Spagna al voto il 29 novembre: Sánchez scioglie le Cortes
🌐 Pedro Sánchez scioglie le Cortes e porta la Spagna alle elezioni anticipate del 29 novembre 2026. L’annuncio è arrivato oggi dal Palazzo della Moncloa, dopo settimane di crescente difficoltà parlamentare e pochi giorni dopo la bocciatura in Congresso di due provvedimenti del governo sulla crisi abitativa. Il premier ha presentato la scelta come il momento in cui saranno gli spagnoli a decidere quale direzione imprimere al Paese, contrapponendo nel suo discorso la difesa di una Spagna aperta e orientata alla giustizia sociale alla possibilità di un rafforzamento dell’area di destra e dell’ultradestra.
La legislatura spagnola arriva così a una conclusione anticipata.
Pedro Sánchez ha deciso di interrompere il percorso parlamentare e affidare agli elettori la composizione delle prossime Cortes Generales, in una fase nella quale il suo governo di minoranza ha incontrato difficoltà sempre più evidenti nel costruire maggioranze stabili.
La data fissata è quella di domenica 29 novembre. La convocazione formale seguirà le procedure previste dalla legge elettorale, mentre la campagna entrerà nel vivo a novembre. Secondo il calendario già delineato, la campagna elettorale inizierà alla mezzanotte del 13 novembre e il 28 novembre sarà la giornata di riflessione.
Ma il significato politico della decisione va oltre la semplice scelta della data.
Sánchez: “È arrivato il momento di decidere”
Nel suo discorso istituzionale dalla Moncloa, Sánchez ha cercato di trasformare il voto anticipato in una scelta sul futuro politico della Spagna.
Il presidente del governo ha sostenuto che gli elettori dovranno decidere quale ruolo assumere in una fase internazionale segnata, secondo le sue parole, da tensioni, trasformazioni tecnologiche, emergenza climatica e cambiamenti sociali.
Poi il passaggio più politico del discorso.
Sánchez ha parlato della necessità di scegliere tra l’adesione a quella che ha definito “onda ultradestrista” e la prosecuzione di un percorso fondato su apertura, giustizia sociale e responsabilità ambientale. Ha inoltre contrapposto l’idea di un Paese che “retrocede” a quella di una Spagna che continua ad avanzare.
Si tratta di una cornice narrativa precisa con la quale il premier socialista si prepara ad affrontare la campagna.
Non è però soltanto un confronto ideologico.
Dietro la convocazione delle elezioni c’è anche un problema molto concreto: la difficoltà del governo di approvare provvedimenti in Parlamento.

La crisi della maggioranza e il nodo della casa
Il passaggio decisivo è arrivato venerdì 2 ottobre.
Il Congresso dei deputati ha bocciato due decreti del governo dedicati alla crisi abitativa. Uno dei provvedimenti conteneva misure sulla proroga dei contratti di affitto, sulla protezione dagli sfratti per le persone vulnerabili, sui limiti agli aumenti dei canoni e sulle restrizioni agli acquisti immobiliari da parte dei cosiddetti fondi speculativi.
La votazione si è conclusa con 178 voti contrari e 172 favorevoli. Contro il provvedimento hanno votato, tra gli altri, Partido Popular, Vox e Junts.
Anche il secondo decreto sulla proroga degli affitti è stato respinto.
La bocciatura ha avuto un peso politico particolare perché la questione abitativa è diventata uno dei temi più sensibili della politica spagnola. L’aumento dei prezzi delle case e degli affitti, insieme alle difficoltà di accesso all’abitazione, ha alimentato manifestazioni e mobilitazioni in diverse città.
Il governo aveva presentato quei provvedimenti come una risposta alla situazione sociale.
La loro bocciatura ha invece mostrato ancora una volta quanto sia fragile la maggioranza parlamentare sulla quale Sánchez deve fare affidamento.
Dall’emergenza abitativa alle urne
La crisi della casa non è quindi un elemento marginale nella decisione del premier.
Negli ultimi giorni il tema è diventato il punto di contatto tra protesta sociale e crisi politica.
Particolarmente simbolica è stata la vicenda dello sfratto di una donna di 87 anni a Madrid, episodio che ha contribuito ad alimentare la mobilitazione sul diritto all’abitazione. La tensione è poi cresciuta fino alle manifestazioni delle ultime settimane.
Sánchez ha rivendicato le misure adottate dal suo governo e ha sostenuto che l’esecutivo ha cercato di proteggere il diritto costituzionale alla casa.
L’opposizione ha invece contestato l’impostazione delle misure e, nel voto parlamentare, PP e Vox hanno contribuito alla loro bocciatura insieme a Junts e ad altre formazioni.
Il tema della casa sarà quindi inevitabilmente uno dei grandi terreni di confronto della campagna.
“La peggiore opposizione della storia”
Nel suo intervento Sánchez ha utilizzato anche toni particolarmente duri nei confronti dell’opposizione.
Il premier ha sostenuto che il suo governo abbia dovuto affrontare “la peggiore opposizione della storia”, rivendicando contemporaneamente i risultati ottenuti durante la legislatura e riconoscendo che non tutto ciò che era stato promesso ha potuto essere realizzato.
La frase fotografa il clima nel quale si apre la nuova fase politica.
Il rapporto tra governo e opposizione è stato caratterizzato da una forte conflittualità, mentre l’esecutivo ha dovuto negoziare di volta in volta con formazioni differenti per riuscire a far approvare le proprie iniziative.
La convocazione delle elezioni rappresenta quindi anche un tentativo di riportare il conflitto parlamentare sul terreno del consenso popolare.
Saranno gli elettori a decidere la nuova composizione del Congresso.

Il ruolo del Partido Popular e di Vox
Il voto del 29 novembre vedrà al centro il confronto tra il Partido Socialista Obrero Español (PSOE) di Sánchez e le principali forze dell’opposizione.
Il Partido Popular, guidato da Alberto Núñez Feijóo, rappresenta la principale formazione del centrodestra spagnolo.
Accanto al PP c’è Vox, guidato da Santiago Abascal, partito collocato dalla maggior parte degli osservatori nell’area della destra radicale o dell’ultradestra, definizione che la stessa formazione contesta.
Le due forze hanno votato contro i decreti sulla casa e arrivano alle elezioni con una posizione fortemente critica nei confronti dell’esecutivo socialista.
Il rapporto tra PP e Vox sarà uno degli elementi da seguire con maggiore attenzione durante la campagna, non soltanto per il risultato dei singoli partiti ma anche per la futura capacità di costruire una maggioranza parlamentare.
Il sistema spagnolo, infatti, non prevede l’elezione diretta del presidente del governo da parte dei cittadini: gli elettori scelgono i deputati e sarà poi il Congresso a determinare, attraverso il procedimento di investitura, chi potrà formare il governo.
Il centrosinistra cerca una nuova maggioranza
Sánchez ha spiegato la decisione di convocare le elezioni anche con la necessità di ottenere una maggioranza progressista più ampia.
Il suo esecutivo ha governato in una situazione parlamentare complessa, sostenuto da un sistema di alleanze che ha richiesto accordi con formazioni regionali e nazionaliste.
Il problema è diventato evidente soprattutto quando i partner parlamentari hanno smesso di garantire automaticamente il sostegno alle iniziative del governo.
La vicenda dei decreti sulla casa ne è stata una dimostrazione particolarmente evidente: Junts, che in precedenza aveva sostenuto l’investitura di Sánchez, ha votato contro le misure insieme alle principali forze della destra.
Il voto anticipato consente ora al PSOE di rivolgersi direttamente all’elettorato.
Ma allo stesso tempo apre una competizione nella quale la frammentazione del campo progressista sarà uno dei temi centrali.
Un sistema politico sempre più frammentato
La Spagna degli ultimi anni non è più quella del tradizionale confronto tra due grandi partiti.
PSOE e Partido Popular restano le principali forze nazionali, ma il Parlamento è diventato molto più frammentato.
A destra è cresciuto Vox.
A sinistra il PSOE deve confrontarsi con formazioni come Sumar e Podemos, mentre sul piano territoriale continuano ad avere un ruolo rilevante i partiti catalani, baschi e galiziani.
Questa frammentazione rende più difficile trasformare il risultato elettorale in una maggioranza di governo.
Il voto del 29 novembre non stabilirà quindi soltanto quale partito avrà più deputati.
Stabilirà quali combinazioni parlamentari saranno possibili.

Il tema dell’ultradestra al centro della campagna
Sánchez ha scelto fin dal primo discorso di mettere l’ultradestra al centro della propria narrazione elettorale.
Nel suo intervento ha parlato della possibilità che la Spagna si unisca a una “onda ultradestrista” e ha sostenuto che una coalizione di questo tipo potrebbe mettere in discussione diritti e libertà costruiti negli ultimi anni. Si tratta della posizione politica espressa dal premier e del quadro con cui il PSOE intende affrontare la campagna.
Dall’altra parte, PP e Vox presentano una lettura differente delle priorità del Paese.
Il confronto riguarderà quindi temi come immigrazione, sicurezza, fiscalità, abitazione, politiche sociali, energia e rapporti con l’Unione europea.
La campagna potrebbe trasformarsi rapidamente in una competizione su due livelli: da una parte la valutazione dell’operato del governo Sánchez, dall’altra la discussione sul modello politico che potrebbe sostituirlo.
Cosa dicono oggi i sondaggi
Le rilevazioni disponibili alla vigilia della convocazione elettorale mostrano un quadro nel quale il Partido Popular e Vox hanno registrato livelli di consenso significativi.
Un sondaggio 40dB realizzato tra il 25 e il 28 settembre e pubblicato oggi da Cadena SER ed El País attribuisce al PP il 31,6%, al PSOE il 27,4% e a Vox il 18,4%. Secondo quella rilevazione, le tre forze del campo progressista — PSOE, Sumar e Podemos — si fermerebbero complessivamente al 35,7%.
Altri aggregatori e rilevazioni restituiscono anch’essi un quadro favorevole alle forze della destra, ma i sondaggi non sono risultati elettorali e sono stati realizzati prima dell’annuncio ufficiale delle elezioni.
La campagna durerà diverse settimane e il comportamento degli elettori può cambiare significativamente nel corso di una competizione elettorale.
Per questo i dati disponibili devono essere letti come fotografie del momento e non come anticipazioni dell’esito del 29 novembre.
Il calendario verso il 29 novembre
La convocazione apre ora una vera e propria corsa contro il tempo.
La campagna elettorale inizierà ufficialmente il 13 novembre e terminerà alla vigilia del voto. Il 28 novembre sarà la giornata di riflessione, mentre il 29 novembre gli spagnoli saranno chiamati alle urne.
Per il voto postale, il termine ordinario per presentare la richiesta è fissato al 19 novembre, mentre il 25 novembre sarà l’ultimo giorno per spedire il voto secondo il calendario pubblicato per queste elezioni.
La nuova legislatura dovrà poi affrontare il percorso di costituzione delle Camere e dell’investitura del prossimo presidente del governo.
Il risultato elettorale, quindi, sarà soltanto il primo passaggio.
Sánchez trasforma il voto in una scelta sul futuro
Il messaggio pronunciato dalla Moncloa contiene già una parte importante della strategia socialista.
Sánchez ha descritto il voto come una scelta tra una Spagna che, nella sua formulazione, continua sulla strada dell’apertura, della giustizia sociale e della responsabilità ambientale e una possibile svolta verso l’area ultradestra. Ha inoltre rivendicato il ruolo del suo governo nella crescita economica, nelle politiche sociali e nella transizione energetica.
È un’impostazione destinata a diventare uno dei principali assi della campagna.
La risposta degli avversari sarà altrettanto importante: PP e Vox dovranno definire non soltanto la critica al governo uscente, ma anche la propria proposta per affrontare le questioni che più preoccupano gli elettori.
Tra queste, la casa potrebbe avere un peso particolare.
La crisi abitativa ha infatti contribuito direttamente alla caduta dei due decreti che hanno preceduto la decisione di sciogliere le Cortes.
Una campagna che parte da un Parlamento bloccato
La fotografia della Spagna alla vigilia del voto è quindi quella di un Paese nel quale il problema non riguarda soltanto chi governa, ma la capacità stessa di costruire maggioranze parlamentari durature.
Sánchez ha scelto di non arrivare alla scadenza naturale della legislatura.
Ha invece deciso di sciogliere le Cortes e restituire agli elettori la parola.
Il 29 novembre sarà il risultato delle urne a indicare la nuova distribuzione dei seggi. Successivamente inizierà il confronto per la formazione del governo.
Il punto decisivo sarà quindi la capacità delle diverse forze politiche di trasformare i voti ottenuti in una maggioranza parlamentare in grado di sostenere un esecutivo.
Conclusione
La Spagna entra ufficialmente nella campagna per le elezioni anticipate del 29 novembre 2026.
Pedro Sánchez ha sciolto le Cortes dopo una legislatura segnata da una maggioranza fragile e da crescenti difficoltà nel Parlamento. La bocciatura dei due decreti sulla crisi abitativa, arrivata il 2 ottobre con il voto contrario di PP, Vox e Junts, ha rappresentato il passaggio politico immediatamente precedente alla decisione.
Dal Palazzo della Moncloa il premier ha scelto un messaggio netto: secondo la sua impostazione, gli spagnoli dovranno decidere tra una prosecuzione del percorso progressista e quella che ha definito una “onda ultradestrista”. Ha inoltre denunciato una opposizione che, a suo giudizio, è stata particolarmente dura e ha rivendicato i risultati della sua esperienza di governo.
Ora, però, saranno gli elettori ad avere l’ultima parola.
Il 29 novembre non sarà soltanto una verifica del governo Sánchez. Sarà una nuova prova per l’intero sistema politico spagnolo, chiamato a confrontarsi con crisi abitativa, frammentazione parlamentare, crescita della destra, futuro del centrosinistra e difficoltà nella costruzione delle maggioranze.
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