1:32 pm, 9 Agosto 26 calendario

“La mia vita con l’ADHD”, la storia di Stella Navatta

Di: Francesca Puzzo

🌐 “La mia vita con l’ADHD” di Stella Navatta racconta il percorso di una madre alle prese con gravidanza, notti insonni, incomprensioni e la ricerca di risposte per i suoi figli, trasformando anni difficili in una storia di consapevolezza e sostegno per altre famiglie.

Ci sono diagnosi che arrivano dopo un percorso lungo, fatto di domande senza risposta, comportamenti difficili da comprendere e una sensazione che continua a ripetersi: “C’è qualcosa che non torna”.

Per una madre, quel dubbio può diventare ancora più pesante quando riguarda i propri figli.

È da questa esperienza che nasce La mia vita con l’ADHD di Stella Navatta, pubblicato da Gruppo Albatros Il Filo nella collana Nuove Voci Strade. Un libro di 166 pagine nel quale l’autrice sceglie di raccontare una parte importante della propria vita e, soprattutto, di dare voce a quei genitori che per anni possono sentirsi soli davanti a comportamenti che il mondo esterno tende a giudicare prima ancora di provare a comprendere.

Il libro non nasce soltanto con l’obiettivo di parlare di ADHD.

Nasce dalla necessità di raccontare che cosa significa vivere quotidianamente accanto a una realtà che non si riesce subito a interpretare, cercando risposte mentre intorno arrivano opinioni, incomprensioni e, talvolta, giudizi.

La storia personale di Navatta diventa così il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla genitorialità, sull’ascolto e sull’importanza di non ignorare quei segnali che, agli occhi di una madre o di un padre, sembrano indicare che qualcosa meriti di essere approfondito.

Stella Navatta, una storia nata dall’esperienza

Stella Navatta è nata nel 1985 a Locarno, nel Canton Ticino, in Svizzera.

Il suo percorso di studi era orientato verso il settore sanitario, ma la vita l’ha portata successivamente a cambiare strada.

La necessità di reinventarsi professionalmente ha coinciso con la nascita di un progetto che avrebbe avuto anche un significato personale: un parco dedicato ai bambini, pensato non soltanto come spazio di divertimento, ma anche come luogo capace di accogliere bambini con esigenze differenti.

È un elemento importante per comprendere la genesi del libro.

L’esperienza personale non rimane confinata alla dimensione privata. Viene trasformata in un progetto rivolto anche agli altri.

Il Savana Park diventa così, nella storia di Navatta, qualcosa di più di un’attività professionale: uno spazio nel quale l’esperienza maturata attraverso le difficoltà familiari può trasformarsi in ascolto, gioco e inclusione.

È un passaggio che racconta bene il percorso dell’autrice: dal bisogno di capire ciò che accade nella propria famiglia alla volontà di creare un ambiente nel quale anche altre famiglie possano sentirsi meno sole.

Dalla gravidanza difficile alle notti senza sonno

Il racconto parte da molto prima della diagnosi.

Navatta ripercorre una gravidanza difficile e arriva agli anni caratterizzati dalle notti insonni, dalla fatica quotidiana e dalla complessità di crescere due gemelli.

La genitorialità viene spesso rappresentata attraverso immagini rassicuranti: i primi sorrisi, i giochi, le fotografie di famiglia, i momenti di complicità.

Ma c’è anche una parte meno raccontata.

È quella fatta di stanchezza, preoccupazioni, urla, giornate nelle quali non si riesce a capire perché una situazione apparentemente semplice diventi improvvisamente complicata.

Per l’autrice, la quotidianità con i suoi figli diventa proprio questo: una successione di situazioni difficili da interpretare, nella quale l’amore non è mai in discussione ma la capacità di comprendere ciò che sta succedendo viene messa continuamente alla prova.

Ed è qui che il libro acquista una dimensione che può andare oltre la vicenda personale.

Perché il genitore che si trova davanti a un comportamento che non comprende può facilmente sentirsi inadeguato.

Può chiedersi se stia sbagliando qualcosa.

Può sentirsi giudicato.

Può perfino arrivare a dubitare delle proprie percezioni.

Quando una madre sente che qualcosa non va

Uno dei temi centrali della testimonianza di Navatta è proprio l’istinto dei genitori.

Nel comunicato che accompagna il libro, l’autrice rivolge un messaggio diretto alle altre madri, invitandole a non mettere a tacere quella sensazione che qualcosa non funzioni come dovrebbe.

È un invito a osservare, fare domande e cercare risposte.

Ma è importante leggere questo messaggio anche nella giusta prospettiva.

L’istinto genitoriale può essere prezioso per riconoscere un cambiamento o una difficoltà, ma non sostituisce una valutazione professionale. Quando un bambino presenta comportamenti o difficoltà persistenti, il passaggio fondamentale è rivolgersi ai professionisti competenti e costruire con loro un percorso di valutazione.

Il valore della testimonianza di Navatta sta soprattutto nell’esperienza umana che precede quel percorso: la sensazione di non essere ascoltati, la fatica di spiegare ciò che si osserva ogni giorno e il bisogno di trovare qualcuno disposto a prendere sul serio le proprie domande.

ADHD, oltre i luoghi comuni

Parlare di ADHD significa anche confrontarsi con una serie di stereotipi.

L’ADHD, o disturbo da deficit di attenzione/iperattività, è un disturbo del neurosviluppo che può influenzare attenzione, impulsività e regolazione dell’attività e del comportamento. Le manifestazioni possono essere molto diverse da persona a persona.

Ridurre tutto alla semplice immagine del bambino “vivace” significa però perdere una parte importante del problema.

L’ADHD può incidere sulla vita scolastica, sulle relazioni, sull’organizzazione quotidiana e sul funzionamento familiare. Le difficoltà possono inoltre essere interpretate erroneamente come mancanza di educazione, svogliatezza o cattiva volontà.

È proprio contro questo tipo di lettura superficiale che una testimonianza personale può avere un ruolo importante.

Non perché un singolo racconto possa spiegare l’ADHD nella sua complessità.

Ma perché può mostrare cosa significa vivere concretamente una situazione che dall’esterno viene spesso osservata senza conoscerne le cause.

La fatica di crescere due gemelli

Nel libro, la presenza dei gemelli aggiunge un ulteriore elemento alla storia.

Crescere due bambini della stessa età significa affrontare simultaneamente esigenze, emozioni, ritmi e personalità differenti.

Quando poi emergono difficoltà comportamentali o di sviluppo, la gestione quotidiana può diventare particolarmente impegnativa.

Le urla e le incomprensioni citate nel racconto non rappresentano quindi semplicemente momenti di conflitto familiare.

Sono il sintomo di una difficoltà comunicativa più profonda.

Da una parte ci sono bambini che devono ancora imparare a comprendere e regolare le proprie emozioni.

Dall’altra c’è un genitore che deve cercare di capire che cosa stia causando determinati comportamenti, mentre continua comunque a occuparsi della quotidianità.

È una situazione nella quale anche la stanchezza può amplificare ogni difficoltà.

E quando le notti sono insonni, anche affrontare una nuova giornata può diventare una prova di resistenza.

Il giudizio degli altri può fare ancora più male

Uno dei messaggi più forti associati al libro riguarda il peso del giudizio sociale.

Quando un bambino si comporta in modo diverso dalle aspettative, chi osserva dall’esterno tende talvolta a cercare spiegazioni semplici.

“È maleducato.”

“Non ha regole.”

“Deve essere più disciplinato.”

Sono interpretazioni che possono essere pronunciate con leggerezza, ma che per una famiglia già in difficoltà possono diventare ulteriori fonti di pressione.

Il genitore si trova così a dover gestire due problemi contemporaneamente: quello concreto che riguarda il figlio e quello sociale, rappresentato dalla necessità di spiegare continuamente ciò che gli altri non vedono.

Navatta sceglie di raccontare proprio questa parte della sua esperienza.

Il suo libro diventa quindi anche un invito a sospendere il giudizio e provare prima a comprendere.

Dal dolore a uno spazio per gli altri

La trasformazione del dolore in un progetto concreto è forse uno degli aspetti più interessanti della storia.

Dalle difficoltà familiari nasce infatti anche l’idea di creare uno spazio dedicato ai bambini.

Il Savana Park viene presentato come un luogo nel quale gioco e ascolto possono incontrarsi, con una particolare attenzione anche ai bambini che presentano esigenze speciali.

È una scelta che assume un significato particolare alla luce della storia dell’autrice.

Chi ha sperimentato sulla propria pelle la sensazione di non trovare un luogo adatto può cercare di costruirne uno.

Chi ha conosciuto la solitudine può cercare di creare una comunità.

Chi ha passato anni a cercare risposte può decidere di mettere la propria esperienza a disposizione di altre persone.

Il progetto professionale diventa quindi anche una forma di restituzione.

Un libro pensato per chi si sente solo

La mia vita con l’ADHD nasce con un obiettivo dichiarato: aiutare chi si sente solo e offrire una testimonianza utile ad altri genitori.

È una funzione che la narrativa autobiografica può svolgere in modo particolare.

Un manuale può spiegare una condizione.

Un testo scientifico può descriverne i meccanismi.

Una testimonianza può invece raccontare cosa significa affrontarla giorno dopo giorno.

Questa differenza è importante.

Il lettore che si trova nella stessa situazione potrebbe riconoscersi non necessariamente nei dettagli, ma nelle emozioni: la stanchezza, la paura, il dubbio, la frustrazione, il bisogno di essere ascoltato.

E soprattutto nella sensazione che spesso accompagna le situazioni familiari più complesse: “Sono l’unico a vivere tutto questo?”

Scoprire che altre persone hanno attraversato esperienze simili può contribuire a ridurre quella percezione di isolamento.

La maternità raccontata senza filtri

La scelta di raccontare anche le difficoltà quotidiane rende il libro distante da una rappresentazione idealizzata della maternità.

Essere madre significa amare profondamente i propri figli, ma non significa essere sempre pazienti, lucide o sicure di sé.

Ci sono giornate nelle quali prevalgono la stanchezza e la frustrazione.

Ci sono momenti in cui si cerca una spiegazione e non la si trova.

Ci sono notti nelle quali il sonno sembra diventare un lusso.

E ci sono situazioni nelle quali il comportamento di un figlio può provocare preoccupazione proprio perché non si riesce a comprenderne l’origine.

Raccontare anche questa parte significa riconoscere la complessità della genitorialità.

Il libro di Navatta sembra voler dire soprattutto questo: chiedere aiuto non significa essere un cattivo genitore.

Al contrario, può essere il segnale che si sta cercando di fare qualcosa di importante per il proprio figlio.

La ricerca di una risposta dopo anni di domande

Il passaggio dalla sensazione iniziale alla consapevolezza è uno degli elementi che danno forma al racconto.

Per anni possono accumularsi domande.

Perché mio figlio reagisce così?

Perché certe situazioni sembrano essere molto più difficili per lui rispetto agli altri bambini?

Perché le strategie che funzionano con altri bambini non funzionano con lui?

Sono domande che non possono essere risolte attraverso un’unica risposta.

Quando emerge il sospetto di ADHD, la strada corretta passa attraverso valutazioni specialistiche e un inquadramento complessivo del bambino, tenendo conto dello sviluppo, del comportamento e del contesto.

Il percorso può richiedere tempo.

Ed è proprio il tempo uno degli elementi che la testimonianza di Navatta sembra voler restituire al lettore: gli anni trascorsi alla ricerca di una spiegazione non sono necessariamente anni persi.

Possono diventare, dopo aver trovato una direzione, il materiale attraverso cui aiutare altre persone.

Una guida nata da una storia personale

Definire La mia vita con l’ADHD una guida non significa considerarlo un manuale medico.

Il libro nasce infatti dalla testimonianza personale di una madre, non dalla pretesa di fornire una soluzione valida per tutte le famiglie.

Ed è proprio questa la sua specificità.

Ogni bambino è diverso.

Ogni famiglia affronta difficoltà differenti.

Anche quando la diagnosi è la stessa, le manifestazioni e le esigenze possono cambiare profondamente.

La storia di Navatta può quindi essere letta come un punto di partenza per sentirsi meno soli, non come un percorso da replicare automaticamente.

Per le questioni diagnostiche, educative e terapeutiche, rimane fondamentale il confronto con professionisti qualificati.

Il messaggio alle altre madri

Il messaggio dell’autrice alle altre madri è diretto e nasce dalla propria esperienza.

Non ignorare ciò che osservi.

Non significa cercare autonomamente una diagnosi o interpretare ogni comportamento come il segnale di un disturbo.

Significa piuttosto imparare a osservare il proprio figlio, prendere sul serio le difficoltà persistenti e, quando necessario, chiedere una valutazione.

È un messaggio particolarmente importante perché la paura del giudizio può spingere alcuni genitori a rimandare il momento in cui chiedere aiuto.

La preoccupazione di essere considerati esagerati, apprensivi o incapaci può diventare un ostacolo.

La testimonianza di Navatta prova a ribaltare questa prospettiva: chiedere spiegazioni è un atto di responsabilità, non una debolezza.

Un percorso personale diventato una voce collettiva

Alla fine, La mia vita con l’ADHD non racconta soltanto la storia di Stella Navatta e dei suoi figli.

Racconta una condizione che molte famiglie imparano a conoscere attraverso un percorso tutt’altro che lineare.

Racconta il bisogno di capire.

Racconta la fatica di essere giudicati.

Racconta l’importanza di trovare spazi nei quali i bambini possano sentirsi accolti.

E racconta soprattutto la trasformazione di una difficoltà personale in un’occasione per creare ascolto.

Il percorso professionale dell’autrice, passato dal settore sanitario alla gestione di un parco per bambini, diventa parte della stessa narrazione: cambiare strada non significa necessariamente perdere la propria direzione.

A volte significa trovarne una nuova.

“La mia vita con l’ADHD”, informazioni sul libro

Pubblicato da Gruppo Albatros Il Filo, nella collana Nuove Voci Strade, La mia vita con l’ADHD è un volume di narrativa di 166 pagine, scritto da Stella Navatta.

Il libro è disponibile in lingua italiana con prezzo di copertina di 15,50 euro e codice EAN 9791223619025.

La sua particolarità non sta soltanto nell’argomento affrontato, ma nel punto di vista scelto: quello di una madre che decide di trasformare una lunga esperienza familiare in una testimonianza destinata ad altri genitori.

È una scelta che dà alla storia una dimensione più ampia.

Perché dietro ogni diagnosi ci sono persone.

Ci sono famiglie.

Ci sono notti insonni e giornate difficili.

Ci sono domande che arrivano molto prima delle risposte.

E ci sono genitori che, semplicemente, chiedono di essere ascoltati.

La mia vita con l’ADHD nasce proprio da questa esigenza.

Dare un nome alle difficoltà può essere il primo passo per affrontarle. Raccontarle può essere il passo successivo per permettere a qualcun altro di sentirsi finalmente meno solo.

9 Agosto 2026
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