Venezia 83, una Mostra più politica e meno Hollywood
🌐 Mostra del Cinema di Venezia 2026, l’83ª edizione porta al Lido guerre, Gaza, Ucraina, crisi democratiche, migrazioni e libertà individuali. Hollywood arretra con le grandi major, ma il tappeto rosso resta ricchissimo di star: da George Clooney a Penélope Cruz, fino a Robert Pattinson e Javier Bardem. Dal 2 al 12 settembre il cinema internazionale si confronta con un mondo attraversato da conflitti e profonde trasformazioni.
Venezia apre le porte a una Mostra del Cinema diversa dal passato, almeno nella percezione che accompagna questa 83ª edizione. Meno legata alla presenza delle grandi produzioni hollywoodiane, più attraversata dall’attualità politica e sociale.
Dal 2 al 12 settembre 2026, il Lido torna a essere uno dei principali osservatori internazionali sul cinema contemporaneo. La selezione comprende le sezioni ufficiali Venezia 83, Orizzonti, Venice Spotlight, Venice Immersive, Biennale College Cinema e Venezia Classici.
Sono attesi circa 200 film e opere, in un’edizione nella quale guerra, Medio Oriente, Ucraina, autoritarismo, migrazioni, crisi delle democrazie e inquietudini delle nuove generazioni entrano con forza nelle storie raccontate sul grande schermo.
Non è una svolta costruita artificialmente dagli organizzatori. È, piuttosto, il riflesso di una cinematografia che sembra aver smesso di poter raccontare il presente senza fare i conti con le sue fratture.
Barbera: «È una Mostra molto politica»
Il direttore artistico Alberto Barbera, alla guida della Mostra per la diciannovesima volta, ha descritto questa edizione come probabilmente una delle più politiche degli ultimi anni.
Il punto centrale, secondo Barbera, è che il cinema contemporaneo funziona sempre più come una finestra sui problemi che entrano quotidianamente nelle cronache: guerre, Palestina, dittature, conflitti sociali, restrizione delle libertà e difficoltà dei giovani davanti a un futuro percepito come incerto.
È proprio quest’ultimo elemento a emergere come una delle chiavi della selezione. Il disagio delle nuove generazioni, la difficoltà di trovare una direzione e il rapporto con una società che appare sempre più complessa diventano temi trasversali.
La Mostra, insomma, non sembra voler offrire soltanto evasione.
Il cinema arriva al Lido con il peso del mondo reale.

Gaza e il cinema che entra nel conflitto
Uno dei temi più evidenti riguarda il conflitto israelo-palestinese.
La presenza di opere dedicate a Gaza si accompagna a un clima particolarmente sensibile anche fuori dalle sale. Tra i titoli che hanno attirato l’attenzione c’è “NAZA”, inserito nel programma in extremis e dedicato alla guerra a Gaza.
Il film si colloca in un’edizione nella quale la questione palestinese è destinata a essere uno dei principali argomenti di discussione dentro e fuori il festival.
Anche la composizione della giuria contribuisce a mantenere questo tema in primo piano. A presiedere il Concorso è Maggie Gyllenhaal, affiancata dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania, dal compositore Daniel Blumberg, dal docente Francesco Casetti, dal regista Xavier Giannoli, dalla regista afghana Shahrbanoo Sadat e dal regista hongkonghese Johnnie To.
Ben Hania arriva al Lido dopo il successo dello scorso anno con La voce di Hind Rajab, film che aveva portato sullo schermo la drammatica vicenda di una bambina palestinese durante la guerra a Gaza.
La sua presenza nella giuria conferisce dunque una particolare continuità a uno dei temi più discussi delle ultime edizioni.
Le proteste e la questione palestinese
Il dibattito politico non resterà confinato ai film.
Il movimento Venice4Palestine ha raccolto numerose adesioni nel mondo della cultura e dello spettacolo, chiedendo tra l’altro una presa di posizione più visibile sulla questione palestinese.
La presenza di centinaia di firme testimonia quanto il rapporto tra cinema, guerra e responsabilità degli artisti sia diventato centrale nel dibattito culturale.
Il tema è particolarmente delicato perché Venezia rimane contemporaneamente un festival cinematografico, un grande evento internazionale e uno spazio pubblico di confronto.
Ogni dichiarazione, ogni scelta di programma e ogni gesto sul red carpet può quindi assumere un significato che va ben oltre il film presentato.
Ucraina, autoritarismi e crisi delle democrazie
Gaza non è però l’unico conflitto a entrare nel programma.
L’edizione 2026 guarda anche alla guerra in Ucraina, alla Russia e al tema dell’informazione sotto pressione. Il festival porta così sullo schermo una serie di questioni che appartengono alla cronaca quotidiana ma che il cinema può affrontare attraverso prospettive personali, documentarie o narrative.
Tra i documentari più attesi c’è inoltre “My Undesirable Friends: Part II – Exile”, il nuovo lavoro di Julia Loktev dedicato al mondo del giornalismo russo in esilio. Il film si inserisce in una sezione documentaria particolarmente forte, nella quale il cinema osserva il potere, la propaganda e il rapporto tra informazione e libertà.
La dimensione politica emerge quindi non soltanto attraverso film esplicitamente dedicati alla guerra, ma anche attraverso storie che interrogano il funzionamento delle società contemporanee.

