7:56 am, 20 Settembre 26 calendario

MetroDomenicale: la settimana del 14-19 settembre 2026

Di: Redazione Metrotoday

Medio Oriente, la settimana in cui la guerra ha raggiunto Riyadh

🌐 La settimana dal 14 al 19 settembre 2026 è stata dominata dall’allargamento della guerra in Medio Oriente, con gli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita, le tensioni sullo Stretto di Hormuz e il petrolio stabilmente sopra i 100 dollari. In Europa la guerra in Ucraina resta il principale fronte di sicurezza, mentre l’UE rafforza il sostegno a Kiev e gli Stati Uniti introducono nuove sanzioni contro la Russia. A Bruxelles la Commissione presenta le nuove priorità europee su sicurezza, energia, migrazione e competitività. In Italia aumentano le preoccupazioni per il costo del debito e dell’energia, mentre il governo esclude elezioni anticipate. La Serie A vive il primo vero scontro al vertice con Roma-Inter 2-2. Sul fronte tecnologico avanzano la corsa globale all’intelligenza artificiale e le applicazioni dell’IA alla biologia. La settimana si chiude con l’accordo tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia sulla sicurezza dell’Artico e con la morte di Sandro Mazzola.

Il principale filo conduttore dei sei giorni è stato il progressivo allargamento del conflitto mediorientale. Lunedì 14 settembre gli Houthi yemeniti hanno lanciato una nuova offensiva contro l’Arabia Saudita, mentre i Paesi del Golfo hanno rinviato i colloqui con l’Iran sullo Stretto di Hormuz. Gli Houthi hanno dichiarato di avere colpito la base aerea di Khamis Mushait con missili e droni; Riyadh ha diffuso allerte nelle località meridionali del Paese.

Il significato della crisi è andato però oltre il confronto tra Arabia Saudita e Houthi. Lo Stretto di Hormuz è uno dei principali passaggi mondiali per il commercio energetico e le tensioni militari hanno progressivamente aumentato i costi e i rischi della navigazione. Nella stessa fase sono state segnalate navi danneggiate e difficoltà per il traffico commerciale nell’area.

Il 17 settembre gli attacchi e le controffensive sono proseguiti. Le forze saudite hanno colpito obiettivi nello Yemen mentre gli Houthi hanno lanciato droni e missili verso località saudite. La nuova fase della guerra ha inoltre provocato spostamenti di civili lungo la costa del Mar Rosso.

Il petrolio sopra i 100 dollari diventa il termometro della crisi

L’effetto economico è stato immediato. Per buona parte della settimana il Brent è rimasto sopra quota 100 dollari al barile, mentre le quotazioni hanno reagito quotidianamente alle notizie sulla sicurezza delle rotte energetiche.

Venerdì 18 settembre il Brent ha chiuso a 104,87 dollari, in calo dello 0,93%, mentre il WTI è sceso a 100,30 dollari. Il ribasso non ha cancellato la pressione sul mercato: gli investitori hanno reagito anche alla richiesta saudita alla Cina di intervenire presso l’Iran per contenere gli attacchi Houthi contro le infrastrutture petrolifere saudite.

Il quadro energetico resta quindi legato a tre variabili: sicurezza del Golfo, disponibilità delle rotte marittime e capacità dei Paesi produttori di mantenere le esportazioni.

Riyadh sotto attacco, la crisi arriva nella capitale saudita

Il culmine della settimana mediorientale è arrivato sabato 19 settembre.

Per la prima volta dall’inizio dell’attuale escalation, l’Arabia Saudita ha emesso un allarme aereo anche per Riyadh. Un missile balistico diretto verso la capitale è stato intercettato e sono state segnalate esplosioni nell’area dell’aeroporto King Khalid. Non sono state confermate vittime.

Gli Houthi hanno rivendicato attacchi contro siti definiti sensibili a Riyadh e contro infrastrutture di Aramco a Yanbu. Le autorità saudite hanno inoltre riferito di tentativi di attacco contro Ta’if, Baysh e Farasan.

Il 18 settembre, appena un giorno prima, un Eurofighter F-2000 italiano era stato colpito durante un attacco alla base aerea di Ta’if. Nessun militare italiano era rimasto ferito e non erano stati segnalati danni ad altri mezzi o infrastrutture utilizzati dal personale italiano.

L’episodio ha reso particolarmente concreto il coinvolgimento dell’Italia nel nuovo scenario di sicurezza del Golfo.

Ucraina, nuovi aiuti europei e nuove sanzioni contro Mosca

La seconda grande crisi internazionale della settimana è rimasta quella ucraina.

Il 18 settembre l’Ucraina ha ricevuto una nuova tranche da 3,3 miliardi di euro nell’ambito del programma europeo di sostegno finanziario. Il governo di Kyiv ha indicato che le risorse saranno destinate soprattutto alle esigenze della difesa, compreso l’acquisto di missili e droni.

Contemporaneamente gli attacchi russi sono proseguiti. Nella notte tra il 18 e il 19 settembre missili e droni hanno colpito Kyiv e altre aree ucraine, provocando almeno 19 feriti, tra cui bambini. Sono stati segnalati danni anche a edifici residenziali di Odessa.

La guerra ha continuato inoltre a coinvolgere il Mar Nero. Un’imbarcazione civile è stata colpita da un drone russo e il comandante della nave, battente bandiera tanzaniana, è morto. Un altro drone è esploso nei pressi del confine polacco, alimentando nuovamente l’attenzione sulla possibilità che gli effetti del conflitto raggiungano direttamente il territorio della NATO.

Washington approva nuove sanzioni contro la Russia

Il 18 settembre Donald Trump ha firmato la nuova legge americana sulle sanzioni contro la Russia.

Il provvedimento interessa i settori energetico e della difesa e la cosiddetta flotta ombra di petroliere utilizzata per aggirare le precedenti restrizioni. La legge prevede inoltre la possibilità di applicare tariffe ai principali partner commerciali della Russia.

Il 18 settembre Mosca ha inoltre convocato il rappresentante britannico per protestare contro l’aumento delle forniture militari britanniche all’Ucraina. Il Regno Unito ha ribadito il proprio sostegno a Kyiv.

Il quadro diplomatico della settimana è quindi rimasto caratterizzato da due movimenti paralleli: aumento degli aiuti militari e finanziari all’Ucraina da parte occidentale e rafforzamento delle sanzioni economiche contro la Russia.

Europa, il nuovo corso della Commissione tra sicurezza, energia e competitività

Il 16 settembre Ursula von der Leyen ha pronunciato davanti al Parlamento europeo il discorso sullo Stato dell’Unione.

La Commissione ha indicato sicurezza, migrazione, energia, resilienza climatica e competitività tra le principali priorità europee. Sul fronte della sicurezza è stata annunciata una nuova strategia europea e un meccanismo comune per affrontare le minacce ibride, dopo una serie di incidenti registrati in diversi Paesi europei.

Per l’Ucraina, la Commissione ha ribadito la necessità di sostenere difesa, energia e riscaldamento in vista dell’inverno e di applicare in modo coordinato le sanzioni contro la Russia.

Bruxelles guarda anche al Canada

Durante la stessa settimana la Commissione ha rilanciato il rapporto strategico con il Canada.

Von der Leyen ha parlato della possibilità di costruire una nuova forma di partnership con Ottawa, anche attraverso l’ipotesi di un rapporto più stretto con l’Unione europea. Il tema si inserisce nella discussione più ampia sull’autonomia strategica europea in un quadro internazionale caratterizzato da tensioni commerciali e militari.

Italia, il costo del debito torna al centro della politica economica

In Italia la settimana è stata segnata soprattutto dall’impatto delle tensioni internazionali sull’economia.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha segnalato il forte aumento del costo del servizio del debito pubblico, collegandolo alle tensioni geopolitiche. Le nuove condizioni dei mercati hanno riportato sotto osservazione i rendimenti dei titoli di Stato italiani.

Secondo i dati citati durante la settimana, il rendimento del BTP triennale aveva raggiunto il 3,43%, massimo dal giugno 2024, mentre il sette anni aveva toccato il 3,98%, massimo dal novembre 2023.

L’energia costituisce l’altro elemento di pressione. L’aumento del petrolio e del gas può trasferirsi sui costi delle imprese e sui prezzi finali, alimentando un problema già presente nell’area euro.

Meloni esclude l’ipotesi di elezioni anticipate

Il 16 settembre Giorgia Meloni ha dichiarato di voler rimanere alla guida del governo fino alla conclusione della legislatura, respingendo le ipotesi di elezioni anticipate circolate nelle settimane precedenti.

La presidente del Consiglio ha collegato la propria posizione alla volontà di proseguire l’attività dell’esecutivo fino alla scadenza della legislatura.

La questione si colloca in un quadro politico interno nel quale il governo deve contemporaneamente affrontare la legge di bilancio, il costo dell’energia, la gestione delle risorse europee e le conseguenze economiche delle crisi internazionali.

Economia europea, energia e inflazione diventano una sola partita

La settimana ha mostrato quanto rapidamente una crisi militare possa trasformarsi in una questione monetaria.

L’aumento del prezzo del petrolio arriva infatti mentre la Banca centrale europea ha appena innalzato di 25 punti base i tre tassi di riferimento, portando il tasso sui depositi al 2,50%. Le proiezioni ufficiali dell’Eurotower indicano per il 2026 un’inflazione media del 3%, con rischi al rialzo legati soprattutto all’energia.

La combinazione tra petrolio caro e crescita economica più fragile complica quindi il quadro delle banche centrali: contenere l’inflazione richiede condizioni monetarie restrittive, mentre il rallentamento dell’attività economica rende più difficile mantenere elevato il costo del denaro.

Groenlandia, Stati Uniti e Danimarca raggiungono un accordo sulla sicurezza

La questione groenlandese, rimasta per mesi al centro delle tensioni tra Washington e Copenaghen, ha registrato una svolta il 18-19 settembre.

Donald Trump ha annunciato che Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno raggiunto un accordo per rafforzare la presenza militare americana nell’isola e impedire a Paesi avversari di installarvi proprie strutture militari. Trump ha descritto l’intesa come un accordo che garantirebbe agli Stati Uniti un controllo permanente sulla sicurezza dell’isola.

Danimarca e Groenlandia hanno però precisato che l’accordo non comporterebbe una cessione della sovranità.

Il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha affermato che l’intesa riconosce la sovranità e l’integrità territoriale del Regno di Danimarca e il diritto all’autodeterminazione della popolazione groenlandese. I dettagli dell’accordo non sono ancora stati resi integralmente pubblici.

La questione è particolarmente rilevante per la sicurezza dell’Artico, regione nella quale l’apertura di nuove rotte marittime e la crescente presenza russa stanno aumentando l’interesse strategico delle potenze NATO. Già il 14 settembre i leader europei riuniti in Finlandia avevano discusso proprio di sicurezza artica e delle conseguenze del cambiamento climatico sulle nuove rotte.

Stati Uniti, la Casa Bianca limita l’accesso a tre grandi media

Il 19 settembre negli Stati Uniti si è aperto anche un nuovo fronte sul rapporto tra amministrazione e stampa.

La Casa Bianca ha negato l’accesso ai giornalisti di CNN, MS NOW e Politico, dopo che Trump aveva annunciato l’esclusione delle tre testate. I giornalisti si sono visti ritirare i pass di accesso. Le organizzazioni coinvolte hanno annunciato l’intenzione di contestare il provvedimento richiamando le garanzie costituzionali sulla libertà di stampa.

La Casa Bianca ha motivato la decisione con accuse di diffusione di informazioni false da parte delle testate interessate. La vicenda è diventata così anche un tema istituzionale negli Stati Uniti, con associazioni professionali e giuristi che hanno discusso le implicazioni dell’esclusione dei giornalisti dalle attività presidenziali.

Intelligenza artificiale, la corsa tra Stati Uniti e Cina entra nella sicurezza militare

La seconda grande partita tecnologica della settimana è stata quella dell’intelligenza artificiale.

A Pechino il Forum Xiangshan ha dedicato ampio spazio ai rischi militari dei sistemi autonomi. Gli esperti hanno discusso soprattutto dei possibili scenari nei quali sistemi di IA possano interferire con infrastrutture militari, operazioni cibernetiche o persino reti legate alla sicurezza nucleare.

La questione è diventata particolarmente importante in vista dell’incontro previsto tra Donald Trump e Xi Jinping. Washington e Pechino considerano l’intelligenza artificiale una componente essenziale della competitività economica e militare, mentre rimangono aperte le controversie sull’accesso ai chip avanzati, sui controlli tecnologici e sulla regolamentazione.

Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha inoltre richiamato l’attenzione sui rischi legati allo sviluppo molto rapido dei sistemi di IA.

Anthropic accelera sulla ricerca biologica

Durante la settimana è emerso anche il nuovo investimento di Anthropic nella ricerca biologica.

L’azienda ha allestito un laboratorio dedicato alla biologia nella Bay Area e sta lavorando a programmi di ricerca che utilizzano l’intelligenza artificiale per la scoperta di farmaci e lo studio delle malattie. Parallelamente sta valutando il lancio di un nuovo modello di IA, in una fase di forte competizione con OpenAI.

