Fumo e fiamme a Riad e gli Houthi avvertono l’Italia
🌐 Arabia Saudita, Riad, Houthi e Italia sono al centro di una nuova escalation in Medio Oriente. Una grande colonna di fumo nero e fiamme è stata osservata sabato 19 settembre nei pressi dell’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, dopo esplosioni e allarmi per una possibile minaccia aerea. Nelle stesse ore gli Houthi hanno dichiarato di non essere in guerra con l’Italia, ma hanno contestato la presenza di aerei militari italiani in Arabia Saudita. Il giorno precedente un Eurofighter F-2000 italiano era stato colpito durante un attacco alla base aerea di Ta’if: nessun militare italiano è rimasto ferito.
Fumo nero vicino all’aeroporto di Riad
La nuova giornata di tensione in Arabia Saudita è cominciata con allarmi e forti esplosioni nella capitale. Nelle ore successive, una vasta colonna di fumo nero è stata vista levarsi nei pressi del King Khalid International Airport, il principale scalo di Riad.
Le immagini provenienti dalla zona mostrano un pennacchio particolarmente denso, mentre le autorità saudite avevano già diramato nella notte avvisi alla popolazione relativi a una possibile minaccia aerea. L’allerta riguardava anche Al-Kharj, città situata a sud-est della capitale.
La Protezione civile saudita ha successivamente comunicato il cessato allarme, ma l’episodio ha avuto ripercussioni sul traffico aereo. I dati sul movimento degli aerei hanno evidenziato cancellazioni e ritardi nello scalo, in una giornata nella quale la situazione di sicurezza è rimasta sotto stretta osservazione.
Secondo le informazioni disponibili, il fumo sarebbe collegato a un’area di deposito di carburante nei pressi dell’aeroporto. Le immagini diffuse mostrano le strutture dello scalo sullo sfondo della colonna di fumo. La dinamica precisa dell’incendio e l’eventuale collegamento diretto con un attacco aereo sono però ancora oggetto di accertamenti.
La minaccia Houthi arriva sempre più vicino a Riad
L’episodio si inserisce in una fase di forte escalation tra Arabia Saudita e Houthi, il movimento yemenita che controlla ampie aree del nord dello Yemen.
Negli ultimi giorni gli attacchi e le ritorsioni hanno assunto una dimensione sempre più ampia, coinvolgendo infrastrutture, città saudite e rotte marittime strategiche. Gli Houthi hanno intensificato le loro azioni dopo aver annunciato a luglio un blocco navale contro l’Arabia Saudita, mentre Riad ha condotto nuovi raid contro obiettivi in Yemen.
La conseguenza è un allargamento del fronte di crisi che non riguarda più soltanto il territorio yemenita. La sicurezza dell’Arabia Saudita, delle sue infrastrutture energetiche e delle rotte commerciali del Mar Rosso è diventata parte centrale dell’escalation regionale.
Il contesto è particolarmente delicato anche per il traffico energetico internazionale. La regione comprende alcune delle principali vie utilizzate per il trasporto di petrolio e merci e qualsiasi interruzione prolungata può avere ripercussioni oltre i confini del Medio Oriente.

Gli Houthi: «Non siamo in guerra con l’Italia»
È però il messaggio rivolto direttamente a Roma a rappresentare la novità più significativa per l’Italia.
Muhammad Mansur, funzionario del ministero dell’Informazione del governo Houthi a Sanaa, ha dichiarato che il movimento non considera l’Italia un Paese con cui è in guerra e che non intende coinvolgerla direttamente nel conflitto.
Allo stesso tempo, Mansur ha contestato la presenza di mezzi militari italiani in Arabia Saudita, chiedendo perché gli aerei italiani si trovino sul territorio saudita e sostenendo che operino a sostegno dello sforzo militare di Riad. Si tratta, naturalmente, della posizione dichiarata dagli Houthi, che va distinta dai fatti verificati sul terreno e dalle valutazioni del governo italiano.
Il messaggio arriva poche ore dopo un episodio che ha portato concretamente un mezzo italiano dentro la zona degli attacchi.
Colpito un Eurofighter italiano a Ta’if
Nella notte tra il 17 e il 18 settembre, la base aerea saudita di Ta’if è stata interessata da diversi attacchi.
All’interno della struttura era presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve. Durante l’attacco è stato colpito un velivolo italiano F-2000, la versione italiana dell’Eurofighter Typhoon.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che nessun militare italiano è rimasto coinvolto o ferito. Il velivolo si trovava in un’area decentrata della base e, secondo quanto riferito dal ministro, non risultavano altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal personale italiano.
L’episodio ha immediatamente innalzato il livello di attenzione a Roma. Il fatto che un aereo italiano sia stato danneggiato durante un attacco contro una struttura militare saudita rappresenta infatti un elemento nuovo per la presenza italiana nella regione.
Perché gli aerei italiani si trovano in Arabia Saudita
La presenza militare italiana in Arabia Saudita non nasce dagli ultimi attacchi.
Il contingente italiano è impegnato nell’ambito delle attività internazionali di sicurezza e cooperazione militare nella regione. La presenza di personale e mezzi italiani sul territorio saudita comprende anche una componente aerea.
Proprio questa presenza è ora diventata uno degli elementi osservati dagli Houthi.
Il movimento yemenita sostiene infatti che la partecipazione di Paesi stranieri alle attività militari saudite renda tali forze parte del quadro del conflitto. L’Italia, dal canto suo, ha ribadito attraverso le dichiarazioni delle proprie autorità che l’obiettivo prioritario resta la sicurezza del personale e dei mezzi italiani.
Dopo l’attacco a Ta’if, il ministero della Difesa ha disposto ulteriori valutazioni sull’evoluzione della situazione e sulle possibili opzioni operative, mentre le misure di protezione del contingente erano già state rafforzate.

