È morto Sandro Mazzola, leggenda dell’Inter e del calcio azzurro
🌐 Sandro Mazzola è morto a 83 anni. La leggenda dell’Inter e della Nazionale italiana, simbolo della Grande Inter di Helenio Herrera, si è spenta nella notte tra venerdì 18 e sabato 19 settembre 2026 dopo una lunga malattia. Per 17 stagioni ha vestito esclusivamente la maglia nerazzurra, conquistando quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Con l’Italia fu campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970. I funerali sono stati fissati per lunedì 21 settembre alle 14.45 nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.
Sandro Mazzola, addio a un simbolo del calcio italiano
Ci sono calciatori che appartengono alla storia di una squadra e altri che finiscono per appartenere alla memoria collettiva di un intero Paese. Sandro Mazzola era entrambe le cose.
La sua morte, annunciata dall’Inter nella notte, chiude la vita di uno dei protagonisti più riconoscibili del calcio italiano del Novecento. Aveva 83 anni e da tempo combatteva contro una lunga malattia. La notizia ha attraversato rapidamente Milano, l’ambiente nerazzurro e il mondo del calcio, riportando alla memoria un’epoca nella quale l’Inter di Angelo Moratti e Helenio Herrera era diventata una potenza internazionale.
Mazzola non fu semplicemente un protagonista di quella squadra. Ne divenne uno dei volti più rappresentativi, con il suo modo elegante e verticale di giocare, la capacità di inserirsi, il rapporto speciale con il gol e quel baffo diventato parte integrante della sua immagine pubblica.
La sua carriera è stata interamente nerazzurra: 17 stagioni, 565 partite ufficiali e 158 gol, dal debutto nel 1961 fino al ritiro nel 1977.

La Grande Inter di Herrera e il ruolo di Mazzola
Per capire la grandezza di Mazzola bisogna tornare agli anni Sessanta. L’Inter di Helenio Herrera aveva costruito una delle squadre più forti e riconoscibili della storia del calcio europeo.
Accanto a campioni come Giacinto Facchetti, Armando Picchi, Luis Suárez, Jair e Mario Corso, Mazzola rappresentava una delle principali armi offensive della formazione nerazzurra.
Era un giocatore difficile da incasellare secondo le categorie dell’epoca. Poteva partire più avanti, arretrare, muoversi tra le linee e attaccare gli spazi. La velocità e il dribbling erano accompagnati da una straordinaria lucidità sotto porta, caratteristiche che gli permisero di diventare decisivo nelle partite più importanti. La FIGC lo descrive come uno dei simboli della Grande Inter, ricordandone proprio rapidità, capacità nell’uno contro uno e precisione realizzativa.
Il momento destinato a entrare per sempre nella storia arrivò nella finale di Coppa dei Campioni del 1964.
A Vienna l’Inter affrontò il Real Madrid di Alfredo Di Stéfano. Mazzola segnò due dei tre gol nerazzurri e contribuì in maniera determinante alla conquista della prima Coppa dei Campioni nella storia del club. Fu la consacrazione internazionale di un calciatore ancora giovane, diventato improvvisamente uno dei protagonisti del calcio europeo.
Quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Intercontinentali
Il palmarès racconta soltanto una parte della sua storia, ma aiuta a comprendere la dimensione del giocatore.
Con l’Inter Mazzola vinse quattro campionati italiani, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. La squadra di Herrera riuscì a imporsi sia in Italia sia sulla scena internazionale, trasformando San Siro in uno dei grandi teatri del calcio europeo.
Mazzola fu protagonista anche della seconda Coppa dei Campioni, conquistata nel 1965 contro il Benfica, e delle sfide intercontinentali che portarono l’Inter a confrontarsi con le migliori squadre del Sud America.
Nel 1966 arrivò anche la Prima Stella sulla maglia nerazzurra. Il gol contro la Lazio che contribuì alla conquista dello Scudetto è rimasto tra gli episodi più ricordati della sua carriera.

Dalla tragedia di Superga alla propria leggenda
La storia di Sandro Mazzola era però cominciata molto prima dei trionfi con l’Inter.
Era il figlio di Valentino Mazzola, capitano e simbolo del Grande Torino, morto nella tragedia di Superga del 4 maggio 1949. Sandro aveva appena sei anni.
Il peso di quel cognome lo accompagnò per tutta la vita. Crescere con il nome di Valentino Mazzola significava confrontarsi inevitabilmente con un’eredità sportiva enorme. Sandro, però, riuscì progressivamente a costruire una storia completamente propria.
Entrò nel settore giovanile dell’Inter e trasformò il calcio nel proprio percorso di vita. Il debutto in Serie A arrivò nel 1961, ancora giovanissimo, contro la Juventus. Segnò subito, in una partita che l’Inter perse 9-1 ma che sarebbe rimasta significativa nella sua biografia.
Quel gol fu quasi un anticipo di ciò che sarebbe successo negli anni successivi: Mazzola avrebbe continuato a segnare nei momenti importanti, costruendo una reputazione fondata non soltanto sulla tecnica ma anche sulla capacità di assumersi responsabilità.
Sandro Mazzola e la Nazionale italiana
La maglia azzurra fu l’altra grande dimensione della sua carriera.
Mazzola debuttò con l’Italia nel 1963 e totalizzò 70 presenze e 22 gol. Il capitolo più luminoso arrivò nel 1968, quando la Nazionale conquistò il Campionato Europeo giocato in casa.
Due anni più tardi arrivò il Mondiale del Messico.
La Coppa del Mondo del 1970 è rimasta una delle pagine più celebri della storia della Nazionale italiana. Mazzola fu coinvolto nella celebre alternanza con Gianni Rivera, in quella che sarebbe passata alla storia come la “staffetta” tra i due grandi numeri offensivi del calcio italiano.
L’Italia arrivò fino alla finale contro il Brasile di Pelé. Gli azzurri persero 4-1, ma Mazzola tornò dal Messico con la consapevolezza di aver partecipato a una delle campagne mondiali più memorabili della Nazionale.

