dunque quello della continuità.
Ma la pressione interna potrebbe aumentare se l’AfD dovesse confermare il proprio vantaggio anche nelle prossime elezioni regionali.

La vittoria dell’AfD divide la politica italiana
Il terremoto tedesco è arrivato immediatamente anche a Roma, dove il risultato ha prodotto una spaccatura molto evidente all’interno del centrodestra italiano.
Matteo Salvini ha accolto il successo dell’AfD in termini decisamente positivi. Il leader della Lega si è congratulato con Alice Weidel e ha definito quello della formazione tedesca un “trionfo clamoroso”, interpretandolo come il segnale di una richiesta di cambiamento su sicurezza, lavoro e politica europea.
La lettura di Salvini è stata quindi diametralmente opposta a quella di Antonio Tajani.
Il segretario di Forza Italia ha definito il risultato una “pessima notizia”, sottolineando che AfD rappresenta una forza politica antitetica ai valori liberali e occidentali nei quali si riconosce il suo partito. Tajani ha anche invitato a rispettare il voto degli elettori, ma contemporaneamente ha chiesto di mettere in campo contromisure contro quella che considera una possibile deriva populista e fanatica in Europa.
È una distanza politica significativa, perché CDU e Forza Italia appartengono alla stessa famiglia del Partito popolare europeo, mentre Lega e AfD hanno condiviso in passato parte dello stesso spazio politico europeo.
Fratelli d’Italia: “Le urne chiedono un cambio di passo”
Più prudente è stata la posizione arrivata da Fratelli d’Italia.
Giorgia Meloni non ha espresso un commento diretto sul risultato, mentre dal partito è arrivata una lettura concentrata soprattutto sul dato elettorale e sull’affluenza.
Il deputato Emanuele Loperfido ha sottolineato la partecipazione storicamente elevata e ha interpretato il risultato come una richiesta di cambiamento da parte degli elettori della Sassonia-Anhalt, ribadendo però che le scelte degli elettori devono essere rispettate.
La posizione appare quindi più cauta rispetto a quella della Lega, anche per le implicazioni che un rafforzamento dell’AfD potrebbe avere sui delicati equilibri europei e sulla gestione del dossier migratorio.

Vannacci esulta, le opposizioni lanciano l’allarme
Ancora più entusiasta è stata la reazione di Roberto Vannacci, che ha interpretato l’avanzata dell’AfD come il segnale di un cambiamento più ampio nel continente.
Sul fronte opposto, le opposizioni italiane hanno letto il voto tedesco come un campanello d’allarme.
Carlo Calenda ha avvertito del rischio per l’Unione europea legato alla crescita dei nazionalismi. Giuseppe Conte ha collegato il risultato alle politiche europee, sostenendo che Bruxelles avrebbe dedicato troppe energie al riarmo rispetto alle questioni sociali.
Dal Partito democratico Filippo Sensi ha sintetizzato il risultato con una formula molto dura: “Ha vinto la paura”, osservando come l’affluenza record rappresenti un interrogativo per tutta la politica tradizionale.
Anche +Europa ha lanciato l’allarme sulla crescita di xenofobia e nazionalismo, mentre da Alleanza Verdi e Sinistra è arrivata una lettura che collega l’avanzata dell’AfD alle difficoltà economiche e sociali del continente.
Francia preoccupata: “Un momento molto grave per l’Europa”
Le reazioni più nette sono arrivate anche dalle principali capitali europee.
In Francia, il ministro per gli Affari europei Benjamin Haddad ha definito la vittoria dell’AfD un “momento molto grave per l’Europa”, sostenendo che le paure e le preoccupazioni degli elettori debbano essere ascoltate, ma senza trasformarle in nazionalismo o xenofobia.
Il ministro dell’Economia Roland Lescure ha parlato a sua volta di un segnale “molto preoccupante” e di una grande sfida rappresentata dalla diffusione del populismo.
La preoccupazione francese non è soltanto ideologica.
Francia e Germania rappresentano il principale asse politico dell’Unione europea e un eventuale rafforzamento strutturale dell’estrema destra tedesca potrebbe avere conseguenze sulle politiche comunitarie, dalla migrazione alla difesa, dall’economia alla guerra in Ucraina.
Tusk attacca: “Solo idioti o traditori possono gioire”
Ancora più dura è stata la reazione del primo ministro polacco Donald Tusk.
Il premier ha usato parole pesantissime per commentare il successo di AfD, sostenendo che in Polonia soltanto “idioti o traditori” potrebbero gioire per il trionfo del partito tedesco.
La dichiarazione mostra quanto il risultato venga percepito nei Paesi dell’Europa centro-orientale anche attraverso il prisma della sicurezza e dei rapporti con la Russia.
Il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha definito il risultato un segnale molto preoccupante per l’Europa.
La posizione di Varsavia è particolarmente significativa perché AfD sostiene una revisione radicale della politica tedesca verso Mosca e ha chiesto in più occasioni di interrompere il sostegno militare all’Ucraina e di ristabilire rapporti economici più stretti con la Russia.


Orbán applaude, Mosca guarda con interesse
Dall’altra parte dello spettro politico europeo, l’accoglienza è stata molto diversa.
Viktor Orbán ha celebrato il risultato dell’AfD, definendo la notte elettorale un grande momento per Germania ed Europa e sostenendo che quello di Sassonia-Anhalt sia soltanto l’inizio.
Anche ambienti vicini al Cremlino hanno accolto positivamente il risultato.
Il rappresentante russo Kirill Dmitriev ha rilanciato il successo definendolo una vittoria storica per un’AfD considerata più pragmatica nei rapporti con Mosca. La posizione è coerente con la linea internazionale del partito tedesco, che chiede un radicale ripensamento della politica verso la Russia e dell’appoggio a Kiev.
Trump e Musk, il sostegno che attraversa l’Atlantico
La vittoria ha avuto un’eco anche negli Stati Uniti.
Donald Trump ha rilanciato sui propri canali il risultato elettorale tedesco, mentre Elon Musk ha salutato positivamente il successo dell’AfD. Il candidato regionale Ulrich Siegmund ha successivamente ringraziato Musk per il sostegno e per la sua lettura degli sviluppi politici tedeschi.
Il coinvolgimento di figure politiche e tecnologiche americane aggiunge così un’altra dimensione a una vicenda che nasce come elezione regionale ma assume rapidamente un significato internazionale.
Il vero problema per Merz è il voto di protesta
Al di là delle contrapposizioni ideologiche, il risultato di Sassonia-Anhalt contiene un messaggio che sarebbe rischioso ignorare.
Il consenso all’AfD non nasce esclusivamente da una questione identitaria. Economia stagnante, immigrazione, sicurezza, sfiducia verso il governo federale e distanza percepita tra politica e cittadini hanno contribuito a creare il terreno sul quale il partito di Siegmund ha costruito la propria avanzata.
Un sondaggio citato nelle analisi del voto indica che una larghissima maggioranza degli elettori del Land è insoddisfatta dell’operato del governo federale.
Questo è probabilmente il punto più delicato per Merz.
Se la CDU reagisse esclusivamente irrigidendo il proprio linguaggio contro AfD, potrebbe non recuperare gli elettori che hanno votato per protesta. Se invece cercasse di inseguire l’estrema destra sui suoi temi principali, rischierebbe di indebolire ulteriormente la propria identità centrista e il rapporto con gli alleati europei.
È questa la trappola politica nella quale si trova oggi il cancelliere.
Una Germania sempre più divisa
Sassonia-Anhalt è un Land di poco più di due milioni di abitanti, ma il suo voto ha un peso politico che va molto oltre la dimensione locale.
Il risultato arriva infatti in una fase nella quale AfD è già in testa nei sondaggi nazionali e punta a trasformare la propria forza regionale in una piattaforma per le prossime elezioni federali.
Il successo di Siegmund dimostra che il partito non è più soltanto una forza di protesta dell’Est tedesco. È diventato il principale antagonista della CDU e una delle forze più importanti dell’intero sistema politico tedesco.
Per Merz, la riunione dei vertici CDU sarà quindi soltanto il primo passaggio di una riflessione molto più ampia.
La domanda non è più se AfD rappresenti una minaccia per i partiti tradizionali. Il voto di Sassonia-Anhalt ha già dato una risposta.
La vera domanda è come fermare la sua avanzata senza perdere gli elettori che stanno abbandonando il centro politico.
Ed è una domanda che, dopo il voto tedesco, non riguarda più soltanto Berlino. Riguarda Roma, Parigi, Varsavia, Bruxelles e l’intero futuro politico dell’Europa.
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