Affitti, rivoluzione fiscale: negozi e giovani al centro della manovra
🌐 Cedolare secca sulle locazioni commerciali, aliquote ridotte per i contratti concordati e agevolazioni per gli under 35. La manovra 2027 apre una possibile svolta nel mercato immobiliare. Santino Taverna, presidente FIMAA Italia-Confcommercio, accoglie con soddisfazione le misure, ma avverte: senza maggiori garanzie per i proprietari, il problema delle abitazioni vuote resterà aperto.
Cedolare secca, il ritorno atteso dai commercianti
Dopo anni di richieste, la fiscalità sugli affitti commerciali potrebbe finalmente cambiare.
Il disegno di legge di Bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, prevede il ritorno della cedolare secca sulle locazioni di immobili commerciali, una misura particolarmente attesa da proprietari, mediatori immobiliari e operatori economici.
Per FIMAA Italia-Confcommercio, presieduta da Santino Taverna, rappresenta il risultato di una battaglia portata avanti da tempo.
La misura era stata introdotta sperimentalmente nel 2019 per determinate categorie di negozi e botteghe, senza successivamente diventare un regime strutturale per i nuovi contratti.
La nuova proposta potrebbe favorire la riapertura di locali rimasti inutilizzati e contribuire al recupero delle attività nei centri storici.
Ma il provvedimento non è ancora una legge definitiva: aliquote, dimensioni degli immobili ammessi e condizioni applicative dovranno essere confermate dall’esame parlamentare.
Affitti abitativi, tasse all’1% per gli under 35
La novità più significativa sul versante residenziale riguarda i contratti a canone concordato.
Secondo il disegno di legge, l’aliquota della cedolare secca potrebbe scendere dal 10 al 5%, mentre per le locazioni destinate a giovani fino a 35 anni sarebbe prevista una tassazione dell’1%, alle condizioni stabilite dalla futura normativa.
Una riduzione potenzialmente importante, soprattutto nelle città universitarie, dove la ricerca di una casa è diventata una corsa a ostacoli.
Il principio è semplice: rendere fiscalmente più conveniente la locazione, incentivando i proprietari a proporre canoni regolamentati anziché lasciare gli appartamenti inutilizzati.
Resta però da dimostrare quanto dell’agevolazione si tradurrà effettivamente in una maggiore disponibilità di abitazioni e in prezzi più sostenibili.
Case vuote, un patrimonio immobiliare bloccato
Taverna richiama il problema degli immobili inutilizzati, citando una consistenza nazionale di circa 9,5 milioni di unità vuote.
Il dato richiede attenzione nella sua interpretazione: non tutti gli immobili non occupati sono immediatamente abitabili o disponibili per il mercato delle locazioni.
Una parte può trovarsi in territori a domanda debole, essere destinata a utilizzi saltuari oppure richiedere interventi edilizi.
Il problema economico rimane comunque rilevante.
Molti proprietari temono morosità, controversie giudiziarie e tempi lunghi per ottenere la restituzione dell’immobile.
La richiesta di maggiori tutele per i proprietari
Accanto agli incentivi fiscali, FIMAA propone una revisione degli strumenti di tutela contrattuale.
Tra le ipotesi avanzate figurano un sistema informativo relativo ai casi di morosità reiterata e procedure più rapide per il rilascio degli immobili.
Proposte che, qualora diventassero norme, dovrebbero comunque rispettare privacy, proporzionalità e diritto di difesa degli inquilini.
Il confronto è destinato a coinvolgere associazioni dei proprietari, organizzazioni degli inquilini e Parlamento.
La posta in gioco supera il semplice alleggerimento fiscale: un mercato immobiliare funzionante deve offrire certezze ai proprietari senza indebolire il diritto all’abitazione.
È su questo equilibrio che si misurerà l’efficacia della futura riforma.
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