Mazzola e Rivera, la rivalità che raccontò un’epoca
Se la storia dell’Inter si intrecciò indissolubilmente con quella di Mazzola, il calcio italiano degli anni Sessanta e Settanta trovò anche nella contrapposizione con Gianni Rivera una delle sue immagini più forti.
Da una parte il nerazzurro Mazzola, dall’altra il rossonero Rivera. Due grandi talenti, due club rivali, due interpretazioni differenti del calcio.
La rivalità sportiva non impedì ai due di sviluppare un rapporto personale fatto anche di rispetto e amicizia. La loro presenza nella stessa Nazionale alimentò discussioni tattiche e dibattiti che andarono ben oltre il campo.
La finale di Coppa Italia del 1977, ultimo atto della carriera di Mazzola, ebbe proprio l’Inter e il Milan di Rivera una di fronte all’altra. Fu un finale simbolico per una carriera costruita quasi interamente attraverso il derby di Milano.
Il ritiro nel 1977 e una seconda vita nel calcio
Mazzola lasciò il calcio giocato nel 1977, dopo aver trascorso tutta la carriera professionistica con l’Inter.
Ma il suo rapporto con il mondo nerazzurro non si interruppe.
Dopo il ritiro assunse diversi incarichi dirigenziali, tornando anche all’Inter. Nel tempo avrebbe avuto un ruolo nell’area sportiva e nelle operazioni di mercato, prima di lavorare anche con altri club.
Tra le intuizioni ricordate nella sua esperienza dirigenziale ci sono quelle legate a diversi grandi giocatori. Il nome più celebre resta quello di Ronaldo, il Fenomeno, arrivato all’Inter nel 1997. Mazzola continuò così a essere legato alla società anche lontano dal campo, mantenendo un rapporto diretto con generazioni diverse di calciatori e tifosi.
Negli anni successivi divenne anche una presenza conosciuta nel mondo della televisione e del commento sportivo, portando con sé la memoria diretta di un calcio ormai profondamente cambiato.
L’ultima immagine resta quella del tifoso nerazzurro
Una delle immagini più significative degli ultimi anni è quella di Mazzola tornato a San Siro da protagonista di una celebrazione, non più come calciatore ma come custode vivente della memoria dell’Inter.
Nel 2024 partecipò alle celebrazioni per la seconda stella nerazzurra, insieme ad altri protagonisti della squadra che aveva conquistato la prima. La sua presenza stabiliva un ponte tra due epoche distanti quasi sessant’anni.
È forse questo uno degli aspetti più interessanti della sua eredità: Mazzola non era rimasto prigioniero del passato. Continuava a seguire l’Inter, a parlare dei giocatori contemporanei e a vivere il rapporto con la società da tifoso oltre che da leggenda.

L’addio a una generazione irripetibile
La morte di Sandro Mazzola arriva in un calcio completamente diverso da quello nel quale aveva costruito la propria carriera.
È cambiato il modo di giocare, sono cambiate le tattiche, sono cambiate le dimensioni economiche dello sport e il rapporto tra giocatori, società e pubblico. Ma alcune figure rimangono legate a un’epoca in modo quasi indissolubile.
Mazzola è una di queste.
Il suo nome resterà associato alla Grande Inter, alle notti europee, alla maglia numero 10, ai gol contro le grandi squadre, alla Nazionale campione d’Europa e alla finale mondiale del 1970. Ma anche alla storia familiare iniziata con Valentino e alla capacità di trasformare un’eredità pesantissima in una carriera autonoma e riconoscibile.
La FIGC ha annunciato che nel fine settimana sarà osservato un minuto di raccoglimento in memoria di Mazzola in tutte le competizioni, mentre le bandiere della federazione sono state esposte a mezz’asta a Roma e a Coverciano.
I funerali di Sandro Mazzola a Milano
L’ultimo saluto si terrà lunedì 21 settembre alle 14.45 nella Basilica di Sant’Ambrogio, a Milano. Sarà lì che il calcio italiano potrà rendere omaggio a uno dei suoi protagonisti più importanti.
Per l’Inter sarà l’addio a un uomo che ha rappresentato una parte essenziale della propria identità. Per la Nazionale, quello a un campione che ha attraversato uno dei periodi più importanti della storia azzurra.
Per chi lo ha visto giocare, invece, resteranno soprattutto le immagini.
Il passo rapido, il pallone incollato al piede, gli inserimenti, i gol e quel volto inconfondibile con i baffi sotto la maglia nerazzurra.
Sandro Mazzola se ne va a 83 anni, ma la sua storia resta dentro quella dell’Inter e del calcio italiano. Non soltanto come il figlio di Valentino, non soltanto come il capitano della Grande Inter: soprattutto come Sandro Mazzola, il campione che riuscì a costruire la propria leggenda.
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