7:10 am, 8 Ottobre 26 calendario

Schifani, dimissioni sul tavolo: lo scontro con Tajani e il dopo

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Renato Schifani verso le dimissioni. In Sicilia la crisi dentro Forza Italia è arrivata al punto di rottura. Dopo le parole di Nino Minardo, che ha chiesto una nuova fase politica nell’Isola e ha messo di fatto in discussione la ricandidatura del governatore alle Regionali del 2027, il presidente della Regione ha lasciato intendere di essere pronto a farsi da parte. Poi è arrivata la telefonata con Antonio Tajani, dai toni molto duri. Sul tavolo non ci sarebbe soltanto il futuro della legislatura, ma anche quello politico dello stesso Schifani: secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime ore, tra le ipotesi per il dopo ci sarebbe anche un ritorno al Senato o una collocazione al Csm.

Schifani, le dimissioni sono ormai sul tavolo

La Sicilia si è svegliata con una domanda che fino a pochi giorni fa sembrava impensabile: Renato Schifani lascerà la presidenza della Regione?

Il governatore non ha ancora formalizzato le dimissioni, ma il quadro politico è precipitato rapidamente. Dopo una giornata di dichiarazioni, contatti e incontri riservati, Schifani ha convocato la Giunta regionale a Palazzo d’Orléans per l’8 ottobre, inserendo all’ordine del giorno i “provvedimenti più urgenti”.

Una formula istituzionale che, in queste ore, assume però un significato politico molto più pesante.

La riunione potrebbe infatti diventare il momento decisivo per capire se il presidente intenda proseguire fino alla fine della legislatura oppure aprire una crisi dagli effetti immediati sul governo siciliano.

Schifani, dopo l’ennesimo affondo arrivato dal suo stesso partito, ha dichiarato di stare valutando “con senso di responsabilità” le decisioni da assumere. Da quel momento è iniziata una lunga notte politica.

Lo strappo con Nino Minardo che ha fatto esplodere la crisi

Il detonatore della crisi è stato Nino Minardo, commissario di Forza Italia in Sicilia.

Durante una riunione con i dirigenti territoriali del partito, Minardo ha sostenuto la necessità di un “cambio di passo” e di una proposta politica nuova per l’Isola.

Il messaggio, pur senza contenere formalmente una richiesta di dimissioni, è stato interpretato come una presa di distanza netta dalla gestione del governatore.

Il punto più delicato riguarda il 2027.

Schifani aveva finora considerato la possibilità di una ricandidatura alla presidenza come uno degli sbocchi naturali della legislatura. A Roma, invece, secondo le ricostruzioni delle ultime ore, il quadro sarebbe cambiato: il bis non sarebbe più considerato una strada percorribile all’interno dell’attuale equilibrio di Forza Italia.

È questa la vera frattura.

Non si tratta soltanto di una discussione sulla gestione della Regione, ma della prospettiva politica di Schifani all’interno del centrodestra.

La telefonata con Tajani: lo scontro sul futuro del governatore

In questo clima è arrivato il contatto diretto con Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia e vicepremier.

La telefonata, secondo le ricostruzioni riportate nelle ultime ore, sarebbe stata tutt’altro che distensiva.

Schifani avrebbe rivendicato il proprio peso nella storia del partito e il ruolo ricoperto negli organismi nazionali di Forza Italia, contestando il fatto di poter essere messo da parte attraverso le decisioni di un commissario regionale arrivato da un’altra esperienza politica.

Dall’altra parte, il tema sollevato a Roma sarebbe quello delle promesse di cambiamento non completate e della necessità di aprire una fase diversa in Sicilia.

Il punto di incontro, almeno per ora, non è stato trovato.

E così la telefonata che avrebbe dovuto contribuire a raffreddare la tensione ha finito per rendere ancora più evidente la distanza tra il governatore e il vertice nazionale del partito.

La poltrona dopo Palazzo d’Orléans: Senato o Csm

È qui che la crisi assume una dimensione ancora più delicata.

Se Schifani dovesse decidere di lasciare Palazzo d’Orléans, il problema non sarebbe soltanto stabilire quando e come si chiuderà la legislatura siciliana. Ci sarebbe anche da definire quale sarà il futuro politico del governatore.

Tra le ipotesi circolate c’è quella di una nuova collocazione istituzionale.

Una possibilità sarebbe il ritorno al Senato, dove Schifani ha già ricoperto incarichi di primo piano. Un’altra ipotesi riguarda invece il Consiglio superiore della magistratura.

Quest’ultima eventualità va però distinta da una candidatura già formalizzata: al momento si tratta di uno scenario politico riportato nelle ricostruzioni sulla crisi, non di una nomina acquisita.

Il calendario del Csm, peraltro, è in movimento proprio in queste settimane: il Parlamento è chiamato a eleggere dieci componenti laici e le procedure per le candidature sono già state avviate.

Il nodo, quindi, non è soltanto se Schifani lascerà la Regione, ma anche quale spazio potrebbe essere individuato per lui nella fase successiva.

