Volo Dubai-Tel Aviv, terrore in quota: indagine dopo la lite
🌐 Volo Dubai-Tel Aviv, emergenza a bordo e atterraggio a Tabuk, in Arabia Saudita, dopo un violento episodio nella cabina di pilotaggio. Il Boeing 737 MAX ha perso rapidamente migliaia di metri di quota e ha trasmesso prima il codice di emergenza 7700, poi il 7500, associato a un’interferenza illecita. Secondo le ricostruzioni diffuse nelle ore successive, il copilota avrebbe ferito il comandante con un coltello e tentato di prendere il controllo dell’aereo. Israele indaga sull’ipotesi di un attentato terroristico, mentre le autorità stanno ancora ricostruendo dinamica e movente.
Il volo FZ1073 precipita per migliaia di metri
È bastato poco più di mezzo minuto per trasformare un normale volo di linea in un’emergenza potenzialmente catastrofica.
Il FZ1073 di flydubai, partito da Dubai e diretto a Tel Aviv, stava procedendo regolarmente quando i dati di tracciamento hanno registrato una brusca variazione della quota. Il Boeing 737 MAX, che aveva raggiunto circa 34.000 piedi, ha iniziato una discesa estremamente rapida, perdendo all’incirca 14.000 piedi in meno di 30 secondi, prima di recuperare parzialmente e stabilizzarsi a una quota molto più bassa.
Non si è trattato, secondo le informazioni disponibili, di una semplice deviazione precauzionale.
Quasi contemporaneamente sono comparsi sui sistemi di monitoraggio due codici particolarmente significativi. Il 7700 indica una situazione generale di emergenza. Il successivo 7500 viene invece utilizzato per segnalare un caso di interferenza illecita, categoria nella quale rientra anche un possibile dirottamento.
Poi la rotta è cambiata.
Il volo non ha più proseguito verso Israele e ha iniziato a dirigersi verso il territorio saudita, dove ha effettuato un atterraggio d’emergenza a Tabuk, nel nord-ovest dell’Arabia Saudita.
Cosa sarebbe successo nella cabina di pilotaggio
La prima versione dell’incidente parlava genericamente di una lite tra i due piloti.
Con il passare delle ore, però, il quadro è diventato molto più grave.
Secondo le testimonianze raccolte dai media israeliani e le successive dichiarazioni delle autorità, il copilota avrebbe aggredito il comandante con un coltello, ferendolo, e avrebbe quindi cercato di assumere il controllo dell’aereo.
È a questo punto che la situazione sarebbe precipitata anche fisicamente: l’aereo ha perso rapidamente quota mentre all’interno della cabina si consumava la colluttazione.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha riferito che il copilota avrebbe tentato di far precipitare il velivolo e che alcuni passeggeri, insieme a personale di bordo, sarebbero riusciti a raggiungere la cabina di pilotaggio e a immobilizzarlo. L’uomo sarebbe stato successivamente arrestato dalle autorità saudite.
La ricostruzione dettagliata dell’accaduto resta comunque oggetto di indagine.
La stessa flydubai, nella prima comunicazione ufficiale, ha parlato di un “incidente” avvenuto durante il volo e ha confermato che l’aereo è atterrato senza problemi a Tabuk, con passeggeri ed equipaggio al sicuro. In una comunicazione successiva è stata descritta un’altercation nel flight deck, cioè una colluttazione nella cabina di pilotaggio.

I passeggeri entrano nella cabina e bloccano l’aggressore
La parte più sorprendente della vicenda riguarda ciò che sarebbe avvenuto subito dopo l’aggressione.
Le testimonianze parlano di passeggeri che hanno compreso la gravità della situazione e sono riusciti a intervenire. Insieme a membri dell’equipaggio e ad altri piloti presenti a bordo come passeggeri, avrebbero raggiunto la cabina, immobilizzato il copilota e consentito a personale qualificato di riprendere il controllo dell’aereo.
Una circostanza particolarmente importante è la presenza a bordo di altri piloti fuori servizio, che secondo le ricostruzioni hanno contribuito alla gestione dell’emergenza e alla successiva fase di volo.
La loro presenza avrebbe avuto un ruolo decisivo nel permettere al velivolo di raggiungere Tabuk.
I racconti dei passeggeri restituiscono nel frattempo la dimensione della paura vissuta in cabina: urla, sangue e la consapevolezza che l’aereo stava attraversando una situazione anomala mentre perdeva rapidamente quota.
Alcuni passeggeri hanno raccontato di avere pensato che il velivolo potesse precipitare. Altri hanno riferito di essersi resi conto soltanto dopo dell’entità dell’accaduto.
L’ipotesi terrorismo al centro dell’indagine
È su questo punto che la vicenda assume una dimensione internazionale.
Le autorità israeliane stanno valutando l’episodio come una possibile azione terroristica, ma il movente non è ancora definitivamente accertato.
Le prime ore sono state caratterizzate da informazioni contrastanti. In un primo momento si è parlato soprattutto di una violenta lite tra piloti. Successivamente, sulla base delle testimonianze e delle informazioni raccolte dalle autorità, è emersa l’ipotesi che l’aggressione potesse essere finalizzata a prendere il controllo del velivolo e provocarne lo schianto.
È una distinzione importante.
Il fatto che Israele indaghi per terrorismo non equivale ancora a un movente definitivamente accertato. Saranno gli interrogatori, l’analisi dei dati di volo, le immagini disponibili, le testimonianze dell’equipaggio e gli accertamenti sulle condizioni dell’aeromobile a chiarire cosa sia realmente accaduto.
Il sospettato, secondo le informazioni diffuse, è stato preso in custodia in Arabia Saudita.

Il codice 7500 ha fatto scattare l’allarme
Uno degli elementi più rilevanti per comprendere la reazione delle autorità è proprio quel 7500 comparso sui sistemi di identificazione dell’aereo.
I codici transponder rappresentano una sorta di linguaggio internazionale dell’aviazione. Il 7700 comunica una situazione generale di emergenza; il 7500 segnala invece un’interferenza illecita.
Nel caso del volo FZ1073, il passaggio dal 7700 al 7500 e poi nuovamente al 7700 ha contribuito ad aumentare enormemente il livello di allerta.
Per Israele la situazione era particolarmente delicata: si trattava di un aereo diretto a Tel Aviv, con a bordo una larga maggioranza di passeggeri israeliani.
Le autorità hanno quindi attivato i protocolli di sicurezza e, secondo le informazioni diffuse, caccia dell’Aeronautica israeliana sono stati fatti decollare per monitorare la situazione.
L’ipotesi di un possibile dirottamento è stata presa sul serio fino a quando non è diventato chiaro che l’aereo era sotto controllo e stava dirigendosi verso Tabuk.
Perché l’aereo è finito in Arabia Saudita
La destinazione finale rappresenta un altro elemento fuori dall’ordinario.
Il volo doveva arrivare all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, ma dopo l’emergenza ha dovuto individuare un aeroporto alternativo.
La scelta è caduta sul Prince Sultan bin Abdulaziz International Airport di Tabuk, dove il Boeing è riuscito ad atterrare in sicurezza.
Il fatto che l’aereo israeliano fosse diretto verso uno scalo in Arabia Saudita assume anche una particolare rilevanza diplomatica, considerando che Israele e Arabia Saudita non hanno relazioni diplomatiche formali.
La priorità, però, era una sola: portare a terra il velivolo.
E questo è avvenuto senza vittime tra i passeggeri. I due piloti coinvolti nell’episodio sono stati invece soccorsi e, secondo le informazioni disponibili, trasportati in ospedale.
A bordo circa 180 persone: tutti salvi
Il volo trasportava oltre 170 passeggeri, secondo le diverse comunicazioni diffuse nelle ore successive all’emergenza, oltre ai membri dell’equipaggio. Le autorità israeliane hanno riferito che la maggior parte dei passeggeri era israeliana.
La notizia più importante, mentre prosegue l’indagine, è che i passeggeri risultano al sicuro.
Dopo l’atterraggio a Tabuk è iniziata una seconda emergenza, questa volta logistica e diplomatica: organizzare il rientro delle persone rimaste in Arabia Saudita.
Flydubai ha predisposto un altro aereo per riportare i passeggeri verso Israele, mentre le autorità israeliane hanno seguito direttamente le procedure di sicurezza e di rimpatrio.
Restano da chiarire movente e dinamica esatta
La vicenda presenta ormai diversi elementi documentati, ma anche interrogativi ancora aperti.
È confermato che il volo FZ1073 ha dichiarato un’emergenza, ha trasmesso il codice relativo all’interferenza illecita, ha effettuato una discesa estremamente rapida e ha concluso il volo con un atterraggio d’emergenza a Tabuk. È inoltre confermato che le autorità stanno indagando sull’aggressione avvenuta nella cabina di pilotaggio.
Restano invece da stabilire con precisione l’obiettivo dell’aggressore, il movente, la sequenza completa delle azioni nella cabina e il ruolo di ciascuna delle persone intervenute.
Anche la dinamica tecnica della brusca perdita di quota dovrà essere analizzata separatamente dalle testimonianze. I dati di Flightradar24 mostrano una discesa molto rapida, seguita da una risalita e da una nuova perdita di quota, prima della stabilizzazione a circa 15.000 piedi.

Un caso che riapre il tema della sicurezza dei voli
L’incidente di FZ1073 mette infine in evidenza una questione più ampia: la sicurezza della cabina di pilotaggio.
Il cockpit di un aereo commerciale è progettato per essere un ambiente altamente protetto proprio perché il controllo dell’aeromobile dipende dalla capacità dei piloti di operare senza interferenze.
Quando l’emergenza nasce all’interno della cabina stessa, la situazione diventa particolarmente complessa.
Nel caso del volo Dubai-Tel Aviv, la presenza casuale di altri professionisti dell’aviazione a bordo e l’intervento di alcuni passeggeri avrebbero contribuito a evitare che la perdita di controllo dell’aereo diventasse irreversibile.
Ma proprio per questo la ricostruzione delle prossime ore sarà fondamentale.
Il Boeing è atterrato. I passeggeri sono salvi. Il sospettato è sotto custodia. Ora resta da capire perché quella cabina di pilotaggio si sia trasformata, per alcuni drammatici minuti, nel luogo più pericoloso dell’intero aereo
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