OPAS Poste-TIM, il passaggio dal 66,6% all’85,8%
🌐 Poste Italiane sale provvisoriamente all’85,822% di TIM dopo la riapertura dei termini dell’OPAS. In campo 409,9 milioni di nuove adesioni, mentre il mancato superamento della soglia del 90% lascia aperta la partita sul delisting. Ora l’attenzione si sposta sull’integrazione tra i due gruppi, sulle sinergie industriali e sulle prossime mosse per il futuro della società telefonica.
L’operazione con cui Poste Italiane punta a conquistare il controllo di TIM entra nella sua fase decisiva. Al termine della riapertura dei termini dell’Offerta pubblica di acquisto e scambio, conclusasi il 25 settembre, il gruppo guidato da Matteo Del Fante arriva, sulla base dei dati provvisori, a detenere l’85,822% del capitale di Telecom Italia.
Il risultato segna un salto significativo rispetto al 66,627% raggiunto al termine della prima fase dell’offerta. Nei cinque giorni di riapertura sono state portate in adesione 409.957.676 azioni TIM, pari al 19,195% del capitale della società e al 57,516% delle azioni che erano rimaste disponibili dopo la prima fase.
Il dato, però, non è ancora definitivo. Poste comunicherà i risultati finali della riapertura entro le 7.29 del 1° ottobre 2026. La sostanza industriale dell’operazione, tuttavia, è già evidente: Poste ha conquistato una posizione di controllo largamente maggioritaria in TIM e si prepara alla fase successiva, quella dell’integrazione.

Per comprendere la portata dell’ultimo risultato bisogna partire dalla struttura dell’operazione.
Al termine del primo periodo di adesione, chiuso l’11 settembre, erano state portate in adesione 993.596.322 azioni TIM, equivalenti al 46,523% del capitale. Poste disponeva inoltre di una partecipazione preesistente pari al 20,104%.
La somma delle due componenti aveva portato la partecipazione complessiva di Poste al 66,627% del capitale TIM. Il dato definitivo era stato successivamente confermato.
La riapertura dei termini ha quindi rappresentato un secondo momento fondamentale dell’operazione. Tra il 21 e il 25 settembre gli azionisti che non avevano aderito nella prima fase hanno avuto una nuova possibilità di consegnare i titoli.
La risposta è stata consistente: quasi 410 milioni di azioni sono state portate in adesione. Sommando queste azioni a quelle già raccolte e alla partecipazione che Poste possedeva prima dell’OPAS, il gruppo arriva così a 1.832.917.988 azioni TIM, pari appunto all’85,822% del capitale, qualora i dati provvisori vengano confermati.
È un risultato che modifica profondamente gli equilibri azionari di TIM.
Quanto vale l’offerta di Poste Italiane
L’OPAS non è una semplice offerta in contanti. Il corrispettivo riconosciuto agli azionisti TIM è composto da azioni Poste di nuova emissione e una componente cash.
Dopo la modifica annunciata il 7 settembre, il corrispettivo è stato incrementato con 0,30 euro aggiuntivi per ogni azione TIM, mentre la componente azionaria è rimasta fissata a 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione per ogni azione TIM portata in adesione. La componente monetaria è salita così a 1,97 euro per azione.
La modifica aveva portato il valore complessivo dell’operazione a circa 13,15 miliardi di euro, secondo le valutazioni riportate al momento dell’incremento dell’offerta. Reuters aveva quantificato in circa 550 milioni l’incremento del valore rispetto ai termini originari.
La scelta di migliorare il corrispettivo è arrivata dopo una prima fase nella quale l’adesione degli azionisti era stata inferiore alle aspettative dell’offerente. Poste ha quindi aumentato la componente cash e, contestualmente, ha rinunciato alla precedente condizione che subordinava il perfezionamento dell’operazione al raggiungimento del 66,67% dei diritti di voto.
Quella soglia, a quel punto, era già stata ampiamente superata.
Il nodo del 90%: perché il delisting non è automatico
Il dato più importante da osservare ora è forse proprio quello che Poste non ha raggiunto.
L’85,822% è infatti inferiore alla soglia del 90%, elemento che avrebbe aperto la strada alle procedure previste per l’acquisto delle azioni residue e al conseguente percorso verso il delisting secondo i meccanismi applicabili.
Con i risultati provvisori attuali, non si sono verificati i presupposti per il diritto di acquisto previsto dall’articolo 111 del TUF né per la procedura congiunta.
Questo significa che la partita sul futuro di TIM in Borsa non è ancora chiusa.
L’obiettivo dichiarato da Poste quando ha lanciato l’OPAS era infatti quello di acquisire l’intero capitale di TIM e procedere alla revoca dalla quotazione delle azioni su Euronext Milan.
Il mancato raggiungimento del 90% non cancella questo obiettivo, ma rende il percorso più articolato.
La società potrebbe valutare differenti soluzioni nella fase successiva. Tra gli scenari citati dal mercato figura la possibilità di ulteriori acquisti di azioni, mentre un’altra strada potrebbe passare da operazioni societarie che coinvolgano TIM e altre realtà del gruppo. Sono però ipotesi da distinguere dalle decisioni effettivamente assunte: al momento il dato certo è che il delisting non scatta automaticamente sulla base dell’85,822%.

Da dove nasce il progetto Poste-TIM
L’OPAS non nasce dal nulla.
Poste Italiane aveva progressivamente costruito una posizione in TIM fino a diventare un azionista di riferimento. Nel dicembre 2025 aveva inoltre formalizzato l’acquisizione della partecipazione residuale detenuta da Vivendi, pari al 2,51% delle azioni ordinarie, arrivando a una partecipazione complessiva del 27,32% delle azioni ordinarie, corrispondente al 19,61% del capitale sociale.
Nel marzo 2026 è arrivato il salto di scala: Poste ha annunciato l’OPAS volontaria totalitaria sul capitale di TIM.
Il progetto industriale presentato dal gruppo non si limita al settore delle telecomunicazioni. L’idea è costruire un gruppo integrato capace di combinare servizi finanziari, assicurativi, logistica, telecomunicazioni e infrastrutture digitali.
Poste ha indicato sin dall’avvio dell’operazione una serie di possibili sinergie, stimando un potenziale complessivo ante imposte di circa 700 milioni di euro annui a regime: circa 500 milioni attribuiti alle sinergie di costo e oltre 200 milioni a quelle di ricavo.
Sono stime della società e non risultati già conseguiti. La loro realizzazione dipenderà quindi dall’effettiva capacità di integrare strutture, sistemi, reti commerciali e attività senza compromettere l’operatività dei due gruppi.
Il vero tema industriale è l’integrazione
La nuova fase sarà molto più complessa della semplice conquista del controllo azionario.
Poste e TIM operano infatti in settori differenti, anche se sempre più interconnessi. Da una parte c’è la capillarità fisica e digitale di Poste, dall’altra una grande piattaforma di telecomunicazioni e servizi tecnologici.
Nel progetto presentato a marzo, Poste ha evidenziato la possibilità di combinare la rete distributiva del gruppo con quella commerciale di TIM, creando opportunità di cross-selling e up-selling verso famiglie, imprese e Pubblica Amministrazione.
Il disegno comprende inoltre cloud, data center, connettività, servizi digitali, identità e infrastrutture tecnologiche.
Il punto non è quindi soltanto aumentare le dimensioni del gruppo. La sfida sarà trasformare due organizzazioni molto diverse in una piattaforma industriale coerente.
È qui che si misurerà una parte rilevante del valore dell’operazione.
TIM arriva alla nuova fase dopo la separazione della rete
C’è poi un elemento strutturale che rende questa operazione molto diversa dalle vecchie ipotesi di integrazione verticale nel settore telefonico.
Nel luglio 2024 TIM aveva perfezionato la cessione di NetCo a KKR, separando l’infrastruttura della rete fissa dalle attività commerciali dell’operatore. L’operazione aveva coinvolto FiberCop e aveva consentito a TIM di ridurre significativamente il proprio indebitamento.
Oggi, quindi, Poste conquista il controllo di TIM ma non acquisisce automaticamente la rete fissa nazionale.
