7:36 am, 26 Settembre 26 calendario

Torino, cadavere fatto a pezzi in via Gulli: tre fermi

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Omicidio a Torino, nel quartiere Borgo Vittoria: Fabio Colapietro, 39 anni, è stato trovato morto e fatto a pezzi in un appartamento di via Gulli 46. La Procura ha disposto il fermo di un uomo e due donne. Il primo è gravemente indiziato di omicidio e soppressione di cadavere; per le due donne le contestazioni riguardano il favoreggiamento e il concorso nella soppressione del cadavere. La svolta è arrivata dopo una telefonata al 112 della madre di uno dei coinvolti.

Omicidio a Torino, la scoperta in via Gulli 46

La vicenda si concentra in un appartamento al quarto piano di via Tommaso Gulli 46, nella zona di Borgo Vittoria, a Torino. È qui che nella tarda serata di giovedì 24 settembre è stato trovato il corpo di Fabio Colapietro, 39 anni, residente a Settimo Torinese.

Quando gli agenti sono entrati nell’abitazione, hanno trovato il cadavere smembrato e nascosto all’interno di sacchi neri. Nell’appartamento erano presenti anche coltelli e altri materiali che sono stati acquisiti dagli investigatori. Secondo gli ultimi elementi emersi, alcune parti del corpo sarebbero state collocate anche in contenitori e ricoperte con cemento a presa rapida.

La vittima non abitava nell’alloggio. Questo dettaglio rappresenta uno dei punti sui quali si stanno concentrando gli accertamenti della Squadra Mobile: bisogna infatti stabilire con precisione perché Colapietro si trovasse in quella casa, chi altro fosse presente e in quale momento sia iniziata la violenza.

La telefonata della madre al 112

L’indagine è partita da una segnalazione arrivata al numero unico di emergenza.

Una donna avrebbe contattato il 112 riferendo che il figlio aveva fatto del male a una persona. Gli agenti hanno quindi raggiunto la donna, che si trovava con il figlio. Il giovane avrebbe indicato agli investigatori l’appartamento di via Gulli come il luogo in cui si trovava la persona ferita o uccisa.

Da quel momento la polizia si è spostata nell’altra parte della città, raggiungendo l’abitazione di Borgo Vittoria. La porta sarebbe stata aperta dalla donna che viveva nell’appartamento. All’interno è stata fatta la scoperta che ha trasformato quella che inizialmente appariva come una segnalazione di violenza in una indagine per omicidio.

Il ruolo della telefonata è quindi centrale nella ricostruzione della notte. Senza quella segnalazione, la presenza del corpo nell’appartamento avrebbe potuto non essere scoperta immediatamente.

Chi è la vittima: identificato Fabio Colapietro

Nelle prime ore la vittima era stata descritta semplicemente come un uomo sulla quarantina. Con il procedere degli accertamenti è arrivata l’identificazione: si tratta di Fabio Colapietro, 39 anni, residente a Settimo Torinese.

Secondo quanto emerso, i familiari non avrebbero avuto sue notizie da alcuni giorni. Questo elemento viene ora valutato dagli investigatori nell’ambito della ricostruzione degli ultimi spostamenti dell’uomo.

La polizia dovrà stabilire quando Colapietro sia arrivato nell’appartamento, con chi abbia avuto contatti prima della morte e soprattutto se il delitto sia avvenuto proprio in via Gulli oppure se il corpo sia stato trasportato nell’alloggio successivamente.

Un uomo fermato per omicidio e soppressione di cadavere

La svolta giudiziaria è arrivata nella tarda serata del 25 settembre.

La Procura di Torino ha disposto tre fermi. Un uomo è gravemente indiziato di essere l’autore dell’omicidio e deve rispondere anche dell’ipotesi di soppressione di cadavere.

Le due donne fermate, invece, sono coinvolte per ipotesi di favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere. Una di loro è la donna che abitava nell’appartamento di via Gulli.

Si tratta però di accuse formulate nella fase investigativa. Il fermo non equivale a una condanna e le responsabilità individuali dovranno essere valutate dall’autorità giudiziaria. La posizione di ciascun indagato sarà inoltre sottoposta alle successive verifiche previste dalla procedura penale.

La pista della colluttazione e il contesto della droga

Uno degli elementi investigativi emersi nelle ultime ore riguarda una possibile colluttazione tra la vittima e l’uomo gravemente indiziato dell’omicidio.

Le ricostruzioni diffuse finora riferiscono di una violenza culminata con percosse e ferite da arma da taglio. Alcune informazioni indicano anche l’utilizzo di un bastone. Saranno tuttavia gli accertamenti medico-legali a definire con precisione la causa della morte, la natura delle lesioni e la successione temporale degli eventi.

Tra le ipotesi investigative viene inoltre considerato un possibile contesto legato al consumo di droga. Si tratta, allo stato, di una pista e non di una motivazione definitivamente accertata del delitto.

Proprio per questo gli investigatori stanno ricostruendo le frequentazioni dell’appartamento e i rapporti tra le persone che lo frequentavano. Nei giorni precedenti, secondo le testimonianze raccolte, nello stabile sarebbe stato notato un certo via vai.

Il corpo nascosto nei sacchi e il cemento

Uno degli aspetti più rilevanti dell’inchiesta riguarda ciò che sarebbe avvenuto dopo la morte.

Il corpo di Colapietro sarebbe stato sezionato e sistemato in sacchi neri. Nell’abitazione sono stati trovati anche contenitori con resti e tracce di cemento a presa rapida. Gli investigatori stanno cercando di capire chi abbia materialmente compiuto queste operazioni e con quale finalità.

La contestazione di soppressione di cadavere assume proprio in questo contesto un peso specifico nell’inchiesta: non riguarda la fase dell’aggressione, ma le condotte che sarebbero state poste in essere per occultare o rendere più difficile il ritrovamento del corpo.

La presenza di diversi coltelli nell’appartamento costituisce inoltre un elemento che dovrà essere analizzato dalla polizia scientifica. Gli accertamenti tecnici potranno contribuire a stabilire se le armi rinvenute siano collegate al delitto e se contengano tracce utili alla ricostruzione dei fatti.

Chi viveva nell’appartamento di Borgo Vittoria

L’alloggio di via Gulli era abitato da una professoressa, che è tra le tre persone fermate.

La sua posizione è particolarmente importante perché il ritrovamento del corpo è avvenuto proprio nell’abitazione nella quale viveva. Secondo le informazioni emerse, la donna avrebbe aperto la porta agli agenti intervenuti dopo la segnalazione.

Per gli investigatori sarà quindi necessario stabilire quando abbia saputo della presenza del cadavere, che cosa abbia visto e quale sia stato il suo eventuale ruolo nella fase successiva alla morte di Colapietro.

Anche in questo caso, però, occorre distinguere le contestazioni investigative da una responsabilità accertata. Il fermo e l’iscrizione nel registro degli indagati rappresentano passaggi dell’inchiesta, non una decisione definitiva sulla colpevolezza.

Cosa dovrà chiarire l’autopsia

L’esame medico-legale sarà uno degli snodi fondamentali dell’indagine.

Gli investigatori devono infatti ricostruire con precisione come sia morto Fabio Colapietro. Le informazioni raccolte finora indicano una violenta aggressione, con percosse e ferite da arma da taglio, ma la definizione scientifica delle lesioni sarà essenziale per verificare la dinamica raccontata dagli indagati e per confrontarla con gli elementi raccolti sulla scena.

L’autopsia potrà inoltre contribuire a determinare l’epoca della morte e a chiarire se tutte le lesioni siano riconducibili alla fase iniziale dell’aggressione oppure se alcune siano successive.

Gli accertamenti sulla scena del crimine, insieme all’analisi dei dispositivi elettronici e degli eventuali contatti tra le persone coinvolte, serviranno invece a ricostruire la cronologia delle ultime ore di vita della vittima.

La domanda ancora aperta: perché è stato ucciso?

È questo il principale interrogativo rimasto senza una risposta definitiva.

Gli investigatori stanno valutando un possibile contesto legato alla droga e una lite sfociata in una colluttazione, ma il movente non è ancora stato chiarito in modo definitivo. Sarà necessario capire che cosa abbia fatto incontrare Colapietro e il principale indagato e che cosa sia accaduto nei minuti precedenti all’aggressione.

Al momento, dunque, la sequenza generale appare più chiara, ma restano numerosi passaggi da verificare: l’incontro, la lite, l’aggressione, la morte, lo smembramento del corpo e infine il tentativo di occultamento.

Ogni fase potrebbe avere coinvolto persone diverse e con responsabilità differenti.

Le prossime ore decisive per l’inchiesta

I tre fermi rappresentano la prima importante svolta giudiziaria, ma l’indagine è tutt’altro che conclusa.

La Procura dovrà procedere con gli adempimenti successivi e il giudice competente dovrà valutare i provvedimenti adottati nei confronti dei tre indagati. Nel frattempo la Squadra Mobile continuerà a lavorare sulla scena del crimine e sulle persone che gravitavano intorno all’appartamento.

Saranno determinanti anche le verifiche sui telefoni cellulari, sui messaggi e sugli altri dispositivi eventualmente sequestrati. La ricostruzione digitale potrà aiutare a stabilire gli spostamenti della vittima e degli indagati, i contatti avuti prima e dopo il delitto e soprattutto quando sia iniziata la fase di occultamento del cadavere.

Torino, un delitto ancora da ricostruire

La scoperta di Fabio Colapietro nell’appartamento di via Gulli ha trasformato in poche ore una segnalazione al 112 in una delle principali indagini di cronaca aperte a Torino.

Oggi il quadro investigativo comprende una vittima identificata, tre persone fermate e una serie di elementi materiali — dai sacchi ai coltelli, fino ai contenitori e al cemento — sui quali gli inquirenti stanno costruendo la ricostruzione.

Restano però da chiarire il movente, l’esatta dinamica dell’aggressione e il ruolo avuto da ciascuna delle tre persone fermate.

La certezza, al momento, riguarda soprattutto il luogo della macabra scoperta e l’identità della vittima. Fabio Colapietro, 39 anni, è stato trovato senza vita e fatto a pezzi in un appartamento di via Gulli 46. Per il resto, saranno gli accertamenti investigativi e giudiziari a stabilire che cosa sia realmente accaduto e quali responsabilità possano essere attribuite ai tre indagati.

26 Settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA