11:59 am, 15 Ottobre 26 calendario

Caso Liliana Resinovich, il DNA sconosciuto e gli interrogativi

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Liliana Resinovich, Sebastiano Visintin, DNA sconosciuto e nuova perizia: gli accertamenti depositati a Trieste portano alla luce tracce genetiche maschili ancora senza identità e un dato sulle scarpe della vittima che alimenta nuovi interrogativi sulla ricostruzione della morte. Gli esami, secondo le prime informazioni disponibili, non hanno individuato nuovi elementi genetici o dattiloscopici che colleghino direttamente il marito alla morte della donna. La relazione dovrà essere discussa in udienza il 30 ottobre 2026. Il caso resta aperto e l’identità del cosiddetto «Ignoto X» è ancora da chiarire.

La nuova perizia sul caso Resinovich: emerge un profilo maschile sconosciuto

A quasi cinque anni dalla scomparsa di Liliana Resinovich, il fascicolo giudiziario torna al centro dell’attenzione per una serie di accertamenti tecnici destinati a essere esaminati nelle prossime settimane.

La donna, 63 anni, scomparve da Trieste il 14 dicembre 2021. Il suo corpo venne ritrovato il 5 gennaio successivo in un’area boschiva nei pressi dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni. Da allora, la vicenda è stata segnata da ricostruzioni differenti e da interrogativi che gli investigatori stanno ancora cercando di risolvere.

La relazione depositata il 10 ottobre 2026 dai periti incaricati dal giudice per le indagini preliminari comprende accertamenti genetici, dattiloscopici e merceologici su diversi reperti collegati al ritrovamento.

Il dato che attira maggiormente l’attenzione è la presenza di materiale genetico attribuibile a un uomo non ancora identificato. Le tracce sono state rilevate su reperti collegati alla vicenda e, secondo le informazioni diffuse il 13 ottobre, anche sui jeans della vittima e su uno dei sacchi neri utilizzati per avvolgere il corpo.Ma la presenza di DNA non equivale automaticamente alla prova di un coinvolgimento nel delitto. Per stabilire il significato di una traccia occorre chiarire a chi appartenga, come sia arrivata sul reperto e quando possa essere stata depositata.

È proprio questo il nodo che gli investigatori dovranno affrontare.

Sebastiano Visintin, cosa cambia con gli esami appena depositati

Il secondo elemento centrale della relazione riguarda la posizione di Sebastiano Visintin, marito di Liliana e persona attualmente indagata per omicidio.

Gli accertamenti resi noti finora non avrebbero individuato nuovi riscontri genetici o dattiloscopici capaci di collegarlo direttamente alla morte della moglie. È un risultato che potrebbe avere rilievo per la valutazione della sua posizione, ma che non può essere trasformato in una conclusione definitiva sull’intero caso.

Una perizia, infatti, risponde a quesiti tecnici circoscritti. Non stabilisce da sola tutte le circostanze di un decesso e non sostituisce la valutazione complessiva degli elementi raccolti nel corso delle indagini.

Il punto è particolarmente delicato perché alcuni reperti richiedono un’interpretazione legata alla vita quotidiana dei coniugi. Le fibre individuate sul giubbotto di Liliana, per esempio, sarebbero riconducibili a indumenti di Visintin. Tuttavia, i due vivevano insieme e i loro vestiti potevano entrare in contatto nell’ambiente domestico.

La presenza di una traccia non dimostra automaticamente quando sia stata depositata né in quale circostanza. Per questo motivo, il dato deve essere valutato insieme alle altre evidenze e non isolatamente.

La distinzione è essenziale anche sul piano giudiziario: Visintin resta indagato e la sua posizione dovrà essere valutata sulla base dell’insieme degli elementi disponibili, nel rispetto della presunzione d’innocenza.

L’«Ignoto X»: perché il DNA maschile non basta a identificare un responsabile

Il profilo genetico sconosciuto è uno degli aspetti che potrebbero richiedere ulteriori approfondimenti. Le analisi hanno rilevato materiale biologico maschile che, secondo le informazioni pubblicate, non corrisponderebbe al profilo di Visintin né a quelli di altri uomini già presi in considerazione nell’ambito degli accertamenti.

Per ora, però, non è stata resa nota un’identificazione certa dell’uomo al quale appartiene il DNA.

È importante anche distinguere i diversi reperti. Le informazioni diffuse il 13 ottobre parlano di tracce genetiche sui jeans della donna e su uno dei sacchi neri che avvolgevano il corpo. Altri resoconti degli accertamenti si concentrano sul cordino che teneva unite le chiavi di Liliana, sul quale sarebbero stati rilevati profili genetici complessi.

Questi risultati non devono essere confusi con quelli relativi al cordino trovato intorno al collo della vittima: secondo quanto riportato nella ricostruzione della perizia, su quest’ultimo sarebbe stato isolato il DNA della stessa Liliana.

La differenza conta, perché ogni oggetto ha una storia materiale diversa. Un reperto può essere stato toccato in molte occasioni, prima o dopo gli eventi che interessano l’indagine. Anche il trasferimento indiretto di materiale biologico è una possibilità che gli esperti devono valutare.

Per attribuire valore investigativo a un profilo sconosciuto bisogna quindi considerare almeno tre aspetti: la qualità della traccia, la possibilità di identificarne il proprietario e la compatibilità della sua presenza con una ricostruzione documentata dei fatti.

Senza queste verifiche, l’espressione «Ignoto X» indica una domanda ancora aperta, non l’esistenza dimostrata di un nuovo sospettato.

Le scarpe di Liliana e il terreno del boschetto: un altro punto da chiarire

Tra i risultati resi noti figura anche un dato relativo alle calzature della donna. Gli esperti non avrebbero rilevato sulle suole delle scarpe tracce del terreno corrispondente al luogo in cui venne ritrovato il corpo.

È un elemento che ha attirato l’attenzione perché riguarda la relazione tra gli oggetti indossati dalla vittima e il luogo del ritrovamento. Tuttavia, l’assenza di una determinata traccia non dimostra da sola che Liliana sia morta altrove.

Per arrivare a una conclusione del genere sarebbe necessario valutare le caratteristiche del terreno, le condizioni delle suole, le modalità di conservazione dei reperti e la possibilità che le tracce siano state rimosse o non si siano depositate in quantità rilevabile.

Il risultato, dunque, può contribuire alla ricostruzione degli spostamenti e delle circostanze del ritrovamento, ma non autorizza da solo a stabilire dove e quando sia avvenuta la morte.

La perizia avrebbe inoltre documentato un contatto diretto tra il giubbotto indossato da Visintin il giorno della scomparsa e il giubbotto e la borsa di Liliana. Anche in questo caso, la portata del risultato dipende dal contesto: un contatto tra indumenti può avere spiegazioni differenti e deve essere interpretato insieme agli altri dati.

Dal suicidio all’ipotesi di omicidio: perché il caso resta aperto

La vicenda Resinovich è stata segnata da una lunga controversia sulla ricostruzione della morte. Le prime indagini si erano concluse con l’archiviazione nell’ipotesi del suicidio. Successivamente, nuovi approfondimenti medico-legali hanno contribuito a riaprire il quadro investigativo e a portare l’attenzione sull’ipotesi di omicidio.

Gli accertamenti medico-legali e quelli svolti sui reperti materiali rispondono però a domande differenti. I primi cercano di chiarire le cause e le modalità del decesso; i secondi possono fornire informazioni sui contatti, sulle persone eventualmente entrate in relazione con gli oggetti e sulle circostanze in cui determinate tracce sono state depositate.

Il loro valore emerge soprattutto quando i risultati possono essere confrontati e verificati reciprocamente. Una singola traccia, anche se insolita, non basta a risolvere una vicenda tanto complessa.

Per questo la nuova perizia assume un significato importante senza rappresentare necessariamente una svolta conclusiva. Da una parte, non emergono nuovi riscontri diretti contro Visintin nei termini finora riportati; dall’altra, rimangono elementi da interpretare e un profilo genetico maschile ancora privo di identità.

La domanda decisiva non è soltanto chi abbia lasciato una traccia, ma se quella traccia sia collegata agli eventi che hanno portato alla morte di Liliana.

L’udienza del 30 ottobre può chiarire i punti ancora controversi

Il prossimo appuntamento importante è fissato per il 30 ottobre 2026, quando i risultati degli accertamenti saranno discussi in udienza. Sarà un passaggio utile per approfondire il significato delle tracce genetiche, confrontare le interpretazioni tecniche e valutare le eventuali osservazioni delle parti.

L’attenzione sarà concentrata soprattutto sull’identità del profilo maschile sconosciuto, sulla natura dei reperti sui quali è stato individuato e sulla possibilità di ricostruire le circostanze in cui il materiale biologico è stato depositato.

Resta da comprendere anche quale peso attribuire all’assenza di tracce del terreno del luogo del ritrovamento sulle suole delle scarpe. È un dato da approfondire, non una prova autonoma di una diversa scena del decesso.

Il caso, dunque, è ancora lontano da una risposta definitiva. La nuova relazione aggiunge informazioni importanti, ma non identifica un responsabile e non risolve tutte le contraddizioni emerse nel corso delle indagini.

L’«Ignoto X» è per ora un profilo genetico da identificare, non un colpevole. E l’assenza di nuovi riscontri diretti contro Visintin nella perizia non equivale né a una condanna né a un’assoluzione giudiziaria.

Per arrivare alla verità sulla morte di Liliana Resinovich serviranno riscontri verificabili, una ricostruzione coerente dei fatti e una valutazione complessiva delle prove. È su questo terreno, più che sulle ipotesi suggerite dalle singole tracce, che si giocheranno i prossimi sviluppi della vicenda.

 

15 Ottobre 2026
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