9:54 pm, 9 Settembre 26 calendario

Torino, 13enne molestata: la Procura ricorre contro la scarcerazione

Di: Redazione Metrotoday

🌐 «Non ho fatto niente di sbagliato». È la frase pronunciata da Ocikur Ramahan, 42enne di origine bengalese indagato per violenza sessuale aggravata ai danni di una tredicenne a Torino, in un messaggio trasmesso da “Quarta Repubblica”. L’uomo, dopo essere stato fermato, è stato scarcerato con obbligo di firma. Ma il caso non è chiuso: la Procura ha presentato ricorso contro la decisione del gip e il Ministero della Giustizia ha disposto un’ispezione.

La frase a “Quarta Repubblica”: «Credo che in Italia otterrò giustizia»

Il caso della tredicenne di Torino torna al centro dell’attenzione dopo le parole di Ocikur Ramahan, il 42enne indagato per una presunta violenza sessuale all’interno di un minimarket di via Breglio.

A mostrare il suo messaggio è stata la trasmissione “Quarta Repubblica”, nella puntata del 7 settembre. Nel filmato l’uomo respinge le accuse e afferma: «Non ho fatto niente di sbagliato».

Poi aggiunge: «L’Italia è un Paese di umanità, credo che qui otterrò giustizia». Dichiarazioni che arrivano pochi giorni dopo una decisione giudiziaria che aveva già provocato un acceso dibattito pubblico: il gip di Torino non aveva convalidato il fermo e aveva disposto per l’indagato l’obbligo di firma, anziché la custodia cautelare in carcere.

La posizione dell’uomo è quindi quella di chi nega di avere commesso un reato, mentre l’inchiesta giudiziaria prosegue e dovrà stabilire definitivamente responsabilità, dinamica e rilevanza penale dei fatti contestati.

Cosa è successo nel minimarket di via Breglio

L’episodio contestato risale al 28 agosto, quando la tredicenne sarebbe entrata nel minimarket per acquistare alcune bevande.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 42enne si sarebbe avvicinato alla ragazza, le avrebbe chiesto alcune informazioni personali e avrebbe iniziato ad avere un contatto fisico non consensuale, arrivando a palpeggiarla.

La giovane, secondo quanto riportato negli atti, sarebbe uscita dal negozio in stato di forte agitazione e avrebbe contattato la madre. La denuncia ha quindi dato il via agli accertamenti della polizia.

Un elemento centrale dell’indagine sono diventate immediatamente le telecamere di videosorveglianza interne al negozio.

Gli investigatori hanno acquisito i filmati e, secondo quanto riportato negli atti giudiziari, le immagini avrebbero fornito riscontri al racconto della ragazza. Il gip ha infatti riconosciuto l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, pur arrivando a una conclusione diversa sul piano delle esigenze cautelari.

Nei video anche un precedente episodio contestato

A rendere ancora più delicata la vicenda c’è un secondo episodio che gli investigatori avrebbero individuato attraverso le immagini.

Pochi minuti prima dell’ingresso della tredicenne, le telecamere avrebbero ripreso un comportamento analogo nei confronti di un’altra donna adulta, indicata nelle ricostruzioni come una quarantenne.

Si tratta di un elemento che la Procura considera particolarmente significativo per valutare il rischio di reiterazione. Anche il gip, nell’ordinanza, avrebbe riconosciuto una difficoltà dell’indagato nel contenere i propri impulsi, pur ritenendo che le esigenze cautelari potessero essere fronteggiate con una misura meno afflittiva del carcere.

Il secondo episodio, naturalmente, dovrà essere verificato nell’ambito dell’indagine e dovrà essere identificata e ascoltata anche la donna coinvolta.

Perché il gip ha disposto la scarcerazione

È proprio questo il punto che ha provocato le maggiori polemiche.

Il gip ha riconosciuto un quadro gravemente indiziario, ma non ha ritenuto sufficienti gli elementi per convalidare il fermo. Tra gli aspetti valutati ci sono stati l’assenza di precedenti penali, la collaborazione dell’indagato con gli investigatori e il comportamento tenuto durante l’interrogatorio.

In quella sede Ramahan avrebbe manifestato pentimento, affermando di aver sbagliato e dichiarandosi dispiaciuto. La difesa ha quindi valorizzato il comportamento dell’uomo dopo il fermo.

Il giudice ha inoltre ritenuto non concreto il pericolo di fuga e ha stabilito che le esigenze cautelari potessero essere affrontate attraverso l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

La decisione non equivale naturalmente a un’assoluzione: la posizione dell’indagato resta al centro dell’inchiesta e il procedimento dovrà seguire il proprio percorso.

