Audiovisivo, il paradosso italiano: più ricavi, meno investimenti
Il mercato cresce, ma il motore della produzione rallenta
Un’industria può aumentare il proprio valore economico e contemporaneamente indebolire la capacità di produrre nuovi contenuti. È proprio questa la contraddizione che emerge dal rapporto presentato dall’Associazione Produttori Audiovisivi a Palazzo Barberini.
Nel 2025, il mercato nazionale ha raggiunto 16,8 miliardi di euro, crescendo del 3,1% rispetto all’anno precedente. Un risultato positivo, ma nettamente inferiore al +9% registrato nel 2024.
La crescita economica, dunque, prosegue ma perde velocità. E soprattutto non si traduce automaticamente in maggiori risorse destinate alla realizzazione di film e serie.
Per la prima volta dal 2018, gli investimenti nella produzione audiovisiva registrano una flessione: meno 7,4%, con una spesa complessiva scesa a circa 2 miliardi di euro.
Un dato che impone interrogativi sulla solidità del sistema industriale italiano e sulla sua capacità di competere con i grandi operatori internazionali.
Fiction italiana, 122 milioni in meno per le produzioni
A soffrire maggiormente sono i contenuti scripted, cioè le produzioni basate su sceneggiature: serie, fiction e opere narrative destinate alla televisione e alle piattaforme digitali.
La riduzione degli investimenti nel comparto raggiunge i 122 milioni di euro.
La fiction si ferma a circa 740 milioni, con una contrazione del 5,5%, in evidente contrasto con il ritmo medio di crescita degli anni precedenti.
Non significa che gli spettatori abbiano smesso di apprezzare le storie italiane. Significa che l’industria sta destinando meno risorse alla creazione dei contenuti proprio mentre aumenta la competizione per conquistare il pubblico.
Per i produttori indipendenti, soprattutto quelli di dimensioni ridotte, il problema è ancora più delicato: senza una programmazione finanziaria stabile, sviluppare nuovi progetti diventa progressivamente più rischioso.
Sostegni pubblici, l’incertezza che frena l’industria
Uno dei problemi individuati dal rapporto riguarda il sistema degli incentivi pubblici.
L’incertezza sulle risorse disponibili, sui requisiti di accesso e sui tempi delle procedure incide sulle decisioni di investimento delle imprese.
Quando un produttore non può prevedere con sufficiente sicurezza l’accesso agli strumenti di sostegno, diventa più complesso pianificare lavorazioni, contratti e finanziamenti.
Le imprese devono inoltre sostenere oneri aggiuntivi per coprire il fabbisogno finanziario durante le attese.
Il rischio è che l’incertezza amministrativa venga pagata soprattutto dalle società più piccole, meno attrezzate per affrontare ritardi e oscillazioni delle risorse.
Il risultato potrebbe essere una maggiore concentrazione della produzione nelle mani dei soggetti con disponibilità finanziarie più elevate.
La questione, quindi, non riguarda soltanto l’ammontare degli incentivi, ma anche la loro prevedibilità.
Streaming inarrestabile: il video online conquista il 43%
Mentre la produzione tradizionale affronta nuove difficoltà, il consumo audiovisivo continua a spostarsi verso le piattaforme digitali.
Il video online gratuito cresce del 15%, mentre quello a pagamento registra un incremento del 10,3%.
La trasformazione appare ancora più evidente osservando l’evoluzione delle quote di mercato.
Nel 2020 il comparto video online rappresentava il 21% del mercato; oggi raggiunge il 43%.
Una progressione che avvicina il momento in cui le piattaforme digitali potrebbero superare in valore la televisione lineare.
Le abitudini degli spettatori cambiano rapidamente: contenuti disponibili in qualsiasi momento, visione su smartphone, cataloghi internazionali e offerte personalizzate stanno modificando il rapporto con l’intrattenimento.
La televisione tradizionale conserva comunque un ruolo rilevante, soprattutto nei programmi in diretta e nell’intrattenimento generalista.
Sandokan, Mare Fuori e Il Mostro: il Made in Italy conquista il pubblico
Il successo delle produzioni italiane dimostra che l’interesse verso le storie nazionali resta elevato.
Secondo i dati APA, Sandokan e La preside superano i 4,6 milioni di spettatori medi sulla televisione lineare.
Nel consumo digitale, Mare Fuori raggiunge oltre 2,1 miliardi di minuti visualizzati, mentre Il paradiso delle signore arriva a 2 miliardi.
Sul mercato internazionale, Il Mostro registra 9,7 milioni di visualizzazioni globali nella prima settimana su Netflix.
Sono risultati che testimoniano la capacità delle produzioni italiane di incontrare pubblici diversi, anche oltre i confini nazionali.
Il problema è capire se questa capacità potrà essere mantenuta con una disponibilità più limitata di capitali.
La qualità delle storie italiane non può essere considerata una risorsa inesauribile, indipendente dagli investimenti necessari per svilupparla.
Microdrama, la rivoluzione delle serie da guardare sullo smartphone
Il rapporto APA dedica per la prima volta un approfondimento ai microdrama, una delle trasformazioni più sorprendenti dell’intrattenimento digitale.
Si tratta di produzioni seriali caratterizzate da episodi molto brevi, spesso realizzati in formato verticale e pensati per essere visualizzati sullo smartphone.
Il mercato globale del settore viene stimato in 14 miliardi, secondo i dati illustrati durante la presentazione.
Piattaforme come ReelShort, DramaBox, NetShort e DramaWave stanno guadagnando spazio anche in Italia, comparendo tra le applicazioni di intrattenimento più rilevanti per spesa degli utenti.
Il successo dei microdrama dimostra che la competizione audiovisiva non si gioca più soltanto tra cinema, televisione e streaming tradizionale, ma anche sullo schermo verticale del telefono.
Una prima sperimentazione produttiva italiana è Tutto in una notte, realizzata da Fascino PGT e articolata in 54 episodi distribuiti attraverso WittyTV e i social.
Intelligenza artificiale, il valore umano diventa la nuova sfida
A rendere ancora più complesso lo scenario è l’avanzata dell’intelligenza artificiale generativa.
Gli strumenti capaci di produrre immagini, video e contenuti sintetici a costi progressivamente più accessibili potrebbero modificare profondamente alcuni processi produttivi.
Chiara Sbarigia individua nell’autenticità della creazione umana una possibile leva competitiva.
Il concetto è quello del Made by Humans, un valore distintivo attribuito alle opere nelle quali autori, interpreti e professionisti continuano a svolgere una funzione centrale.
Ma la questione resta aperta: l’autenticità artistica potrà rappresentare un vantaggio competitivo soltanto se il pubblico sarà disposto a riconoscerne il valore.
Per l’industria si apre così una doppia sfida: utilizzare le innovazioni tecnologiche senza impoverire la creatività e proteggere le professionalità che rendono possibile la produzione di qualità.
Lazio capitale dell’audiovisivo: oltre il 40% degli occupati
La geografia del settore conferma una concentrazione particolarmente rilevante nel Lazio.
La regione ospita il 40,6% dell’occupazione nazionale del nucleo centrale della filiera audiovisiva, secondo le stime presentate.
Anche sul piano narrativo il Lazio mantiene un ruolo dominante: circa un titolo su cinque è ambientato nel territorio regionale.
Roma e le aree circostanti diventano protagoniste di produzioni come Un professore, I Cesaroni – Il ritorno e Call My Agent – Italia.
Questa centralità produce opportunità economiche e professionali, ma pone anche la questione di una distribuzione più equilibrata delle attività produttive sul territorio nazionale.
Più occupazione non significa automaticamente più stabilità
Il rapporto segnala 128.336 persone coinvolte nella filiera audiovisiva nel 2026, con una crescita del 3,3% rispetto al 2024.
È un risultato importante, ma da leggere senza semplificazioni.
Il dato fotografa il coinvolgimento occupazionale nel settore e non dimostra, da solo, un miglioramento della stabilità contrattuale o delle retribuzioni.
In un’industria caratterizzata da lavorazioni intermittenti, progetti temporanei e numerose professionalità esterne, la qualità dell’occupazione costituisce una variabile essenziale.
La crescita quantitativa del lavoro deve quindi essere accompagnata dalla capacità di garantire continuità produttiva e opportunità professionali.
Il futuro dell’audiovisivo italiano si decide sugli investimenti
L’ottavo Rapporto APA descrive un’industria che conserva vitalità economica, capacità creativa e appeal internazionale, ma deve affrontare squilibri crescenti.
Lo streaming conquista nuove quote di mercato, i microdrama introducono modelli di consumo alternativi e l’intelligenza artificiale modifica le prospettive della produzione.
Ma senza investimenti stabili, anche un mercato da quasi 17 miliardi rischia di vedere indebolita la propria capacità di generare contenuti originali.
È questa la contraddizione più evidente emersa a Palazzo Barberini: il pubblico continua a consumare audiovisivo, mentre il finanziamento della produzione mostra segnali di arretramento.
Il futuro non dipenderà soltanto da quanti contenuti gli italiani guarderanno, ma da quanti contenuti l’Italia sarà ancora capace di produrre, finanziare e portare nel mondo.
Le fotografie visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all’articolo, meramente indicative.
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