Grillo: «Non fondo un partito». E dice: «Sono stato estromesso»
🌐 Beppe Grillo, Movimento 5 Stelle, nuovo partito, Giuseppe Conte: il fondatore dei Cinque Stelle chiarisce a Pulp Podcast di non avere intenzione di creare una nuova formazione politica e racconta la rottura con il Movimento. Il suo ritorno pubblico riaccende il confronto sul futuro del M5S e sulla sua trasformazione.
Beppe Grillo torna a parlare pubblicamente e lo fa mettendo un punto, almeno per ora, alle indiscrezioni su una possibile nuova formazione politica. Ospite di Pulp Podcast, il programma condotto da Fedez e Mr. Marra, il fondatore del Movimento 5 Stelle ha risposto direttamente alle voci che nelle ultime settimane avevano alimentato l’ipotesi di un suo ritorno sulla scena politica con un nuovo soggetto.
La frase che chiarisce il quadro è netta: «Come faccio a fondare un partito, a organizzarlo? Non ho il potere di farlo, non ho le facoltà». Grillo ha però aggiunto di poter continuare a offrire idee e stimoli su temi come ambiente, religione ed economia.
La dichiarazione arriva dopo giorni nei quali attorno al suo nome si erano concentrate diverse ipotesi. A far crescere l’attenzione era stato anche un riferimento a un possibile “Movimento zero stelle”, comparso in uno stato WhatsApp di Grillo. La trasmissione aveva successivamente chiarito che alcune dichiarazioni attribuite al comico sull’eventuale nascita di un nuovo partito non erano state pronunciate durante la registrazione.
Il passaggio nel podcast, quindi, assume un significato preciso: Grillo non annuncia una nuova discesa in campo organizzata, ma rivendica ancora un ruolo di elaborazione e di critica politica.

Grillo e il M5S: «Sono stato estromesso»
Il tema centrale dell’intervista resta però il rapporto con il Movimento 5 Stelle, nato nel 2009 dall’incontro politico tra Grillo e Gianroberto Casaleggio.
Il fondatore ricostruisce quella stagione sottolineando la complementarità con Casaleggio: da una parte la comunicazione e la capacità di parlare a un pubblico vasto, dall’altra l’organizzazione e la visione tecnologica. Grillo ricorda inoltre di non essersi mai candidato, così come Casaleggio, e presenta la nascita del Movimento come un progetto destinato a portare nella politica idee e strumenti differenti rispetto alla tradizione dei partiti.
Il rapporto con il Movimento attuale viene invece descritto in termini profondamente diversi.
«Sono stato estromesso, è un dato di fatto», afferma Grillo, aggiungendo di non avere rimpianti. Secondo la sua ricostruzione, il M5S di oggi sarebbe ormai un’organizzazione molto diversa da quella delle origini, con una base composta in larga parte da persone nuove e con uno spirito che, a suo giudizio, non coincide più con quello iniziale.
È questo uno dei passaggi politicamente più rilevanti dell’intervista: non tanto la possibilità di un nuovo partito, che Grillo nega, quanto la distanza dichiarata dall’attuale Movimento.
Dal progetto originario al Movimento guidato da Conte
La frattura tra Grillo e Giuseppe Conte non nasce con l’intervista a Fedez. Il rapporto tra i due si è deteriorato progressivamente durante la trasformazione del M5S, fino alla contrapposizione sulla struttura e sull’identità del Movimento.
Negli ultimi mesi Grillo è tornato più volte a criticare pubblicamente l’evoluzione dei Cinque Stelle. A luglio aveva sostenuto che il Movimento fosse nato per cambiare la politica e che, invece, fosse stata la politica a cambiare il Movimento.
A settembre la tensione è tornata al centro dell’attenzione con le anticipazioni dell’intervista a Pulp Podcast. Grillo ha contestato l’attuale impostazione del M5S e ha sostenuto che il Movimento non rappresenti più lo stesso progetto immaginato all’inizio. Ha inoltre rilanciato il tema del simbolo, sostenendo che l’attuale leadership dovrebbe avere una propria identità distinta da quella della fase originaria.
