12:04 pm, 19 Ottobre 26 calendario

Foto intime della compagna nelle chat: 12 anni di abusi

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Revenge porn nel Canavese, un operaio di 55 anni ha patteggiato due anni di reclusione con pena sospesa dopo aver diffuso immagini e video intimi della compagna su Facebook e Telegram. Una vicenda emersa dopo una relazione durata dodici anni, con decine di destinatari delle immagini, un versamento di 5.000 euro alla donna e la prospettiva di una nuova causa civile per il risarcimento dei danni.

Revenge porn nel Canavese: dodici anni di segreti e umiliazioni

Per dodici anni aveva condiviso la vita con un uomo del quale si fidava. Non immaginava che fotografie e video della propria intimità circolassero tra sconosciuti, conoscenti e frequentatori di gruppi social. La scoperta, avvenuta quasi per caso, ha portato alla luce una vicenda di violenza digitale nel Canavese, in provincia di Torino.

Al centro del procedimento un operaio di 55 anni, residente in un piccolo comune della zona di Ivrea. L’uomo ha patteggiato una pena di due anni di reclusione, con sospensione condizionale, nell’ambito di un procedimento relativo alla diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite e ai maltrattamenti.

Secondo quanto ricostruito dalle cronache giudiziarie, il comportamento sarebbe proseguito durante la lunga relazione sentimentale. Per diffondere il materiale privato sarebbero stati utilizzati profili falsi e gruppi online, nei quali numerosi utenti intervenivano con espressioni offensive e contenuti degradanti nei confronti della donna.

 

Le fotografie private diffuse attraverso Facebook e Telegram

Il materiale comprendeva decine di immagini e filmati intimi. Alcuni contenuti erano stati consegnati volontariamente dalla donna al compagno, nell’ambito della loro relazione. Di altri, secondo il suo racconto, non conosceva nemmeno l’esistenza.

Aver condiviso privatamente un’immagine con il partner non equivale ad autorizzarne la diffusione. È proprio la mancanza di consenso alla circolazione presso terzi uno degli elementi centrali della fattispecie penale relativa al revenge porn.

Le immagini sarebbero state utilizzate per alimentare conversazioni nelle quali altri uomini insultavano e umiliavano la donna. Le ricostruzioni riferiscono anche dell’invio di ulteriori video sessualmente espliciti da parte di alcuni partecipanti. Una situazione nella quale la violazione della riservatezza si intrecciava con ripetuti comportamenti offensivi.

Tra i destinatari figuravano persone sconosciute e soggetti appartenenti all’ambiente frequentato dalla coppia. Circa sessanta persone sarebbero state identificate dai carabinieri nell’ambito degli accertamenti, ma non risultano elementi sufficienti per attribuire automaticamente responsabilità penali a ciascuna di esse.

La scoperta sul cellulare e la denuncia ai carabinieri

La donna avrebbe scoperto tutto dopo aver controllato il telefono del compagno, sospettando inizialmente un tradimento. Aprendo alcune conversazioni, si è trovata davanti a fotografie intime che la ritraevano e a scambi di messaggi dei quali non aveva mai saputo nulla.

Non si trattava soltanto di immagini private conservate sul dispositivo. I contenuti risultavano trasmessi ad altre persone, accompagnati da commenti e comunicazioni che hanno fatto emergere una realtà molto diversa da quella che la donna credeva di conoscere.

Sconvolta dalla scoperta, si è confidata con un’amica e successivamente si è rivolta ai carabinieri. La denuncia ha dato origine agli accertamenti che hanno portato al procedimento giudiziario davanti all’autorità competente di Ivrea.

Le ricostruzioni pubblicate descrivono anche un rapporto attraversato da episodi di maltrattamento fisico. Per la donna, alla conoscenza della diffusione dei contenuti si è aggiunta la paura di essere riconosciuta da persone incontrate abitualmente nel proprio territorio.

 

Due anni patteggiati, pena sospesa e cinquemila euro

Il procedimento si è concluso con un patteggiamento a due anni di reclusione. Si tratta di una definizione del processo concordata secondo le regole del codice di procedura penale, differente da una sentenza pronunciata al termine di un dibattimento ordinario.

Secondo le informazioni disponibili, l’uomo ha beneficiato della sospensione della pena, collegata alla partecipazione a un percorso destinato agli autori di condotte maltrattanti. Avrebbe inoltre effettuato alcune ammissioni parziali nel corso della vicenda processuale.

Alla ex compagna sono stati versati 5.000 euro, ma il pagamento non chiude necessariamente ogni questione risarcitoria. La somma rappresenta uno degli aspetti già emersi dal procedimento, mentre la valutazione complessiva dei danni personali e psicologici potrebbe richiedere un ulteriore giudizio.

L’avvocata della donna, Silvia Bregliano, ha prospettato infatti il ricorso alla sede civile per ottenere una quantificazione più ampia delle conseguenze subite dall’assistita. Non è stata documentata, al momento, una decisione civile definitiva su tale richiesta.

Revenge porn: cosa prevede la legge italiana

La diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti è disciplinata dall’articolo 612-ter del codice penale. La norma tutela la riservatezza sessuale e punisce, alle condizioni previste dalla legge, la trasmissione o pubblicazione non consensuale di materiali destinati a rimanere privati.

La disciplina vigente prevede, per la fattispecie base, la reclusione da uno a sei anni e una multa da 5.000 a 15.000 euro. Sono inoltre contemplate circostanze aggravanti, comprese quelle legate al rapporto affettivo e all’utilizzo di strumenti informatici o telematici.

L’espressione revenge porn viene comunemente utilizzata per descrivere queste condotte, anche quando non risulti una specifica finalità di vendetta sentimentale. Il punto decisivo resta la diffusione non autorizzata del contenuto, da valutare secondo gli elementi richiesti dalla legge.

 

La donna segue un percorso psicologico dopo la denuncia

La scoperta della diffusione delle immagini ha avuto conseguenze importanti sulla vita quotidiana della donna. La possibilità che persone conosciute avessero visto il materiale ha accentuato il disagio legato alla violazione della sua sfera privata.

Secondo le ricostruzioni disponibili, la donna ha iniziato un percorso di sostegno psicologico e ha trovato aiuto anche nei propri familiari. È emersa inoltre la volontà di lasciare il paese nel quale viveva, per il timore di incontrare alcune delle persone coinvolte nella circolazione dei contenuti.

L’ex compagno, nel frattempo, risulterebbe vivere con una nuova partner. Le notizie disponibili non documentano ulteriori provvedimenti giudiziari nei confronti delle persone destinatarie delle immagini, né consentono di stabilire quante copie del materiale siano ancora presenti online.

Il risarcimento civile ancora da definire

La vicenda presenta dunque due piani distinti. Il primo riguarda il procedimento penale concluso con la pena patteggiata dal cinquantacinquenne. Il secondo concerne le conseguenze personali della diffusione delle immagini e la possibile richiesta di un ulteriore risarcimento.

Il pagamento dei 5.000 euro è già intervenuto, mentre la quantificazione degli eventuali ulteriori danni rimane aperta. L’assistenza legale della donna ha indicato l’intenzione di proseguire in sede civile, dove potranno essere esaminati gli effetti della vicenda sulla sua vita.

Le immagini visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all’articolo, meramente indicative.
19 Ottobre 2026 ( modificato il 20 Ottobre 2026 | 1:06 )
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