Garlasco, Stasi: «Giustizia per Chiara e per me»
🌐 Garlasco, Alberto Stasi torna a parlare dopo mesi di silenzio e guarda alla possibile revisione del processo per l’omicidio di Chiara Poggi: «Spero sia arrivato il momento di avere giustizia per Chiara e per me». Le nuove indagini riaccendono il caso a quasi vent’anni dal delitto.
Dopo mesi di silenzio, Alberto Stasi torna al centro della vicenda di Garlasco con poche parole, ma destinate a riaccendere un caso giudiziario che da quasi vent’anni continua a dividere opinione pubblica e mondo giudiziario.
Il 43enne, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, è stato intercettato dalle telecamere di Mattino 5 mentre usciva dal suo ufficio a Milano. Alla domanda sulla possibilità di una revisione del processo, Stasi ha scelto di non entrare nel merito delle nuove indagini.
«Non faccio dichiarazioni anche per rispetto dell’autorità giudiziaria», ha spiegato. Poi la frase che sintetizza il momento giudiziario che sta vivendo: «Spero sia arrivato il momento di avere giustizia per Chiara e per me».
È una dichiarazione misurata, ma arriva in una fase completamente diversa rispetto agli anni precedenti. La nuova inchiesta della Procura di Pavia ha riportato infatti sotto i riflettori elementi investigativi relativi al delitto e, soprattutto, la posizione di Andrea Sempio, già coinvolto in precedenti filoni investigativi e oggi nuovamente al centro dell’indagine.
La revisione della condanna di Stasi, però, non è automatica. E soprattutto non significa che la sua innocenza sia stata giudizialmente riconosciuta: la condanna resta definitiva fino a un eventuale diverso pronunciamento della magistratura.
Garlasco, perché oggi si parla di nuovo della condanna di Stasi
Per capire la portata delle novità bisogna tornare al punto di partenza.
Chiara Poggi fu uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta della famiglia a Garlasco, nel Pavese. Alberto Stasi, allora fidanzato della ragazza, divenne il principale indagato e sarebbe rimasto al centro del procedimento per tutti gli anni successivi.
Il percorso giudiziario è stato lungo e tutt’altro che lineare.
Stasi venne assolto in primo grado e successivamente anche in appello. La Cassazione annullò però la seconda assoluzione, disponendo un nuovo processo d’appello. Nel processo bis arrivò la condanna a 16 anni di reclusione, poi confermata definitivamente dalla Corte di Cassazione nel dicembre 2015.
Da allora Stasi è rimasto l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi.
Il punto centrale della vicenda attuale è che, quasi vent’anni dopo il delitto, gli inquirenti stanno nuovamente esaminando elementi che potrebbero avere conseguenze sulla ricostruzione giudiziaria del caso.

La possibile revisione: che cosa significa davvero
Nel dibattito pubblico la parola “revisione” rischia di essere utilizzata come sinonimo di assoluzione. Non è così.
La revisione del processo è uno strumento straordinario previsto dall’ordinamento per mettere in discussione una sentenza definitiva quando emergono determinate condizioni previste dalla legge.
Nel caso Stasi, la questione è particolarmente delicata perché esiste già una condanna passata in giudicato.
L’eventuale riapertura non significa quindi che il processo precedente venga semplicemente cancellato. Occorre che la richiesta superi i passaggi previsti dalla procedura e che gli elementi indicati dalla difesa abbiano il peso necessario per consentire un nuovo esame.
È proprio su questo terreno che si concentra oggi il lavoro della difesa di Stasi.
La Procura di Pavia, parallelamente, ha trasmesso gli atti alla Procura generale di Milano per le valutazioni relative alla possibile revisione della condanna.
Il nuovo capitolo dell’inchiesta e il ruolo di Andrea Sempio
Il nome che torna con maggiore frequenza nelle nuove indagini è quello di Andrea Sempio.
La Procura di Pavia ha portato avanti un nuovo filone investigativo nel quale Sempio è indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Nel maggio scorso gli inquirenti hanno chiuso le nuove indagini contestandogli l’omicidio, mentre la difesa ha respinto l’impostazione accusatoria.
È importante sottolineare un punto: essere indagati non significa essere colpevoli. L’eventuale responsabilità di Sempio dovrà essere stabilita esclusivamente attraverso il procedimento giudiziario.
Il suo coinvolgimento, tuttavia, ha avuto una conseguenza rilevante anche sul destino processuale di Stasi. Se le nuove acquisizioni dovessero dimostrare elementi incompatibili con la ricostruzione sulla quale si è fondata la condanna definitiva, potrebbero assumere un ruolo nella richiesta di revisione.
È questo il nodo che la magistratura dovrà valutare.
Il DNA e le tracce genetiche tornano al centro del caso
Uno dei terreni più delicati resta quello delle tracce genetiche.
Nel corso degli anni sono state analizzate tracce rinvenute anche sotto le unghie di Chiara Poggi. Il materiale genetico è stato oggetto di diverse interpretazioni e di nuove valutazioni tecniche, contribuendo a mantenere aperto il dibattito sulla presenza di una possibile terza persona sulla scena del delitto.
La questione è tutt’altro che semplice.
Una traccia biologica non equivale automaticamente alla prova dell’identità dell’autore di un omicidio. Occorre stabilire come sia stata depositata, quando, attraverso quale meccanismo e con quale grado di affidabilità possa essere interpretata.
È proprio per questo che gli aspetti genetici della vicenda sono diventati uno dei terreni più controversi del confronto tra accusa e difesa.
La nuova fase investigativa punta a rivalutare anche elementi già discussi in passato, alla luce delle tecniche e delle conoscenze disponibili oggi.
La frase di Stasi e il significato di «giustizia per Chiara»
La dichiarazione pronunciata davanti alle telecamere assume un peso particolare anche per la scelta delle parole.
Stasi non ha parlato di vendetta, né ha indicato direttamente un responsabile. Ha invece accostato la propria richiesta a quella di giustizia per Chiara.
Una formulazione che riflette il nodo fondamentale della sua posizione: se la condanna dovesse essere messa in discussione, non si tratterebbe soltanto di una questione personale.
La revisione avrebbe infatti conseguenze sulla ricostruzione giudiziaria dell’omicidio di Chiara Poggi e, quindi, sulla domanda rimasta sospesa per quasi vent’anni: chi ha ucciso Chiara Poggi?
È questo il motivo per cui il procedimento continua ad avere una rilevanza che va ben oltre la posizione di Stasi.

La Procura non ha ancora scritto la parola fine
Parallelamente alla prospettiva della revisione, anche la nuova inchiesta sul delitto rimane in movimento.
Secondo quanto riferito nelle ultime ore, il termine inizialmente previsto per la chiusura delle indagini potrebbe non rappresentare necessariamente la fine dell’attività investigativa. L’ex difensore di Sempio, Massimo Lovati, ha parlato della possibile richiesta di una proroga, spiegando che gli sviluppi sulla revisione di Stasi potrebbero avere un peso nella tempistica.
Anche in questo caso è necessario distinguere le dichiarazioni delle parti dagli atti ufficiali della magistratura.
Il quadro resta quindi aperto e non esiste ancora una decisione definitiva sulla revisione della condanna di Stasi.
Quasi vent’anni dopo, il caso Garlasco è ancora aperto
Il caso di Garlasco ha attraversato tre decenni diversi della cronaca italiana: quello delle prime indagini, quello dei processi e della condanna definitiva e, oggi, quello delle nuove tecnologie investigative e delle ulteriori verifiche scientifiche.
Il tempo trascorso rende ancora più complesso qualsiasi nuovo accertamento.
Le tracce possono essere degradate, gli elementi della scena del crimine possono essere stati alterati e le tecniche di analisi possono essere cambiate radicalmente. Allo stesso tempo, proprio l’evoluzione della tecnologia consente oggi di sottoporre alcuni reperti a esami che anni fa non erano disponibili o non avevano la stessa sensibilità.
È il paradosso di Garlasco: più tempo è passato, più è difficile ricostruire perfettamente ciò che accadde quel 13 agosto 2007; ma proprio il progresso scientifico offre nuovi strumenti per rileggere alcune delle tracce rimaste.
Cosa può succedere adesso
La prossima fase sarà determinante.
Da una parte c’è la possibile richiesta di revisione della condanna di Alberto Stasi. Dall’altra prosegue il procedimento investigativo che riguarda Sempio e gli elementi raccolti dalla Procura di Pavia.
Sono due percorsi distinti, anche se inevitabilmente collegati dal medesimo interrogativo investigativo.
Per Stasi, la revisione rappresenterebbe la possibilità di mettere nuovamente in discussione una condanna che continua a gravare sulla sua vicenda giudiziaria. Per la famiglia Poggi, invece, qualsiasi nuovo sviluppo dovrebbe contribuire soprattutto a chiarire definitivamente le responsabilità per la morte di Chiara.
La prudenza, in questa fase, è dunque indispensabile.
Non c’è ancora una nuova sentenza. Non c’è un’assoluzione di Stasi. E non c’è una condanna definitiva di Sempio. Ci sono nuove indagini, nuovi elementi da valutare e una procedura straordinaria che potrebbe riportare davanti ai giudici una vicenda che sembrava giudiziariamente conclusa.
Le parole pronunciate da Stasi a Mattino 5 segnano però un passaggio significativo: dopo anni di silenzio, l’uomo condannato per l’omicidio di Chiara Poggi dice pubblicamente di sperare che sia arrivato il momento di ottenere «giustizia per Chiara e per me».
Ora toccherà alla magistratura stabilire se le nuove acquisizioni siano sufficienti per trasformare quella speranza in un nuovo capitolo giudiziario.
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