Nessuna dichiarazione di guerra contro l’Italia
La frase degli Houthi — «non siamo in guerra con l’Italia» — deve essere letta nel contesto delle tensioni di queste ore.
Il movimento yemenita non ha dichiarato di considerare l’Italia un obiettivo autonomo del conflitto. Allo stesso tempo, la presenza di mezzi militari italiani sul territorio saudita viene esplicitamente citata nelle sue dichiarazioni.
È dunque possibile distinguere due elementi: da una parte, l’assenza di una dichiarazione di ostilità diretta contro l’Italia; dall’altra, il fatto che un mezzo militare italiano sia stato effettivamente danneggiato durante un attacco contro una base saudita.
La differenza è importante anche sul piano politico e militare. Un incidente che coinvolge un contingente straniero all’interno di una base alleata non equivale automaticamente all’apertura di un conflitto bilaterale. La dinamica dell’attacco e l’identificazione precisa dei responsabili restano quindi elementi essenziali.
Riad sotto pressione, voli cancellati e ritardi
Nel frattempo, l’emergenza ha avuto conseguenze immediate sulla mobilità.
Il King Khalid International Airport è uno degli snodi principali dell’Arabia Saudita e collega Riad con numerose destinazioni internazionali. Le segnalazioni di voli cancellati e ritardi hanno aggiunto un problema concreto alla situazione di sicurezza.
La notte era stata segnata dagli avvisi della Protezione civile e dalle esplosioni udite in diverse zone della capitale. Le autorità avevano invitato la popolazione interessata dagli allarmi a mantenere le necessarie precauzioni. Successivamente è stato comunicato il ritorno alla normalità dal punto di vista dell’allerta, anche se le immagini del fumo nei pressi dello scalo hanno mantenuto alta l’attenzione.
Non è al momento possibile stabilire sulla base delle sole immagini se il deposito di carburante sia stato direttamente colpito da un missile o da un drone. Le prime ricostruzioni internazionali sottolineano infatti che l’esatta causa dell’incendio non è stata immediatamente chiarita.
La nuova fase del conflitto yemenita
La crisi tra Riad e Houthi arriva in una fase già estremamente delicata per il Medio Oriente.
Il conflitto yemenita, iniziato oltre un decennio fa, ha assunto negli ultimi mesi nuove dimensioni a causa dell’intreccio con gli altri fronti regionali. Gli Houthi controllano gran parte delle aree più popolose dello Yemen e dispongono di capacità missilistiche e droni utilizzati contro obiettivi sauditi e contro il traffico marittimo.
Dall’altra parte, l’Arabia Saudita considera la sicurezza del proprio territorio e delle proprie infrastrutture una priorità strategica e ha intensificato le operazioni militari contro le forze Houthi.
Nelle ultime ore, inoltre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato gli attacchi Houthi contro infrastrutture civili ed energetiche saudite, esprimendo preoccupazione per l’escalation militare nello Yemen.
Il nodo italiano dopo l’attacco a Ta’if
Per Roma, il punto più delicato è ora la protezione del personale militare.
Il danneggiamento dell’Eurofighter non ha provocato vittime italiane, ma dimostra che la distanza tra le operazioni militari regionali e la presenza italiana si è ridotta.
Le parole degli Houthi sembrano voler mantenere aperto un canale di distinzione nei confronti dell’Italia, pur mettendo esplicitamente sotto osservazione i suoi assetti militari presenti in Arabia Saudita.
La situazione potrebbe quindi evolversi in funzione di ciò che accadrà nelle prossime ore sul terreno: nuovi attacchi, eventuali ritorsioni saudite, ulteriori operazioni contro obiettivi Houthi e soprattutto la posizione che assumeranno i Paesi stranieri presenti nella regione.
Per ora il dato più concreto è che un velivolo militare italiano è stato colpito e che, a meno di 48 ore di distanza, la capitale saudita è stata nuovamente interessata da una grave situazione di allerta.

Fumo a Riad, la crisi entra in una fase più delicata
La colonna di fumo comparsa vicino all’aeroporto di Riad è diventata così il simbolo di una giornata nella quale la crisi ha assunto un nuovo livello di tensione.
Da una parte ci sono le immagini dell’incendio, gli allarmi e i disagi al traffico aereo. Dall’altra il messaggio degli Houthi all’Italia, arrivato dopo il danneggiamento di un Eurofighter italiano a Ta’if.
Il governo yemenita degli Houthi sostiene di non voler trascinare Roma nel conflitto, ma la presenza militare italiana in Arabia Saudita viene ormai esplicitamente inserita nelle sue dichiarazioni pubbliche.
Il punto centrale delle prossime ore sarà capire se questa distinzione tra Italia e Arabia Saudita resterà effettiva sul terreno oppure se l’escalation porterà nuovi episodi a coinvolgere direttamente gli assetti italiani. Per il momento, le autorità italiane hanno confermato l’assenza di feriti tra il proprio personale, mentre in Arabia Saudita l’attenzione resta massima dopo gli attacchi e le nuove emergenze attorno a Riad.
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