Ucraina, arrestato il capo legale di Zelensky: l’ombra del caso Forrest Gump
🌐 Corruzione in Ucraina, arrestato Viktor Dubovyk, capo della Direzione per le politiche legali dell’Ufficio di Zelensky: l’Alta Corte anticorruzione di Kiev ha disposto la custodia cautelare nell’inchiesta “Forrest Gump”, con una cauzione fissata a 7 milioni di grivne. Il caso porta ancora più vicino al vertice dello Stato una nuova indagine su presunte frodi immobiliari, riciclaggio e appropriazione illegale di aziende.
La nuova inchiesta sulla corruzione in Ucraina arriva direttamente dentro gli uffici che affiancano Volodymyr Zelensky. A Kiev è stato arrestato Viktor Dubovyk, responsabile della Direzione per le politiche legali dell’Ufficio del presidente ucraino, una struttura che fornisce consulenza giuridica ai vertici della presidenza e partecipa alla preparazione di provvedimenti e iniziative istituzionali.
La decisione è arrivata il 21 agosto, quando l’Alta Corte anticorruzione ucraina ha accolto la richiesta della Procura specializzata anticorruzione e disposto per Dubovyk la custodia cautelare. Il tribunale ha previsto anche una possibilità di scarcerazione dietro il versamento di una cauzione da 7 milioni di grivne, pari a circa 134 mila euro.
L’arresto non significa, naturalmente, che le accuse siano già state dimostrate. Dubovyk è sottoposto a una misura cautelare nell’ambito di un procedimento ancora in corso e sarà la magistratura a stabilire eventuali responsabilità.
Ma sul piano politico il significato della vicenda è molto più immediato.
Perché l’indagine “Forrest Gump” sta progressivamente avvicinandosi al cuore dell’apparato presidenziale e coinvolge figure che hanno occupato o occupano posizioni di grande rilievo nelle istituzioni ucraine.

Chi è Viktor Dubovyk e perché il suo arresto pesa
Dubovyk non è un funzionario marginale dell’amministrazione ucraina.
Prima di arrivare all’Ufficio del presidente, ha ricoperto un incarico particolarmente significativo presso il ministero della Giustizia, dove dal 2020 al 2024 ha diretto la struttura incaricata di contrastare il cosiddetto raiding.
Il termine indica, nel contesto ucraino, una forma di appropriazione illegale di aziende o immobili attraverso una combinazione di documenti falsificati, decisioni giudiziarie manipolate, alterazioni dei registri e pressioni sulle autorità competenti.
È proprio questa esperienza professionale a rendere particolarmente delicata la posizione dell’ex responsabile della struttura anti-raiding.
Secondo l’accusa, Dubovyk avrebbe fornito indicazioni all’organizzazione investigata sulle modalità di intervento presso la commissione del ministero della Giustizia che esamina le controversie relative alle registrazioni sospette.
Dal maggio 2024 Dubovyk dirige invece la Direzione per le politiche legali dell’Ufficio del presidente.
Il suo incarico lo ha portato quindi da una posizione tecnica all’interno del ministero della Giustizia a una delle strutture che supportano direttamente la presidenza.
Il 27 febbraio 2026, inoltre, Zelensky lo aveva inserito nel gruppo di lavoro incaricato di elaborare proposte per la partecipazione dell’Ucraina alle attività dell’OCSE contro la corruzione nelle transazioni internazionali.
È questo percorso a rendere l’arresto particolarmente imbarazzante per l’apparato presidenziale.
L’inchiesta Forrest Gump entra nel vivo
L’operazione Forrest Gump è stata resa pubblica dalle autorità anticorruzione ucraine il 19 agosto.
Il nome, decisamente insolito per un’indagine giudiziaria di questa portata, è stato scelto dagli investigatori per identificare un presunto sistema criminale che avrebbe coinvolto funzionari pubblici, parlamentari, uomini d’affari e dirigenti di una banca statale.
La vicenda non riguarda quindi un singolo episodio.
Gli investigatori stanno ricostruendo una struttura nella quale si intreccerebbero riciclaggio di denaro, manipolazione di procedure amministrative e operazioni immobiliari.
Uno dei filoni riguarda circa 150 milioni di grivne, equivalenti a circa 3,3 milioni di dollari, che secondo gli inquirenti sarebbero stati movimentati attraverso una serie di società e conti per rendere disponibile denaro destinato al pagamento di una cauzione.
Il denaro sarebbe stato trasferito anche attraverso Sense Bank, istituto di proprietà statale, coinvolgendo secondo l’accusa alcuni suoi dirigenti.
Ma è l’altro filone, quello legato al raiding, a coinvolgere direttamente Dubovyk.
Che cosa significa “raiding” in Ucraina
Il termine può sembrare astratto a chi osserva la vicenda dall’estero.
In realtà descrive un fenomeno che ha avuto un peso importante nella storia economica dell’Ucraina post-sovietica.
Il raiding consiste nell’ottenere il controllo di società, terreni o immobili attraverso procedure apparentemente legali ma costruite su documenti falsificati, registrazioni manipolate o decisioni giudiziarie ottenute in modo illecito.
Non è quindi necessariamente una rapina nel senso tradizionale.
È qualcosa di più sofisticato: la trasformazione di strumenti amministrativi e giudiziari in meccanismi per sottrarre legalmente, almeno in apparenza, un bene al suo proprietario.
Ed è proprio questo il terreno sul quale si sarebbe mossa, secondo l’accusa, l’organizzazione investigata.
Gli inquirenti ritengono che il gruppo abbia utilizzato accessi abusivi ai sistemi informatici del ministero della Giustizia e documentazione contraffatta per impossessarsi di società e immobili di valore.

Società per quasi 5 milioni e immobili nel centro di Kiev
Secondo la ricostruzione investigativa, nell’autunno del 2025 sarebbero state acquisite illegalmente due società con asset complessivi per circa 248 milioni di grivne, quasi 4,7 milioni di euro.
Una delle società avrebbe poi rappresentato il punto di accesso a un patrimonio immobiliare situato nel centro di Kiev dal valore stimato superiore a 500 milioni di grivne, circa 9,6 milioni di euro.
Nel maggio 2026, inoltre, l’organizzazione avrebbe tentato un’altra operazione su immobili per oltre 207 milioni di grivne, pari a circa 3,9 milioni di euro.
Sono cifre che aiutano a capire perché l’indagine abbia assunto rapidamente una dimensione nazionale.
Non si tratterebbe infatti di piccoli episodi di corruzione amministrativa, ma di un sistema nel quale il controllo degli apparati pubblici avrebbe potuto essere utilizzato per ottenere il controllo di patrimoni privati di grande valore.
I nomi che circondano Dubovyk
L’indagine coinvolge diverse figure.
Tra i nomi emersi c’è Iryna Mudra, fino a pochi giorni fa vice capo dell’Ufficio del presidente. Zelensky l’ha rimossa dall’incarico dopo l’esplosione dell’operazione anticorruzione.
Mudra ha negato di aver commesso illeciti e la sua posizione deve essere distinta da quella di Dubovyk: non tutti i soggetti citati nell’inchiesta sono sottoposti alla stessa misura o accusati degli stessi fatti.
Nella ricostruzione della Procura compaiono inoltre Vadym Stolar, parlamentare in carica ed ex esponente di una formazione politica filorussa successivamente bandita, l’ex deputato Maksym Mykytas, funzionari del ministero della Giustizia e dirigenti di Sense Bank.
Il quadro, dunque, è molto più ampio dell’arresto di un singolo consigliere giuridico.
Il legame con l’inchiesta Midas
La vicenda “Forrest Gump” si intreccia anche con un’altra importante indagine anticorruzione, denominata Midas.
Uno dei punti investigati riguarda infatti il denaro utilizzato per pagare la cauzione di Herman Galushchenko, ex ministro dell’Energia finito a sua volta sotto inchiesta.
Secondo gli investigatori, una somma di circa 150 milioni di grivne sarebbe stata raccolta e successivamente riciclata attraverso un complesso percorso finanziario.
L’obiettivo sarebbe stato mettere il denaro a disposizione di un membro dell’organizzazione già coinvolta nel procedimento precedente.
Il collegamento tra le due indagini è importante perché mostra come le autorità anticorruzione stiano cercando di ricostruire una rete di rapporti, anziché limitarsi a singoli episodi.

Per Zelensky è una nuova crisi politica
Il presidente ucraino non risulta ufficialmente indagato nell’ambito di questa vicenda.
È una distinzione fondamentale.
Ma sul piano politico, l’effetto dell’indagine è comunque pesante.
Negli ultimi giorni sono infatti aumentati i casi che coinvolgono persone appartenenti o precedentemente appartenute ai livelli più alti dell’amministrazione presidenziale.
La rimozione di Mudra e l’arresto di Dubovyk portano il problema direttamente all’interno dell’ufficio che sostiene il capo dello Stato.
La questione non è più soltanto giudiziaria: diventa una questione di credibilità istituzionale.
Zelensky ha costruito una parte importante della propria immagine internazionale sulla lotta alla corruzione e sulla costruzione di istituzioni più solide, soprattutto nel percorso di avvicinamento dell’Ucraina all’Unione europea.
Ogni nuova indagine che coinvolge funzionari di vertice rischia quindi di avere un effetto doppio: colpisce il governo sul piano interno e crea interrogativi tra i partner occidentali.
L’anticorruzione ucraina mostra di avere ancora i denti
C’è però un’altra lettura possibile.
L’arresto di Dubovyk dimostra anche che le istituzioni anticorruzione ucraine stanno continuando a operare, arrivando a colpire figure collocate molto vicino al potere.
NABU, l’Ufficio nazionale anticorruzione, e SAPO, la Procura specializzata anticorruzione, sono diventati negli anni due degli strumenti principali attraverso i quali l’Ucraina cerca di dimostrare ai partner occidentali di essere in grado di perseguire la corruzione anche ai livelli più elevati.
La loro autonomia è stata al centro di un intenso confronto politico.
Proprio per questo, il fatto che un alto funzionario dell’Ufficio presidenziale venga arrestato rappresenta anche un test per l’indipendenza effettiva del sistema anticorruzione.
Se l’inchiesta proseguirà senza interferenze, potrà essere letta come una prova della capacità delle istituzioni di controllare il potere.
Se invece emergeranno pressioni politiche o ostacoli, il danno alla credibilità internazionale potrebbe essere molto più grave.
La guerra rende tutto più delicato
La corruzione in Ucraina ha inoltre un peso particolare perché il Paese continua a essere impegnato nella guerra contro la Russia.
In tempo di pace, uno scandalo finanziario può produrre una crisi di governo o una perdita di consenso.
In tempo di guerra, il problema assume un’altra dimensione.
Ogni risorsa sottratta allo Stato, ogni istituzione percepita come vulnerabile e ogni sospetto di impunità possono diventare un problema di sicurezza nazionale.
È anche per questo che gli alleati occidentali osservano con estrema attenzione le vicende giudiziarie ucraine.
Kiev dipende infatti dal sostegno finanziario e militare internazionale, mentre il percorso verso l’integrazione europea richiede riforme profonde nel sistema giudiziario e nella lotta alla corruzione.
La credibilità delle istituzioni non è quindi un tema separato dalla guerra.
È parte della capacità dell’Ucraina di mantenere il sostegno politico ed economico dei propri partner.

Il nodo più delicato: il confine tra politica e magistratura
Il caso Dubovyk pone anche una questione più ampia.
Quando un’indagine coinvolge funzionari vicini al presidente, è inevitabile che ogni passaggio giudiziario venga interpretato anche politicamente.
Da una parte, gli oppositori di Zelensky possono sostenere che il numero crescente di inchieste dimostri l’esistenza di un problema strutturale nell’apparato di governo.
Dall’altra, il governo può sostenere che proprio l’attività degli organismi anticorruzione dimostri che nessuno è al di sopra della legge, nemmeno chi lavora ai vertici dello Stato.
La verità giudiziaria dovrà arrivare attraverso prove, interrogatori e decisioni dei tribunali.
Nel frattempo, la battaglia politica è già cominciata.
Cosa succede adesso a Viktor Dubovyk
La decisione dell’Alta Corte anticorruzione non rappresenta la fine dell’indagine.
Dubovyk può tornare in libertà versando la cauzione stabilita dal tribunale, pari a 7 milioni di grivne.
Nel frattempo, gli investigatori continueranno a ricostruire i rapporti tra i diversi soggetti coinvolti e il ruolo effettivamente svolto da ciascuno.
La questione centrale sarà stabilire se le indicazioni che Dubovyk avrebbe fornito nell’ambito delle procedure anti-raiding costituiscano effettivamente una partecipazione consapevole a un’organizzazione criminale oppure se la sua attività possa essere ricondotta a un ruolo professionale esercitato nell’ambito delle sue precedenti responsabilità istituzionali.
È una differenza enorme.
Il fatto di essere stato coinvolto in un’indagine non equivale a essere colpevole.
Ma la misura cautelare adottata dal tribunale indica che, allo stato degli atti, i magistrati hanno ritenuto sufficientemente rilevanti gli elementi raccolti per giustificare una restrizione della libertà personale.
L’Ucraina davanti a un nuovo banco di prova
L’arresto di Viktor Dubovyk arriva dunque in un momento particolarmente delicato per Zelensky.
La guerra continua, il confronto politico interno resta acceso e il governo deve contemporaneamente dimostrare ai cittadini e ai partner occidentali di poter mantenere un sistema istituzionale credibile anche sotto pressione.
L’inchiesta Forrest Gump potrebbe allargarsi ancora.
Gli investigatori hanno già indicato un numero significativo di persone e ricostruito presunti collegamenti tra politica, amministrazione, settore finanziario e patrimonio immobiliare.
Per ora, però, è necessario separare ciò che è stato accertato da ciò che viene contestato.
Il dato certo è che un alto funzionario dell’Ufficio presidenziale è stato arrestato e che la magistratura anticorruzione sta indagando su una presunta rete capace di muoversi dentro apparati pubblici e procedure amministrative.
Il dato politico è altrettanto evidente: la pressione sul cerchio di Zelensky aumenta.
E il vero banco di prova sarà capire se l’Ucraina riuscirà a dimostrare che, anche nel pieno della guerra, le istituzioni anticorruzione possono arrivare fino ai livelli più alti del potere senza essere fermate dalla politica.
Per Zelensky, questa potrebbe essere una delle partite istituzionali più delicate dell’anno. Non soltanto perché riguarda persone che hanno lavorato al suo fianco, ma perché mette alla prova una promessa sulla quale si gioca una parte importante della credibilità internazionale dell’Ucraina: la capacità di combattere la corruzione mentre combatte anche la guerra.
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