9:28 am, 2 Settembre 26 calendario

Schengen, Italia e Spagna prorogano i controlli: tensioni in Europa

Di: Thor Borewell

🌐 Schengen, Italia e Spagna prorogano per altri 15 giorni i controlli alle frontiere aeree e marittime: Roma mantiene le verifiche sui viaggiatori in arrivo dalla Spagna fino al 15 settembre, mentre Madrid estende quelle sui passeggeri provenienti dall’Italia fino al 21 settembre. Al centro della disputa resta la crisi migratoria di Ceuta.

La crisi migratoria di Ceuta continua a produrre conseguenze politiche anche dentro l’area Schengen. Italia e Spagna hanno deciso di prorogare reciprocamente i controlli alle frontiere, mantenendo in vita una misura eccezionale che era stata introdotta all’inizio di agosto dopo l’arrivo nell’enclave spagnola di migliaia di migranti provenienti dal Marocco.

Roma ha annunciato la proroga per altri quindici giorni dei controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna. La misura, inizialmente prevista fino al 31 agosto, resterà quindi in vigore fino al 15 settembre.

Madrid ha risposto con una decisione analoga. Il governo spagnolo ha stabilito di mantenere per altre due settimane i controlli sui passeggeri che arrivano dall’Italia via mare o via aerea. In questo caso la scadenza è fissata al 21 settembre.

È un nuovo capitolo di una vicenda che, in poche settimane, ha trasformato una crisi migratoria ai confini dell’Unione europea in un confronto diplomatico tra due Paesi membri.

Piantedosi: «La proroga era necessaria»

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha difeso la scelta del governo italiano, spiegando che la proroga deriva dalle valutazioni del Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere.

Secondo il ministro, gli elementi che avevano portato alla reintroduzione dei controlli il primo agosto non sono ancora completamente venuti meno. Allo stesso tempo, Roma ha scelto di limitare la proroga a soli quindici giorni, proprio considerando le iniziative avviate da Madrid insieme all’Unione europea per riportare progressivamente la situazione a una condizione di normalità.

Piantedosi ha sottolineato inoltre che la misura italiana non avrebbe prodotto, finora, un impatto particolarmente invasivo sulla libera circolazione dei cittadini europei.

Il governo italiano sostiene dunque di non voler mettere in discussione il principio di libera circolazione previsto da Schengen, ma di considerare necessario un controllo temporaneo e mirato legato a una situazione ritenuta ancora eccezionale.

Cosa succede ai viaggiatori

La questione è particolarmente delicata perché Italia e Spagna sono entrambe parte dell’area Schengen.

La sospensione non equivale quindi alla chiusura delle frontiere né al ritorno generalizzato dei controlli sistematici per tutti i cittadini europei. Le verifiche riguardano in particolare i viaggiatori provenienti dalla Spagna che arrivano in Italia attraverso porti e aeroporti, con controlli mirati soprattutto nei confronti dei cittadini non appartenenti all’Unione europea.

Anche la Spagna ha adottato una misura analoga nei confronti dei passeggeri provenienti dall’Italia, attraverso controlli alle frontiere marittime e aeree.

Per chi viaggia, dunque, la conseguenza principale è la possibilità di essere sottoposto a verifiche che normalmente, all’interno dell’area Schengen, non vengono effettuate alle frontiere interne.

La libera circolazione non è stata cancellata in modo generalizzato, ma il principio di assenza dei controlli alle frontiere interne subisce una deroga temporanea.

Ceuta, la crisi che ha fatto saltare gli equilibri

All’origine della decisione italiana c’è quanto accaduto a fine luglio a Ceuta, enclave spagnola situata sulla costa nordafricana e confinante con il Marocco.

Secondo le stime ufficiali riportate nelle ricostruzioni internazionali, circa 72mila persone attraversarono il confine verso Ceuta tra il 30 e il 31 luglio, in quello che è stato descritto come un afflusso migratorio senza precedenti per l’enclave.

L’episodio ha immediatamente acceso l’allarme in diversi Paesi europei.

Per Roma, il timore era che una parte delle persone arrivate nell’enclave potesse successivamente spostarsi verso altri Stati dell’area Schengen. È su questa base che il governo italiano aveva deciso il primo agosto di reintrodurre controlli mirati nei confronti dei viaggiatori provenienti dalla Spagna.

La scelta aveva provocato una reazione immediata da parte del governo di Pedro Sánchez, che aveva contestato la decisione italiana ricordando gli obblighi derivanti dai trattati europei e chiedendo solidarietà nella gestione delle crisi migratorie.

Madrid risponde a Roma

La Spagna aveva già introdotto, dall’8 agosto, controlli sui passeggeri provenienti dall’Italia.

La decisione era stata presentata come una risposta reciproca alla scelta italiana. Ora, dopo la proroga annunciata da Roma, Madrid ha deciso di mantenere a sua volta le verifiche per altri quindici giorni.

Il risultato è un meccanismo di reciprocità che prolunga la sospensione parziale della normalità Schengen tra i due Paesi.

La situazione appare particolarmente significativa perché non riguarda due Stati esterni all’Unione, ma due membri dell’area di libera circolazione.

Il rischio politico è quindi che un provvedimento nato come risposta temporanea a una crisi migratoria possa trasformarsi in un precedente destinato a pesare sui rapporti bilaterali.

La Spagna accusa Roma di scarsa solidarietà

Il governo Sánchez ha espresso in più occasioni il proprio disappunto per la scelta italiana.

Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha accusato Roma di aver mostrato una mancanza di solidarietà nei confronti della Spagna e di aver utilizzato la crisi di Ceuta anche come strumento di confronto politico.

Madrid sostiene, in sostanza, che una crisi verificatasi sul territorio spagnolo non dovrebbe trasformarsi in un problema di frontiera tra Stati membri dell’Unione.

Roma, invece, insiste sulla necessità di tutelare la sicurezza nazionale e di prevenire eventuali ripercussioni della crisi migratoria sugli altri Paesi europei.

È una differenza di impostazione che riflette due sensibilità diverse sulla gestione delle frontiere esterne dell’Ue.

Sánchez e il caso Ceuta

Anche il premier spagnolo Pedro Sánchez ha respinto le accuse secondo cui Madrid avrebbe gestito in modo irresponsabile la crisi.

Il capo del governo spagnolo ha attribuito parte della pressione migratoria a una campagna di disinformazione e ha respinto le ricostruzioni che individuavano nel Marocco il principale responsabile dell’accaduto.

Sánchez ha inoltre denunciato il ruolo di una presunta rete internazionale dell’estrema destra nella diffusione di contenuti falsi o manipolatori sulla crisi. Secondo il premier, anche attori stranieri avrebbero contribuito ad amplificare il fenomeno.

La vicenda ha così assunto rapidamente una dimensione che va ben oltre la gestione dei flussi migratori.

La dimensione europea della crisi

Il punto centrale resta però il funzionamento dello spazio Schengen.

L’accordo rappresenta uno dei pilastri dell’integrazione europea: milioni di cittadini possono attraversare le frontiere interne senza essere sottoposti normalmente a controlli.

Il sistema, tuttavia, consente agli Stati membri di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne in circostanze eccezionali, quando vengono invocate minacce gravi per l’ordine pubblico o la sicurezza interna.

È proprio questa possibilità che Italia e Spagna stanno utilizzando.

La questione politica diventa quindi capire quando una situazione di emergenza possa giustificare la sospensione temporanea e per quanto tempo tali misure possano essere mantenute senza compromettere lo spirito stesso della libera circolazione.

Roma guarda alla normalizzazione

Il governo italiano non ha escluso una soluzione della controversia.

La scelta di limitare la nuova proroga a quindici giorni viene presentata come un segnale di prudenza. Roma riconosce infatti gli sforzi compiuti dalla Spagna insieme alle istituzioni europee per stabilizzare la situazione a Ceuta.

Il Viminale ha fatto sapere che l’Italia resta disponibile alla collaborazione con Madrid e con l’Unione europea per favorire il superamento della crisi.

Il messaggio è dunque duplice: i controlli restano perché le condizioni che li avevano motivati non sono considerate ancora completamente superate, ma la porta al ritorno alla normalità resta aperta.

Una partita che riguarda tutta l’Europa

La crisi tra Roma e Madrid mette in evidenza una delle contraddizioni più difficili dell’Europa contemporanea.

Da una parte c’è la necessità di proteggere la libera circolazione interna, uno dei risultati più visibili dell’integrazione europea. Dall’altra c’è la pressione crescente sulle frontiere esterne dell’Unione, dove le crisi migratorie possono rapidamente assumere dimensioni politiche e di sicurezza.

Ceuta è diventata il simbolo di questa tensione.

L’afflusso eccezionale di migranti ha provocato una reazione a catena: preoccupazione negli altri Stati membri, controlli alle frontiere interne, proteste diplomatiche e ora una nuova proroga reciproca tra Italia e Spagna.

Il vero nodo non è quindi soltanto quanto dureranno i controlli tra Roma e Madrid. È se l’Europa riuscirà a gestire le proprie frontiere esterne senza trasformare ogni crisi migratoria in una nuova frattura all’interno dello spazio Schengen.

Per ora, la risposta è ancora sospesa. Italia e Spagna continueranno a controllare i rispettivi arrivi per altre due settimane, mentre Bruxelles e i governi coinvolti cercano una via per riportare la situazione alla normalità.

2 Settembre 2026
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