9:33 am, 18 Settembre 26 calendario

Violenza prima dei 16 anni, il dato Istat: quasi una donna su sei

Di: Redazione Metrotoday
🌐 Violenza sulle donne, violenza infantile e violenza sessuale emergono con forza dalla nuova indagine Istat: il 14,9% delle donne tra 16 e 75 anni dichiara di aver subito almeno una violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni. Il fenomeno riguarda soprattutto episodi commessi da persone conosciute dalla vittima, spesso all’interno della famiglia. Tra le donne italiane la quota arriva al 15,3%, pari a circa 3 milioni di persone.

Quasi una donna su sei porta con sé il ricordo di una violenza subita quando era ancora bambina o adolescente. È questo uno dei dati più significativi che emergono dalla nuova fotografia sulla violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta.

L’indagine Istat, condotta tra marzo 2025 e gennaio 2026, restituisce un quadro nel quale la dimensione più difficile da leggere non è soltanto quella numerica. È soprattutto la relazione tra vittima e autore a mostrare quanto il fenomeno possa svilupparsi lontano dall’immagine dello sconosciuto incontrato per strada.

Le violenze subite prima dei 16 anni sono infatti prevalentemente attribuite a persone conosciute dalla vittima. Familiari, genitori, parenti e altre figure presenti nella vita quotidiana assumono un peso rilevante nella statistica.

Quasi il 15% delle donne ha subito violenza prima dei 16 anni

Il dato complessivo è del 14,9% tra le donne di 16-75 anni. La percentuale comprende chi dichiara di avere subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima del compimento dei 16 anni.

La quota raggiunge il 15,3% tra le donne italiane, equivalenti a circa 3 milioni di persone, mentre scende all’11,4% tra le donne straniere, oltre 244 mila.

Dietro questa percentuale convivono esperienze molto differenti: dagli episodi di violenza fisica meno gravi fino alle forme più severe, passando per molestie e violenze sessuali.

Il dato complessivo, dunque, non identifica un’unica esperienza. Racconta piuttosto la diffusione di un fenomeno che può manifestarsi in forme diverse e in differenti contesti della vita familiare e sociale.

Violenza fisica e sessuale, le due dimensioni del fenomeno

La violenza fisica prima dei 16 anni riguarda circa il 9% delle donne. Tra le italiane la percentuale è del 9,2%, pari a circa 1 milione e 847 mila donne; tra le straniere raggiunge il 9,6%, oltre 206 mila.

Le forme più frequenti comprendono spinte, strattonamenti e schiaffi. Quelle più gravi, come essere colpite violentemente, prese a calci, percosse con oggetti, bruciate o ferite con un’arma, presentano invece percentuali inferiori.

La violenza sessuale prima dei 16 anni riguarda l’8,2% delle donne italiane, poco meno di 1 milione e 650 mila persone, e il 3,4% delle donne straniere, circa 72.700.

Nel confronto storico, considerando la fascia 16-70 anni per la quale è possibile comparare i dati, la quota di donne che dichiarano di avere subito violenza sessuale prima dei 16 anni è scesa dal 10,6% del 2014 al 7,8% nel 2025. Il dato indica una diminuzione, ma non ridimensiona la consistenza del fenomeno che emerge dalla nuova indagine.

Chi commette la violenza? Il dato che cambia la lettura del fenomeno

Uno degli elementi più importanti dell’indagine riguarda l’identità dell’autore.

Tra le donne italiane che hanno subito violenza fisica e/o sessuale prima dei 16 anni, il 13,5% indica almeno una persona conosciuta come autore dell’episodio. Tra le straniere la percentuale è dell’11,2%.

Il confronto con gli sconosciuti è particolarmente significativo: la quota è del 2,1% tra le italiane e dello 0,6% tra le straniere.

Il dato evidenzia quindi una caratteristica strutturale della violenza subita durante l’infanzia: nella maggior parte dei casi considerati dall’indagine, l’autore appartiene alla sfera delle conoscenze della vittima.

Questo significa che il rischio non si colloca necessariamente in uno spazio estraneo o lontano dalla quotidianità. Può invece intrecciarsi con relazioni familiari, scolastiche, amicali o con altre situazioni nelle quali il bambino o la bambina riconosce nell’adulto una persona conosciuta.

Il ruolo della famiglia nelle violenze subite da bambine e adolescenti

All’interno della categoria delle persone conosciute, la famiglia occupa una posizione particolarmente delicata.

I genitori sono indicati come autori dal 3,9% delle donne italiane e dal 4,3% delle donne straniere. In particolare, il padre o il patrigno sono indicati rispettivamente dal 2,7% delle italiane e dal 3,7% delle straniere.

La statistica segnala inoltre differenze tra italiane e straniere rispetto alle figure familiari coinvolte nelle violenze fisiche.

Nel caso delle italiane, il dato più elevato riguarda la violenza fisica esercitata dal padre nei confronti della figlia. Tra le straniere emerge invece una quota particolarmente elevata associata alle madri.

Sono numeri che richiedono cautela nell’interpretazione: le percentuali descrivono ciò che le donne intervistate hanno dichiarato e non possono essere utilizzate per ricostruire da sole l’intera dimensione sommersa del fenomeno.