L’evoluzione segna il passaggio dell’IA da strumento prevalentemente digitale a tecnologia integrata con robotica, ricerca biologica e sperimentazione scientifica.

Ambiente, parte in Danimarca il primo grande sistema europeo per lo stoccaggio della CO₂

Un’altra notizia importante della settimana riguarda la transizione energetica.

Il 18 settembre è stato inaugurato in Danimarca il progetto Greensand Future, indicato come la prima filiera commerciale europea completamente integrata per cattura, trasporto e stoccaggio permanente della CO₂ offshore.

Il progetto prevede di immagazzinare circa 2,4 milioni di tonnellate di CO₂ in otto anni nel giacimento petrolifero esaurito di Nini West, nel Mare del Nord. L’iniziativa ha ricevuto 41 milioni di euro dal fondo europeo per l’innovazione.

La tecnologia non elimina le emissioni alla fonte, ma punta a catturare la CO₂ prodotta da settori industriali nei quali la completa decarbonizzazione risulta particolarmente complessa e a impedirne l’immissione nell’atmosfera.

Apple, il lancio dell’iPhone 18 coincide con lo sciopero degli store italiani

Il 18 settembre è stato anche il giorno dell’arrivo nei negozi dei nuovi iPhone, ma in Italia la giornata è stata accompagnata da una mobilitazione sindacale.

I lavoratori di Apple Retail Italia hanno scioperato in coincidenza con il debutto commerciale dei nuovi dispositivi. La protesta ha coinvolto più di 1.600 dipendenti distribuiti in 17 negozi. Secondo le organizzazioni sindacali, l’adesione media ha raggiunto il 70%.

Le richieste hanno riguardato principalmente l’aumento degli organici, la stabilizzazione dei lavoratori e una gestione diversa dei contratti part-time. I negozi sono rimasti comunque operativi.

La coincidenza tra sciopero e lancio del nuovo smartphone ha trasformato una tradizionale giornata commerciale in uno dei principali casi di confronto sindacale della settimana italiana.

Serie A, la settimana del primo scontro al vertice

Sul piano sportivo, la settimana di Serie A è iniziata lunedì 14 settembre con tre partite.

L’Inter ha superato l’Udinese 5-3, mentre la Roma ha battuto il Torino 2-0. Il Como ha invece superato il Parma 2-1.

Venerdì 18 il Monza ha battuto il Sassuolo 2-1 grazie alla doppietta di Gustavo Varela, con la rete di Vasilije Adžić nel finale per i neroverdi.

Sabato 19 è arrivato il confronto più atteso: Roma-Inter.

All’Olimpico è finita 2-2. Manu Koné ha segnato due volte nel primo tempo, al 6′ e al 37′. Nella ripresa Lautaro Martínez ha risposto con una doppietta al 46′ e al 79′. Roma e Inter sono così salite entrambe a 13 punti.

Nella stessa giornata la Lazio ha battuto il Venezia 2-0 e il Cagliari ha superato l’Udinese 1-0. Bologna-Torino è finita 1-1.

La quinta giornata ha quindi modificato la parte alta della classifica, con più squadre raccolte nei primi posti e un equilibrio che resta aperto dopo i risultati del fine settimana.

Il calcio italiano perde Sandro Mazzola

La settimana sportiva si è chiusa con una notizia che va oltre la Serie A.

Il 19 settembre è morto Sandro Mazzola, a 83 anni.

Figlio di Valentino Mazzola, storico capitano del Grande Torino morto nella tragedia di Superga, Sandro Mazzola è stato uno dei simboli dell’Inter degli anni Sessanta e della Nazionale italiana.

Con l’Inter ha conquistato campionati italiani, Coppe dei Campioni e Coppe Intercontinentali, diventando una delle figure più riconoscibili della storia del club.

La sua morte è arrivata proprio nella giornata di Roma-Inter, una coincidenza che ha legato la notizia della scomparsa alla partita della squadra con cui Mazzola aveva costruito gran parte della propria carriera.

Il numero 8 nerazzurro aveva rappresentato una generazione del calcio italiano nella quale l’Inter era diventata una delle principali protagoniste del calcio europeo. La sua carriera in Nazionale aveva compreso anche la finale del Mondiale 1970 contro il Brasile e le grandi competizioni internazionali disputate tra gli anni Sessanta e Settanta.

Con la scomparsa di Mazzola, il calcio italiano chiude una settimana nella quale presente e memoria si sono incrociati proprio allo Stadio Olimpico, durante il 2-2 tra Roma e Inter.

20 Settembre 2026
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