Giallo di Pietracatella, l’amica di Gianni Di Vita sentita per 4 ore
🌐 Giallo di Pietracatella, la professoressa amica di Gianni Di Vita è stata nuovamente ascoltata in Questura per quasi quattro ore. Gli investigatori tornano sulle sue precedenti dichiarazioni mentre l’inchiesta sulla morte per ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara entra in una fase sempre più delicata.
Il giallo di Pietracatella torna ad animare gli uffici della Squadra Mobile di Campobasso. Al centro degli ultimi accertamenti c’è ancora una volta Monia, la professoressa di matematica legata da una lunga amicizia a Gianni Di Vita, padre di Sara e marito di Antonella Di Ielsi, le due vittime dell’avvelenamento da ricina avvenuto lo scorso dicembre.
La donna è stata convocata nuovamente in Questura nella mattinata di domenica. È arrivata intorno alle 8 e ha lasciato gli uffici circa quattro ore più tardi. Un’audizione lunga, arrivata a distanza di circa un mese dalle precedenti deposizioni e dal confronto avuto con lo stesso Di Vita.
Un elemento, però, va chiarito subito: la professoressa è stata ascoltata come persona informata sui fatti e non risulta indagata. La sua nuova convocazione non equivale quindi a un’accusa, ma segnala l’interesse degli investigatori per alcuni aspetti della vicenda che devono ancora essere chiariti.
Perché la professoressa è stata riconvocata in Questura
La nuova audizione si inserisce in un più ampio lavoro di verifica delle testimonianze raccolte durante l’estate.
Gli investigatori stanno infatti tornando sulle dichiarazioni di diverse persone già ascoltate, mettendo a confronto racconti, circostanze e rapporti personali. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, alcune versioni fornite dai testimoni presenterebbero elementi non perfettamente coincidenti.
È questo uno dei motivi per cui la Squadra Mobile ha deciso di ripartire da alcune delle persone già ascoltate.
La professoressa non è dunque una figura comparsa soltanto adesso nel fascicolo. Era già stata ascoltata a Ferragosto e successivamente, il 20 agosto, era stata coinvolta in un confronto con Gianni Di Vita.
Quella fase aveva portato gli investigatori a concentrarsi anche sui rapporti personali che ruotavano intorno alla famiglia. Ora, a distanza di settimane, quelle dichiarazioni vengono nuovamente analizzate.

Il rapporto con Gianni Di Vita
L’amicizia tra la docente e Gianni Di Vita rappresenta uno degli elementi sui quali gli investigatori hanno chiesto chiarimenti nel corso delle precedenti audizioni.
Il rapporto sarebbe di lunga data e proprio la conoscenza approfondita dell’uomo e dell’ambiente familiare avrebbe reso la donna una possibile fonte di informazioni per ricostruire dinamiche, frequentazioni e circostanze precedenti alla tragedia.
Nelle indagini su un caso così complesso, infatti, anche le relazioni personali possono assumere un peso investigativo, soprattutto quando devono essere ricostruiti i rapporti tra le persone coinvolte e le eventuali tensioni esistenti prima dei decessi.
Non significa, però, che ogni relazione costituisca automaticamente un movente o un indizio di responsabilità.
Il nodo dei rapporti all’interno della famiglia
Uno degli aspetti sui quali gli investigatori stanno concentrando l’attenzione riguarda proprio la rete di rapporti che circondava la famiglia Di Vita.
La morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, quindicenne, ha inizialmente avuto i contorni di una possibile intossicazione alimentare. Solo successivamente gli accertamenti hanno portato all’individuazione della ricina, sostanza altamente tossica che ha trasformato il caso in una complessa indagine per duplice omicidio.
Da quel momento il lavoro investigativo si è allargato.
Sono state ascoltate numerose persone: familiari, conoscenti, persone appartenenti all’ambiente scolastico e lavorativo e soggetti che, per ragioni diverse, avevano avuto contatti con la famiglia.
La nuova tornata di audizioni dimostra che gli investigatori non stanno seguendo un’unica direzione, ma stanno cercando di verificare più ricostruzioni possibili, incrociando le informazioni raccolte.

Non solo la prof: nuovi interrogatori in arrivo
La docente non è stata l’unica persona ascoltata in questi giorni.
Nelle stesse ore gli investigatori hanno convocato anche alcuni familiari di Gianni Di Vita. Una cugina è stata ascoltata per diverse ore, mentre un’altra persona vicina alla famiglia era già stata sentita nei giorni precedenti.
Anche questo passaggio è significativo perché conferma il tentativo della Squadra Mobile di ricostruire nuovamente il contesto familiare e personale nel quale si è consumata la tragedia.
Le convocazioni potrebbero proseguire nei prossimi giorni.
L’obiettivo è verificare eventuali contraddizioni, chiarire passaggi rimasti poco definiti e soprattutto stabilire quali testimonianze siano compatibili tra loro.
In un’inchiesta che non ha ancora portato a un nome formalmente iscritto nel registro degli indagati come autore del duplice omicidio, questo lavoro preliminare assume un’importanza particolare.
La ricina resta il punto centrale dell’indagine
Sul fondo di ogni accertamento resta una domanda fondamentale: come è entrata in contatto con le vittime la ricina?
È questo il nodo investigativo che potrebbe consentire di comprendere la dinamica della tragedia.
Antonella e Sara morirono a poche ore di distanza l’una dall’altra dopo un rapido peggioramento delle loro condizioni. Anche Gianni Di Vita accusò un grave malore, mentre la figlia Alice è sopravvissuta.
La diversa evoluzione clinica dei componenti della famiglia rappresenta uno degli elementi che gli investigatori devono mettere in relazione con gli accertamenti tossicologici.
Nel frattempo proseguono le analisi sui reperti raccolti nell’abitazione di Pietracatella e sui generi alimentari sequestrati. Una parte degli esami viene effettuata in Germania, dove i laboratori specializzati stanno cercando elementi utili per stabilire l’eventuale presenza della tossina nei materiali sottoposti a verifica.
Il risultato di queste analisi potrebbe essere determinante per ricostruire il veicolo attraverso cui la ricina sarebbe stata assunta.
La pista del movente resta ancora da definire
Un altro capitolo delicatissimo riguarda il possibile movente.
Gli investigatori stanno approfondendo anche le relazioni personali e sentimentali che gravitavano intorno alla famiglia. È una delle piste investigative considerate, ma allo stato attuale non esiste una ricostruzione definitiva del movente.
Il rischio, in un caso che ha attirato una forte attenzione mediatica, è trasformare elementi ancora da verificare in certezze. La realtà investigativa è invece molto più prudente: testimonianze, relazioni personali, accertamenti scientifici e analisi dei reperti devono essere incrociati prima di poter arrivare a una conclusione.
Ed è proprio per questo che la professoressa è stata nuovamente ascoltata.

Le versioni da mettere a confronto
La nuova audizione appare quindi soprattutto come un tassello di un lavoro più ampio.
Gli investigatori stanno cercando di capire quali dichiarazioni siano pienamente sovrapponibili e quali, invece, presentino discrepanze. Ogni elemento viene confrontato con gli altri: tempi, incontri, telefonate, rapporti personali, spostamenti e circostanze relative ai giorni che hanno preceduto e seguito la tragedia.
Il fatto che la professoressa sia stata richiamata a distanza di poche settimane dalle precedenti deposizioni può indicare la necessità di chiarire alcuni passaggi emersi nel frattempo.
Non è possibile sapere, al momento, quali siano state esattamente le domande rivolte alla donna né quali elementi specifici siano stati contestati o sottoposti alla sua attenzione. Gli investigatori mantengono infatti il massimo riserbo sui contenuti delle audizioni.
Il giallo di Pietracatella entra in una fase delicata
Dopo mesi di accertamenti, il caso di Pietracatella sembra quindi attraversare una fase particolarmente intensa.
Da una parte ci sono le nuove deposizioni e il riesame delle testimonianze. Dall’altra proseguono gli accertamenti scientifici sui reperti e sugli alimenti sequestrati nell’abitazione della famiglia.
Sono due percorsi destinati a incontrarsi.
La ricostruzione testimoniale dovrà essere confrontata con quella scientifica. Se un determinato racconto troverà riscontro nei dati oggettivi, potrà acquistare maggiore consistenza; al contrario, eventuali contraddizioni potrebbero spingere gli investigatori a nuove verifiche.
Per ora, dunque, la professoressa resta una persona informata sui fatti, non una persona accusata.
Il dato più importante delle ultime ore è un altro: la Squadra Mobile continua a tornare sulle persone già ascoltate, segno che gli investigatori stanno cercando di chiudere le zone d’ombra rimaste aperte.
E mentre le analisi sulla ricina proseguono, il giallo resta ancora senza una risposta definitiva. Chi ha avvelenato Antonella e Sara? In quale momento è entrata in gioco la tossina? E soprattutto, quale movente si nasconde dietro una tragedia che ha sconvolto Pietracatella?
Sono le domande alle quali la Procura di Larino e gli investigatori dovranno dare risposta. La nuova audizione della professoressa potrebbe contribuire a chiarire un altro tassello, ma al momento nessuna svolta definitiva può essere considerata acquisita.
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