La distinzione è importante anche dal punto di vista regolamentare. Agcom ha infatti aggiornato nel 2026 la propria analisi dei mercati dell’accesso alla rete fissa tenendo conto della separazione strutturale della rete TIM, divenuta operativa dal luglio 2024. FiberCop è titolare dell’infrastruttura di accesso e opera nel mercato dei servizi wholesale, mentre TIM mantiene le attività dell’operatore di telecomunicazioni.
Il nuovo gruppo dovrà quindi muoversi all’interno di un ecosistema nel quale infrastruttura di rete e operatore commerciale non coincidono più.
Poste e TIM, il progetto punta anche sul digitale
Uno degli elementi più ambiziosi del progetto è la trasformazione digitale.
Poste ha descritto la combinazione con TIM come un’evoluzione della propria strategia di piattaforma, con l’obiettivo di mettere in relazione rete fisica, rete digitale, connettività, cloud, edge computing e dati.
Il gruppo ha inoltre indicato l’Intelligenza Artificiale come uno degli ambiti nei quali la combinazione degli asset potrebbe avere un ruolo strategico.
Il direttore generale di Poste Giuseppe Lasco ha collegato il progetto proprio alla costruzione di infrastrutture digitali e all’evoluzione dell’IA, mentre l’amministratore delegato Matteo Del Fante ha indicato l’integrazione delle due aziende come il passaggio successivo alla conclusione dell’OPAS. Si tratta, in entrambi i casi, di dichiarazioni della dirigenza di Poste e vanno lette come indicazioni strategiche del gruppo, non come risultati già realizzati.

Il calendario: cosa succede adesso
Il prossimo appuntamento formale è particolarmente chiaro.
I risultati definitivi della riapertura dei termini saranno comunicati entro le 7.29 del 1° ottobre 2026. Solo allora sarà possibile considerare definitiva la percentuale raggiunta da Poste dopo l’ultima fase dell’offerta.
Per gli azionisti TIM che hanno aderito durante la riapertura, il pagamento del corrispettivo è previsto per il 2 ottobre 2026. Il corrispettivo incrementato è costituito da 0,218 nuove azioni Poste e da 1,97 euro in contanti per ciascuna azione TIM consegnata.
Da quel momento inizierà una fase ancora più delicata: trasformare il controllo azionario in un progetto industriale concreto.
Cosa cambia per gli azionisti TIM
Per chi possiede ancora azioni TIM e non ha aderito all’OPAS, l’85,8% rappresenta un passaggio significativo.
Il titolo rimane infatti inserito in un contesto nel quale Poste è ormai l’azionista largamente dominante, ma senza che si sia verificata la condizione che avrebbe consentito l’acquisto automatico delle partecipazioni residue attraverso le procedure legate alla soglia del 90%.
Questo lascia sul tavolo una quota di minoranza significativa, seppure ormai ridotta rispetto al capitale complessivo.
Il futuro di questa partecipazione dipenderà dalle scelte che Poste effettuerà nei prossimi mesi e dall’evoluzione societaria di TIM. Anche per questo, il dato dell’85,822% non va letto come il punto finale dell’operazione, ma come l’inizio della fase successiva.

Una nuova TIM dentro il perimetro di Poste
La conquista di quasi l’86% di TIM cambia definitivamente la geografia del gruppo.
L’operazione partita con l’obiettivo di costruire un grande polo italiano tra telecomunicazioni, servizi finanziari, logistica e digitale ha ormai superato il passaggio più importante sul piano del controllo.
Ora arrivano le questioni industriali: integrazione, sinergie, governance, investimenti, rapporti con l’infrastruttura di rete, posizionamento sul mercato delle telecomunicazioni e gestione della partecipazione degli azionisti rimasti fuori dall’offerta.
Il risultato della riapertura dei termini racconta quindi due storie contemporaneamente. Da una parte, Poste ha consolidato il controllo di TIM con una partecipazione provvisoria dell’85,822%. Dall’altra, il mancato raggiungimento del 90% mantiene aperta la questione del futuro della quotazione e rende la prossima fase particolarmente rilevante.
Il 1° ottobre arriverà il dato definitivo. Ma la vera partita, per Poste e TIM, sarà quella che comincerà subito dopo: dimostrare che l’operazione finanziaria può diventare un progetto industriale capace di integrare telecomunicazioni, servizi digitali e la grande piattaforma distributiva di Poste Italiane.
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