7:53 am, 29 Settembre 26 calendario

David Rossi, la perizia: “Aggredito, tentava di difendersi”

Di: Redazione Metrotoday

🌐 David Rossi, nuova perizia, simulazione al Foro Italico, Monte dei Paschi di Siena e ipotesi di aggressione: le prime valutazioni tecniche sulla ricostruzione della morte dell’ex responsabile della comunicazione di Mps delineano uno scenario diverso da quello del gesto volontario. Secondo gli esperti, Rossi sarebbe stato cosciente durante l’aggressione, avrebbe tentato di difendersi e, una volta oltre la finestra, avrebbe cercato di aggrapparsi mentre qualcuno lo tratteneva. La presa sarebbe poi venuta meno, provocando la caduta.

David Rossi, la nuova simulazione cambia la ricostruzione della caduta

La ricostruzione degli ultimi istanti di vita di David Rossi entra in una fase nuova. A Roma, all’interno dell’Università del Foro Italico, è stata eseguita una simulazione della dinamica che portò alla morte dell’ex capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013.

Non si è trattato di una semplice riproduzione scenica. La perizia è stata costruita attraverso una serie di simulazioni dinamiche nelle quali sono state riprodotte la finestra dell’ufficio, le dimensioni della struttura e le possibili posizioni del corpo.

Un atleta dell’Arma dei carabinieri, scelto per avere caratteristiche fisiche comparabili a quelle di Rossi, ha riprodotto i movimenti che una persona avrebbe potuto compiere in condizioni differenti.

Sono state quindi valutate più ipotesi: un aggressore, due aggressori o tre aggressori, con la vittima cosciente oppure priva di coscienza. Il lavoro è stato svolto con il coinvolgimento dei consulenti medico-legali, del Ris e dei vigili del fuoco.

Le prime valutazioni indicano uno scenario nel quale Rossi non sarebbe precipitato semplicemente dopo essersi lasciato cadere dalla finestra.

La scena ricostruita al Foro Italico

Il punto centrale della simulazione è stato il momento immediatamente precedente alla caduta.

Secondo le prime risultanze, Rossi sarebbe stato aggredito all’interno del suo ufficio da almeno due persone, descritte nella ricostruzione come fisicamente robuste. L’azione sarebbe stata rapida e violenta e la vittima, ancora cosciente, avrebbe cercato di reagire.

La ricostruzione avrebbe inoltre evidenziato la difficoltà di mantenere una persona sospesa oltre la finestra senza un’interazione fisica da parte di altri soggetti.

In questa fase sarebbe avvenuto il passaggio decisivo: Rossi, già all’esterno dell’edificio, avrebbe tentato di mantenersi aggrappato al davanzale, mentre gli aggressori lo avrebbero trattenuto.

La presa sarebbe poi venuta meno.

È questo il dettaglio che modifica maggiormente la lettura della dinamica: la caduta non sarebbe stata un movimento immediato, ma il risultato di una sequenza nella quale ci sarebbe stato un tentativo di trattenimento e un successivo cedimento.

Perché la corporatura degli aggressori è importante

La simulazione non si è limitata a riprodurre la posizione di Rossi.

I consulenti hanno cercato di capire anche quante persone sarebbero state necessarie per realizzare determinate manovre e quale forza sarebbe stata necessaria per mantenere il corpo oltre la finestra.

È proprio da questi test che emerge la valutazione preliminare sulla presenza di più persone.

La ricostruzione, tuttavia, va considerata per quello che è: una valutazione tecnica della compatibilità di una determinata dinamica con gli elementi disponibili. Non identifica automaticamente gli eventuali aggressori e non stabilisce da sola il movente.

Questo passaggio è particolarmente importante in una vicenda che ha già conosciuto diverse interpretazioni giudiziarie.

Le lesioni: il nodo che ha riaperto il caso

La nuova simulazione si collega direttamente agli accertamenti sulle lesioni riscontrate sul corpo di David Rossi.

Gli esperti hanno concentrato l’attenzione soprattutto sulle abrasioni e sui traumi presenti in alcune parti del corpo, cercando di verificare se potessero essere spiegati esclusivamente dalla caduta oppure se fossero compatibili con una fase precedente.

