Nairobi, scandalo al Muthaiga Club: il bar vietato alle donne
🌐 Nairobi, bufera sullo storico Muthaiga Country Club, simbolo dell’élite del Kenya: nel 2026 le donne continuano a essere escluse dal prestigioso bar riservato ai soci, anche quando pagano le stesse quote degli uomini. Una votazione interna ha confermato il divieto, scatenando accuse di discriminazione di genere, proteste internazionali e una battaglia contro le tradizioni coloniali..
Nairobi, il club degli uomini dove il tempo si è fermato
Nel cuore di Nairobi, tra giardini curatissimi, architetture coloniali e saloni frequentati dall’alta società kenyota, una porta rimane chiusa alle donne. Non per ragioni di sicurezza, né per un evento particolare. Semplicemente perché il regolamento del Muthaiga Country Club vieta alle socie l’ingresso nel Member’s Bar, uno dei suoi ambienti più esclusivi.
La regola sopravvive a oltre un secolo di trasformazioni sociali e politiche. Il Kenya ha conquistato l’indipendenza, le donne hanno ottenuto il diritto di partecipare alle decisioni del circolo, la società è cambiata radicalmente. Eppure quel bar continua a essere considerato uno spazio esclusivamente maschile.
Non è l’intero club a essere vietato alle donne, ma proprio l’ambiente che rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della sua storia. Una distinzione che non ha attenuato le polemiche, alimentate dal fatto che le socie contribuiscono economicamente alla vita dell’associazione.
Il voto che fa esplodere lo scandalo: la maggioranza difende il divieto
A riportare la controversia sotto i riflettori è stata una consultazione interna organizzata per decidere se superare la segregazione del Member’s Bar. Più di 700 soci hanno partecipato alla votazione e la maggioranza si è espressa contro l’apertura alle donne.
Il risultato ha confermato la profondità delle divisioni. Da una parte chi considera quello spazio una tradizione da proteggere; dall’altra chi denuncia una disparità ormai incompatibile con il principio di uguaglianza.
Il paradosso è evidente: le donne possono essere socie a pieno titolo, partecipare alla vita del circolo e sostenerne i costi, ma non accedere a tutti gli stessi ambienti degli uomini.
Chloé Spoerry, l’imprenditrice che sfida il privilegio maschile
Tra le protagoniste della campagna per cambiare il regolamento figura Chloé Spoerry, imprenditrice di origine francese legata da tempo alla storia del circolo.
La sua battaglia contesta una consuetudine che, secondo le sostenitrici dell’apertura, non può essere giustificata soltanto facendo riferimento alla tradizione.
Non si tratta semplicemente di poter ordinare una bevanda. Il Member’s Bar è anche uno spazio di incontro, conversazione e relazioni sociali. Escludere le donne significa impedire loro di frequentare uno dei luoghi che hanno contribuito a definire il prestigio dell’associazione.
I difensori del divieto, invece, rivendicano la possibilità di conservare un ambiente di socialità esclusivamente maschile. Per loro la discussione riguarda anche l’autonomia di un club privato nel definire i propri regolamenti.
È proprio questo conflitto tra tradizione associativa e parità di trattamento ad aver trasformato una decisione interna in una notizia internazionale.
Muthaiga Country Club, un pezzo di colonialismo britannico ancora vivo
Il Muthaiga Country Club affonda le proprie radici nei primi anni del Novecento, quando Nairobi era una delle città di riferimento dell’Africa orientale britannica. Il circolo divenne un punto d’incontro privilegiato per coloni, aristocratici, imprenditori e protagonisti della vita mondana.
I suoi ambienti hanno conservato un’identità fortemente legata al passato: arredi tradizionali, fotografie storiche, un’elegante biblioteca e regole di comportamento che testimoniano l’eredità britannica.
Ma ciò che un tempo rappresentava il prestigio dell’alta società coloniale è oggi oggetto di contestazione. La conservazione di un privilegio riservato agli uomini appare, agli occhi dei critici, come una sopravvivenza delle gerarchie sociali del passato.
Da «La mia Africa» alla realtà: il divieto visto al cinema
La vicenda assume un significato particolare per gli appassionati di cinema. Il Muthaiga Club è infatti legato all’immaginario di La mia Africa, il celebre film del 1985 interpretato da Meryl Streep e Robert Redford.
Nella pellicola, ambientata nel Kenya coloniale, Karen Blixen si confronta con le rigide convenzioni sociali dell’epoca, compresa l’esclusione femminile dagli ambienti maschili del club.
Quarant’anni dopo l’uscita del film, la controversia è ancora attuale.
La differenza è che oggi non si tratta di una ricostruzione cinematografica del passato, ma di un regolamento associativo realmente applicato.
Quella che sul grande schermo sembrava una testimonianza storica è diventata il simbolo di una discriminazione ancora contestata nel presente.
Lo scontro diventa internazionale: i circoli stranieri prendono le distanze
La polemica non si è fermata ai confini del Kenya. Alcuni prestigiosi circoli internazionali hanno messo in discussione i rapporti di reciprocità con il Muthaiga a causa delle restrizioni imposte alle donne.
Tra le istituzioni coinvolte nel dibattito compare il Reform Club di Londra, un altro circolo storico britannico, che ha contestato l’esclusione femminile dal Member’s Bar.
Questi accordi consentono normalmente ai soci di determinati club di frequentare le strutture delle associazioni partner durante i viaggi all’estero.
La controversia assume quindi anche una dimensione reputazionale: la difesa di una tradizione interna rischia di compromettere le relazioni internazionali e l’immagine pubblica del circolo kenyota.
Kenya, la Costituzione garantisce l’uguaglianza: cosa dice la legge
Il caso solleva interrogativi che vanno oltre il regolamento di un’associazione privata.
La Costituzione kenyota del 2010, all’articolo 27, riconosce l’uguaglianza davanti alla legge e vieta le discriminazioni fondate sul sesso. Stabilisce inoltre che uomini e donne abbiano diritto a pari trattamento e opportunità.
Resta tuttavia da chiarire come tali principi possano essere applicati alle condizioni di accesso ai singoli ambienti di un club privato. La controversia sul bar non equivale, di per sé, a una sentenza giudiziaria che abbia già dichiarato illegittimo il regolamento.
Il Muthaiga Country Club è stato coinvolto anche in un diverso contenzioso sui diritti di accesso. Nel novembre 2025 l’Alta Corte del Kenya ha riconosciuto che l’esclusione ingiustificata di un ospite invitato aveva violato il suo diritto a un’azione amministrativa equa e alla dignità personale. Si tratta però di una vicenda distinta dalla questione dell’ingresso delle donne nel bar.
Tradizione o discriminazione? La domanda che divide Nairobi
Il Muthaiga Country Club rappresenta una contraddizione che molte istituzioni storiche devono affrontare: fino a quale punto si può conservare una tradizione quando questa determina trattamenti differenti tra persone che condividono gli stessi diritti associativi?
Per i sostenitori del regolamento, la separazione riguarda una consuetudine sociale consolidata e uno spazio privato. Per chi chiede il cambiamento, invece, non esiste una giustificazione convincente per escludere le donne da un ambiente finanziato anche con le loro quote.
Il dibattito coinvolge questioni più ampie, dall’accesso agli spazi di rappresentanza al ruolo delle donne nelle reti professionali e sociali.
Il futuro del Muthaiga Club e una battaglia che supera il Kenya
La consultazione che ha confermato il divieto non ha messo fine alle contestazioni. La pressione delle socie favorevoli all’apertura e le reazioni di alcune istituzioni internazionali mantengono viva la controversia.
La vicenda dimostra quanto possa essere difficile modificare consuetudini radicate, anche quando il contesto sociale che le ha prodotte è profondamente cambiato.
A Nairobi, nel 2026, un bar riservato agli uomini è diventato il terreno di confronto tra due concezioni opposte della tradizione: quella da difendere indipendentemente dal cambiamento sociale e quella da rivedere alla luce dell’uguaglianza dei diritti.
La vera posta in gioco non è l’accesso a un bancone elegante, ma la possibilità che uomini e donne appartenenti alla stessa associazione possano condividere, senza esclusioni basate sul genere, tutti gli spazi della sua vita sociale.
Le immagini visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all’articolo, meramente indicative
© RIPRODUZIONE RISERVATA






