Amanda Lear contro Miley Cyrus: “Ha copiato The Sphinx”
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Toggle🌐 Amanda Lear accusa Miley Cyrus di plagio per Redlights, brano del nuovo album Bass Persuades. Secondo la cantante francese, la melodia e il ritmo del pezzo ricorderebbero in modo troppo evidente The Sphinx, pubblicata nel 1978. L’accusa ha acceso il dibattito online, ma al momento non esiste alcuna decisione legale che abbia stabilito un plagio e Miley Cyrus non ha risposto pubblicamente alla contestazione.
Amanda Lear accusa Miley Cyrus: “La stessa melodia, lo stesso ritmo”
La nuova polemica musicale arriva a pochi giorni dall’uscita di Bass Persuades, il decimo album in studio di Miley Cyrus, pubblicato il 18 settembre 2026.
A puntare i riflettori sulla vicenda è stata Amanda Lear, che sui social ha rivolto alla popstar americana un messaggio dal tono apparentemente ironico ma inequivocabile. La cantante ha ringraziato Cyrus per aver “copiato” la sua canzone The Sphinx, aggiungendo hashtag come “ripoff” e “copycat”.
Il brano contestato è Redlights, sesta traccia del nuovo disco di Cyrus. Secondo Lear, il pezzo presenta una somiglianza troppo marcata con la sua composizione del 1978.
In particolare, l’artista francese sostiene che siano riconoscibili la melodia e la struttura ritmica del brano originale. Una contestazione che, nel giro di poche ore, ha trasformato una canzone appena pubblicata in uno dei casi più discussi del nuovo album.
La questione, però, va distinta tra accusa artistica e accertamento giuridico. Al momento non è stato stabilito da un tribunale che Redlights costituisca una violazione del copyright di The Sphinx.

The Sphinx e Redlights: perché le due canzoni sono finite al centro del confronto
The Sphinx appartiene alla fase disco della carriera di Amanda Lear. Il brano risale al 1978 e sarebbe poi confluito nell’album Never Trust a Pretty Face, pubblicato nel 1979.
Quasi mezzo secolo dopo arriva Redlights, una ballata dal ritmo più sostenuto contenuta in Bass Persuades. Il confronto tra le due canzoni è diventato rapidamente virale dopo l’intervento di Lear.
La cantante ha spiegato di essere stata avvertita dai propri fan delle possibili similitudini e di avere successivamente sottoposto la questione al proprio entourage professionale. Secondo quanto riferito da Lear, la sua casa discografica e gli editori del brano stanno valutando la situazione.
Non è quindi soltanto una discussione nata sui social. La vicenda è arrivata sul tavolo dei titolari dei diritti, anche se non risultano al momento procedimenti giudiziari avviati.
La richiesta di Amanda Lear riguarda anche i crediti
Nelle dichiarazioni successive al post, Lear ha ridimensionato l’ipotesi di uno scontro giudiziario immediato.
L’artista ha chiarito di non aver minacciato personalmente Miley Cyrus di una causa. Il suo intervento, ha spiegato, aveva lo scopo di segnalare pubblicamente la somiglianza e lasciare che fossero produttori, editori e titolari dei diritti a confrontarsi sulla questione.
Tra gli scenari possibili c’è quindi anche quello di un riconoscimento formale nei crediti, eventualmente accompagnato da un accordo sulla quota dei diritti.
È una distinzione importante perché, nel mondo della musica, una controversia sulla somiglianza tra due composizioni non porta necessariamente a una causa. Le parti possono raggiungere un’intesa attraverso modifiche ai crediti, accordi editoriali o riconoscimenti economici.
Miley Cyrus per ora non risponde
Il punto interrogativo più evidente della vicenda riguarda la posizione della diretta interessata.
Miley Cyrus e i suoi rappresentanti non hanno pubblicamente risposto all’accusa di Amanda Lear. La cantante sta nel frattempo promuovendo il nuovo album, arrivato sul mercato il 18 settembre e composto da dieci tracce.
Bass Persuades rappresenta inoltre una nuova fase della carriera della popstar: è il suo primo album pubblicato utilizzando artisticamente soltanto il nome Miley e arriva dopo Something Beautiful del 2025.
Il disco comprende collaborazioni con artisti come Model/Actriz e Andrew Wyatt, oltre alla partecipazione di musicisti e produttori già presenti nel percorso creativo della cantante.
Proprio mentre il progetto comincia a essere ascoltato dal pubblico, però, Redlights è diventata il brano più controverso dell’album.

Il web si divide sulla somiglianza tra i due brani
La discussione è esplosa anche tra gli ascoltatori.
Da una parte ci sono utenti che riconoscono una forte somiglianza melodica e timbrica tra le due registrazioni. Dall’altra, diversi commentatori ritengono che il confronto non sia sufficiente per parlare automaticamente di plagio.
È una distinzione fondamentale. Una canzone può ricordarne un’altra per atmosfera, arrangiamento, timbro, progressione armonica o ritmo senza che questo significhi necessariamente una violazione del diritto d’autore.
Il caso di The Sphinx e Redlights dovrà quindi essere eventualmente analizzato sulla base degli elementi musicali tutelabili e non soltanto dell’impressione prodotta dall’ascolto.
La stessa stampa internazionale ha sottolineato che, allo stato attuale, non esiste un accertamento legale sul presunto plagio.
Amanda Lear, una carriera che torna al centro dell’attenzione
Per Amanda Lear la vicenda rappresenta anche un nuovo ingresso sotto i riflettori internazionali.
Cantante, attrice, conduttrice e artista, Lear è stata una delle figure più riconoscibili della stagione disco europea degli anni Settanta. La sua carriera musicale comprende oltre venti album e una lunga attività internazionale.
La sua storia è inoltre legata a figure di primo piano dell’arte e della musica del Novecento. È stata associata a Salvador Dalí e ha avuto rapporti con protagonisti della scena musicale britannica degli anni Sessanta e Settanta.
The Sphinx appartiene proprio a quel periodo nel quale Lear aveva costruito un’identità musicale riconoscibile, fatta di atmosfere sensuali, sonorità disco e una voce profonda diventata uno dei suoi tratti distintivi.
Il fatto che oggi una nuova popstar internazionale venga accostata a quel brano ha quindi riaperto l’attenzione su un capitolo importante della sua discografia.

Non è la prima controversia sul copyright per Miley Cyrus
La vicenda arriva inoltre mentre Miley Cyrus è già stata coinvolta in una controversia riguardante Flowers, uno dei suoi maggiori successi recenti.
Nel 2024 Tempo Music Investments ha avviato un’azione legale sostenendo che il brano presentasse elementi riconducibili a When I Was Your Man di Bruno Mars. La disputa riguarda aspetti della composizione e dei relativi diritti.
Il caso è distinto da quello sollevato ora da Amanda Lear e non costituisce una prova di eventuali violazioni da parte di Cyrus. È però indicativo di quanto le questioni relative a somiglianze musicali e copyright siano diventate complesse nell’industria discografica contemporanea.
Ancora più celebre è la lunga serie di controversie che negli anni ha coinvolto artisti internazionali per presunte somiglianze tra canzoni.
Quando una somiglianza musicale diventa plagio?
Il punto centrale della vicenda Lear-Cyrus è proprio questo: quanto deve essere simile una canzone perché si possa parlare di violazione del diritto d’autore?
Non basta necessariamente riconoscere una certa atmosfera o ascoltare una sequenza sonora che ricorda un brano precedente. In una controversia sul copyright vengono analizzati elementi specifici della composizione e, soprattutto, se ciò che è stato ripreso possiede caratteristiche sufficientemente originali da essere tutelate.
Anche la storia giudiziaria dimostra quanto possa essere difficile tracciare una linea netta.
Nel caso di Blurred Lines, gli eredi di Marvin Gaye contestarono a Robin Thicke e Pharrell Williams la somiglianza con Got to Give It Up. La controversia arrivò a una sentenza che riconobbe una responsabilità e impose un risarcimento multimilionario. La decisione alimentò negli anni successivi un acceso dibattito sui confini della protezione del cosiddetto “feeling” di una canzone.
Il confronto con Lear e Cyrus, però, è ancora prematuro: non c’è una sentenza, non c’è una decisione definitiva e non c’è al momento una causa pubblicamente accertata.

Cosa può succedere adesso tra Amanda Lear e Miley Cyrus
La prossima fase della vicenda potrebbe svolgersi lontano dai riflettori.
Il primo passaggio potrebbe essere un confronto tra editori e titolari dei diritti delle due composizioni. Se le parti ritenessero fondata la somiglianza, una soluzione negoziale potrebbe prevedere l’inserimento di nuovi crediti o una diversa ripartizione dei proventi.
Un’altra possibilità è che il confronto non porti a nessun accordo. In quel caso, eventuali azioni legali dovrebbero stabilire se gli elementi musicali contestati siano effettivamente protetti e se siano stati utilizzati senza autorizzazione.
Per ora, però, la storia rimane soprattutto un’accusa pubblica di Amanda Lear e un caso musicale sottoposto all’attenzione dell’industria.
E c’è un dettaglio che rende la vicenda particolarmente curiosa: Lear non ha attaccato Miley Cyrus con un messaggio tradizionale. Ha scelto l’ironia, scrivendo di essere “lusingata” per quella che considera una copia della sua canzone.
Il tono può essere leggero, ma la questione dei diritti è tutt’altro che marginale. The Sphinx è una composizione del 1978, Redlights è una nuova traccia del 2026 e ora saranno eventuali verifiche tecniche e accordi tra gli aventi diritto a stabilire se quella somiglianza avrà conseguenze concrete.
Per il momento, Miley Cyrus tace. Amanda Lear ha lanciato la sua accusa. E il confronto tra le due canzoni continua a dividere il pubblico.
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