Il contrasto assume così una dimensione che va oltre la leadership personale. È il confronto tra due interpretazioni della storia del Movimento 5 Stelle: quella del fondatore, che rivendica il progetto originario, e quella dell’organizzazione attuale, impegnata nella costruzione di una nuova identità politica.
La risposta di Conte passa da Nova
Il ritorno mediatico di Grillo arriva proprio mentre il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte ha concluso a Milano Nova – Parola all’Italia, il percorso partecipato attraverso il quale il partito ha costruito e sottoposto al voto degli iscritti una serie di proposte programmatiche.
Il percorso ha coinvolto oltre 17 mila persone negli incontri territoriali e più di cento appuntamenti in tutta Italia, arrivando alla fase conclusiva del 19 e 20 settembre a Milano.
La tempistica rende inevitabilmente significativo il contrasto tra le due immagini del M5S.
Da una parte c’è Grillo, che insiste sulla distanza tra il Movimento delle origini e quello attuale. Dall’altra c’è Conte, che punta a consolidare una struttura politica orientata verso un programma di governo e al confronto con altre forze dell’area progressista.
Durante la chiusura di Nova, Conte ha parlato di una politica «radicalmente e autenticamente progressista». Gli iscritti hanno inoltre votato una serie di indirizzi programmatici sui quali il presidente del Movimento è chiamato a confrontarsi con gli interlocutori della coalizione.
Il M5S, dunque, si trova davanti a una fase nella quale la definizione dell’identità politica non è soltanto una questione interna. Le posizioni espresse a Nova riguardano infatti anche il futuro rapporto con altre forze politiche e la costruzione di un programma comune.
Perché il nuovo partito di Grillo è diventato un caso politico
L’ipotesi di una nuova formazione guidata da Grillo aveva assunto rilevanza perché avrebbe potuto riaprire una questione mai completamente chiusa: chi rappresenta oggi l’eredità politica del Movimento 5 Stelle?
Le indiscrezioni delle scorse settimane avevano parlato di un possibile progetto legato a nuovi strumenti digitali, intelligenza artificiale, ambiente, lavoro e forme innovative di sostegno al reddito. Si trattava, però, di ricostruzioni giornalistiche e non di un progetto politico formalmente annunciato da Grillo.
Con le parole pronunciate nel podcast, l’ex garante ha invece ridimensionato l’ipotesi di una struttura organizzata. La sua posizione appare concentrata soprattutto sulla possibilità di influenzare il dibattito attraverso idee e interventi pubblici, senza necessariamente trasformarsi in un leader di partito.
È una distinzione importante. Fondare una formazione politica richiede infatti organizzazione, struttura, partecipazione territoriale e una proposta elettorale. Un ruolo di ispirazione o di elaborazione delle idee appartiene invece a una dimensione diversa.
Il ritorno di Grillo non chiude lo scontro sul Movimento 5 Stelle
La smentita sulla nascita di un nuovo partito non significa che il confronto con il M5S sia terminato.
Al contrario, l’intervista restituisce un Grillo intenzionato a intervenire nuovamente nel dibattito pubblico e a mettere in discussione la narrazione sull’evoluzione del Movimento. Il suo giudizio sull’attuale M5S è particolarmente severo, mentre rivendica il valore delle idee che avevano accompagnato la nascita del progetto insieme a Casaleggio.
Nel frattempo, però, il Movimento guidato da Conte sta costruendo un percorso politico autonomo. Nova 2026 rappresenta proprio il tentativo di trasformare il patrimonio organizzativo attuale in una piattaforma programmatica destinata al confronto con il resto dell’area progressista.
Il punto politico della giornata, quindi, non è soltanto capire se Grillo creerà o meno un nuovo partito. La risposta fornita dallo stesso fondatore, almeno oggi, è negativa.
La questione più ampia riguarda ciò che resta del progetto originario e quanto dell’identità costruita dal Movimento nei suoi primi anni possa ancora convivere con la sua evoluzione istituzionale.
Grillo dice di non avere il potere né le facoltà per fondare un partito. Ma continua ad avere una voce capace di riportare al centro del dibattito la domanda sulle origini, sull’identità e sul futuro dei Cinque Stelle. Ed è proprio su questo terreno che, dopo l’intervista a Fedez, il confronto con l’attuale Movimento torna inevitabilmente ad accendersi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA







