Meloni e Le Pen, la destra europea si divide su Ucraina e Ue
🌐 Giorgia Meloni e Marine Le Pen, destra europea, guerra in Ucraina, sanzioni alla Russia e futuro dell’Unione europea: due leader accomunate da una storia politica nazional-conservatrice si trovano oggi su posizioni sempre più distanti su alcune delle questioni decisive per il continente. La premier italiana difende il sostegno a Kyiv e una strategia di cooperazione con Bruxelles; la leader del Rassemblement National francese promette invece di ridurre il peso delle istituzioni europee, rivedere le sanzioni contro Mosca e interrompere gli aiuti all’Ucraina in caso di vittoria alle presidenziali del 2027. La distanza non riguarda soltanto due personalità: mette in evidenza le difficoltà di costruire un fronte sovranista europeo quando gli interessi nazionali e le scelte di politica estera entrano in conflitto.
Due destre, due strategie per conquistare l’Europa
Per anni Giorgia Meloni e Marine Le Pen sono state considerate espressioni di una trasformazione più ampia della destra europea: partiti nati o cresciuti in opposizione alle élite tradizionali, critici nei confronti dell’immigrazione e favorevoli a una maggiore centralità dello Stato nazionale. Ma la somiglianza delle origini politiche non si è tradotta in una strategia comune su tutti i dossier.
La differenza più evidente riguarda il rapporto con l’Unione europea. Da quando è arrivata a Palazzo Chigi, nell’ottobre 2022, Meloni ha mantenuto una linea di confronto con Bruxelles, ma senza impostare l’azione del governo su una rottura con le istituzioni comunitarie. La premier cerca di difendere le priorità italiane partecipando ai negoziati europei e costruendo alleanze con altri governi.
Le Pen, invece, rilancia una visione in cui gli Stati nazionali dovrebbero recuperare competenze e potere decisionale. Il suo progetto comprende una revisione dei rapporti finanziari con l’Unione e una riduzione dell’influenza della Commissione europea. Nell’intervista pubblicata il 14 ottobre 2026, ha annunciato l’intenzione di aprire un confronto molto duro con Bruxelles, qualora dovesse conquistare la presidenza francese nella primavera del 2027.
La divergenza è importante perché entrambe le leader cercano di rappresentare una destra capace di incidere sugli equilibri continentali. Ma mentre Meloni punta a ottenere risultati negoziando all’interno del sistema europeo, Le Pen immagina una revisione più radicale dei rapporti tra gli Stati membri e le istituzioni comuni.

Ucraina, il punto che separa Roma e Parigi
Il principale terreno di scontro è la guerra in Ucraina. La posizione del governo italiano è legata al sostegno a Kyiv e alla difesa della sicurezza europea di fronte all’invasione russa. Nel suo intervento parlamentare del 14 ottobre, Meloni ha ribadito una linea che colloca la questione ucraina al centro della politica estera e della cooperazione occidentale.
Le Pen ha prospettato un orientamento differente. In caso di vittoria alle presidenziali francesi del 2027, ha dichiarato di voler interrompere il sostegno francese all’Ucraina, sostenendo che il Paese non possa permettersi di proseguire su quella strada. La leader del Rassemblement National ha inoltre indicato la volontà di superare le sanzioni contro la Russia e di riaprire una relazione energetica con Mosca.
Non si tratta di una differenza secondaria. Le scelte francesi avrebbero un peso rilevante per l’Unione europea, considerata la dimensione politica, economica e militare della Francia. Un cambiamento di linea a Parigi potrebbe incidere sulla capacità dei governi europei di mantenere una strategia coordinata nei confronti della Russia.
Per l’Italia, il sostegno a Kyiv è invece collegato alla convinzione che la sicurezza dell’Ucraina abbia conseguenze dirette sulla stabilità del continente. La distanza tra le due leader riguarda dunque sia la valutazione della guerra sia il modo in cui l’Europa dovrebbe difendersi dalle minacce esterne.
Le sanzioni alla Russia e il nodo dell’energia
La questione delle sanzioni è strettamente legata a quella energetica. Le Pen sostiene che la Francia debba poter rivedere le restrizioni contro Mosca e ripristinare rapporti energetici più stretti. Questa impostazione si inserisce in una visione che attribuisce priorità alla sovranità nazionale e alla riduzione dei costi che le scelte internazionali possono imporre all’economia francese.
La posizione italiana si muove in un contesto diverso. Roma deve conciliare la sicurezza degli approvvigionamenti, la competitività delle imprese e gli impegni europei legati alla guerra. Il governo può discutere strumenti e modalità delle politiche comunitarie, ma la linea di sostegno all’Ucraina resta un elemento importante del suo posizionamento internazionale.
L’energia, inoltre, non è soltanto una questione di prezzi. Riguarda le infrastrutture, la diversificazione delle forniture e la capacità di ridurre l’esposizione alle decisioni di un singolo Paese fornitore. Un eventuale ritorno a rapporti più stretti con Mosca dovrebbe quindi essere valutato anche alla luce delle conseguenze strategiche e della sicurezza a lungo termine.
La divergenza tra Meloni e Le Pen mostra come la stessa parola, sovranità, possa tradursi in politiche differenti. Per una leader significa soprattutto mantenere margini di manovra nazionale partecipando alle decisioni europee; per l’altra, comporta ridurre i vincoli imposti dalle istituzioni comuni e modificare alcune scelte condivise.

Bruxelles, il bilancio europeo e la sfida alla Commissione
Un altro fronte di distanza è il bilancio dell’Unione europea. Le Pen ha annunciato di voler ridurre il contributo netto francese al bilancio comunitario e di voler contestare l’estensione dei poteri delle istituzioni europee. La sua proposta prevede un limite di cinque miliardi di euro al contributo netto della Francia, un obiettivo che aprirebbe un confronto con gli altri governi e con Bruxelles.
La questione è particolarmente complessa perché il bilancio europeo non è soltanto una voce di spesa. Finanzia programmi agricoli, infrastrutture, ricerca, sviluppo regionale e iniziative che coinvolgono direttamente le economie nazionali. Una riduzione del contributo francese avrebbe quindi conseguenze sui negoziati complessivi e potrebbe alimentare tensioni tra Paesi beneficiari e contributori netti.
Meloni, pur difendendo gli interessi italiani nei negoziati, non ha impostato la propria strategia su un confronto finalizzato a ridimensionare radicalmente l’Unione. Il governo italiano cerca piuttosto di influenzare le priorità comuni e di ottenere margini di intervento su temi come competitività, migrazione, difesa e politica industriale.
La differenza emerge anche nel metodo. La premier italiana ha interesse a mantenere un ruolo nei tavoli europei, mentre Le Pen vuole presentarsi agli elettori come la leader pronta a rimettere in discussione gli equilibri esistenti. Le due strategie possono condividere alcune critiche alle politiche comunitarie, ma producono conseguenze differenti quando si passa dalle dichiarazioni alle scelte concrete.
La preferenza nazionale e il rapporto con l’immigrazione
Le distanze non si esauriscono nella politica estera. Tra i punti centrali del programma del Rassemblement National figura la cosiddetta preferenza nazionale, un principio che punta a privilegiare i cittadini francesi nell’accesso ad alcune prestazioni o misure pubbliche.
Una simile impostazione solleva questioni giuridiche e politiche, soprattutto rispetto all’uguaglianza dei cittadini, ai diritti degli stranieri regolarmente residenti e agli obblighi derivanti dal diritto europeo. La sua applicazione concreta dipenderebbe dalle misure proposte e dai vincoli costituzionali e comunitari.
Meloni ha fatto dell’immigrazione controllata uno dei temi centrali del proprio governo, promuovendo accordi con Paesi terzi e una maggiore cooperazione europea per la gestione dei flussi. Il suo approccio è restrittivo su diversi aspetti, ma viene perseguito anche attraverso intese e negoziati con altri governi.
La distinzione non significa che le due leader siano prive di punti in comune: entrambe attribuiscono grande importanza al controllo delle frontiere e alla sovranità nazionale. Tuttavia, la preferenza nazionale sostenuta dal partito di Le Pen porta il confronto sul terreno dei diritti e delle regole che disciplinano l’accesso ai servizi pubblici.
È proprio qui che una possibile convergenza politica incontra un limite: le posizioni condivise sull’immigrazione non bastano a cancellare le differenze su come tradurre quelle idee in norme compatibili con gli ordinamenti nazionali ed europei.
Le elezioni francesi del 2027 cambiano gli equilibri
Le presidenziali francesi della primavera 2027 rappresentano un appuntamento importante non soltanto per la politica interna della Francia. Il risultato potrebbe modificare i rapporti di forza nell’Unione europea, soprattutto se a guidare il Paese fosse una figura intenzionata a ridurre il sostegno all’Ucraina e a riaprire il confronto sul ruolo delle istituzioni comunitarie.
Le Pen sta cercando di trasformare il consenso del proprio partito in un progetto di governo. Il suo obiettivo è dimostrare che una linea più conflittuale con Bruxelles possa tradursi in un cambiamento concreto delle politiche francesi. Resta però necessario distinguere le promesse della campagna elettorale dalle misure che un eventuale presidente riuscirebbe effettivamente ad attuare.
Il contesto istituzionale francese, gli equilibri parlamentari, gli obblighi europei e le reazioni degli altri governi potrebbero condizionare le scelte della futura amministrazione. Anche una vittoria elettorale non garantirebbe automaticamente la realizzazione di ogni punto del programma.
Per Meloni, il voto francese potrebbe rappresentare una prova diplomatica. Una Francia orientata verso una maggiore contrapposizione con Bruxelles renderebbe più difficile trovare una linea comune su Ucraina, bilancio, energia e difesa. Al tempo stesso, Roma dovrebbe continuare a proteggere i propri interessi economici e strategici all’interno di un’Unione composta da governi con priorità differenti.
Il limite delle alleanze tra nazionalisti
La distanza tra Meloni e Le Pen mette in evidenza una contraddizione strutturale della politica nazionalista europea: i partiti possono sostenere che ogni Paese debba decidere autonomamente, ma proprio questa priorità rende più difficile coordinare le politiche quando gli interessi nazionali divergono.
Una coalizione europea efficace richiede accordi su questioni concrete: quanto spendere per la difesa, come sostenere l’Ucraina, quali sanzioni mantenere, come distribuire le risorse comuni e quali poteri attribuire alle istituzioni comunitarie. Su questi temi, le affinità ideologiche non garantiscono automaticamente un’intesa.
Meloni ha costruito la propria strategia di governo cercando di combinare una posizione conservatrice sul piano interno con la partecipazione ai principali negoziati europei e atlantici. Le Pen propone invece una revisione più marcata degli impegni francesi, con particolare attenzione al rapporto con Mosca e alla riduzione del ruolo di Bruxelles.
La distanza non cancella ogni possibile collaborazione tra le due leader, ma rende più difficile immaginare un fronte politico uniforme capace di incidere sulle decisioni dell’Unione senza profonde discussioni interne.
Due percorsi diversi per il futuro della destra europea
Il confronto tra Giorgia Meloni e Marine Le Pen mostra che la destra europea non segue un unico percorso. Le differenze su Ucraina, Russia, bilancio comunitario e istituzioni europee sono sostanziali e hanno conseguenze potenziali sulla sicurezza e sulla capacità decisionale del continente.
La premier italiana punta a esercitare influenza attraverso la cooperazione con gli altri governi, pur difendendo una linea nazionale su immigrazione e priorità economiche. La leader francese vuole invece utilizzare le elezioni del 2027 per rimettere in discussione alcuni degli attuali equilibri europei.
Il vero banco di prova sarà la capacità di trasformare le rispettive strategie in risultati concreti. Per Meloni, questo significa mantenere un ruolo nei negoziati senza rinunciare alle priorità italiane. Per Le Pen, significa dimostrare che le promesse di riduzione dei vincoli europei e di cambiamento della politica estera possono diventare misure effettivamente realizzabili.
La frattura tra Roma e Parigi non è soltanto una questione di rapporti personali o di rivalità politica. È il riflesso di due idee differenti su come difendere gli interessi nazionali in un continente che deve affrontare una guerra alle sue porte, tensioni economiche e un equilibrio internazionale in trasformazione.
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