Palazzo d’Orléans resta al centro della notte politica

Mentre la trattativa politica proseguiva, Palazzo d’Orléans è diventato il luogo simbolico della crisi.

Nella serata più convulsa, attorno al governatore si sono ritrovati collaboratori, esponenti della maggioranza e parlamentari regionali vicini al presidente.

Il tema era uno solo: dimissioni oppure resistenza fino alla fine della legislatura.

Schifani ha poi scelto il silenzio.

Anche quando si è presentato al Palazzo di giustizia di Palermo per un convegno dedicato ai temi dell’antimafia, il governatore ha evitato di rispondere alle domande sulla crisi politica.

Una strategia di attesa che non ha però fermato le trattative.

Minardo ha infatti proposto un incontro a Roma con Tajani e Schifani, nel tentativo di definire insieme il percorso politico.

La mediazione resta dunque aperta, ma non ha cancellato il problema principale: Forza Italia sembra intenzionata ad arrivare alla fine della legislatura sostenendo il governo, senza però garantire la ricandidatura di Schifani.

Le inchieste che hanno aggravato la frattura

La crisi politica arriva inoltre dopo mesi complicati per il governo regionale.

A pesare sul clima interno al centrodestra siciliano sono state diverse inchieste giudiziarie che hanno coinvolto esponenti politici e persone vicine agli ambienti della Regione.

Tra i casi più recenti c’è quello di Gaetano Armao, già vicepresidente della Regione e consigliere giuridico di Schifani, per il quale la Procura di Palermo ha chiesto una misura cautelare nell’ambito di un’inchiesta per corruzione.

Il caso Armao si è inserito in un quadro già problematico, alimentando le preoccupazioni all’interno di Forza Italia.

È importante però distinguere il piano politico da quello giudiziario: le indagini e le richieste della magistratura non equivalgono a condanne e la responsabilità penale resta personale.

Politicamente, tuttavia, le vicende giudiziarie hanno contribuito ad aumentare la pressione sul governatore e sulla classe dirigente regionale.

Cosa succederebbe se Schifani si dimettesse

L’eventuale uscita di scena di Schifani avrebbe conseguenze che andrebbero ben oltre Palazzo d’Orléans.

La legislatura potrebbe chiudersi con largo anticipo rispetto alla sua scadenza naturale e la Sicilia entrerebbe in una fase di ordinaria amministrazione in attesa delle elezioni.

La prima finestra elettorale indicata nelle ricostruzioni è quella del 13 dicembre 2026.

Questo scenario avrebbe effetti immediati anche sulla gestione finanziaria della Regione.

Il rischio politico e amministrativo sarebbe quello di non riuscire a completare nei tempi previsti la manovra di stabilità, con il conseguente ricorso all’esercizio provvisorio.

Ma ci sarebbe anche un effetto interno all’Assemblea regionale siciliana.

Per una parte dei deputati al primo mandato, lo scioglimento anticipato potrebbe arrivare prima della maturazione del requisito temporale necessario per il trattamento previdenziale previsto dalla normativa regionale.

Per questo motivo la crisi non riguarda soltanto il presidente.

La prospettiva di elezioni anticipate coinvolgerebbe direttamente gli equilibri dell’intero Parlamento siciliano.

Il centrodestra prova a evitare il voto anticipato

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui, dentro la maggioranza, cresce la pressione per trovare una soluzione.

Da una parte c’è Schifani, che deve decidere se accettare la nuova linea del partito oppure trasformare il conflitto sulla ricandidatura in una rottura definitiva.

Dall’altra c’è Forza Italia, che deve gestire una transizione delicatissima senza provocare automaticamente la fine della legislatura.

Gli alleati, intanto, hanno espresso sostegno alla continuità del governo ma senza sciogliere il nodo della ricandidatura.

La partita si gioca dunque su due tavoli diversi: la durata della legislatura e il futuro politico di Schifani.

Ed è proprio questa sovrapposizione a rendere la crisi particolarmente difficile da ricomporre.

L’8 ottobre può diventare il giorno decisivo

La convocazione della Giunta rappresenta ora il prossimo passaggio.

Schifani potrebbe limitarsi a proseguire l’attività amministrativa, rinviando ogni decisione politica e accettando di affrontare il confronto con Tajani e Minardo a Roma.

Oppure potrebbe compiere il passo più clamoroso: presentare le dimissioni e aprire formalmente la strada alle elezioni anticipate.

Al momento, nessuna delle due ipotesi può essere considerata definitivamente acquisita.

La vera novità, però, è che il rapporto tra Schifani e il vertice di Forza Italia non appare più quello di qualche settimana fa.

La questione della ricandidatura è diventata il punto centrale dello scontro e la richiesta di una nuova collocazione per il governatore, qualora decidesse di lasciare Palazzo d’Orléans, aggiunge un ulteriore livello alla trattativa.

La Sicilia si trova così davanti a un passaggio politico delicato: o una mediazione capace di salvare la legislatura senza garantire il bis di Schifani, oppure una rottura che potrebbe portare alle urne già a dicembre.

La decisione, ora, è nelle mani del governatore.

8 Ottobre 2026
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