1:05 pm, 8 Ottobre 26 calendario

Stabilicum approvato, cambia la legge elettorale: cosa succede ora

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Legge elettorale, Stabilicum, Camera, premio di maggioranza, preferenze e voto fuori sede: la riforma voluta dal governo Meloni ha superato il passaggio decisivo a Montecitorio ed è stata approvata definitivamente. Dopo tre voti di fiducia sugli articoli modificati dal Senato, anche il voto finale a scrutinio segreto ha dato il via libera al nuovo sistema elettorale. Si chiude così una delle partite parlamentari più combattute della legislatura, ma per maggioranza e opposizioni la battaglia è tutt’altro che finita.

Stabilicum, la Camera approva la nuova legge elettorale

Il momento della verità è arrivato e la maggioranza ha superato anche l’ultimo ostacolo. Lo Stabilicum è stato approvato dalla Camera, chiudendo il lungo percorso parlamentare della riforma elettorale.

Per il governo è una vittoria politica di peso. Per l’opposizione è invece il punto di partenza di una nuova battaglia, destinata a spostarsi fuori dall’Aula e, soprattutto, davanti alla Corte costituzionale.

La strada che ha portato al voto definitivo è stata tutt’altro che lineare. Il governo ha blindato il provvedimento ricorrendo a tre questioni di fiducia sugli articoli 1, 2 e 3, tutti modificati dal Senato. L’ultimo voto, quello sull’articolo 3, era passato con 228 voti favorevoli, 144 contrari e 3 astensioni. Poco dopo era arrivato anche il via libera all’articolo 8, dedicato al voto fuori sede per i caregiver.

Poi è arrivato il passaggio che faceva più paura: lo scrutinio segreto sul testo complessivo.

Ed è proprio lì che la riforma avrebbe potuto saltare.

Il voto segreto non ferma la maggioranza

Il ricordo del precedente passaggio di luglio era ancora troppo fresco per consentire al centrodestra di abbassare la guardia.

In quella fase della discussione, un voto segreto aveva già dimostrato quanto potesse essere fragile la disciplina parlamentare quando i deputati non sono chiamati a dichiarare pubblicamente la propria posizione. Anche le pregiudiziali di costituzionalità erano state respinte a scrutinio segreto con 229 voti contrari e 151 favorevoli, un risultato che aveva offerto alla maggioranza un primo segnale sulla tenuta dei propri numeri.

Questa volta, però, il centrodestra ha retto.

Il voto finale ha trasformato in legge il testo sul quale il governo aveva puntato una parte importante della propria strategia politica. Il rischio dei franchi tiratori non si è tradotto in una bocciatura della riforma.

Per Giorgia Meloni è un risultato che va oltre il singolo provvedimento: dimostra che, almeno sul dossier elettorale, la maggioranza è riuscita a ricompattarsi dopo le tensioni emerse durante il primo passaggio parlamentare.

Cosa cambia con lo Stabilicum

La nuova legge modifica profondamente il sistema con cui saranno eletti Camera e Senato.

Il cuore della riforma resta un impianto proporzionale accompagnato da un premio di maggioranza. La coalizione più votata che raggiungerà almeno il 42% dei voti sia alla Camera sia al Senato potrà ottenere 70 seggi aggiuntivi a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama. L’obiettivo è consentire alla coalizione vincente di disporre di una maggioranza parlamentare più solida e ridurre il rischio di governi costretti a trattare ogni provvedimento con gruppi decisivi esterni alla maggioranza.

È questo il meccanismo destinato a produrre le conseguenze politiche più importanti.

Il 42% diventa infatti una soglia strategica. Se una coalizione riuscirà a superarla, il sistema potrà trasformare il risultato elettorale in una maggioranza parlamentare sensibilmente più ampia.

Se invece nessuna coalizione raggiungerà quel livello, il meccanismo del premio non scatterà e la distribuzione dei seggi seguirà una logica sostanzialmente proporzionale.

È qui che la nuova legge può cambiare radicalmente le strategie dei partiti.

Le alleanze non saranno soltanto uno strumento per vincere le elezioni: potrebbero diventare indispensabili per conquistare il premio.

Tornano le preferenze: la novità che può cambiare le candidature

Uno dei passaggi più discussi dello Stabilicum riguarda le preferenze.

Il testo arrivato alla Camera dopo le modifiche del Senato ha reintrodotto la possibilità per gli elettori di esprimere una preferenza, affiancandola alla presenza dei capilista scelti dalle forze politiche. È uno degli elementi che ha maggiormente alimentato lo scontro parlamentare e che ha contribuito alle tensioni durante il primo passaggio della riforma.

La conseguenza è potenzialmente enorme.

I partiti dovranno infatti affrontare una campagna elettorale nella quale la posizione in lista continuerà a contare, ma conterà anche la capacità individuale dei candidati di raccogliere consenso.

Questo potrebbe modificare radicalmente la selezione della classe dirigente.

Non basterà più soltanto ottenere una posizione favorevole nella lista: in molti casi sarà necessario costruire una vera macchina elettorale personale, soprattutto nei territori dove la competizione interna potrebbe diventare particolarmente aspra.

Il premio del 42% cambia la strategia delle coalizioni

La nuova legge introduce quindi un doppio livello di competizione.

Da una parte ci sarà la sfida tra i singoli candidati per conquistare le preferenze. Dall’altra ci sarà la corsa delle coalizioni per superare la soglia necessaria a far scattare il premio.

È un equilibrio destinato a produrre conseguenze politiche già prima dell’apertura ufficiale della campagna elettorale.

Chi correrà insieme? Chi preferirà presentarsi da solo? Quali partiti saranno disposti a rinunciare a una parte della propria identità per aumentare le possibilità di superare il 42%?

Sono domande che da oggi diventano concrete.

Per i partiti più piccoli il problema è particolarmente delicato. Entrare in una coalizione può aumentare le possibilità di incidere sul risultato complessivo, ma può anche significare accettare una distribuzione delle candidature meno favorevole.

Per i partiti più grandi, invece, la sfida sarà tenere insieme alleati con obiettivi spesso molto diversi.

Più firme per presentare le liste: una barriera per i piccoli partiti

Un altro punto destinato a pesare sulla prossima competizione elettorale riguarda la raccolta delle firme.

Il nuovo impianto rende più onerosa la presentazione delle liste per le forze politiche non esentate. Il numero delle sottoscrizioni necessarie viene portato, secondo le modifiche introdotte nel percorso parlamentare, da 1.500 a 6.000 firme per collegio.

La norma viene difesa dalla maggioranza come uno strumento per evitare la proliferazione di liste prive di una reale consistenza politica.

Per le formazioni minori, però, rappresenta un ostacolo significativo.

E il rischio è evidente: più difficile sarà raccogliere le firme, più difficile sarà per una nuova formazione arrivare sulla scheda elettorale.

La questione è già destinata a entrare nel contenzioso annunciato dalle opposizioni e dai comitati contrari alla riforma.

Voto fuori sede, la norma che amplia la partecipazione

Tra le disposizioni approvate c’è anche quella sul voto fuori sede, estesa ai caregiver.

È una delle novità meno spettacolari dal punto di vista politico, ma potenzialmente molto importante sul piano pratico.

La norma interviene su una delle questioni che negli ultimi anni hanno alimentato il dibattito sulla partecipazione elettorale: la difficoltà per studenti, lavoratori e altre categorie di esercitare il diritto di voto quando si trovano lontani dal Comune di residenza.

L’articolo 8 approvato dalla Camera consente ai caregiver di votare fuori sede, ampliando così la platea delle persone che possono usufruire di questa modalità.

È un passaggio che la maggioranza può rivendicare come elemento di maggiore accessibilità del sistema elettorale, anche se non cancella le numerose contestazioni sul resto della riforma.

