8:16 am, 20 Ottobre 26 calendario

Un tunnel di 230 km sotto il mare: il progetto che sfida il mondo

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Un tunnel sottomarino lungo oltre 200 chilometri per collegare Giappone e Corea del Sud, attraversando il mare con treni ad alta velocità e trasporto merci. Un progetto colossale che potrebbe riscrivere la geografia dei collegamenti asiatici. Le ipotesi di tracciato prevedono da 209 a 231 chilometri, con circa 128-145 chilometri sotto il fondale marino. Un’opera ancora lontana dalla realizzazione, ma capace di alimentare una domanda affascinante: e se una galleria simile collegasse l’Italia alla Grecia attraverso il Mediterraneo? Dietro il sogno infrastrutturale emergono difficoltà ingegneristiche, investimenti miliardari e delicati equilibri geopolitici.

Il super-tunnel sotto il mare che potrebbe rivoluzionare i trasporti

Due Paesi separati dal mare, oltre duecento chilometri di collegamento e un’infrastruttura destinata, se mai venisse realizzata, a superare ogni precedente per dimensioni. Non è fantascienza, ma un progetto studiato da decenni: unire il Giappone alla Corea del Sud attraverso un gigantesco sistema di gallerie sottomarine.

L’idea è trasformare lo stretto di Corea, oggi attraversato da navi e aerei, in un corridoio permanente capace di trasportare passeggeri e merci tra le due grandi economie dell’Asia orientale.

Le ipotesi progettuali più conosciute prevedono una lunghezza complessiva compresa tra 209 e 231 chilometri, a seconda del percorso prescelto. La tratta sotto il mare potrebbe arrivare a circa 145 chilometri, una distanza enormemente superiore a quella delle più celebri infrastrutture sottomarine esistenti.

Ma attenzione: il tunnel non è attualmente in costruzione come grande collegamento internazionale approvato dai due governi. Esistono studi, proposte e opere esplorative realizzate in passato, ma non un piano definitivo di costruzione con finanziamenti, autorizzazioni e calendario operativo concordati.

È proprio questa distanza tra ambizione ingegneristica e realtà politica a rendere la vicenda particolarmente interessante.

Da 209 a 231 chilometri: il percorso tra Giappone e Corea

Il collegamento partirebbe dalla regione giapponese di Kyushu, nell’area di Karatsu, per raggiungere il territorio sudcoreano nei pressi di Busan oppure dell’isola di Geoje.

Tra i due estremi si trovano le isole di Iki e Tsushima, che assumerebbero un ruolo strategico nel tracciato.

Non si tratterebbe necessariamente di scavare un’unica galleria ininterrotta di oltre 200 chilometri sotto il mare, ma di realizzare un sistema articolato di attraversamenti marini e collegamenti terrestri.

Le dimensioni delle tre principali ipotesi progettuali

Lunghezza complessiva

Tratti sottomarini

0 km65 km130 km195 km260 kmABC

Lunghezza complessiva dei tracciati, inclusi i tratti terrestri. Dati da studio KIEP.

La differenza fra lunghezza totale e tratte sottomarine è fondamentale. I 231 chilometri non sarebbero tutti scavati sotto il fondale, ma comprenderebbero anche sezioni sotterranee sulla terraferma e sulle isole.

È una distinzione importante per comprendere l’effettiva complessità dell’opera e confrontarla con altri grandi tunnel internazionali.

Le isole di Tsushima e Iki, il segreto del collegamento

Le isole situate nello stretto di Corea rappresentano il principale vantaggio geografico del progetto.

Tsushima, territorio giapponese particolarmente vicino alla Penisola coreana, occupa una posizione privilegiata lungo il possibile corridoio ferroviario internazionale.

Anche Iki costituirebbe un punto intermedio fondamentale, consentendo di suddividere l’attraversamento in più sezioni.

Questa configurazione renderebbe possibile un progetto più articolato rispetto a un attraversamento diretto tra i due continenti geografici.

La presenza delle isole potrebbe facilitare alcune operazioni di costruzione, consentendo di organizzare cantieri, accessi e sistemi di manutenzione in punti intermedi.

Non eliminerebbe però le difficoltà maggiori: profondità marine, condizioni geologiche, pressione dell’acqua e necessità di garantire livelli elevatissimi di sicurezza.

Un progetto nato più di cento anni fa: le prime idee del 1917

La storia del super-tunnel è sorprendentemente antica.

Le prime proposte risalgono al 1917, quando in Giappone venne presa in considerazione l’idea di realizzare un collegamento stabile con la Penisola coreana.

Negli anni Quaranta, durante il periodo dell’espansione imperialista giapponese, vennero approfondite ulteriori ipotesi infrastrutturali, successivamente abbandonate.

Il progetto tornò al centro dell’attenzione nei decenni seguenti, soprattutto a partire dagli anni Ottanta, con la nascita di associazioni e organismi promotori.

Tra i principali sostenitori figurò anche Sun Myung Moon, fondatore del movimento religioso dell’Unificazione, che immaginava una grande rete di collegamenti internazionali capace di attraversare l’Asia e raggiungere l’Europa.

Nel tempo vennero effettuati studi geologici e scavi esplorativi in territorio giapponese, ma senza arrivare alla realizzazione dell’infrastruttura.

Un secolo di proposte, dunque, non ha ancora prodotto un vero cantiere internazionale operativo per costruire il collegamento.

La sfida ingegneristica: scavare per centinaia di chilometri

Realizzare un’infrastruttura di queste dimensioni richiederebbe tecnologie avanzate, sistemi di monitoraggio continuo e un’organizzazione dei cantieri estremamente complessa.

Le opere sotterranee moderne utilizzano spesso gigantesche frese meccaniche, note come TBM, capaci di scavare nella roccia e installare progressivamente i rivestimenti strutturali delle gallerie.

Ma il problema non è soltanto scavare.

In un tunnel sottomarino di enorme lunghezza occorrerebbe progettare sistemi per la ventilazione, il controllo delle infiltrazioni, l’evacuazione dei passeggeri, gli interventi di soccorso e la gestione di eventuali incendi.

A tutto questo si aggiungerebbe la necessità di affrontare la geologia dello stretto e di garantire la sicurezza dell’opera in un’area caratterizzata da importanti dinamiche tettoniche regionali.

Le profondità marine considerate nei diversi studi raggiungono valori dell’ordine di 150-230 metri. La galleria dovrebbe inoltre passare sotto il fondale, a una quota determinata dalle caratteristiche delle rocce e dalle esigenze di sicurezza.

Il risultato sarebbe una delle sfide più impegnative mai affrontate dall’ingegneria delle infrastrutture sotterranee.

Dal tunnel della Manica al Giappone: il confronto è impressionante

Per comprendere le dimensioni del progetto basta confrontarlo con due opere celebri.

Il Tunnel della Manica, che collega Regno Unito e Francia, misura circa 50 chilometri, dei quali quasi 38 sotto il mare.

Il tunnel Seikan, in Giappone, ha una lunghezza complessiva di circa 54 chilometri e un tratto sottomarino di oltre 23.

Il collegamento Giappone-Corea sarebbe quindi più di quattro volte lungo rispetto all’Eurotunnel considerando la lunghezza complessiva dei percorsi più estesi.

Il confronto rende evidente perché una simile infrastruttura richiederebbe investimenti molto elevati e tempi di realizzazione difficili da prevedere.

Il costo del tunnel: investimenti da decine di miliardi

La domanda cruciale riguarda naturalmente il prezzo.

Un’opera di oltre 200 chilometri, con lunghi tratti sottomarini e sistemi ferroviari avanzati, potrebbe richiedere investimenti nell’ordine di decine di miliardi di euro.

Alcuni studi hanno prospettato costi fino a 100-200 miliardi di dollari, in funzione delle caratteristiche dell’infrastruttura, del numero di gallerie, dei sistemi di trasporto e delle opere accessorie.

Altre valutazioni, basate su configurazioni differenti, indicano importi inferiori.

Non esiste tuttavia un preventivo definitivo e validato da un progetto esecutivo approvato dai governi interessati.

Anche i tempi dipenderebbero dalle soluzioni ingegneristiche prescelte. Alcuni studi hanno ipotizzato periodi di costruzione compresi tra 15 e 20 anni, ma non rappresentano un cronoprogramma ufficiale.

La vera sfida sarebbe dimostrare che i benefici economici e strategici del collegamento possano giustificare un investimento di proporzioni eccezionali.

E se un super-tunnel unisse l’Italia alla Grecia?

È proprio osservando la dimensione di questo progetto che nasce un’ipotesi affascinante: perché non immaginare un collegamento sottomarino tra Italia e Grecia?

Il Mediterraneo separa due Paesi profondamente legati da storia, cultura, turismo e scambi commerciali.

Un collegamento ferroviario stabile attraverso il mare potrebbe, almeno teoricamente, rivoluzionare la mobilità tra la Penisola italiana e quella balcanica.

La costa pugliese, in particolare l’area del Salento, rappresenterebbe uno dei possibili punti geografici da esaminare per una simile ipotesi.

Dall’altra parte si trovano le coste occidentali della Grecia e le isole ioniche, in una porzione di Mediterraneo caratterizzata da traffici marittimi consolidati.

Ma una galleria Italia-Grecia di oltre 200 chilometri non è attualmente un progetto infrastrutturale approvato. È un esercizio di immaginazione ingegneristica che dovrebbe fare i conti con distanze reali, profondità marine, caratteristiche geologiche, costi e sostenibilità economica.

Un collegamento diretto attraverso lo Ionio potrebbe inoltre incontrare ostacoli geologici significativamente diversi rispetto allo stretto di Corea.

Le profondità del Mediterraneo orientale e le sue caratteristiche tettoniche renderebbero indispensabili analisi preliminari estremamente approfondite.

Italia-Grecia in treno: cosa cambierebbe per turismo e commercio

Un collegamento permanente avrebbe implicazioni potenzialmente importanti per i trasporti europei.

I flussi turistici tra Italia e Grecia potrebbero beneficiare della possibilità di viaggiare su rotaia senza dover necessariamente ricorrere all’aereo o ai traghetti.

Anche la logistica commerciale potrebbe trarre vantaggio da un attraversamento ferroviario stabile, soprattutto se inserito in una rete efficiente di collegamenti con porti, terminal merci e grandi direttrici europee.

La prospettiva più ambiziosa sarebbe integrare ulteriormente le infrastrutture dell’Europa meridionale con quelle dei Balcani.

Tuttavia, la sola costruzione di un tunnel non basterebbe a garantire collegamenti rapidi.

Sarebbero necessari investimenti nelle reti ferroviarie di accesso, sistemi interoperabili e collegamenti efficienti con le principali città italiane e greche.

Senza queste infrastrutture complementari, anche un tunnel tecnologicamente avanzato rischierebbe di non esprimere appieno il proprio potenziale.

Le grandi opere che hanno già dimostrato cosa può fare l’ingegneria

La storia recente delle infrastrutture è costellata di progetti un tempo considerati troppo complessi o ambiziosi.

Il tunnel della Manica ha trasformato i rapporti di mobilità tra Francia e Regno Unito, consentendo collegamenti ferroviari diretti sotto il mare.

In Giappone, il Seikan ha dimostrato la possibilità di realizzare un’infrastruttura ferroviaria sottomarina di notevole lunghezza in un territorio geologicamente complesso.

In Europa, le nuove gallerie ferroviarie alpine hanno ridotto gli ostacoli geografici che per secoli hanno condizionato i trasporti continentali.

Questi esempi dimostrano che l’innovazione ingegneristica può modificare profondamente le distanze economiche e funzionali tra territori.

Ma ogni nuova grande infrastruttura deve essere valutata autonomamente.

Le caratteristiche geologiche, le tecnologie disponibili, la domanda di trasporto e le condizioni economiche cambiano sensibilmente da un progetto all’altro.

Il fatto che sia stato possibile costruire il tunnel della Manica non significa quindi che qualsiasi collegamento sottomarino sia automaticamente realizzabile o conveniente.

Il futuro del super-tunnel: tra ambizione e realtà

Nel 2026 il collegamento tra Giappone e Corea del Sud rimane una proposta che continua a suscitare interesse, discussioni e studi, ma senza una decisione condivisa per la sua costruzione.

Restano aperte questioni decisive: il finanziamento, l’accordo politico tra Tokyo e Seul, la fattibilità tecnica dei singoli tracciati e l’effettiva domanda di trasporto.

Anche la storia delle relazioni tra i due Paesi e il ruolo svolto dai diversi soggetti promotori rappresentano elementi da considerare nella valutazione del progetto.

La grandezza dell’idea non deve quindi essere confusa con la certezza della sua realizzazione.

Un tunnel di oltre 200 chilometri potrebbe cambiare la geografia dei collegamenti dell’Asia orientale, ma oggi rimane soprattutto una delle più ambiziose ipotesi infrastrutturali mai studiate.

E per l’Italia? Immaginare di attraversare il Mediterraneo in treno e raggiungere la Grecia senza salire su una nave rappresenta una prospettiva suggestiva. Trasformarla in realtà richiederebbe però un progetto completamente nuovo, una cooperazione internazionale di lungo periodo e investimenti giganteschi.

La tecnologia può accorciare le distanze. La vera domanda è se economia, politica e geografia renderanno mai conveniente trasformare quel sogno in un’opera concreta.

Le fotografie visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all’articolo, meramente indicative.

20 Ottobre 2026 ( modificato il 17 Ottobre 2026 | 8:17 )
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