Le prove eseguite durante la ricostruzione avrebbero mostrato una compatibilità tra alcuni segni riscontrati sul corpo e un’interazione fisica con la finestra, il davanzale e gli elementi metallici presenti nella struttura.

In particolare, la simulazione ha consentito di riprodurre situazioni nelle quali il corpo viene trascinato, appoggiato o fatto scorrere contro il davanzale.

Questo dato si inserisce nelle precedenti valutazioni della commissione d’inchiesta, che aveva già posto l’accento sulle lesioni al polso e sulla dinamica dell’orologio di Rossi.

L’orologio di David Rossi e il tentativo di rientrare

Uno degli elementi già approfonditi nelle precedenti perizie riguarda l’orologio di Rossi.

La ricostruzione tecnica ha cercato di stabilire quale forza fosse necessaria per provocare il distacco dell’orologio dal polso e in quale posizione potesse trovarsi il corpo nel momento in cui quella forza veniva esercitata.

I test precedenti avevano indicato che il distacco della cassa dal cinturino richiedeva una trazione significativa. La dinamica era stata collegata a un possibile tentativo di trattenimento mentre Rossi si trovava oltre la finestra.

Secondo le valutazioni presentate alla commissione, questo elemento sarebbe compatibile con un tentativo della vittima di rientrare nell’edificio o di mantenersi alla struttura.

La simulazione di oggi rappresenta quindi un ulteriore tassello di una ricostruzione già sviluppata attraverso precedenti accertamenti.

Il volto contro la struttura: un altro elemento della ricostruzione

C’è poi il capitolo delle lesioni al volto.

Le precedenti analisi avevano preso in considerazione la possibilità che alcuni traumi fossero stati provocati dal contatto con la struttura della finestra durante una fase precedente alla caduta.

Gli esperimenti citati negli atti della commissione hanno riprodotto il possibile contatto del volto con la barra metallica e gli elementi del telaio.

La distribuzione delle ecchimosi nella regione zigomatica è stata confrontata con la geometria della finestra e con le possibili posizioni del corpo. Secondo la documentazione parlamentare, le prove effettuate con modelli anatomici avrebbero mostrato una corrispondenza tra la posizione delle lesioni e determinati punti della struttura.

Il nuovo esperimento al Foro Italico ha quindi avuto una funzione precisa: collegare i diversi elementi della ricostruzione, cercando di stabilire cosa sarebbe potuto accadere tra l’eventuale colluttazione all’interno dell’ufficio e la caduta nel vicolo.

David Rossi cosciente durante l’aggressione?

È una delle domande più importanti emerse dalla simulazione.

Le prime valutazioni indicano che Rossi sarebbe stato cosciente nella fase precedente alla caduta e che avrebbe tentato di difendersi.

La circostanza viene dedotta dalla compatibilità di determinati movimenti con una persona capace di reagire fisicamente all’aggressione.

Durante le prove sono state infatti riprodotte anche condizioni nelle quali il soggetto era considerato privo di coscienza. Il confronto avrebbe permesso ai consulenti di valutare quali movimenti risultassero compatibili con una reazione attiva della vittima.

Anche in questo caso, però, è necessario distinguere tra ricostruzione biomeccanica e certezza storica. Una simulazione può stabilire se un determinato movimento sia compatibile con una dinamica, ma non può da sola ricostruire ogni istante della vicenda.

La domanda sul movente resta aperta

La nuova perizia interviene soprattutto sulla dinamica della morte.

Resta invece da chiarire un’altra questione fondamentale: perché David Rossi sarebbe stato aggredito?

È una domanda alla quale le simulazioni non possono fornire una risposta.

Il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta ha collegato pubblicamente la nuova ricostruzione alla possibilità di un’aggressione maturata nell’ambito dell’attività professionale di Rossi, ma questa è una lettura investigativa e non un fatto giudiziariamente accertato.

Il lavoro tecnico, infatti, può contribuire a stabilire come una persona sia arrivata oltre una finestra e quali forze possano essere intervenute. Non stabilisce automaticamente chi fosse presente, né per quale ragione.