Hollywood arretra, ma le star restano
La seconda grande caratteristica dell’83ª Mostra riguarda il rapporto con Hollywood.
Le grandi major americane sono molto meno presenti rispetto ad alcune delle precedenti edizioni. Nel concorso principale, la presenza di produzioni sostenute direttamente dai grandi studios è particolarmente ridotta.
Il fenomeno non riguarda soltanto Venezia. È il risultato di una fase difficile per l’industria cinematografica statunitense, alle prese con costi di produzione sempre più elevati, cambiamenti nelle strategie distributive, crescita dello streaming e maggiore prudenza dei grandi studios.
Secondo Barbera, Hollywood sta producendo meno film e sta assumendo meno rischi, con conseguenze inevitabili anche sulla stagione dei festival internazionali.
La riduzione delle major, tuttavia, non significa affatto che Venezia abbia perso il suo potere di attrazione.
Anzi.
George Clooney apre il festival
Il volto simbolo di questa edizione sarà George Clooney, al quale verrà assegnato il Leone d’Oro alla carriera durante la cerimonia di apertura del 2 settembre.
A consegnargli il riconoscimento sarà Laura Dern. La Biennale ha ufficializzato l’appuntamento, confermando il ruolo centrale di Clooney nella serata inaugurale.
Per l’attore americano si tratta di un riconoscimento che celebra una carriera ormai strettamente legata alla storia recente della Mostra.
Clooney è stato protagonista del festival come attore, regista e produttore, trasformando negli anni Venezia in una delle principali vetrine della propria attività cinematografica.
La sua presenza dimostra perfettamente la contraddizione apparente di questa edizione: meno Hollywood come industria, ma ancora moltissima Hollywood come presenza umana e mediatica.
Le star non mancheranno
Sul red carpet sfileranno infatti numerosi nomi di primo piano.
Tra gli attesi ci sono Penélope Cruz, Javier Bardem, Robert Pattinson, Ellen Burstyn, oltre a una lunga lista di interpreti e registi internazionali.
Il Lido continuerà quindi a essere quello che il pubblico si aspetta: barche, fotografi, flash, abiti da sera, conferenze stampa e folle davanti al Palazzo del Cinema.
La differenza è che dietro quella scenografia glamour si troverà un programma molto meno interessato alla sola spettacolarità.
Il red carpet resta.
È cambiato, almeno in parte, ciò che accade dietro le quinte.

“Ink” apre la Mostra: il potere dei media al centro
A inaugurare ufficialmente il festival sarà “Ink” di Danny Boyle, con Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy.
Il film racconta una vicenda legata alla stampa britannica e all’ascesa di Rupert Murdoch, concentrandosi su un passaggio cruciale nella storia del potere mediatico.
La scelta è significativa.
Anche il film d’apertura, pur muovendosi nel territorio del cinema biografico e del dramma giornalistico, porta sullo schermo potere, informazione, influenza e costruzione dell’opinione pubblica.
Sono gli stessi temi che, con linguaggi differenti, attraversano molte delle opere della selezione 2026.
Il cinema guarda anche alla tecnologia
Un altro grande protagonista dell’edizione sarà la trasformazione tecnologica.
Tra i titoli più attesi figura “Musk”, il documentario di Alex Gibney dedicato a Elon Musk, costruito dopo anni di lavoro e destinato a interrogarsi sulla figura dell’imprenditore e sul suo enorme peso nella tecnologia, nella comunicazione e nella politica contemporanea.
È un altro segnale della trasformazione del cinema documentario.
La grande politica non viene più raccontata soltanto attraverso presidenti, guerre e partiti. Entra anche attraverso i miliardari della tecnologia, le piattaforme digitali, l’intelligenza artificiale e il potere esercitato dai nuovi centri economici e mediatici.
Venezia diventa così una lente attraverso cui osservare un mondo nel quale i confini tra politica, tecnologia e comunicazione sono sempre più difficili da separare.
Il futuro dei giovani come tema centrale
Tra guerre e crisi internazionali, la Mostra non dimentica la dimensione privata.
Uno dei fili conduttori indicati dallo stesso Barbera riguarda il rapporto tra giovani e futuro.
Il cinema contemporaneo racconta una generazione che si confronta con precarietà, ansia, solitudine e difficoltà nel costruire un progetto di vita.
La crisi della scuola, il rapporto tra genitori e figli, le trasformazioni della coppia e l’insicurezza economica diventano così altrettante facce dello stesso problema: la difficoltà di immaginare il domani.
È forse questa la dimensione più interessante della Mostra 2026.
La politica non è soltanto quella dei governi. È anche quella che entra nella vita quotidiana delle persone.
Una Mostra diversa, ma ancora centrale
Venezia resta comunque uno degli appuntamenti più importanti della stagione cinematografica internazionale.
La Mostra è infatti una tappa fondamentale nella corsa verso gli Oscar e, storicamente, uno dei festival capaci di anticipare titoli, interpretazioni e registi destinati a diventare protagonisti della stagione dei premi.
L’assenza o la riduzione delle grandi produzioni hollywoodiane non sembra quindi averne ridimensionato il ruolo.
Al contrario, il festival appare pronto a ridefinire il proprio equilibrio.
Meno dipendenza dalle major, più spazio al cinema internazionale e a opere capaci di confrontarsi con la realtà.
Eppure il glamour rimane: Clooney, Cruz, Bardem, Pattinson e le altre star continueranno a trasformare il Lido nella capitale mondiale del cinema per undici giorni.
La formula dell’83ª edizione sembra dunque essere proprio questa: un festival meno hollywoodiano, ma non meno spettacolare; più politico, ma ancora profondamente cinematografico.
Dal 2 al 12 settembre, Venezia proverà a raccontare il mondo attraverso il cinema. E quest’anno, più che mai, il mondo sembra essere già entrato nelle sale.
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