La violenza sessuale durante l’infanzia resta in gran parte silenziosa

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il silenzio delle vittime.

Oltre il 58% delle donne che hanno subito violenza sessuale durante l’infanzia dichiara di non averne parlato con nessuno. La quota aiuta a comprendere perché le statistiche ufficiali basate sulle denunce non possano coincidere con la reale dimensione del fenomeno.

Il silenzio può essere legato a molte circostanze: età della vittima, paura, vergogna, dipendenza dall’adulto, difficoltà nel riconoscere ciò che sta accadendo o timore delle conseguenze sulla propria famiglia.

La questione diventa ancora più complessa quando la persona responsabile della violenza è conosciuta dalla vittima.

In questi casi il rapporto di fiducia può rendere più difficile raccontare l’accaduto e chiedere aiuto. È uno degli elementi che rendono particolarmente importante la capacità degli adulti di riconoscere segnali di disagio e situazioni di possibile vulnerabilità.

A che età avvengono più spesso gli episodi

La nuova rilevazione mostra inoltre una concentrazione degli episodi soprattutto nella fascia compresa tra 11 e 16 anni.

Per quanto riguarda le donne italiane vittime di violenza sessuale durante l’infanzia, l’8,2% colloca il primo episodio prima dei 6 anni.

Anche questo elemento contribuisce a delineare un fenomeno che non può essere ricondotto a un’unica fase dell’infanzia.

Le esperienze possono iniziare molto presto e proseguire negli anni successivi. La lettura dei dati deve quindi tenere insieme età, tipologia di violenza, relazione con l’autore e possibilità della vittima di parlarne.

I contatti indesiderati e le forme più gravi di violenza sessuale

Tra le forme di violenza sessuale rilevate dall’indagine ci sono anche i contatti indesiderati nelle aree intime del corpo.

Prima dei 16 anni, questa esperienza riguarda il 7,2% delle donne italiane e il 2,8% delle straniere. Le forme più gravi risultano meno frequenti e mostrano differenze più contenute tra le due popolazioni.

Il 2,1% delle italiane e l’1,8% delle straniere dichiara, ad esempio, di essere stata costretta a toccare le parti intime di un’altra persona.

Sono dati che permettono di comprendere perché parlare genericamente di “violenza sessuale” possa nascondere realtà molto differenti. L’indagine prende in considerazione diverse tipologie di comportamento, dalle molestie e dai contatti indesiderati fino alle forme più gravi di coercizione sessuale.

Il confronto con il 2014: un calo che non cancella il problema

Il confronto con la precedente indagine Istat offre un elemento ulteriore.

Nella fascia di età 16-70 anni, l’incidenza della violenza sessuale subita prima dei 16 anni passa dal 10,6% del 2014 al 7,8% del 2025.

Il dato segnala una diminuzione rispetto alla precedente rilevazione.

Ma una statistica non può essere letta soltanto attraverso la variazione percentuale. Il numero assoluto e la persistenza del fenomeno mostrano che la violenza subita durante l’infanzia continua a rappresentare una componente significativa dell’esperienza di molte donne.

Inoltre, il fatto che una quota così elevata di vittime non abbia raccontato a nessuno quanto accaduto evidenzia i limiti di qualsiasi fotografia costruita esclusivamente sulle denunce o sulle segnalazioni ufficiali.

La violenza nell’infanzia lascia una traccia anche nella vita adulta

Il valore dell’indagine sta anche nella possibilità di osservare il fenomeno lungo l’intero arco della vita.

L’Istat non si limita infatti a fotografare gli episodi avvenuti nell’infanzia, ma li inserisce nella più ampia analisi della violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta.

La nuova rilevazione conferma che la violenza può manifestarsi in momenti diversi della vita e attraverso autori differenti. Il fatto che l’esperienza infantile sia spesso legata a persone conosciute rende inoltre evidente l’importanza delle relazioni di fiducia e dei contesti nei quali crescono bambini e adolescenti.

La prevenzione, in questo quadro, non coincide soltanto con la repressione del reato dopo che è stato commesso. Comprende anche educazione, ascolto, riconoscimento dei segnali di rischio e possibilità concrete di chiedere aiuto.

Un dato statistico che racconta anche il sommerso

Il 14,9% complessivo e il 15,3% riferito alle donne italiane sono numeri destinati a far discutere, ma la loro lettura richiede attenzione.

L’indagine fotografa infatti le esperienze dichiarate dalle donne intervistate. Il sommerso rimane un elemento inevitabile quando si parla di violenza, soprattutto di quella subita durante l’infanzia.

Il dato sul 58% di vittime di violenza sessuale che non ne ha parlato con nessuno è, da questo punto di vista, uno degli indicatori più significativi.

Significa che dietro le percentuali esiste una parte della storia che può rimanere invisibile per anni o per tutta la vita.

Ed è proprio questa dimensione nascosta a rendere particolarmente importante la nuova fotografia statistica: non soltanto quantificare la violenza, ma mostrare dove avviene, chi la commette, a quale età inizia e quanto spesso resta senza parole.

Per chi subisce una situazione di violenza o teme che possa riguardare una persona vicina, il 1522, servizio pubblico antiviolenza e antistalking, è gratuito e attivo 24 ore su 2

18 Settembre 2026 ( modificato il 17 Settembre 2026 | 9:36 )
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