Meloni perde il vantaggio: campo largo avanti, Vannacci frena
🌐 Il campo largo supera il centrodestra di governo nei sondaggi Eumetra, ma per appena 0,2 punti percentuali: 43% contro 42,8%. Una parità statistica che nasconde tensioni politiche significative. Fratelli d’Italia sale al 27,7%, mentre Futuro Nazionale di Roberto Vannacci scende al 7,1%, confermando un rallentamento. Il Partito Democratico resta fermo al 20,1% e il Movimento 5 Stelle arretra al 12,4%. Sullo sfondo, l’ingresso di Sud chiama Nord nel perimetro del centrodestra modifica gli equilibri tra le coalizioni e riapre la battaglia per le prossime elezioni politiche.
Sondaggi Eumetra, il campo largo sorpassa Meloni ma l’Italia è divisa a metà
Due decimi di punto. Tanto basta per consegnare al campo largo un primato numerico sul centrodestra di governo, ma non abbastanza per parlare di una vera inversione degli equilibri elettorali.
Il sondaggio Eumetra, presentato durante la trasmissione Piazzapulita su La7 e rilanciato il 26 ottobre 2026, fotografa un’Italia politicamente spaccata in due blocchi quasi equivalenti. L’aggregazione delle forze di centrosinistra raggiunge il 43%, contro il 42,8% dei partiti che sostengono il governo, includendo Sud chiama Nord.
Il dato non rappresenta una vittoria elettorale anticipata delle opposizioni. Il distacco è nettamente inferiore al margine di errore di una rilevazione campionaria e non consente di stabilire quale coalizione sarebbe effettivamente davanti se si votasse oggi.
Eppure il risultato possiede un significato politico: dimostra quanto la competizione tra i due schieramenti possa essere sensibile anche a variazioni modeste del consenso e alla collocazione delle formazioni minori.
Fratelli d’Italia al 27,7%, Meloni resta la leader più forte
Se il confronto tra coalizioni appare incerto, quello tra i singoli partiti racconta una situazione assai diversa.
Fratelli d’Italia guadagna due decimi e sale al 27,7%, confermandosi nettamente la prima forza politica nazionale. Il Partito Democratico di Elly Schlein resta al 20,1%, con un distacco di 7,6 punti percentuali.
Per Giorgia Meloni è un’indicazione di tenuta personale e politica, nonostante le difficoltà che accompagnano la seconda parte della legislatura. Il suo partito continua a raccogliere un consenso superiore a quello dei principali concorrenti.
Ma la solidità di Fratelli d’Italia non garantisce automaticamente la superiorità della coalizione. La crescita del partito della premier convive con le difficoltà della Lega, che perde due decimi e scende al 5,6%, mentre Forza Italia rimane stabile al 7,3%.
È proprio questa differenza tra forza del partito principale e competitività dell’intero schieramento a rendere il sondaggio politicamente interessante.
Vannacci al 7,1%: Futuro Nazionale ha esaurito la spinta?
Una delle indicazioni più rilevanti riguarda Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci, che perde altri 0,2 punti percentuali e si attesta al 7,1%.
Il dato conferma una sequenza discendente nelle rilevazioni Eumetra: dall’8% di fine settembre al 7,6% del 7 ottobre, poi al 7,3% e infine al 7,1%.
Non si tratta di un crollo improvviso, ma di un progressivo ridimensionamento rispetto alla fase di maggiore espansione. Un segnale che può aprire interrogativi sulla capacità del movimento di trasformare la visibilità politica del fondatore in consenso elettorale stabile.
Il 7,1% resta comunque una quota significativa, superiore a quella attribuita alla Lega e vicina al risultato di Forza Italia. Sarebbe quindi prematuro considerare esaurita l’esperienza politica di Vannacci sulla base di oscillazioni di pochi decimali.
La questione decisiva è piuttosto se Futuro Nazionale riuscirà a consolidare un elettorato autonomo oppure se una parte dei suoi potenziali sostenitori tornerà verso le forze tradizionali del centrodestra.
PD stabile, Movimento 5 Stelle in difficoltà: il nodo del campo largo
Il campo largo raggiunge il 43% grazie alla somma di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e +Europa.
Il PD mantiene il 20,1%, mentre il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte perde tre decimi e scende al 12,4%. Alleanza Verdi e Sinistra arretra al 6,4%, Italia Viva cresce al 2,4% e +Europa resta all’1,7%.
Il risultato segnala una contraddizione politica: il centrosinistra è numericamente competitivo, ma nessuna delle sue principali componenti registra una crescita significativa.
La prospettiva di un’alternativa al governo Meloni dipende dunque non soltanto dalla somma delle percentuali, ma dalla capacità dei partiti di presentarsi con un programma condiviso e una proposta di leadership riconoscibile.
Un’alleanza elettorale può nascere dalla convenienza numerica. Una maggioranza di governo, invece, deve riuscire a superare divergenze politiche che non scompaiono semplicemente accostando i simboli sulla scheda.
Sud chiama Nord, quell’1,1% che riapre la partita
Il dato forse più interessante sul piano degli schieramenti riguarda Sud chiama Nord di Cateno De Luca, accreditato dell’1,1% e incluso nell’aggregazione dei partiti di governo.
Senza questa componente, il centrodestra formato da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati si fermerebbe aritmeticamente al 41,7%. Con Sud chiama Nord arriva al 42,8%.
Una differenza di oltre un punto che mostra quanto possa diventare importante l’apporto delle formazioni minori quando i blocchi principali si contendono il primato per pochi decimali.
Occorre tuttavia ricordare che Futuro Nazionale, con il suo 7,1%, viene conteggiato separatamente. La sua eventuale inclusione in un’alleanza di centrodestra modificherebbe sensibilmente il confronto, mentre una corsa autonoma potrebbe rendere più complessa la competizione elettorale.
La stessa configurazione del sondaggio dimostra quindi che il risultato delle coalizioni dipende anche dalle ipotesi adottate sulla loro composizione.
La vera sfida non è lo 0,2%, ma conquistare gli indecisi
Il sondaggio, condotto il 20 e 21 ottobre 2026 su un campione di 800 intervistati, non fotografa un risultato elettorale già scritto. Registra intenzioni di voto che possono cambiare in funzione dell’economia, delle decisioni del governo, delle alleanze e dell’affluenza.
Anche le variazioni di uno o due decimi dei singoli partiti devono essere lette con cautela: non costituiscono, da sole, la prova di un reale spostamento dell’elettorato.
La sostanziale parità tra campo largo e maggioranza è dunque il vero messaggio politico della rilevazione. Meloni conserva il primato tra i leader dei maggiori partiti, ma il vantaggio della sua area politica non può essere dato per scontato. Le opposizioni risultano competitive, senza avere ancora dimostrato una capacità di crescita decisiva.
Nel frattempo, Futuro Nazionale deve verificare la tenuta del proprio consenso e gli alleati tradizionali del centrodestra devono misurarsi con il peso crescente delle formazioni concorrenti.
Il prossimo confronto elettorale potrebbe decidersi meno sulle dichiarazioni dei leader e più sulla capacità di convincere chi è ancora incerto, deluso o tentato dall’astensione.
Perché in un’Italia divisa praticamente a metà, la differenza non la fanno i due decimali di un sondaggio, ma la credibilità delle alternative offerte agli elettori.
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