Fan mania: quando l’amore per Harry Styles diventa una gara
C’è una domanda che, davanti all’ennesima corsa al biglietto per Harry Styles, viene quasi spontanea: quanto può essere gentile una fanbase quando in gioco ci sono pochi biglietti, un artista amatissimo e la paura che questa possa essere l’ultima occasione per vederlo dal vivo?
L’annuncio del ritorno di Harry Styles sul palco, accompagnato dalla prospettiva di nuove date internazionali, ha riacceso quella che ormai può essere definita una vera e propria fan mania. Dopo una lunga carriera e una residenza di 30 serate al Madison Square Garden di New York, l’idea che ogni concerto possa rappresentare un’occasione irripetibile ha trasformato la vendita dei biglietti in una corsa contro il tempo.

E quando arriva l’annuncio di una data a Roma, per le fan italiane l’entusiasmo è immediato. Finalmente Harry Styles arriva anche nella capitale, dando a un pubblico che per anni ha dovuto viaggiare all’estero per assistere ai suoi concerti la possibilità di vederlo nel proprio Paese.
Ma è proprio qui che l’entusiasmo lascia spazio alla frustrazione.
La prevendita American Express, riservata ai titolari della carta, ha infatti preceduto l’accesso generalizzato alla vendita. E, subito dopo quella fase, i biglietti con la migliore visibilità risultavano già esauriti.
Per molte fan italiane, che non avevano avuto accesso alla prevendita o che semplicemente non possedevano una American Express, la sensazione è stata quella di essere arrivate quando i posti migliori erano già stati assegnati.
Non si tratta soltanto di voler occupare una poltrona nelle prime file. Per chi segue un artista da anni, la posizione all’interno di un’arena può fare una differenza enorme: vedere il palco, avere una visuale libera, sentirsi più vicini all’artista. E quando i posti migliori scompaiono prima ancora che la vendita sia realmente accessibile a tutti, è inevitabile chiedersi quanto sia davvero equa la possibilità di partecipare.
A complicare ulteriormente la situazione è il mercato secondario.
Alcuni dei biglietti acquistati durante le prevendite possono infatti ricomparire successivamente sulle piattaforme di rivendita a prezzi enormemente superiori a quelli originali, arrivando anche a 800 dollari.
Ed è qui che la questione smette di essere soltanto una faccenda da fan.

Diventa una questione di accessibilità e speculazione.
Perché dietro ogni biglietto rivenduto a un prezzo spropositato c’è qualcuno che forse non potrà permetterselo. Una studentessa, una ragazza che ha messo da parte i soldi per mesi, una fan che magari aspettava proprio quella data per poter finalmente vedere dal vivo l’artista che segue da anni.
Il paradosso è evidente.
Da una parte c’è un artista che ha fatto della frase “Treat People With Kindness” uno dei messaggi più riconoscibili della propria identità pubblica. Dall’altra c’è una parte della sua fanbase che, almeno in determinate circostanze, sembra trasformare l’amore per lo stesso artista in una competizione.
Ma siamo davvero sicuri che, quando si tratta di Harry Styles, le fan si trattino con gentilezza?
La domanda è scomoda, ma necessaria.
Perché la fan mania ha ormai assunto caratteristiche quasi competitive. Non basta amare un artista: bisogna dimostrarlo. Bisogna essere presenti a più concerti possibile, ottenere il biglietto prima degli altri, avere il posto migliore, partecipare a ogni evento, possedere il merchandising, conoscere ogni dettaglio. E quando l’offerta è limitata, questa competizione può trasformare altre fan da compagne di una stessa comunità in rivali.
La logica diventa: se non lo compro io, lo comprerà qualcun altro.
E così il biglietto che per una persona vale il prezzo ufficiale può diventare, per qualcun altro, un’opportunità di guadagno.
Naturalmente non tutte le fan americane hanno colpe per il semplice fatto di aver avuto accesso alla prevendita. E non si può generalizzare: molte hanno acquistato un biglietto semplicemente perché desideravano vedere il proprio artista preferito. Il problema nasce quando un sistema già caratterizzato da una disponibilità limitata viene ulteriormente alimentato dalla speculazione e dalla rivendita a prezzi fuori dalla portata di molti.
La questione, quindi, non dovrebbe essere America contro Italia, né fan americane contro fan italiane.
È una questione più ampia: come si comporta una comunità di fan quando non ci sono abbastanza biglietti per tutti?
Ed è proprio qui che il motto di Harry Styles assume il suo significato più interessante.
“Treat People With Kindness” è facile da cantare insieme, in migliaia, durante un concerto. È molto più difficile applicarlo quando dall’altra parte dello schermo c’è una fan che cerca disperatamente lo stesso biglietto che stai cercando tu.
La gentilezza, in fondo, non si misura quando siamo tutti dalla stessa parte.
Si misura quando potremmo approfittare di qualcun altro e scegliamo di non farlo.
Harry Styles ha costruito una parte importante della propria identità artistica intorno all’idea di inclusività, rispetto e gentilezza. Ma nessun artista può controllare completamente ciò che accade nella propria fanbase. Può lanciare un messaggio; sono poi le persone a decidere quanto quel messaggio valga quando arriva il momento di metterlo in pratica.
E allora forse la vera domanda non è soltanto quanto sia difficile ottenere un biglietto per Harry Styles.
È che cosa succede alla sua fanbase quando la musica diventa una risorsa limitata e le fan si ritrovano a competere tra loro?
Perché amare lo stesso artista dovrebbe creare una comunità.
Non una gara.
E soprattutto, non dovrebbe essere necessario spendere 800 dollari per avere la possibilità di vedere dal vivo un artista che canta “Treat People With Kindness”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA








