8:32 pm, 27 Settembre 26 calendario

Calenda bloccato in Sicilia per tre giorni causa Etna

Di: Gianfranco Maimone

🌐 Carlo Calenda è rimasto bloccato in Sicilia per tre giorni a causa dello stop ai voli provocato dall’attività dell’Etna. Il leader di Azione, che doveva raggiungere Torino, ha raccontato le difficoltà incontrate per trovare un collegamento alternativo e ha criticato duramente trasporti, strade e infrastrutture dell’Isola. Intanto l’aeroporto di Catania ha prorogato la sospensione dei voli a causa della cenere vulcanica.

Tre giorni bloccato in Sicilia a causa dell’Etna

Quella che doveva essere una normale partenza dalla Sicilia si è trasformata in una permanenza forzata di tre giorni.

Tra i numerosi passeggeri coinvolti nei disagi provocati dall’attività dell’Etna c’è anche Carlo Calenda, segretario di Azione. Il leader politico ha raccontato all’Adnkronos la propria esperienza dopo aver incontrato difficoltà nel lasciare l’isola e raggiungere Torino.

Il problema è legato all’emissione di cenere vulcanica che ha interessato lo spazio aereo attorno all’Etna e, con determinate condizioni di vento, ha avuto conseguenze dirette sull’operatività dell’aeroporto di Catania.

Calenda ha spiegato di aver cercato soluzioni alternative senza riuscire a trovare rapidamente un volo disponibile. Anche il tentativo di utilizzare Palermo si sarebbe rivelato complicato, tra ritardi e disponibilità limitate.

Il risultato, secondo il suo racconto, è stato di tre giorni trascorsi sull’isola in attesa di poter ripartire.

Catania, voli sospesi per la cenere dell’Etna

La vicenda personale di Calenda si inserisce in un’emergenza che ha coinvolto un numero molto più ampio di viaggiatori.

Il 27 settembre la società che gestisce l’aeroporto di Catania ha comunicato la proroga dello stop alle operazioni di volo. La sospensione, inizialmente prevista fino a mezzogiorno, è stata estesa fino alle 23.59, in seguito al prolungamento della chiusura dello spazio aereo C1 attorno al vulcano.

La decisione riguarda sia gli arrivi sia le partenze dall’aeroporto internazionale Vincenzo Bellini.

La SAC ha invitato i passeggeri a verificare lo stato del proprio volo direttamente con la compagnia aerea prima di raggiungere lo scalo.

La presenza di cenere vulcanica costituisce infatti un problema significativo per l’aviazione. Le particelle possono creare condizioni incompatibili con la normale operatività degli aerei e rendere necessarie limitazioni o chiusure dello spazio aereo.

Non è quindi un semplice problema di ritardi nella programmazione dei voli: quando la cenere interessa le rotte e le aree aeroportuali, la priorità diventa la sicurezza della navigazione aerea.

La nube di cenere e il ruolo del vento

L’attuale fase dell’Etna è caratterizzata da una significativa emissione di materiale vulcanico.

Nei giorni scorsi la nube di cenere ha raggiunto un’altezza di circa quattro chilometri, mentre la direzione dei venti ha favorito il trasporto del materiale verso sud, aumentando l’impatto sullo scalo etneo.

È proprio la combinazione tra attività vulcanica e condizioni atmosferiche a determinare il livello di rischio per l’aeroporto.

L’Etna, infatti, può produrre emissioni anche senza provocare automaticamente la chiusura dello scalo. La situazione cambia quando la cenere viene trasportata verso le aree interessate dalle rotte aeree o dall’aeroporto.

Per questo motivo l’operatività può essere modificata rapidamente sulla base dell’evoluzione del fenomeno e dei venti.

Anche il maltempo ha complicato la situazione

Alle difficoltà provocate dall’Etna si sono aggiunte quelle meteorologiche.

Nelle ultime ore, infatti, il territorio catanese è stato interessato anche da forti precipitazioni, con conseguenze sulla viabilità e sull’operatività aeroportuale. Alcuni voli erano stati dirottati verso altri scali siciliani prima del successivo aggravarsi della situazione legata alla cenere.

Per i passeggeri il risultato è stato particolarmente complesso: cancellazioni, ritardi, dirottamenti e la necessità di individuare alternative per raggiungere altre città italiane.

È in questo contesto che si colloca il racconto di Calenda.

Lo sfogo di Calenda: “La Sicilia è trascurata”

Nel raccontare la propria esperienza, Calenda non si è limitato alla vicenda dei voli.

Il segretario di Azione ha utilizzato l’occasione per esprimere una critica più generale sulle infrastrutture siciliane.

Ha detto di amare particolarmente la Sicilia, ma ha contemporaneamente sostenuto che l’isola sia stata trascurata per molti anni. La sua valutazione riguarda soprattutto la capacità del sistema dei trasporti di offrire alternative quando uno dei principali aeroporti viene messo in difficoltà.

Il punto centrale della sua critica è questo: quando l’aeroporto di Catania non è operativo, secondo Calenda diventa estremamente difficile trovare rapidamente una soluzione alternativa.

Nel suo caso, la ricerca di un volo per Torino si sarebbe trasformata in una sequenza di tentativi senza disponibilità immediata. Anche l’opzione Palermo, ha raccontato, era caratterizzata da un forte ritardo.

Le sue sono valutazioni politiche e personali, espresse dopo aver vissuto direttamente i disagi.

“Lo Stato dovrebbe gestire la Sicilia per 30 anni”

La parte più forte dello sfogo riguarda però la proposta formulata da Calenda.

