Monkey Dust in Italia: cosa sappiamo sull’MDPHP e i rischi
🌐 Monkey Dust, MDPHP, droga sintetica e catinoni tornano al centro dell’attenzione dopo il caso di Torino. La sostanza, associata a paranoia, allucinazioni, agitazione e delirio, è comparsa nel racconto del festino culminato con la morte di un 39enne. Ma il fenomeno è più ampio: in Italia i dati mostrano una presenza crescente delle nuove sostanze psicoattive e, tra queste, l’MDPHP occupa una posizione particolarmente delicata.
Il caso di Torino riporta la Monkey Dust sotto i riflettori
La vicenda di Fabio Colapietro, 39 anni, ha riportato sulle cronache italiane il nome della cosiddetta Monkey Dust. Il corpo dell’uomo è stato trovato fatto a pezzi all’interno di un appartamento di via Tommaso Gulli, nel quartiere Borgo Vittoria, a Torino.
Il caso è ancora al centro delle indagini. Il 27 settembre il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per tre persone, pur non convalidando i fermi per l’assenza del pericolo di fuga. Un 26enne è accusato di omicidio; per le altre due persone coinvolte le contestazioni riguardano, a vario titolo, il favoreggiamento e la soppressione del cadavere.
Nella ricostruzione fornita agli investigatori e successivamente al gip, il giovane avrebbe raccontato di giorni trascorsi nell’appartamento assumendo diverse sostanze stupefacenti insieme all’alcol. Tra quelle indicate compaiono crack, LSD, funghi allucinogeni, cannabis e MDPHP.
È però fondamentale separare due piani. La presenza dell’MDPHP nel contesto della vicenda non dimostra che la sostanza abbia provocato l’omicidio. Le responsabilità individuali, la dinamica della morte e il ruolo delle diverse sostanze dovranno essere accertati dagli investigatori e dalla magistratura.
Questo punto è particolarmente importante perché il rischio, quando una droga finisce al centro di un caso di cronaca così estremo, è trasformare un’associazione temporale in un rapporto di causa ed effetto che gli elementi disponibili non consentono ancora di stabilire.
Che cos’è davvero la Monkey Dust
Il primo equivoco riguarda proprio il nome.
“Monkey Dust” non identifica necessariamente una singola molecola. Nel linguaggio di strada il termine può essere utilizzato per indicare sostanze differenti appartenenti alla categoria dei catinoni sintetici o molecole con caratteristiche simili. In questo contesto, l’MDPHP è una delle sostanze alle quali il nome viene associato.
L’MDPHP, acronimo di 3,4-metilendiossi-alfa-pirrolidinoesanofenone, è un potente stimolante sintetico appartenente alla famiglia dei catinoni sintetici.
Si tratta di una classe estremamente ampia di nuove sostanze psicoattive che agiscono sul sistema nervoso centrale. Alcune possono produrre effetti paragonabili, sotto determinati aspetti, a quelli di altri potenti stimolanti, ma la composizione chimica, la potenza e gli effetti possono variare considerevolmente da una molecola all’altra.
È proprio questa variabilità a rendere difficile parlare della Monkey Dust come se fosse una droga con caratteristiche sempre identiche.

MDPHP, perché può provocare paranoia e allucinazioni
Gli effetti dell’MDPHP sono stati documentati anche attraverso casi clinici di intossicazione. La letteratura medica descrive agitazione psicomotoria, delirium, alterazioni della percezione, allucinazioni, paranoia e tachicardia, insieme ad altri disturbi cardiovascolari e neurologici.
Una revisione delle intossicazioni da MDPHP registrate in Italia ha evidenziato un quadro particolarmente significativo: tra i sintomi psichiatrici sono comparsi frequentemente agitazione, comportamento paranoide, esperienze allucinatorie, aggressività, confusione e delirio. Sono stati inoltre osservati problemi come tachicardia, ipertensione, ipertermia, disturbi respiratori, convulsioni e rabdomiolisi.
Questo non significa che ogni persona che assume MDPHP sviluppi necessariamente questi sintomi. Significa, invece, che l’intossicazione può assumere forme molto gravi e imprevedibili, soprattutto quando la sostanza viene assunta insieme ad altre droghe.
Ed è proprio il policonsumo uno degli elementi più difficili da interpretare.
Il problema del policonsumo: quando le sostanze si sommano
Nel caso di Torino, secondo la ricostruzione emersa dagli interrogatori, non si sarebbe trattato dell’assunzione di una sola sostanza.
Crack, LSD, funghi allucinogeni, cannabis, MDPHP e alcol compaiono infatti nello stesso racconto.
Dal punto di vista tossicologico, questa circostanza è tutt’altro che secondaria.
Quando più sostanze vengono assunte contemporaneamente o nell’arco di poche ore, diventa molto più difficile attribuire un determinato comportamento o un determinato sintomo a una sola molecola. Gli effetti possono sovrapporsi e modificarsi reciprocamente, mentre quantità e concentrazioni effettivamente assunte possono essere sconosciute.
Anche per questo non è corretto definire l’MDPHP una “droga che rende violenti”. Gli studi riportano episodi di aggressività e, in alcuni casi, comportamenti violenti durante le intossicazioni, ma ciò non consente di stabilire un automatismo tra consumo della sostanza e commissione di un reato.
La differenza non è soltanto terminologica: riguarda la corretta interpretazione dei dati scientifici.
L’allarme italiano non nasce soltanto dal caso di Torino
Il caso piemontese ha avuto un forte impatto mediatico, ma l’attenzione delle autorità sulle nuove sostanze psicoattive è precedente.
I dati italiani mostrano infatti una crescita delle segnalazioni relative ai catinoni sintetici: il sistema nazionale di allerta ha registrato 52 identificazioni nel 2022 e 140 nel 2024. Nello stesso periodo sono state individuate complessivamente 29 diverse molecole appartenenti alla classe.

Il fenomeno non riguarda esclusivamente l’Italia. Secondo l’ultimo quadro europeo disponibile, i catinoni sintetici si sono consolidati in diversi mercati illegali come alternative a stimolanti più tradizionali. Nel 2024 sono stati rilevati nell’Unione europea 69 catinoni sintetici già conosciuti, mentre nel 2025 ne sono stati notificati altri quattro.
La difficoltà per le autorità è anche legata alla rapidità con cui cambiano le molecole presenti sul mercato.
Una sostanza può essere modificata chimicamente, venduta con un nome diverso o presentata come un’altra droga. Il risultato è un mercato nel quale l’etichetta non garantisce necessariamente il contenuto.
I numeri sull’MDPHP in Italia
Nel caso specifico dell’MDPHP, i dati italiani descrivono una presenza che merita attenzione.
Uno studio pubblicato sul Journal of Analytical Toxicology ha analizzato i sequestri e le intossicazioni registrati tra il 2021 e il 2024. In quel periodo sono stati sequestrati complessivamente oltre 6,2 chilogrammi di MDPHP in 48 episodi. Il quantitativo maggiore è stato registrato nel 2024, con circa 3,35 chilogrammi.
Sul fronte sanitario, il 2023 ha rappresentato un picco per le intossicazioni correlate all’MDPHP, considerando sia l’assunzione della sostanza da sola sia quella insieme ad altre droghe. Nel 2024 il numero è diminuito, ma sono comunque stati registrati nuovi casi, compreso un decesso associato all’MDPHP nel sistema analizzato.
Anche la Relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze aveva già evidenziato il peso dell’MDPHP tra le nuove sostanze psicoattive: dei 79 casi di intossicazione acuta da NPS segnalati al sistema nazionale, 51 erano correlati all’MDPHP, con un decesso segnalato.
I numeri non equivalgono a una misura diretta del consumo complessivo. Rappresentano soprattutto ciò che arriva all’attenzione dei sistemi di monitoraggio, attraverso sequestri, analisi tossicologiche e segnalazioni sanitarie.
Perché la “polvere di scimmia” è difficile da controllare
Uno dei problemi delle nuove droghe sintetiche è la velocità con cui il mercato può cambiare.
Il nome commerciale o di strada può rimanere uguale mentre la composizione cambia. Oppure una molecola può essere venduta come un’altra sostanza. L’agenzia europea sulle droghe ha segnalato proprio il fenomeno della vendita di catinoni diversi da quelli dichiarati, con il rischio di assunzioni involontarie.
A questo si aggiunge il fatto che per molte nuove molecole le conoscenze sugli effetti a lungo termine sono ancora incomplete. Le autorità sanitarie italiane sottolineano che, per diverse nuove sostanze psicoattive, non sono ancora disponibili dati sufficienti sugli effetti dell’assunzione ripetuta nell’uomo.
È una delle ragioni per cui l’allarme non riguarda soltanto la tossicità immediata, ma anche l’incertezza.
Il vero rischio: una droga potente dentro un mercato imprevedibile
La storia della Monkey Dust racconta quindi qualcosa di più complesso della semplice comparsa di una “nuova droga”.
Da una parte c’è una sostanza come l’MDPHP, per la quale sono documentati effetti cardiovascolari, neurologici e psichiatrici potenzialmente gravi. Dall’altra c’è un mercato clandestino nel quale le molecole cambiano rapidamente, le concentrazioni possono essere sconosciute e il policonsumo è frequente.
Il caso di Torino aggiunge una dimensione drammatica, ma proprio per questo richiede prudenza nell’interpretazione.
L’MDPHP è un elemento dell’inchiesta, non una spiegazione già dimostrata dell’omicidio. La dinamica della morte, il rapporto tra le persone presenti nell’appartamento e l’influenza concreta delle sostanze assunte restano questioni giudiziarie e investigative.
Il dato più solido, invece, è quello che emerge dall’insieme delle informazioni sanitarie e di monitoraggio: i catinoni sintetici non sono più un fenomeno marginale da osservare soltanto ai confini del mercato delle nuove droghe. La loro presenza viene intercettata con maggiore frequenza anche in Italia, mentre l’MDPHP rappresenta una delle molecole che più hanno attirato l’attenzione dei sistemi di allerta.
E dietro un nome destinato a diventare rapidamente virale come “polvere di scimmia” rimane una realtà molto meno folkloristica: una famiglia di sostanze potenti, spesso imprevedibili, inserite in un mercato nel quale sapere davvero cosa si sta assumendo può essere estremamente difficile.
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