Delitto di Garlasco, Biasibetti torna a Tromello
Il volto del delitto di Garlasco torna a riaffiorare in una piccola comunità della Lomellina, questa volta non per una nuova perquisizione o per un accertamento tecnico, ma per la presenza discreta di un uomo che apparteneva alla cerchia degli amici di Marco Poggi e Andrea Sempio.
Fra Alessandro Biasibetti è tornato a Tromello il 16 agosto 2026, partecipando a una celebrazione eucaristica insieme ad altri sacerdoti. Una presenza apparentemente ordinaria, legata oggi alla sua attività religiosa, ma diventata immediatamente significativa agli occhi di chi segue da anni l’inchiesta sulla morte di Chiara Poggi.
Biasibetti, infatti, è stato ascoltato nel marzo 2025 nell’ambito della nuova indagine della Procura di Pavia. La sua posizione, però, va definita con precisione: è stato sentito come testimone, o persona informata sui fatti, e non risulta indagato per l’omicidio. Il suo nome è entrato nel fascicolo soprattutto per la conoscenza diretta della comitiva di amici e per il racconto di dove si trovava il 13 agosto 2007, giorno in cui Chiara Poggi venne uccisa.
La sua ricomparsa in Lomellina assume dunque un significato soprattutto giornalistico e simbolico. Non rappresenta, di per sé, un nuovo elemento accusatorio nei suoi confronti.
Chi è Alessandro Biasibetti e perché il suo nome è tornato nel caso Garlasco
Alessandro Biasibetti, originario di Garlasco e nato nel 1988, apparteneva da ragazzo alla compagnia che frequentava Marco Poggi, fratello di Chiara, e Andrea Sempio.
Era una rete di amicizie che aveva nella villetta di via Pascoli uno dei propri luoghi di ritrovo. Nel corso della nuova inchiesta, gli investigatori hanno cercato di ricostruire proprio le frequentazioni, le abitudini e gli spostamenti delle persone che orbitavano attorno alla famiglia Poggi e a Sempio.
Biasibetti è stato quindi richiamato nell’indagine non perché sospettato dell’omicidio, ma perché poteva fornire informazioni sulla vita quotidiana di quel gruppo.
La sua testimonianza del 10 marzo 2025 è stata successivamente resa pubblica attraverso la stampa. In particolare, Biasibetti ha raccontato di essere stato in vacanza in Trentino insieme alla propria famiglia e alla famiglia Poggi, con Marco presente, proprio il giorno della morte di Chiara. Il suo racconto si inserisce così nella ricostruzione degli spostamenti del fratello della vittima nelle ore dell’omicidio.
È un elemento importante da distinguere dalle ipotesi investigative sull’omicidio: la testimonianza riguarda soprattutto la posizione di Marco Poggi e la cronologia di quella giornata, non una responsabilità penale di Biasibetti.
La testimonianza sul 13 agosto 2007
Il passaggio più noto della deposizione riguarda proprio la mattina del 13 agosto 2007.
Biasibetti ha riferito ai carabinieri che quel giorno si trovava in vacanza con la propria famiglia insieme a Marco Poggi e ai genitori del ragazzo. I due, accompagnati dai rispettivi padri, avevano intrapreso una lunga passeggiata in montagna.
La notizia della morte di Chiara sarebbe arrivata attraverso una telefonata ricevuta mentre il gruppo si trovava nei pressi di un rifugio. Secondo quanto riportato dal verbale e successivamente pubblicato dalla stampa, il padre di Biasibetti rispose al telefono e venne informato che Chiara era morta.
Il racconto prosegue con il rientro verso Garlasco e con l’intervento del soccorso alpino, che avrebbe accompagnato il gruppo fino al punto in cui erano presenti i carabinieri.
La testimonianza è tornata d’attualità nel 2026 perché la nuova inchiesta ha rimesso sotto esame numerosi elementi della prima ricostruzione del delitto. Ma anche in questo caso occorre mantenere una distinzione essenziale: un racconto testimoniale può contribuire a ricostruire una giornata senza determinare, da solo, la responsabilità di una persona per un omicidio.

Il rapporto con Andrea Sempio e la comitiva di Garlasco
Il motivo per cui Biasibetti interessa agli investigatori è anche la sua conoscenza diretta di Andrea Sempio.
All’epoca dell’omicidio, i due facevano parte della stessa più ampia rete di amicizie che comprendeva Marco Poggi, Mattia Capra e Roberto Freddi. Le frequentazioni della villetta di via Pascoli sono state oggetto di approfondimenti già nella prima indagine e sono tornate al centro dell’attenzione con la riapertura del caso.
Nel verbale del 2025, Biasibetti avrebbe descritto incontri frequenti tra i ragazzi, spesso legati ai videogiochi e alla frequentazione delle rispettive abitazioni. Ha spiegato che il gruppo si ritrovava soprattutto a casa di Marco e, in alcune occasioni, anche a casa sua. Ha inoltre riferito di essere stato personalmente a casa di Sempio, precisando però la natura amicale di quelle frequentazioni.
Questa parte della testimonianza assume valore perché aiuta a delineare il contesto sociale nel quale si muovevano i protagonisti della nuova inchiesta.
Non significa, però, che tutti i componenti della compagnia siano sospettati.
Al contrario, nel corso degli accertamenti è stato ribadito più volte che Biasibetti, Capra e Freddi non sono stati indagati per l’omicidio. I loro profili genetici furono acquisiti proprio nell’ambito delle comparazioni disposte durante l’incidente probatorio, insieme a quelli di altre persone che frequentavano abitualmente la villetta o erano collegate alla vicenda.
Il Dna di Biasibetti: perché venne acquisito
Il nome di Biasibetti è emerso anche nel capitolo scientifico della nuova indagine.
Nel 2025 la Procura ha disposto un ampio lavoro di comparazione genetica su numerosi soggetti, con l’obiettivo di verificare l’eventuale corrispondenza tra profili ricavati dai reperti e quelli di persone che avevano avuto rapporti con la vittima, con la sua famiglia o con l’ambiente della villetta.
Tra le persone chiamate a fornire un campione figurava anche Biasibetti.
La decisione, però, non equivaleva all’iscrizione nel registro degli indagati. Si trattava di un accertamento comparativo, inserito in un’attività investigativa molto più ampia.
La stessa impostazione riguardava altri amici della comitiva e diverse persone entrate, per ragioni differenti, nella ricostruzione degli investigatori. L’obiettivo era verificare l’origine di tracce genetiche considerate rilevanti e separare eventuali elementi realmente collegati al delitto da possibili tracce di frequentazione o contaminazione.
Questo punto è fondamentale per comprendere il ruolo di Biasibetti nel caso: il suo Dna è stato acquisito per una comparazione investigativa, non perché il religioso fosse accusato dell’omicidio.
L’ex fidanzamento con Angela Taccia e il legame con la difesa di Sempio
C’è poi un altro elemento che ha contribuito a riportare il suo nome sotto i riflettori.
Prima di intraprendere la vita religiosa, Biasibetti aveva avuto una relazione con Angela Taccia, oggi avvocata di Andrea Sempio. Il rapporto sentimentale appartiene al passato e precede l’attuale ruolo professionale della legale.
La circostanza, tuttavia, è diventata inevitabilmente oggetto di attenzione mediatica perché Taccia fa oggi parte del collegio difensivo di Sempio.
Anche qui, però, la cronaca deve evitare scorciatoie. Il precedente rapporto personale tra Biasibetti e Taccia non costituisce un elemento di responsabilità penale e non dimostra alcun collegamento illecito. È semplicemente uno dei legami personali che spiegano quanto ampia fosse la rete di conoscenze che circondava il gruppo di Garlasco.
La sovrapposizione tra vecchie amicizie, relazioni sentimentali e attuali ruoli professionali rende il caso particolarmente esposto alle interpretazioni, ma proprio per questo impone cautela.

Dal gruppo di Garlasco alla vita religiosa
La vicenda personale di Biasibetti ha preso una direzione completamente diversa rispetto a quella dei suoi anni giovanili.
Entrato nell’Ordine domenicano, è stato ordinato diacono il 7 dicembre 2024 nella basilica di San Domenico a Bologna. Prima della vita religiosa aveva svolto attività educativa nell’ambito della diocesi di Vigevano e nella propria realtà parrocchiale.
Oggi il suo percorso è legato alla pastorale universitaria a Roma.
La presenza a Tromello, quindi, non è stata quella di un investigatore, di un consulente o di una persona tornata sul luogo per ragioni legate all’inchiesta. Biasibetti era presente nell’ambito della propria attività religiosa, partecipando a una celebrazione.
La diocesi di Vigevano, secondo quanto riportato il 17 agosto, ha inoltre escluso che al religioso possano essere affidati incarichi pastorali in Lomellina. La sua partecipazione alla celebrazione non va dunque confusa con un ritorno stabile alla vita pastorale locale.
Perché la presenza a Tromello ha fatto discutere
Il contesto temporale ha inevitabilmente amplificato l’attenzione.
La presenza di Biasibetti in una chiesa della Lomellina arriva a pochi giorni dal diciannovesimo anniversario dell’omicidio di Chiara Poggi e mentre l’inchiesta continua a essere al centro dell’attenzione nazionale.
Il 13 agosto 2026 sono infatti trascorsi 19 anni dalla morte della 26enne. La vicenda, che sembrava giudiziariamente definita con la condanna definitiva di Alberto Stasi, è tornata negli ultimi anni a essere oggetto di una nuova e complessa attività investigativa.
Nel maggio 2026 la Procura di Pavia ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di Andrea Sempio, indicando nella nuova ricostruzione investigativa il 38enne come responsabile dell’omicidio. Sempio ha sempre respinto l’accusa.
Parallelamente, le nuove risultanze sono state messe in relazione con la posizione di Alberto Stasi e con la possibilità di una revisione della sentenza definitiva che lo ha condannato a 16 anni.
La Procura generale di Milano deve valutare gli atti trasmessi nell’ambito di questo percorso e l’eventuale richiesta di revisione resta un passaggio distinto rispetto alla posizione processuale di Sempio.
Garlasco, la nuova fase dell’inchiesta e il peso delle testimonianze
Il ritorno di Biasibetti a Tromello diventa quindi significativo soprattutto perché riporta l’attenzione su una delle caratteristiche della nuova indagine: la rilettura sistematica dei rapporti tra le persone che, nel 2007, gravitavano intorno alla famiglia Poggi e ad Andrea Sempio.
Gli investigatori hanno riesaminato testimonianze, reperti, impronte e profili genetici, ricostruendo attraverso tecniche più recenti alcuni aspetti della scena del crimine e della rete di frequentazioni.
Il lavoro investigativo ha prodotto anche interpretazioni differenti tra accusa e difese, soprattutto sul significato delle tracce genetiche e sulla loro possibile origine. Un esempio emblematico è il dibattito sul materiale genetico rinvenuto sotto le unghie di Chiara, la cui interpretazione è stata oggetto di differenti valutazioni scientifiche.
In questo scenario, le testimonianze delle persone che conoscevano direttamente il gruppo assumono un ruolo di contesto.
Biasibetti è una di queste persone.
Il suo racconto permette di collocare Marco Poggi lontano da Garlasco nel momento in cui venne scoperta la morte della sorella e descrive la normale quotidianità della compagnia di amici prima che il delitto cambiasse per sempre le loro vite.
Il punto fermo: Biasibetti non è indagato
Tra le molte informazioni che circolano sul caso Garlasco, una precisazione è indispensabile.
Alessandro Biasibetti non è indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. È stato ascoltato come testimone nell’ambito della nuova inchiesta e il suo profilo genetico è stato acquisito per le comparazioni investigative.
Il suo nome è tornato nelle cronache perché appartiene alla storia personale di alcuni protagonisti della vicenda e perché la sua testimonianza del 2025 è entrata nel quadro degli elementi raccolti dalla Procura.
Non esistono, sulla base delle informazioni disponibili, elementi per trasformare la sua presenza a Tromello in un nuovo capitolo accusatorio.
È invece un’occasione per osservare come il caso Garlasco continui a riaprire vecchie relazioni, vecchie testimonianze e vecchi luoghi della memoria.

Da Tromello alla memoria di Chiara Poggi
La chiesa di Tromello, in questa fase, diventa quasi uno sfondo involontario della vicenda.
Da una parte c’è il religioso che ha scelto una vita lontana dalla quotidianità della sua giovinezza. Dall’altra c’è un caso giudiziario che, dopo 19 anni, continua a interrogare magistrati, investigatori, avvocati e opinione pubblica.
Sono due piani diversi che si sono incrociati soltanto perché una persona già ascoltata dagli investigatori è tornata fisicamente nella terra dove era cresciuta.
Il vero punto della storia, dunque, non è la celebrazione religiosa in sé. È il fatto che il nome di Biasibetti ricordi quanto fosse stretta la rete di amicizie che circondava la famiglia Poggi e quanto quella rete sia stata nuovamente esaminata nel corso della nuova inchiesta.
Il 13 agosto 2007 resta il giorno attorno al quale ruota tutto.
La morte di Chiara Poggi ha prodotto una delle più lunghe vicende giudiziarie della cronaca italiana. La condanna definitiva di Alberto Stasi non ha impedito che, quasi due decenni dopo, nuove analisi e una nuova ipotesi investigativa riportassero il caso al centro dell’attenzione.
Il ritorno di Biasibetti a Tromello non cambia da solo il quadro giudiziario. Ma riporta alla luce una testimonianza, una vecchia comitiva e una serie di legami personali che continuano a essere studiati per comprendere cosa accadde davvero nella villetta di via Pascoli.
E mentre la battaglia giudiziaria prosegue sul terreno delle prove, delle perizie e delle eventuali responsabilità, resta un dato che nessuna nuova ricostruzione può modificare: Chiara Poggi fu uccisa il 13 agosto 2007 e, a 19 anni di distanza, la ricerca della verità giudiziaria continua a dividere interpretazioni e protagonisti.
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