4:55 pm, 8 Agosto 26 calendario

Pesce palla argenteo nel Mediterraneo, cresce l’allerta

Di: Alessandra Puzzo

🌐 Il pesce palla argenteo nel Mediterraneo preoccupa sempre di più autorità, scienziati e bagnanti. Il riscaldamento delle acque sta favorendo l’espansione del Lagocephalus sceleratus, una delle specie invasive più pericolose al mondo. In Grecia sono state installate le prime barriere galleggianti dopo alcuni episodi di morsi ai bagnanti, mentre aumentano gli avvistamenti anche nel Mediterraneo occidentale e nell’Adriatico. La specie è altamente tossica se consumata e possiede una dentatura in grado di provocare ferite molto profonde.

Il pesce palla argenteo avanza nel Mediterraneo: il caldo accelera la diffusione

Il pesce palla argenteo, conosciuto scientificamente come Lagocephalus sceleratus, è diventato uno dei principali motivi di preoccupazione per chi studia l’evoluzione del Mediterraneo. Negli ultimi anni, infatti, il progressivo aumento delle temperature marine ha favorito l’espansione di questa specie aliena invasiva, originaria delle acque tropicali dell’Oceano Indiano e del Mar Rosso.

Arrivato nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez, in un fenomeno noto come migrazione lessepsiana, il pesce ha progressivamente colonizzato il Mediterraneo orientale. Oggi la sua presenza non riguarda più soltanto Grecia, Turchia e Cipro, ma interessa anche Tunisia, Croazia e, sempre più frequentemente, i mari che circondano l’Italia.

L’estate 2026 rappresenta un nuovo punto di svolta. Le temperature marine eccezionalmente elevate stanno creando condizioni favorevoli alla sopravvivenza e alla riproduzione della specie anche in aree dove fino a pochi anni fa sarebbe stato impossibile trovarla.

Perché il Lagocephalus sceleratus è considerato una delle specie più pericolose

A differenza di altri pesci tropicali che hanno colonizzato il Mediterraneo, il Lagocephalus sceleratus rappresenta un rischio sotto diversi aspetti.

Il primo riguarda la sua potente dentatura, formata da placche ossee fuse che funzionano come un vero e proprio becco. Questa struttura gli permette di rompere facilmente gusci di molluschi, crostacei e ricci di mare, ma può provocare anche lacerazioni profonde se entra in contatto con una persona.

Gli esperti spiegano che un morso può essere sufficientemente forte da lesionare gravemente un dito o, nei casi più estremi, provocarne l’amputazione.

Il secondo elemento di pericolo è rappresentato dalla presenza della tetrodotossina, una delle neurotossine naturali più potenti conosciute.

Questa sostanza è concentrata soprattutto in:

  • fegato;
  • ovaie;
  • pelle;
  • visceri.

L’ingestione può provocare una grave intossicazione con sintomi neurologici, paralisi progressiva e insufficienza respiratoria. Attualmente non esiste un antidoto specifico, motivo per cui il consumo del pesce è vietato nella maggior parte dei Paesi del Mediterraneo.

I morsi ai bagnanti fanno scattare l’allarme in Grecia

L’espansione della specie non rappresenta soltanto un problema ambientale.

Durante l’estate si sono verificati diversi episodi che hanno coinvolto direttamente i bagnanti, spingendo le autorità greche ad adottare misure straordinarie.

Uno dei casi più significativi è stato registrato nella zona di Varkiza, nei pressi di Atene, dove una donna è stata morsa mentre si trovava in acqua. Le ferite riportate sono risultate particolarmente profonde e hanno richiesto cure ospedaliere e punti di sutura.

In seguito agli episodi segnalati, la Croce Rossa greca ha invitato chiunque venga morso o entri in contatto con il pesce a rivolgersi immediatamente a un presidio sanitario.

Gli esperti sottolineano comunque che il pesce palla non attacca deliberatamente l’uomo. I morsi avvengono generalmente quando l’animale si sente minacciato oppure viene accidentalmente calpestato o disturbato in acque basse.

Le prime barriere galleggianti contro il pesce palla

Per limitare il rischio nelle aree balneari più frequentate, la Grecia ha deciso di sperimentare una soluzione mai adottata prima.

Nella spiaggia di Rodies, a Chalkida, sull’isola di Evia, sono state installate barriere galleggianti progettate per ridurre la presenza del pesce nelle zone dedicate ai bagnanti.

L’intervento rappresenta il primo progetto di questo tipo nel Paese e potrebbe essere esteso ad altre spiagge qualora i risultati si dimostrassero efficaci.

L’obiettivo è duplice:

  • aumentare la sicurezza durante la stagione estiva;
  • limitare l’accesso della specie alle aree costiere maggiormente frequentate.

Le autorità locali considerano queste opere una misura preventiva in attesa di strategie più efficaci per contenere una popolazione ormai stabilmente presente nel Mar Egeo.

Incentivi economici ai pescatori per ridurre la popolazione

Parallelamente alle protezioni sulle spiagge, il governo greco ha scelto di seguire il modello già sperimentato con successo a Cipro.

Ai pescatori vengono riconosciuti incentivi economici per ogni chilogrammo di pesce palla catturato.

Gli esemplari recuperati vengono successivamente eliminati attraverso impianti autorizzati, evitando qualsiasi utilizzo alimentare.

Secondo i dati diffusi dalle autorità cipriote, il programma di cattura ha consentito di rimuovere oltre cento tonnellate di pesce palla argenteo in circa due anni, contribuendo almeno in parte a contenere la diffusione della specie.

Gli specialisti precisano tuttavia che l’eliminazione completa appare oggi estremamente difficile, vista la rapidità con cui il pesce si riproduce e colonizza nuovi habitat.

Crescono gli avvistamenti anche nel Mediterraneo occidentale

L’espansione non riguarda più esclusivamente il Mediterraneo orientale.

Negli ultimi anni sono aumentate le segnalazioni lungo numerose coste del bacino.

La Tunisia ha rafforzato il sistema di monitoraggio chiedendo a pescatori, subacquei e diportisti di segnalare ogni nuovo avvistamento.

Le autorità scientifiche tunisine evidenziano un incremento dei danni provocati dal pesce alle reti da pesca e al pescato, conseguenza della sua potente dentatura.

Anche il versante settentrionale del Mediterraneo mostra segnali di avanzata.

Nel 2025 un esemplare adulto è stato catturato nella baia di Medulin, in Croazia, nell’Adriatico settentrionale. Il ritrovamento è stato considerato particolarmente significativo perché dimostra come la specie stia raggiungendo aree sempre più vicine alle coste italiane.

Qual è la situazione nei mari italiani

Al momento non esiste un’emergenza sulle spiagge italiane, ma gli esperti invitano a mantenere alta l’attenzione.

Diversi fattori favoriscono infatti la possibile espansione del pesce palla argenteo:

  • temperature marine sempre più elevate;
  • tropicalizzazione del Mediterraneo;
  • correnti favorevoli;
  • elevata capacità di adattamento della specie.

Le regioni maggiormente esposte restano quelle meridionali, in particolare Sicilia, Calabria, Puglia e Ionio, ma la comparsa nell’Adriatico dimostra che il fenomeno potrebbe interessare progressivamente anche altre aree.

Le autorità marittime raccomandano ai pescatori di non manipolare il pesce a mani nude e di segnalarne immediatamente la cattura agli enti competenti.

Un invasore che mette a rischio anche l’economia del mare

Oltre ai potenziali rischi per la salute umana, il Lagocephalus sceleratus rappresenta una seria minaccia per gli ecosistemi e per la pesca professionale.

La specie è estremamente vorace e si nutre di numerosi organismi marini, alterando gli equilibri naturali.

Tra gli effetti osservati figurano:

  • riduzione di alcune popolazioni ittiche;
  • danneggiamento delle reti da pesca;
  • perdita del pescato già catturato;
  • aumento dei costi per i pescatori.

La sua presenza si aggiunge a quella di altre specie tropicali che stanno modificando rapidamente la biodiversità del Mediterraneo, trasformando un mare tradizionalmente temperato in un ambiente sempre più simile a quello subtropicale.

Cosa fare in caso di incontro con il pesce palla argenteo

Gli esperti invitano alla prudenza, evitando però inutili allarmismi.

Chi dovesse avvistare un pesce palla argenteo durante un bagno o un’immersione dovrebbe semplicemente mantenere le distanze, senza cercare di catturarlo o toccarlo.

Nel caso di una cattura accidentale durante la pesca è consigliabile utilizzare strumenti adeguati per liberarlo o consegnarlo alle autorità competenti, evitando il contatto diretto con bocca e dentatura.

In caso di morso, è importante rivolgersi tempestivamente a un presidio sanitario per la valutazione della ferita e l’eventuale trattamento.

Se invece il pesce dovesse essere ingerito accidentalmente, è necessario contattare immediatamente i servizi di emergenza sanitaria, poiché la tetrodotossina può provocare un’intossicazione grave anche con quantità molto ridotte.

L’espansione del Lagocephalus sceleratus rappresenta uno degli effetti più evidenti della trasformazione climatica del Mediterraneo. Monitoraggio scientifico, informazione ai cittadini e sistemi di contenimento saranno determinanti per limitare l’impatto di una specie che, da curiosità tropicale, sta diventando una presenza sempre più stabile lungo le coste europee.

8 Agosto 2026 ( modificato il 2 Agosto 2026 | 16:58 )
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