9:26 am, 22 Settembre 26 calendario

Chi è Nik Storonsky, il fondatore di Revolut verso la Borsa

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Nik Storonsky, cofondatore e amministratore delegato di Revolut, è l’uomo che ha trasformato una startup nata nel 2015 in una delle più grandi realtà fintech europee. Ex trader di derivati azionari per Lehman Brothers e Credit Suisse, Storonsky ha costruito la propria strategia imprenditoriale anche attraverso le lezioni ricevute durante due grandi crisi del sistema finanziario. Oggi Revolut conta oltre 80 milioni di clienti retail nel mondo e guarda alla possibile quotazione in Borsa, con l’ipotesi di un dual listing tra Londra e Nasdaq.

Chi è Nik Storonsky, l’uomo dietro Revolut

La storia di Nik Storonsky parte dalla Russia degli anni Ottanta e arriva fino ai vertici della finanza internazionale. Nato nel 1984, ha studiato fisica applicata e matematica al Moscow Institute of Physics and Technology e ha completato la propria formazione economica alla New Economic School di Mosca.

La sua prima carriera, però, si sviluppa lontano dal mondo delle startup. Storonsky approda nella finanza londinese e lavora come trader di derivati azionari sui mercati emergenti.

Prima Lehman Brothers, poi Credit Suisse. Due nomi che rappresentavano il cuore della finanza globale e che, per motivi differenti, sarebbero diventati fondamentali nella formazione del futuro imprenditore.

La stessa Revolut ricorda che Storonsky, durante la sua attività nel trading, arrivò a negoziare oltre 2 miliardi di dollari attraverso opzioni, swap e strumenti valutari.

Ma proprio quelle esperienze gli avrebbero lasciato una convinzione destinata a influenzare profondamente il modello della sua futura banca digitale: il rischio finanziario deve essere misurato e controllato.

Lehman Brothers e Credit Suisse: le lezioni che hanno cambiato Storonsky

Nel 2007 Storonsky era arrivato a Londra per lavorare nella finanza. Poco dopo sarebbe arrivata una delle più grandi crisi della storia contemporanea.

Il fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008 rappresentò per il giovane trader un’esperienza diretta degli effetti che può produrre un’elevata esposizione al rischio.

In seguito Storonsky passò a Credit Suisse. Anche questa esperienza si sarebbe rivelata importante, soprattutto osservando dall’interno le dinamiche di una grande banca internazionale.

Nelle sue dichiarazioni più recenti, il fondatore di Revolut ha spiegato che quelle esperienze hanno contribuito a formare la sua filosofia imprenditoriale. La banca digitale, nella sua visione, deve evitare di assumere rischi non necessari e mantenere un modello il più possibile leggero dal punto di vista del capitale.

È una filosofia che oggi si riflette anche nei numeri del business bancario di Revolut. Secondo Storonsky, il rapporto tra prestiti e depositi della società è intorno al 6%, un livello molto più basso rispetto a quello tipico delle banche tradizionali. L’obiettivo dichiarato è mantenere l’esposizione creditizia entro livelli contenuti e, quando possibile, cedere i prestiti invece di mantenerli integralmente in bilancio.

Dalla finanza alla startup: nasce Revolut

Nel 2015 Storonsky decide di cambiare completamente prospettiva.

Insieme a Vlad Yatsenko, ingegnere del software con esperienza nel settore finanziario, fonda Revolut. L’idea iniziale è relativamente semplice: permettere agli utenti di utilizzare il denaro all’estero e cambiare valuta con maggiore facilità e costi inferiori rispetto ai sistemi bancari tradizionali.

La società nasce a Londra e punta fin dall’inizio su un modello completamente digitale.

Niente rete tradizionale di filiali. Un’applicazione come principale punto di accesso ai servizi. Tecnologia e automazione come strumenti per ridurre i costi e rendere più semplice la gestione del denaro.

Quello che inizialmente appare come un servizio dedicato soprattutto ai viaggiatori si trasforma progressivamente in una piattaforma finanziaria molto più ampia.

Pagamenti, conti, carte, risparmio, investimenti, servizi per aziende e attività bancarie diventano parte di un ecosistema che oggi opera in oltre 160 Paesi e regioni.

La crescita vertiginosa: da startup a gigante fintech

La trasformazione di Revolut è stata accompagnata da una successione di importanti round di finanziamento.

Nel 2018 la società supera la soglia del miliardo di dollari di valutazione, entrando nel ristretto gruppo degli unicorni tecnologici.

La vera accelerazione arriva però negli anni successivi. Nel 2021 la valutazione raggiunge circa 33 miliardi di dollari, facendo di Revolut una delle startup private più preziose del Regno Unito.

Nel novembre 2025 una nuova vendita di azioni porta la valutazione a 75 miliardi di dollari. Le indicazioni più recenti riportate dalla stampa finanziaria arrivano invece a circa 115 miliardi di dollari, sulla base di successive operazioni e valutazioni di mercato private.

Anche la base clienti è cresciuta enormemente. Revolut dichiara oggi oltre 80 milioni di clienti retail e più di 800mila clienti business a livello globale.

È questa dimensione a spiegare perché la prossima frontiera per Storonsky non sia più soltanto la crescita della fintech, ma la sua trasformazione in una banca globale quotata sui mercati finanziari.

Revolut verso la Borsa: Londra o Nasdaq?

La possibile IPO è diventata uno dei temi centrali per il futuro di Revolut.

Storonsky ha confermato nei giorni scorsi che la società sta valutando una doppia quotazione a Londra e sul Nasdaq di New York. Non si tratta quindi, almeno per ora, della scelta definitiva di una sola piazza finanziaria.

Il fondatore ha tuttavia spiegato di considerare gli Stati Uniti particolarmente interessanti perché dispongono di un bacino più ampio di investitori istituzionali, hedge fund e investitori individuali.

La tempistica non è ancora definita. Le dichiarazioni più recenti collocano l’eventuale IPO indicativamente intorno al 2028, ma la quotazione dipenderà dalle condizioni dei mercati e dalle decisioni societarie.

Il progetto assume un significato particolare perché Revolut potrebbe arrivare alla Borsa con una valutazione molto superiore a quella delle precedenti operazioni sul capitale.

Storonsky ha indicato in prospettiva una possibile valutazione fino a 200 miliardi di dollari, ma si tratta di un obiettivo e non di una valutazione già realizzata o garantita.

La sfida americana e la licenza bancaria negli Stati Uniti

La strategia di espansione non riguarda soltanto i mercati finanziari.

Revolut sta cercando di rafforzare la propria presenza negli Stati Uniti e a settembre 2026 ha annunciato di aver ricevuto l’approvazione condizionata dell’Office of the Comptroller of the Currency per la costituzione di una banca nazionale americana.

Restano tuttavia ulteriori passaggi regolamentari davanti a FDIC, Federal Reserve e OCC prima dell’approvazione definitiva. La società indica il 2027 come obiettivo per il lancio della banca statunitense, subordinatamente al completamento dell’iter autorizzativo.

È un passaggio strategico perché la conquista del mercato americano potrebbe aumentare ulteriormente il peso internazionale della fintech proprio mentre Storonsky prepara il terreno per la futura quotazione.

L’intelligenza artificiale entra anche nei fondi di investimento

La tecnologia non è però soltanto il motore di Revolut.

Storonsky ha trasferito la stessa filosofia anche nel mondo degli investimenti attraverso QuantumLight, il progetto di venture capital da lui fondato.

Secondo quanto spiegato dal manager, i due fondi QuantumLight I e II hanno una dotazione complessiva di circa 850 milioni di dollari, con 100 milioni di capitale personale dello stesso Storonsky. La particolarità è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’analisi delle opportunità di investimento.

L’idea è radicale: ridurre il più possibile la componente discrezionale dell’investimento e affidarsi maggiormente a dati, modelli quantitativi e analisi automatizzate.

Storonsky sostiene che questo approccio possa permettere di individuare opportunità sulla base di informazioni misurabili, limitando il peso del giudizio umano. Le sue affermazioni sui risultati dei fondi sono però dichiarazioni del fondatore e non equivalgono a una certificazione indipendente delle performance.

L’intelligenza artificiale viene utilizzata anche all’interno di Revolut per attività come assistenza ai clienti, individuazione delle frodi finanziarie e cross-selling.

Geopolitica e rischio: la nuova frontiera della banca globale

Crescere fino a diventare una banca globale significa però affrontare problemi che vanno oltre tecnologia e raccolta di capitali.

Uno dei temi indicati da Storonsky è la geopolitica. Operare contemporaneamente in numerosi mercati significa confrontarsi con sanzioni, normative differenti, controlli e tensioni internazionali.

Per una piattaforma finanziaria che permette di spostare denaro oltre i confini, il controllo dei clienti e delle transazioni assume quindi un’importanza centrale.

Storonsky ha riconosciuto che le tensioni geopolitiche possono rendere più complessa l’attività internazionale, soprattutto quando entrano in gioco regimi sanzionatori e differenti obblighi regolamentari.

È una delle contraddizioni della crescita di Revolut: più la società diventa globale, più deve confrontarsi con la complessità tipica delle banche tradizionali che il suo modello tecnologico aveva inizialmente cercato di semplificare.

Chi è Vlad Yatsenko, l’altro fondatore di Revolut

La storia di Revolut non è soltanto quella di Storonsky.

Accanto a lui c’è Vlad Yatsenko, cofondatore e oggi membro non esecutivo del consiglio di amministrazione. La sua formazione è prevalentemente tecnologica: è stato responsabile della costruzione dell’architettura software sulla quale si basa la fintech.

Prima di Revolut aveva lavorato alla realizzazione di sistemi finanziari per grandi banche d’investimento.

Il duo Storonsky-Yatsenko rappresenta così le due anime della società: da una parte finanza, strategia e gestione del rischio, dall’altra tecnologia e infrastruttura digitale.

Dal trader alla banca globale

La parabola di Nik Storonsky è quindi quella di un ex trader che ha trasformato le esperienze maturate nella finanza tradizionale in una filosofia imprenditoriale fortemente tecnologica.

Lehman Brothers e Credit Suisse gli hanno mostrato i rischi della finanza, mentre Revolut è diventata il laboratorio nel quale provare a costruire un modello differente: più digitale, più internazionale e, almeno secondo la visione del fondatore, più attento al controllo del rischio.

Ora arriva la prova più importante.

Una possibile IPO tra Londra e New York trasformerebbe Revolut da gigante fintech privato in una società sottoposta quotidianamente al giudizio degli investitori pubblici. Il passaggio richiederà trasparenza, disciplina finanziaria e capacità di mantenere elevati ritmi di crescita anche sotto la pressione dei mercati.

Storonsky, intanto, continua a guardare oltre Revolut. Oltre ai fondi di venture capital alimentati dall’intelligenza artificiale, ha parlato anche di nuovi progetti personali e di un interesse crescente per il settore health tech.

La storia iniziata con una carta pensata per spendere all’estero è così arrivata a un punto completamente diverso: la costruzione di una banca globale e la preparazione a una delle IPO fintech più osservate al mondo.

22 Settembre 2026
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