È su questo terreno che l’eventuale prosecuzione dell’inchiesta dovrà concentrarsi.

Dalla caduta all’ipotesi di aggressione

Per anni la morte di Rossi è stata formalmente ricondotta, attraverso le precedenti archiviazioni, all’ipotesi del suicidio.

La nuova attività della commissione parlamentare ha progressivamente spostato l’attenzione sulla possibilità di un intervento di terzi.

Già nella relazione intermedia del marzo 2026, la commissione aveva sostenuto che le risultanze tecniche disponibili fossero incompatibili con l’ipotesi di un evento suicidario e aveva descritto uno scenario nel quale Rossi sarebbe stato sospeso all’esterno della finestra e trattenuto da terzi.

La simulazione effettuata oggi rappresenta, in questo percorso, un nuovo passaggio.

Non è semplicemente la ripetizione di una precedente prova: serve a verificare il tassello della defenestrazione, cioè ciò che sarebbe avvenuto nel passaggio dall’interno dell’ufficio alla caduta.

Una ricostruzione che ora dovrà essere valutata dagli inquirenti

La portata delle conclusioni sarà ora sottoposta agli ulteriori passaggi istituzionali e giudiziari.

La commissione d’inchiesta può acquisire elementi, ascoltare esperti e produrre ricostruzioni tecniche, ma la responsabilità penale di eventuali soggetti coinvolti può essere stabilita soltanto attraverso un procedimento giudiziario.

È una distinzione essenziale perché le prime valutazioni diffuse dopo la simulazione hanno un peso importante sul piano investigativo, ma non rappresentano una sentenza.

Il punto più significativo è comunque la convergenza di diversi elementi: lesioni, orologio, posizione del corpo, struttura della finestra e nuova simulazione dinamica vengono ora letti all’interno di una medesima ipotesi ricostruttiva.

La famiglia: “Restituire dignità a David”

La nuova ricostruzione è stata accolta con particolare rilievo dalla famiglia di Rossi.

La moglie Antonella Tognazzi ha sottolineato come gli ultimi accertamenti rappresentino, dal punto di vista della famiglia, una conferma delle perplessità sollevate negli anni sulla ricostruzione della morte.

Il tema non è soltanto giudiziario. Per i familiari, infatti, esiste anche una questione legata alla rappresentazione pubblica di Rossi e alla necessità di chiarire se la sua morte sia stata realmente il risultato di un gesto volontario oppure di un’azione compiuta da altre persone.

Cosa cambia dopo la simulazione

La giornata del Foro Italico non consegna ancora una risposta definitiva sul caso David Rossi.

Consegna però un nuovo elemento tecnico che rafforza, secondo le prime valutazioni dei consulenti, la compatibilità di una dinamica caratterizzata da una colluttazione, dalla presenza di più persone e da un tentativo di trattenimento oltre la finestra.

Il dettaglio più significativo è forse quello finale: Rossi avrebbe tentato di aggrapparsi al davanzale e la presa sarebbe poi venuta meno.

È una sequenza che cambia radicalmente il modo in cui viene posta la domanda sulla caduta. Non più soltanto se Rossi si sia lasciato precipitare, ma che cosa sia accaduto negli istanti immediatamente precedenti e chi possa aver avuto un ruolo in quella fase.

La risposta, però, dovrà arrivare dagli accertamenti successivi.

Dopo tredici anni dalla morte dell’ex dirigente di Monte dei Paschi, la nuova perizia aggiunge dunque un tassello alla ricostruzione. La simulazione non identifica gli eventuali responsabili, ma sostiene la compatibilità tecnica di uno scenario di aggressione e di trattenimento della vittima oltre la finestra.

Ed è proprio questo il dato che ora dovrà essere confrontato con tutto ciò che è già emerso dalle indagini: dalle lesioni all’orologio, dalle tracce presenti nell’ufficio alla posizione del corpo nel vicolo di Monte Pio.

29 Settembre 2026 ( modificato il 28 Settembre 2026 | 21:59 )
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