La Procura non ci sta: presentato il ricorso

La Procura di Torino ha deciso di impugnare il provvedimento davanti al Tribunale del Riesame.

Secondo l’accusa, l’obbligo di firma non sarebbe sufficiente a contenere il rischio di reiterazione del reato. Nel ricorso viene inoltre evidenziato il possibile pericolo di fuga, considerando la situazione personale e abitativa dell’indagato.

Secondo gli elementi riportati dalla Procura, l’uomo avrebbe un documento valido per l’espatrio, un permesso di soggiorno in corso di validità e non avrebbe legami familiari stretti a Torino: la moglie e i tre figli vivrebbero infatti in Bangladesh.

La Procura contesta quindi non tanto l’esistenza degli indizi — che lo stesso gip avrebbe riconosciuto — quanto l’adeguatezza della misura cautelare scelta.

Sarà ora il Riesame a valutare le argomentazioni dell’accusa e della difesa.

L’ispezione del Ministero della Giustizia

Il caso è arrivato anche sul tavolo del Ministero della Giustizia.

Il ministro Carlo Nordio ha disposto un’ispezione presso il Tribunale di Torino, precisando che l’iniziativa è legata all’eccezionalità del caso e all’allarme sociale generato dalla decisione.

L’ispezione non significa un intervento sul merito della decisione giudiziaria e non sostituisce gli organi competenti nelle valutazioni processuali. Si tratta di una verifica sull’operato dell’ufficio giudiziario, mentre il ricorso della Procura segue il suo autonomo percorso davanti al Riesame.

Nel frattempo, la vicenda ha provocato una forte reazione anche sui social, fino ad arrivare a insulti e minacce nei confronti della gip che aveva disposto la scarcerazione. Una situazione che ha alimentato ulteriormente il clima di tensione intorno al caso.

Le polemiche non devono sostituire il processo

La vicenda di Torino mette così insieme tre piani differenti: la gravità delle accuse, la decisione sulle misure cautelari e il dibattito pubblico che ne è seguito.

Sono questioni che devono però rimanere distinte.

Da una parte c’è la tutela della presunta vittima, una minorenne, e la necessità che ogni elemento dell’inchiesta venga verificato con la massima attenzione. Dall’altra c’è il diritto dell’indagato a difendersi e a essere considerato non colpevole fino a una eventuale sentenza definitiva.

La scarcerazione, inoltre, non significa che i fatti contestati siano stati considerati inesistenti. Il gip ha riconosciuto la presenza di gravi indizi di colpevolezza, ma ha ritenuto diversa la valutazione sul rischio di fuga e sulle esigenze cautelari.

È esattamente su questo punto che ora si concentra lo scontro tra Procura e difesa.

Il minimarket e la tensione nel quartiere

Nel quartiere Madonna di Campagna, intanto, la vicenda ha lasciato una forte impressione.

Sulla serranda del minimarket è comparsa una scritta offensiva nei confronti dell’indagato, mentre sono proseguiti controlli e accertamenti sull’attività commerciale. La tensione è cresciuta parallelamente alla diffusione della notizia della scarcerazione.

La protesta, però, si è accompagnata anche a una reazione istituzionale contro le minacce rivolte alla magistrata.

Il principio è delicato ma fondamentale: una decisione giudiziaria può essere criticata, impugnata e sottoposta a verifica nelle sedi previste dalla legge, ma non può diventare il pretesto per intimidazioni personali.

Ora la parola passa al Tribunale del Riesame

Il prossimo passaggio decisivo sarà dunque quello davanti al Tribunale del Riesame, chiamato a valutare il ricorso presentato dalla Procura di Torino.

Nel frattempo l’indagine continuerà a concentrarsi sulle immagini delle telecamere, sulle dichiarazioni della tredicenne, sul presunto episodio precedente e su tutti gli altri elementi utili a ricostruire con precisione quanto accaduto.

Le parole pronunciate da Ramahan a “Quarta Repubblica” aggiungono un nuovo elemento al dibattito mediatico, ma non modificano il percorso giudiziario.

L’uomo sostiene di non aver fatto nulla di sbagliato e dice di confidare nella giustizia italiana. La Procura, invece, chiede una misura cautelare più severa e ha già impugnato la decisione del gip.

Sarà ora la giustizia, nelle sedi competenti, a stabilire quali conseguenze debbano derivare dagli elementi raccolti nell’inchiesta.

9 Settembre 2026
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