Secondo il leader di Azione, la Sicilia avrebbe bisogno di un intervento statale diretto e prolungato nel tempo. La sua proposta, espressa durante l’intervista, è che lo Stato intervenga direttamente nella gestione dell’isola per i prossimi trent’anni.

Il ragionamento di Calenda non riguarda soltanto gli aeroporti.

Nel suo intervento ha citato anche la rete stradale, i collegamenti tra gli scali e le infrastrutture idriche, sostenendo che esista una situazione di forte difficoltà in diversi servizi.

Tra gli esempi portati dal leader di Azione c’è proprio il sistema idrico di Palermo e Catania, che ha indicato come uno dei problemi strutturali dell’isola.

Si tratta, naturalmente, di una lettura politica della situazione e non di una valutazione tecnica complessiva delle infrastrutture siciliane. Il tema posto da Calenda, tuttavia, riporta l’attenzione su una questione più ampia: quanto sia resiliente il sistema dei trasporti quando un evento naturale interrompe un collegamento strategico.

Il problema non è l’Etna, ma cosa succede quando si ferma un aeroporto

L’attività dell’Etna non è controllabile e la sospensione dei voli può essere necessaria per ragioni di sicurezza.

Il punto sollevato dalla vicenda è quindi un altro.

Quando uno scalo strategico come quello di Catania viene chiuso, la capacità di trasferire rapidamente i passeggeri verso altri aeroporti diventa fondamentale.

In Sicilia esistono diversi scali, tra cui Palermo, Trapani e Comiso, ma la possibilità di utilizzarli efficacemente dipende dalla disponibilità dei voli, dalle condizioni della viabilità e dalla capacità dei collegamenti terrestri di assorbire un improvviso aumento della domanda.

Durante l’emergenza di questi giorni, alcuni voli sono stati effettivamente dirottati verso altri aeroporti siciliani e non solo. Ma per i singoli passeggeri la ricerca di una soluzione alternativa non è sempre stata immediata.

Le strade diventano l’altra parte dell’odissea

È proprio sulla mobilità terrestre che Calenda ha concentrato un’altra parte delle sue critiche.

Secondo il suo racconto, una volta presa in considerazione la possibilità di raggiungere un aeroporto alternativo, la situazione delle strade avrebbe reso ulteriormente complicato il trasferimento.

Il leader di Azione ha parlato di lavori in corso, condizioni della viabilità e assenza di aree di servizio lungo alcuni percorsi.

Anche in questo caso, si tratta della sua esperienza e della sua valutazione personale.

Ma la questione della connessione tra aeroporti rimane centrale: un sistema alternativo non funziona soltanto perché esiste un secondo scalo sulla carta. Servono strade, trasporti, autobus, treni, informazioni e disponibilità di voli capaci di assorbire rapidamente i passeggeri rimasti a terra.

L’emergenza dell’Etna continua

Nel frattempo il vulcano rimane al centro del monitoraggio scientifico.

Secondo il vulcanologo Marco Viccaro, citato dal Corriere della Sera, l’Etna attraversa una fase di transizione successiva all’attività eruttiva estiva alla Voragine. I crateri sommitali stanno alternando fasi caratterizzate dall’emissione di materiale nuovo e materiale già solidificato.

In particolare, l’attività dei crateri Bocca Nuova e Nord-Est viene osservata per comprendere l’evoluzione del sistema vulcanico.

La presenza di materiale piroclastico e l’instabilità di alcune porzioni del condotto contribuiscono alla produzione e alla rimobilizzazione della cenere.

È questo materiale, trasportato dall’atmosfera, a rappresentare uno degli elementi più problematici per l’aviazione.

Perché la cenere vulcanica è un problema per gli aerei

La cenere emessa durante l’attività vulcanica è composta da particelle molto fini di materiale minerale e roccioso.

Quando entra nelle aree attraversate dagli aerei può rappresentare un rischio significativo per i motori e per altri componenti del velivolo.

Per questo le autorità aeronautiche monitorano costantemente l’attività vulcanica e la distribuzione della nube.

L’allerta VONA relativa all’Etna è stata portata al livello rosso durante questa fase, il massimo previsto per l’aviazione. Le decisioni operative vengono prese sulla base dell’evoluzione del fenomeno e delle condizioni dello spazio aereo.

La chiusura di Fontanarossa, quindi, non è una conseguenza amministrativa del maltempo, ma una misura collegata alla gestione del rischio per il traffico aereo.

Tre giorni che riaccendono il dibattito sulle infrastrutture

La vicenda di Calenda finisce così per diventare anche il punto di partenza di una discussione più ampia.

L’emergenza vulcanica ha una causa naturale e le restrizioni al traffico aereo rispondono a esigenze di sicurezza. Ma quando uno scalo fondamentale viene chiuso, emergono inevitabilmente le fragilità e le capacità di risposta della rete dei trasporti.

Il caso raccontato dal leader di Azione mostra cosa può accadere a un passeggero che deve raggiungere il continente quando Catania non è disponibile: ricerca di alternative, voli pieni, ritardi, trasferimenti verso altri aeroporti e difficoltà nel coordinare tutti gli spostamenti.

Calenda ha trasformato questa esperienza in una critica politica molto più ampia, arrivando a proporre un intervento diretto dello Stato sulla gestione della Sicilia per trent’anni.

La sua è una posizione politica precisa.

L’emergenza dell’Etna, invece, è un dato concreto che continua a condizionare il traffico aereo.

E mentre il vulcano prosegue la sua attività e l’aeroporto di Catania resta alle prese con le restrizioni, per migliaia di passeggeri la priorità rimane molto più semplice: capire quando potranno finalmente ripartire.

27 Settembre 2026
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