9:49 pm, 28 Settembre 26 calendario

Garlasco, chiuse le indagini su Sempio: tutti i nuovi elementi

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Garlasco, Andrea Sempio, Chiara Poggi, Alberto Stasi, impronta 33 e Dna sulla bicicletta: dopo 18 mesi di nuova inchiesta, la Procura di Pavia ha chiuso per la seconda volta le indagini sull’omicidio del 2007. Il quadro accusatorio resta invariato e il prossimo passaggio potrebbe essere la richiesta di processo per omicidio aggravato dalla crudeltà e dall’odio verso la vittima. Nel frattempo, nuove analisi sulla scarpa, sull’impronta 33 e sui reperti genetici riaprono interrogativi anche sulla condanna definitiva di Stasi.

Garlasco, la Procura chiude di nuovo le indagini su Sempio

Diciannove anni dopo la morte di Chiara Poggi, il caso Garlasco entra in una nuova fase giudiziaria.

La Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio il secondo avviso di conclusione delle indagini preliminari, depositando anche gli ultimi accertamenti disposti dopo la prima chiusura dell’inchiesta. L’ipotesi di reato resta quella già contestata: omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dall’odio verso la vittima.

Il passaggio non equivale ancora a una richiesta di rinvio a giudizio. Sempio avrà ora la possibilità di esaminare gli atti, presentare memorie e chiedere di essere interrogato. Solo successivamente la Procura assumerà le proprie determinazioni sull’eventuale esercizio dell’azione penale.

Il dato politico-giudiziario della giornata, però, è chiaro: l’accusa non ha abbandonato la pista Sempio. Al contrario, dopo ulteriori consulenze tecniche, ha scelto di depositare un fascicolo che contiene nuovi elementi destinati a essere valutati nelle successive fasi processuali.

La scarpa Frau e l’impronta 33: cosa dicono le nuove analisi

Uno dei passaggi più importanti riguarda la traccia di una scarpa rinvenuta nella villetta di via Pascoli.

Si tratta della celebre impronta con disegno a pallini, associata a una scarpa modello Frau numero 42. La Procura ha fatto eseguire ulteriori verifiche sulla compatibilità tra quella calzatura e il piede di Sempio.

Il risultato non è un’identificazione dell’indagato.

Gli accertamenti, infatti, non hanno evidenziato un’incompatibilità fisica tra il piede di Sempio e la traccia di scarpa. Una successiva valutazione sulle dimensioni di una Frau 42 ha inoltre rilevato una compatibilità con le misure del suo piede.

È una distinzione importante. Dire che una misura è compatibile significa che non esclude quella persona; non significa automaticamente che quella persona abbia indossato la scarpa o che sia stata sulla scena del delitto.

La nuova consulenza assume quindi valore nel quadro complessivo dell’accusa, ma dovrà essere valutata insieme agli altri elementi e, soprattutto, nel contraddittorio delle parti.

L’impronta 33 poteva essere insanguinata?

Ancora più delicato è il capitolo relativo alla cosiddetta impronta 33, rinvenuta sulla parete della scala che conduce alla cantina.

Gli investigatori hanno commissionato nuove sperimentazioni per verificare un punto rimasto controverso: la possibilità che quella traccia fosse stata lasciata da una mano contaminata dal sangue.

Gli esperimenti condotti su differenti tipologie di supporto murario hanno evidenziato un problema tecnico significativo. La presenza di sangue può essere certa anche quando gli esami successivi sul materiale genetico producono risultati negativi, a causa delle caratteristiche dell’intonaco e del suo possibile effetto inibente.

Questo elemento viene utilizzato dalla Procura per sostenere la possibilità che l’impronta possa essere stata effettivamente contaminata da sangue anche senza che gli accertamenti originari riuscissero a dimostrarlo.

Anche in questo caso, però, bisogna distinguere la possibilità scientifica dalla certezza sulla dinamica dell’omicidio.

Il Dna sui pedali: il dettaglio che riapre il capitolo Stasi

Il passaggio potenzialmente più dirompente della nuova chiusura delle indagini riguarda la bicicletta di Alberto Stasi.

Nei nuovi atti sono state individuate due corse elettroforetiche datate 20 settembre 2007 relative al campione prelevato dai pedali della bicicletta Umberto Dei.

Il giorno precedente, il 19 settembre, un’analisi aveva attribuito a Chiara Poggi il profilo genetico individuato sul reperto. Quel risultato era stato utilizzato all’epoca nell’ambito dell’inchiesta.

Le nuove verifiche sui cosiddetti Raw Data, cioè i dati grezzi delle analisi, hanno però fatto emergere due successive corse elettroforetiche con esito negativo.

La Procura riferisce che quei risultati non erano presenti nel fascicolo del procedimento che riguardò Stasi.

Ed è qui che la vicenda assume una particolare rilevanza.

I consulenti incaricati dalla difesa di Stasi hanno sostenuto che quelle contro-analisi avrebbero potuto avere, già nel 2007, un’importanza tale da mettere in discussione l’interpretazione del reperto genetico utilizzato contro l’allora fidanzato di Chiara.

La Procura, dopo aver acquisito la documentazione, ha fatto verificare quei dati ai propri consulenti. Gli esperti hanno confermato l’esistenza delle due corse negative e hanno ritenuto che, all’epoca, sarebbe stato opportuno effettuare un ulteriore approfondimento.

È uno dei punti più delicati dell’intera nuova inchiesta, perché introduce una domanda che riguarda non soltanto Sempio ma anche il precedente processo a carico di Stasi.

Stasi, il Dna poteva cambiare il processo 19 anni fa?

La formulazione più corretta è quella contenuta negli atti: secondo i consulenti della difesa di Stasi, le analisi negative avrebbero potuto scagionarlo già nel 2007.

Non significa che oggi esista una decisione giudiziaria che abbia dichiarato errata la condanna definitiva.

Al contrario, la stessa Procura di Pavia ha precisato che non è stata presentata al procuratore generale una richiesta di revisione della sentenza di Alberto Stasi.

La questione, dunque, resta distinta.

Da una parte c’è il nuovo procedimento che riguarda Sempio. Dall’altra c’è la posizione di Stasi, condannato definitivamente per l’omicidio di Chiara Poggi.

Gli elementi emersi sui pedali potrebbero diventare rilevanti per eventuali iniziative della difesa di Stasi, ma dovranno essere valutati dagli organi giudiziari competenti secondo le procedure previste per mettere eventualmente in discussione una sentenza irrevocabile.

“Per Chiara un’ora di agonia?”: cosa dicono le nuove analisi

Tra gli aspetti più drammatici contenuti nella nuova documentazione c’è anche quello medico-legale.

La Procura ha affidato ulteriori accertamenti alla squadra di consulenti che ha esaminato le lesioni riportate da Chiara Poggi.

La causa della morte viene confermata nella lesione all’occipite. Le nuove analisi istopatologiche hanno però approfondito il cosiddetto intervallo di sopravvivenza.

Secondo le conclusioni riportate dalla Procura, le lesioni sarebbero state prodotte non immediatamente prima della morte, ma con un intervallo orientativamente compreso almeno fra 15 e 30 minuti, senza poter escludere una sopravvivenza complessiva più lunga, fino a circa 60 minuti.

Da qui nasce la domanda che torna a scuotere il caso: Chiara Poggi potrebbe essere rimasta in vita per un periodo vicino a un’ora dopo alcune delle lesioni?

La risposta, allo stato degli atti, deve essere formulata con prudenza.

Le nuove analisi non stabiliscono che Chiara sia rimasta cosciente per un’ora né descrivono minuto per minuto ciò che accadde nella villetta. Indicano un intervallo temporale compatibile con la produzione delle lesioni e con una possibile sopravvivenza.

È una differenza sostanziale.

La ricostruzione della dinamica resta al centro

La nuova consulenza medico-legale si inserisce in un altro fronte dell’inchiesta: la ricostruzione della dinamica dell’aggressione.

La Procura ha fatto analizzare anche una consulenza della difesa di Sempio che proponeva una ricostruzione alternativa di alcune fasi dell’omicidio.

Gli investigatori hanno messo a confronto le diverse ipotesi, distinguendo gli elementi che possono essere sostenuti da riscontri materiali dalle ricostruzioni che non possono essere direttamente verificate.

È un passaggio importante perché, dopo quasi vent’anni, il procedimento non ruota soltanto attorno alla domanda “chi?”, ma anche alle domande “come?” e “quando?”.

La collocazione temporale delle lesioni, la posizione del corpo, le tracce ematiche, il percorso nell’abitazione e i reperti rinvenuti sulla scena sono tutti tasselli che dovranno essere letti insieme.

La consulenza psichiatrica su Sempio resta sospesa

Un altro accertamento disposto durante l’inchiesta non è invece arrivato a una conclusione.

Il consulente psichiatrico incaricato dalla Procura ha riferito di avere individuato elementi di interesse nella documentazione esaminata, ma ha ritenuto necessario un esame clinico diretto di Sempio per poter rispondere ai quesiti in maniera metodologicamente adeguata.

Sempio si è rifiutato di sottoporsi alla visita.

La conseguenza è che gli accertamenti sulla sua capacità sono, allo stato, sospesi.

Anche questo elemento va letto senza forzature: il rifiuto di sottoporsi a una visita non costituisce di per sé una prova della responsabilità per l’omicidio.

Nessun commento dalla famiglia Poggi

Sul nuovo deposito degli atti, almeno nelle prime ore successive alla comunicazione della Procura, non è arrivata una presa di posizione pubblica della famiglia Poggi.

La vicenda coinvolge direttamente anche i familiari di Chiara, che da quasi vent’anni attendono una ricostruzione definitiva dell’omicidio.

Il silenzio della famiglia arriva in una giornata nella quale il fascicolo si è ulteriormente ampliato e nella quale sono emersi elementi destinati ad alimentare il confronto tra le parti.

Sarà ora la difesa di Sempio a esaminare il materiale depositato e a decidere come reagire alle conclusioni dei consulenti della Procura.

Cosa succede adesso a Sempio

La chiusura delle indagini non significa che Sempio sia stato rinviato a giudizio.

Il 415 bis apre una fase nella quale la difesa può prendere visione degli atti, depositare memorie, produrre documentazione e chiedere ulteriori approfondimenti o un interrogatorio.

Terminati i passaggi previsti dalla procedura, la Procura dovrà decidere se chiedere il processo.

Se arriverà la richiesta di rinvio a giudizio, sarà poi il giudice a valutare se esistano i presupposti per mandare Sempio davanti a un tribunale.

La prospettiva del processo, dunque, è concreta ma non ancora una decisione giudiziaria sulla sua colpevolezza.

Un fascicolo che riapre anche la domanda su Stasi

Il paradosso del nuovo capitolo di Garlasco è che l’inchiesta su Sempio porta con sé interrogativi sempre più importanti sul procedimento che aveva portato alla condanna di Alberto Stasi.

Il Dna sui pedali è il caso più evidente.

Se nel 2007 erano già disponibili dati analitici successivi che mostravano un risultato negativo, la domanda su come furono valutati quei dati e perché non entrarono nel processo diventa inevitabile.

Ma anche qui il passaggio successivo non può essere affidato alle sole dichiarazioni pubbliche.

Servirà un esame giudiziario della documentazione, della metodologia utilizzata all’epoca, del valore delle analisi e della loro eventuale incidenza sulla sentenza definitiva.

La Procura di Pavia, peraltro, ha esplicitamente chiarito di non avere presentato una richiesta di revisione della condanna di Stasi.

Garlasco, 19 anni dopo la domanda resta aperta

Il nuovo capitolo giudiziario del caso Garlasco si chiude, per ora, con una serie di elementi che aprono altre domande.

La scarpa Frau 42 è compatibile con il piede di Sempio, ma la compatibilità non identifica chi la indossava.

L’impronta 33 potrebbe essere stata contaminata dal sangue, secondo gli esperimenti condotti sul materiale murario, ma resta da stabilire quale significato abbia nella ricostruzione complessiva.

Il Dna sui pedali presenta due successive analisi negative, che secondo i consulenti della difesa avrebbero potuto avere un peso nel processo Stasi e che la Procura ritiene avrebbero meritato un approfondimento già all’epoca.

E poi c’è la ricostruzione medico-legale: Chiara potrebbe essere sopravvissuta alle lesioni per un intervallo compreso almeno fra 15 e 30 minuti, senza escludere una durata fino a circa un’ora.

Sono elementi diversi, con valori probatori diversi, che dovranno essere valutati nel loro insieme.

Dopo 18 mesi di nuova inchiesta, la Procura ha scelto di non chiudere il fascicolo con un’archiviazione, ma di procedere verso il possibile processo a carico di Sempio.

Ora la parola passa alla difesa e, successivamente, al giudice.

La vera svolta, quindi, non è ancora arrivata: arriverà quando i nuovi elementi saranno sottoposti al vaglio del processo e sarà possibile capire quale peso avranno davvero nella ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi.

28 Settembre 2026
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