12:44 pm, 28 Settembre 26 calendario

Dal delitto di Torino a Pamela Mastropietro: droga e degrado

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Torino, Fabio Colapietro, droga, alcol, MDPHP e cronaca nera: il delitto avvenuto in un appartamento di via Tommaso Gulli riporta al centro dell’attenzione il rapporto, complesso e tutt’altro che automatico, tra consumo di sostanze, marginalità e violenza estrema. Nel racconto degli ultimi anni esistono altri casi nei quali droga e alcol sono comparsi nel contesto dei delitti, dal massacro di Luca Varani all’omicidio di Luca Sacchi, fino alle vicende di Pamela Mastropietro e Desirée Mariottini. Storie diverse, dinamiche diverse, responsabilità giudiziarie diverse. E proprio per questo il confronto aiuta a capire cosa può davvero significare parlare di “mix di droga e degrado”.

Torino, una festa di giorni prima della morte di Fabio Colapietro

La vicenda torinese è ancora in piena fase investigativa, ma nelle ultime ore è emerso un quadro sempre più dettagliato sulla sequenza che avrebbe preceduto la morte di Fabio Colapietro, 39 anni.

Il corpo dell’uomo è stato trovato nella notte tra il 24 e il 25 settembre in un appartamento di via Tommaso Gulli, nella periferia nord di Torino. Il cadavere era stato smembrato e occultato.

Davanti al giudice, il 26enne Christian Matheus De Oliveira Morando ha ammesso di avere provocato la morte dell’uomo, sostenendo tuttavia che si sarebbe trattato di un evento non intenzionale avvenuto durante una lite.

Secondo la ricostruzione fornita dalla difesa, il gruppo avrebbe trascorso diversi giorni nell’appartamento consumando crack, LSD, funghi allucinogeni, cannabis, MDPHP e superalcolici. La festa sarebbe iniziata il 20 settembre.

A un certo punto sarebbe nato un litigio dopo il sospetto che fossero spariti circa 50 euro. La discussione sarebbe degenerata in una colluttazione durante la quale Colapietro sarebbe morto.

Sono però ancora da chiarire diversi passaggi fondamentali, compresa l’esatta dinamica del decesso e il ruolo avuto dalle altre persone presenti nell’abitazione.

Dopo la morte, secondo quanto riferito dal difensore del 26enne, sarebbe stata presa la decisione di fare a pezzi il cadavere e tentare di disfarsene. Tre persone sono state sottoposte a misura cautelare, con contestazioni differenti.

È importante, dunque, non trasformare il contesto di consumo di sostanze in una spiegazione automatica dell’omicidio. Il nesso tra assunzione di droga e comportamento violento deve essere dimostrato caso per caso, anche perché nel policonsumo diventa particolarmente difficile attribuire un determinato effetto a una singola sostanza.

MDPHP e crack, perché il caso di Torino è diverso dai precedenti

La presenza dell’MDPHP aggiunge al caso un elemento particolarmente delicato.

La sostanza appartiene alla famiglia dei catinoni sintetici, un gruppo di nuove sostanze psicoattive che può produrre effetti stimolanti molto intensi. Le intossicazioni descritte nella letteratura scientifica comprendono agitazione, paranoia, allucinazioni, alterazioni dello stato di coscienza e, nei casi più gravi, complicazioni cardiovascolari e neurologiche.

Ma c’è una differenza fondamentale tra dire che una sostanza può provocare determinati effetti e affermare che quella sostanza abbia causato uno specifico omicidio.

Nel caso Colapietro questa seconda conclusione non è oggi dimostrata.

Il quadro è inoltre complicato dal consumo simultaneo di più sostanze. Crack, LSD, funghi allucinogeni, cannabis, MDPHP e alcol appartengono a categorie diverse e possono interagire in maniera difficile da prevedere.

Il caso di Torino diventa quindi anche un esempio estremo di una realtà che le autorità sanitarie osservano da tempo: il policonsumo rende più difficile sia riconoscere l’intossicazione sia stabilire quale sostanza abbia determinato un determinato comportamento o disturbo.

Luca Varani, il delitto durante il festino a Roma

Uno dei precedenti più impressionanti è quello di Luca Varani, il 23enne ucciso a Roma nel marzo 2016.

La morte avvenne all’interno di un appartamento del quartiere Collatino, durante un contesto nel quale erano state consumate droga e alcol. Manuel Foffo e Marco Prato furono coinvolti nell’inchiesta; Foffo venne condannato a 30 anni per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà.

Il caso è particolarmente significativo perché il consumo di sostanze comparve fin dall’inizio nella ricostruzione degli investigatori, ma il procedimento giudiziario non ridusse l’omicidio a una semplice conseguenza dell’assunzione di droga.

Anzi, la vicenda giudiziaria mise in evidenza un elemento essenziale: l’uso di sostanze e la responsabilità penale sono piani distinti.

Le perizie stabilirono che Foffo era capace di intendere e di volere al momento dei fatti. La sentenza d’appello confermò successivamente la condanna.

Il precedente di Varani mostra dunque quanto sia rischioso usare formule come “delitto causato dalla droga”. La droga può essere parte del contesto, può avere un ruolo nell’alterazione psicofisica, ma la responsabilità per un omicidio viene valutata sulla base della condotta concreta e degli elementi raccolti nel procedimento.

Pamela Mastropietro, una storia nella quale la droga è un elemento del caso

Ancora più complesso è il confronto con Pamela Mastropietro.

La 18enne romana venne uccisa a Macerata il 30 gennaio 2018. Il suo corpo fu smembrato e abbandonato in due trolley.

Per l’omicidio è stato condannato all’ergastolo Innocent Oseghale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio, mentre sul reato di violenza sessuale dispose un nuovo giudizio d’appello.

Nel processo la questione delle sostanze stupefacenti ebbe un peso importante nella ricostruzione dei fatti. La difesa sostenne, tra l’altro, una ricostruzione legata a una morte provocata dall’overdose, tesi che non coincise con l’esito giudiziario sull’omicidio.

È un passaggio importante perché dimostra come la presenza di droga nella storia di una vittima non definisca da sola la dinamica di un delitto.

Pamela era una giovane persona con una storia di dipendenza e fragilità. Ma il procedimento giudiziario ha accertato responsabilità penali specifiche per la sua morte.

Mettere sullo stesso piano il caso di Pamela e quello di Torino soltanto perché in entrambi compaiono droga e smembramento del cadavere sarebbe quindi fuorviante.

Le somiglianze possono aiutare a comprendere il fenomeno mediatico e criminale, ma le differenze sono altrettanto importanti.

Desirée Mariottini, droga e violenza in un altro caso simbolo

Un altro caso rimasto nella memoria collettiva è quello di Desirée Mariottini, la sedicenne trovata morta nell’ottobre 2018 in uno stabile abbandonato del quartiere San Lorenzo, a Roma.

Anche in questo procedimento la droga non fu semplicemente uno sfondo. Tra le contestazioni formulate nei confronti degli imputati comparvero cessione di droga e morte come conseguenza di altro reato, oltre a omicidio e violenza sessuale.

Nel 2024 la Cassazione ha reso definitive le ultime condanne relative alla vicenda.

Il caso è diverso da Torino per vittima, dinamica e responsabilità accertate, ma presenta un elemento comune: l’intreccio tra vulnerabilità, sostanze stupefacenti e ambienti caratterizzati da forte marginalità può diventare terreno per forme di violenza estremamente gravi.

Anche qui, però, la parola “degrado” rischia di essere troppo generica.

Dietro un luogo abbandonato o un consumo di droga possono esserci persone, rapporti di potere, dipendenze, sfruttamento e condotte criminali differenti. Raccontare tutto con un’unica etichetta significa perdere proprio gli elementi che permettono di capire cosa è realmente accaduto.

Luca Sacchi, quando la droga diventa il movente del conflitto

Il caso di Luca Sacchi presenta ancora un’altra dinamica.

Il personal trainer romano venne ucciso nel 2019 con un colpo di pistola. L’omicidio maturò nell’ambito di una compravendita di droga finita male, secondo quanto ricostruito dagli investigatori e successivamente accertato nei procedimenti.

Qui non siamo davanti a un omicidio maturato durante un festino prolungato o attribuito a uno stato di alterazione provocato dal consumo di sostanze.

La droga rappresentava piuttosto l’oggetto della trattativa attorno alla quale si sviluppò la rapina e il conflitto.

Nel 2024 la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 27 anni per Valerio Del Grosso, autore materiale dello sparo. Nel 2025 sono diventate definitive anche le condanne di altri imputati, mentre Anastasiya Kylemnyk è stata condannata definitivamente a tre anni per violazione della normativa sugli stupefacenti nell’ambito della vicenda.

Il confronto con Torino è utile proprio per questo: la droga può essere il contesto, il movente economico, la sostanza consumata durante un delitto oppure un elemento della vulnerabilità della vittima. Non esiste un solo modello.

Il punto comune non è la droga: è la combinazione di fattori

Guardando insieme queste storie, emerge una considerazione più articolata rispetto alla formula “droga e degrado”.

Nel caso Varani c’è un festino segnato da alcol e stupefacenti. Nel caso Sacchi la droga è al centro di una trattativa degenerata in rapina e omicidio. Nel caso Desirée il consumo e la cessione di sostanze si intrecciano con violenza e sfruttamento. Nel caso Pamela, la dipendenza compare nel quadro complessivo della vicenda, ma non spiega da sola l’omicidio.

A Torino, invece, gli investigatori stanno ricostruendo un possibile mix di sostanze, alcol, rapporti personali conflittuali e una permanenza prolungata nell’appartamento, culminato nella morte di Colapietro e nel successivo tentativo di occultarne il corpo.

Sono configurazioni completamente differenti.

Il vero elemento ricorrente sembra essere piuttosto la concentrazione di fattori di rischio: abuso di sostanze, vulnerabilità personali, marginalità sociale, conflitti, disponibilità di droghe, isolamento e assenza di interventi esterni possono sovrapporsi.

Quando accade, la situazione può diventare molto difficile da controllare.

Perché parlare di “delitto della droga” può essere fuorviante

Il linguaggio della cronaca tende naturalmente a cercare una chiave semplice per spiegare storie complesse.

“Era drogato”, “c’era un festino”, “erano sotto effetto di sostanze”: sono formule che attirano immediatamente l’attenzione e sembrano offrire una spiegazione.

Ma non ogni persona che assume droga diventa violenta e non ogni omicidio commesso in un contesto di consumo di sostanze è provocato farmacologicamente dalla droga.

Confondere questi livelli significa anche alimentare una rappresentazione distorta delle dipendenze.

La ricerca scientifica riconosce che alcune sostanze possono aumentare agitazione, impulsività, paranoia o alterazioni della percezione in determinate condizioni. Ma il comportamento criminale nasce dall’interazione di moltissimi fattori e non può essere dedotto semplicemente dalla presenza di una sostanza.

Per questo, nel caso di Torino, sarà fondamentale attendere gli accertamenti tossicologici, medico-legali e investigativi.

Torino, la domanda che resta aperta

La domanda centrale non è dunque se la droga abbia “trasformato” una persona in un assassino.

La domanda è che cosa sia realmente accaduto nell’appartamento di via Gulli, quali sostanze siano state assunte, in quali quantità, da chi, quale fosse lo stato delle persone coinvolte e soprattutto quale sia stata la sequenza precisa che ha portato alla morte di Fabio Colapietro.

Solo mettendo insieme questi elementi sarà possibile capire il peso effettivo delle sostanze nella vicenda.

Il confronto con i casi di Varani, Mastropietro, Mariottini e Sacchi non offre una risposta unica. Offre però una lezione precisa: la droga può entrare nella cronaca nera in modi molto diversi, ma non deve diventare una scorciatoia narrativa per spiegare la violenza.

A Torino l’indagine dovrà ora separare ciò che è già documentato da ciò che resta da verificare. E soprattutto dovrà distinguere il contesto dalla causa, il consumo dalla responsabilità e il racconto degli indagati dagli elementi che saranno effettivamente confermati nel procedimento.

È una distinzione meno spettacolare di quella suggerita dai titoli, ma è l’unica che permette di raccontare una storia così drammatica senza trasformare droga, dipendenza e marginalità in una spiegazione semplicistica dell’omicidio.

Gli aggiornamenti più recenti confermano che, al 27 settembre 2026, il quadro giudiziario di Torino è ancora in evoluzione: il 26enne ha ammesso la propria responsabilità per la morte, fornendo però una ricostruzione sulla dinamica che resta da verificare; per gli altri due indagati le contestazioni riguardano la fase successiva all’omicidio. (ANSA.it)

Per i precedenti richiamati, la Cassazione ha confermato l’ergastolo a Innocent Oseghale per l’omicidio di Pamela Mastropietro, mentre per Desirée Mariottini le ultime condanne sono diventate definitive nel 2024. Nel caso Luca Sacchi, la condanna a 27 anni per l’autore materiale dell’omicidio è definitiva e la vicenda giudiziaria ha confermato il collegamento del delitto a una compravendita di droga. (ANSA.it)

Il precedente di Luca Varani è invece particolarmente pertinente sul piano del contesto: l’omicidio avvenne durante un festino caratterizzato da sesso, alcol e droga, ma il procedimento giudiziario accertò una responsabilità per omicidio volontario, senza ridurre la vicenda alla semplice presenza di sostanze. (ANSA.it)

28 Settembre 2026 ( modificato il 27 Settembre 2026 | 22:51 )
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