Meloni incassa una vittoria politica pesante

Il risultato ha anche un significato diretto per Giorgia Meloni.

Il governo aveva scelto di mettere la fiducia su una materia tradizionalmente delicatissima, assumendosi il rischio di trasformare l’approvazione della legge elettorale in un test sulla propria maggioranza.

La strategia ha funzionato.

Le tre fiducie hanno blindato i punti modificati dal Senato. Il voto sull’articolo 8 ha completato il quadro. Infine, la maggioranza ha superato anche il voto segreto conclusivo.

Il messaggio politico è chiaro: il centrodestra ha dimostrato di poter tenere insieme i propri numeri anche davanti a una votazione nella quale i singoli parlamentari non erano esposti pubblicamente.

Non significa che siano scomparse le tensioni interne. Significa, però, che sul provvedimento più delicato della legislatura la coalizione ha trovato la compattezza necessaria per arrivare al traguardo.

L’opposizione non arretra: ora la partita passa alla Consulta

La vittoria parlamentare non chiude però la controversia.

Le opposizioni hanno già annunciato una nuova fase di mobilitazione e l’intenzione di promuovere ricorsi alla Corte costituzionale. Le contestazioni riguardano diversi aspetti del provvedimento, tra cui il premio di maggioranza, le regole sulle candidature, la rappresentanza di genere e le modalità di raccolta delle firme.

La partita, dunque, cambia semplicemente campo.

Fino a ieri il teatro dello scontro era Montecitorio. Da oggi il confronto si sposta anche sul terreno giuridico.

La possibilità che la Consulta intervenga sulla nuova legge rappresenta l’incognita più grande del dopo-approvazione. Il Parlamento ha dato il suo via libera, ma la stabilità definitiva del nuovo sistema dipenderà anche dalla sua capacità di superare eventuali contestazioni di legittimità costituzionale.

Ora i partiti devono prepararsi al nuovo sistema

La conseguenza più immediata dell’approvazione è politica.

Le forze parlamentari devono iniziare a ragionare secondo le regole dello Stabilicum.

E questo significa preparare candidature, costruire alleanze, individuare possibili leadership e soprattutto capire se esiste una coalizione capace di raggiungere il 42%.

Il nuovo sistema rende infatti più importante che mai la domanda su chi possa correre insieme.

Per il centrodestra sarà necessario difendere l’unità raggiunta sul provvedimento e trasformarla in una strategia elettorale.

Per il centrosinistra la sfida sarà ancora più complessa: trovare un equilibrio tra partiti con posizioni differenti e costruire una coalizione abbastanza larga da poter puntare al premio.

Per le formazioni centriste e minori, invece, comincia una partita completamente nuova.

Lo Stabilicum non stabilisce soltanto come si vota. Influenza già da oggi come i partiti dovranno organizzarsi per vincere.

La vera sfida comincia adesso

L’approvazione della legge elettorale mette la parola fine a un lungo braccio di ferro parlamentare, ma apre una fase politica ancora più delicata.

Il governo può rivendicare il risultato. Le opposizioni possono preparare i ricorsi. I partiti possono iniziare a ridisegnare alleanze e candidature.

E gli elettori, per la prima volta, possono guardare al prossimo appuntamento elettorale sapendo che le regole della partita sono cambiate.

Il punto decisivo sarà il 42%.

Quella soglia potrebbe diventare il numero più importante della prossima campagna elettorale: abbastanza alta da obbligare le coalizioni a compattarsi, abbastanza concreta da condizionare candidature e programmi.

Il voto finale alla Camera ha dunque chiuso una battaglia, ma ne ha aperta un’altra.

Da oggi non si discute più soltanto di come approvare lo Stabilicum. Si comincia a capire chi potrebbe essere in grado di sfruttarlo per conquistare Palazzo Chigi.

E questa, per la politica italiana, potrebbe essere la partita più importante di tutte.

8 Ottobre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA