7:05 am, 2 Ottobre 26 calendario

Mario Draghi, il Rhine Group parte da Baden-Baden: cosa farà

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Mario Draghi, Rhine Group, competitività europea, Baden-Baden, innovazione e riforme: il nuovo think tank nato dall’iniziativa dell’ex presidente della Bce ha completato la sua prima sessione di lavoro in Germania. Il gruppo riunisce economisti, imprenditori, accademici ed ex responsabili politici con l’obiettivo di trasformare le indicazioni del Rapporto Draghi sulla competitività in proposte operative per l’Europa.

Rhine Group, il nuovo progetto europeo di Mario Draghi

Il nome è Rhine Group, il riferimento geografico è il Reno e il punto di partenza è una diagnosi che Mario Draghi aveva già messo nero su bianco nel 2024: l’Europa deve aumentare produttività, investimenti, innovazione e capacità di competere in un’economia mondiale diventata più frammentata.

A distanza di due anni dalla presentazione del suo rapporto sulla competitività europea, Draghi ha scelto di affiancare alla riflessione economica una struttura indipendente capace di riunire nello stesso spazio mondo delle imprese, università, finanza, tecnologia e politica.

Il Rhine Group è stato lanciato nell’agosto 2026 insieme a Patrick Collison, cofondatore e amministratore delegato di Stripe. La direzione esecutiva è stata affidata all’economista spagnolo Luis Garicano, mentre Draghi e Collison ricoprono il ruolo di copresidenti.

L’iniziativa non è un organismo dell’Unione europea e non dispone di poteri legislativi. La sua funzione è quella di elaborare idee, confrontare analisi e costruire proposte attorno ai principali nodi della competitività continentale.

È una differenza essenziale. Il Rhine Group non può approvare una direttiva, modificare un regolamento europeo o imporre una riforma a uno Stato membro. Può però tentare di mettere insieme competenze e interessi diversi attorno a una stessa agenda.

La riunione di Baden-Baden e il metodo riservato

Il primo appuntamento operativo era stato fissato dal 20 al 23 settembre 2026 a Baden-Baden, in Germania. La sessione inaugurale è arrivata quindi dopo alcune settimane di preparazione e dopo l’ingresso di nuovi componenti nella squadra iniziale.

Il metodo di lavoro è uno degli aspetti che hanno attirato maggiore attenzione.

Le discussioni avvengono secondo la Chatham House Rule, una formula che consente ai partecipanti di utilizzare le informazioni emerse durante gli incontri senza attribuire pubblicamente una determinata opinione alla persona che l’ha espressa. L’obiettivo dichiarato è favorire un confronto più libero tra protagonisti che arrivano da ambienti istituzionali, economici e accademici differenti.

Questo spiega anche perché il racconto pubblico del gruppo possa essere molto più scarno rispetto al peso dei nomi coinvolti.

La riservatezza, infatti, non significa che il Rhine Group sia un organismo decisionale parallelo alle istituzioni europee. Significa piuttosto che il confronto interno viene separato dalla comunicazione pubblica, lasciando ai partecipanti maggiore libertà nel discutere proposte e scenari.

Chi siede al tavolo del Rhine Group

La composizione del gruppo è uno degli elementi più rilevanti del progetto.

Alla nascita erano stati indicati 55 componenti, provenienti da economia, università, imprese, tecnologia e istituzioni. Successivamente sono entrate altre quattro figure, portando il numero a 58 membri secondo gli aggiornamenti pubblicati a settembre. Tra i nuovi ingressi figurano l’imprenditrice tecnologica romena Luciana Lixandru, la manager ucraina Iryna Terekh, l’economista Stefanie Stantcheva e Piotr Dabkowski, cofondatore di ElevenLabs.

Tra i nomi già associati all’iniziativa figurano Francesco Giavazzi, Lucrezia Reichlin, Andrea Pignataro, Luca Ferrari e Vittorio Colao, oltre a esponenti internazionali dell’economia e dell’impresa. Sono presenti anche i premi Nobel per l’Economia Philippe Aghion e Bengt Holmström.

La presenza di personalità provenienti da settori differenti risponde a una logica precisa: i problemi individuati nel rapporto del 2024 non riguardano soltanto la politica economica in senso stretto.

Riguardano energia, mercati dei capitali, infrastrutture digitali, industria, tecnologia, difesa, ricerca, produttività e capacità delle imprese di crescere su scala europea.

Dal Rapporto Draghi alla fase dell’attuazione

Il Rhine Group nasce soprattutto da una domanda: come passare dalla diagnosi all’esecuzione?

Il rapporto sulla competitività presentato da Draghi alla Commissione europea nel settembre 2024 aveva individuato numerosi ostacoli alla crescita europea e avanzato un ampio pacchetto di proposte. Il documento insisteva sulla necessità di aumentare gli investimenti, ridurre la frammentazione del mercato unico e rafforzare la capacità dell’Europa di competere nei settori tecnologici strategici.

A due anni di distanza, il tema dell’attuazione resta centrale nel dibattito europeo.

Un’analisi pubblicata a settembre ha evidenziato che una parte significativa delle raccomandazioni del rapporto è ancora lontana dalla piena realizzazione. Le stime sull’attuazione variano a seconda dei criteri utilizzati, ma il punto comune delle diverse analisi è che il passaggio dalle raccomandazioni alle riforme concrete procede più lentamente rispetto all’urgenza indicata nel documento originario.

È in questo spazio che Draghi colloca il nuovo progetto.

Non un altro rapporto di centinaia di pagine, dunque, ma un luogo nel quale provare a individuare strumenti, priorità e percorsi di attuazione.

Tecnologia e investimenti, il nodo della competitività europea

Uno dei dati utilizzati dai promotori per descrivere la posizione europea riguarda il settore tecnologico.

Secondo il documento di presentazione del Rhine Group, solo quattro delle 50 maggiori società tecnologiche mondiali hanno sede in Europa. Il dato viene utilizzato per sottolineare la difficoltà del continente nel trasformare ricerca, competenze scientifiche e nuove imprese in grandi aziende tecnologiche capaci di competere globalmente.

La questione non riguarda soltanto la nascita delle startup.

Una società innovativa deve poter trovare sul mercato europeo capitale, infrastrutture, energia, competenze, clienti e condizioni regolamentari sufficienti per crescere senza dover trasferire una parte decisiva delle proprie attività altrove.

Da qui l’attenzione del gruppo verso mercati finanziari, investimenti tecnologici, intelligenza artificiale, energia e completamento del mercato unico.

La sfida è quindi più ampia della semplice politica industriale: riguarda la capacità dell’Europa di creare un ambiente nel quale innovazione e capitale possano incontrarsi con maggiore facilità.

Perché il progetto arriva proprio adesso

Il contesto internazionale è molto diverso da quello nel quale il rapporto Draghi venne consegnato alla Commissione.

Il gruppo indica tra i fattori di pressione la maggiore competizione cinese, l’aumento delle tensioni commerciali e la necessità per l’Europa di rafforzare le proprie capacità strategiche. Nel documento di fondazione viene sostenuto che il vecchio quadro internazionale aveva attenuato alcune fragilità europee e che oggi tali protezioni risultano meno scontate.

Anche il dibattito politico europeo si è spostato verso concetti come autonomia strategica, sicurezza economica e capacità industriale.

Per questo il Rhine Group non nasce soltanto come laboratorio sulla crescita del Pil. Il perimetro comprende anche tecnologia, energia, difesa, infrastrutture e capacità di investimento.

È una trasformazione significativa del modo in cui viene definita la competitività: non più soltanto capacità di produrre a costi inferiori, ma anche capacità di controllare infrastrutture, finanziare innovazione e mantenere competenze strategiche.

Le critiche sulla composizione del gruppo

La struttura del Rhine Group ha prodotto anche discussioni sulla sua rappresentatività geografica.

Nella formazione iniziale, Francia e Germania erano fortemente rappresentate, mentre la presenza dell’Europa centro-orientale era più limitata. Le critiche emerse pubblicamente hanno contribuito all’ingresso di quattro nuovi membri provenienti anche da Romania, Ucraina e Polonia.

La modifica della composizione mostra un aspetto importante del progetto: costruire una piattaforma europea credibile significa confrontarsi anche con le differenti priorità economiche e industriali dei Paesi membri.

Le economie dell’Europa occidentale, quelle mediterranee e quelle dell’Est non affrontano infatti gli stessi problemi con la stessa intensità. Energia, infrastrutture, industria, capitale e tecnologia assumono pesi differenti a seconda della struttura economica nazionale.

Per il Rhine Group sarà quindi rilevante non soltanto produrre proposte, ma riuscire a far dialogare interessi nazionali spesso differenti.

Draghi torna al centro del dibattito economico europeo

Il progetto segna anche un nuovo capitolo dell’attività pubblica di Mario Draghi dopo la fine del suo incarico a Palazzo Chigi e della lunga esperienza alla guida della Banca centrale europea.

Il suo rapporto del 2024 continua a rappresentare uno dei riferimenti del confronto sulla competitività dell’Unione. Nel 2026 Draghi è tornato più volte sul tema, sostenendo la necessità di accelerare gli interventi europei su mercato unico, investimenti e capacità decisionale.

Il Rhine Group rappresenta dunque un tentativo di trasformare una diagnosi economica in una rete permanente di confronto.

La sua efficacia dipenderà da ciò che emergerà dopo le riunioni e, soprattutto, dalla capacità delle proposte di tradursi in iniziative concrete da parte delle istituzioni europee e dei governi nazionali.

Per ora il dato più significativo è un altro: a due anni dal rapporto che porta il suo nome, Draghi ha scelto di non considerare chiusa quella partita.

Ha costruito un nuovo tavolo, ha riunito intorno a sé economisti, imprenditori e protagonisti della tecnologia e ha portato il confronto nella cornice riservata di Baden-Baden.

Il passaggio successivo sarà capire quali idee usciranno da quel tavolo e, soprattutto, se riusciranno a entrare nel processo decisionale europeo.

2 Ottobre 2026 ( modificato il 29 Settembre 2026 | 22:13 )
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