6:10 am, 6 Settembre 26 calendario

Granchio blu a Vendicari: l’invasione rallenta, ma resta l’allarme

Di: Michele Savaiano

🌐 A Vendicari la presenza del granchio blu è diminuita rispetto al picco di agosto, ma l’emergenza non è finita. I ricercatori dell’Università di Catania continuano a monitorare canali e lagune per capire come si muove la specie invasiva e individuare strategie capaci di limitarne l’espansione.

La grande concentrazione di granchi blu nella Riserva naturale di Vendicari, nel Siracusano, non ha avuto la durata di un fenomeno passeggero. Dopo il picco registrato nelle scorse settimane, il numero degli esemplari osservati è diminuito, ma la specie continua a essere abbondante in alcuni ambienti della riserva.

È proprio questa evoluzione a spingere gli scienziati a non abbassare la guardia. Il problema, infatti, non è più soltanto quello di rimuovere gli animali presenti nei canali, ma di capire la dinamica della popolazione, individuare le aree maggiormente frequentate e verificare quanto siano efficaci gli interventi di contenimento.

Francesco Tiralongo, biologo marino e docente dell’Università di Catania, ha spiegato che dopo oltre venti giorni dalla fase più critica la pressione appare ridotta, ma la presenza del Callinectes sapidus resta significativa. Per questo, secondo i ricercatori, servono monitoraggio e interventi continuativi, non operazioni isolate.

Il granchio blu non è scomparso da Vendicari

L’impressione di una tregua potrebbe essere fuorviante.

La quantità di esemplari osservata nei punti più interessati dell’area protetta si è ridotta, ma il granchio blu continua a essere presente nei canali e negli ambienti costieri. È una differenza importante: il rallentamento dell’invasione locale non significa che la specie sia stata eliminata.

Il fenomeno era esploso con particolare intensità nella prima metà di agosto, quando migliaia di esemplari erano stati osservati nei pressi delle paratie del canale della tonnara di Vendicari. L’elevata concentrazione aveva fatto scattare un’attività di monitoraggio e rimozione mirata, anche attraverso sistemi di sbarramento.

La situazione attuale offre però agli studiosi una possibilità preziosa: osservare cosa accade dopo il picco.

È una fase fondamentale per comprendere se la diminuzione sia legata alla rimozione degli animali, agli spostamenti della popolazione, alle condizioni ambientali o a una combinazione di più fattori.

Perché gli scienziati stanno studiando i granchi catturati

Gli esemplari recuperati non rappresentano soltanto un problema da eliminare. Per i ricercatori sono anche una fonte di informazioni.

Ogni animale può contribuire a ricostruire la struttura della popolazione, le caratteristiche biologiche della specie e il suo comportamento nell’ambiente di Vendicari. Sapere quanti esemplari ci sono non basta: bisogna capire dove vanno, quando si spostano e quali zone utilizzano maggiormente.

Per questo le attività scientifiche comprendono osservazioni sul campo, campionamenti e sistemi collocati nei canali per intercettare gli spostamenti.

L’obiettivo non è promettere un’improbabile eliminazione definitiva del granchio blu. Una volta che una specie aliena si è stabilita in un ambiente favorevole, l’eradicazione può diventare estremamente complessa.

La strategia più realistica è quindi quella della mitigazione: ridurre la densità degli esemplari nelle aree più sensibili, proteggere gli ambienti maggiormente vulnerabili e costruire una base di dati che consenta di intervenire nel momento e nel luogo più opportuni.

Una specie particolarmente difficile da controllare

Il granchio blu è originario delle coste atlantiche delle Americhe, ma da tempo è presente nel Mediterraneo.

La sua forza biologica sta soprattutto nella notevole capacità di adattamento. Può vivere in ambienti marini, lagunari ed estuarini e tollerare variazioni importanti di salinità e temperatura.

A questo si aggiunge un’alimentazione estremamente varia. È un predatore opportunista e può nutrirsi di molluschi, crostacei, piccoli pesci e altri organismi che vivono sul fondo.

In un ecosistema delicato come quello di Vendicari, una concentrazione eccezionalmente elevata può quindi modificare gli equilibri locali. Durante la fase più critica del fenomeno, i ricercatori hanno osservato una situazione particolarmente significativa nel tratto di canale interessato dall’avanzata dei granchi: le specie native risultavano fortemente ridotte proprio nell’area raggiunta dagli animali invasivi.

Questo non significa automaticamente che ogni cambiamento osservato sia attribuibile esclusivamente al granchio blu. È proprio per questo che il monitoraggio scientifico è fondamentale: permette di separare le impressioni dalle dinamiche effettivamente dimostrabili.

Vendicari come laboratorio naturale

La Riserva di Vendicari ha un valore che va ben oltre la Sicilia.

L’area rappresenta uno degli ambienti umidi e costieri più importanti del Mediterraneo e ospita una biodiversità particolarmente ricca. Un fenomeno invasivo di questa intensità permette dunque di osservare direttamente come una specie aliena interagisce con un ecosistema complesso.

Per gli studiosi, Vendicari può trasformarsi in una sorta di laboratorio naturale.

Seguire l’evoluzione della popolazione nelle settimane e nei mesi successivi al picco permette infatti di raccogliere informazioni che potrebbero essere utili anche altrove. Il Mediterraneo sta assistendo a una crescente presenza di specie non indigene e la gestione di questi fenomeni rappresenta una delle sfide ambientali più delicate per le aree costiere.

Il caso siciliano assume quindi una dimensione più ampia: non si tratta soltanto di capire cosa accadrà ai granchi di Vendicari, ma di imparare a gestire situazioni analoghe prima che diventino emergenze ancora più difficili da controllare.

Dal Mediterraneo all’Adriatico: una sfida nazionale

Il problema del granchio blu non riguarda soltanto la Sicilia.

Nel corso del 2026 la specie ha continuato a essere monitorata in numerose aree costiere italiane, mentre istituzioni e università hanno sviluppato strategie differenti per contenerne gli effetti.

Il Ministero dell’Agricoltura ha mantenuto attivo un piano nazionale di intervento dedicato alla diffusione e alla proliferazione del granchio blu, con misure che comprendono contenimento, sostegno al settore della pesca e ricerca.

Nel frattempo, il problema è diventato anche economico. Nel 2025, secondo i dati presentati dal Ministero, sono state commercializzate quasi 1.500 tonnellate di granchio blu, mentre la strategia italiana punta anche sulla trasformazione della specie da minaccia a possibile risorsa commerciale.

Ma la valorizzazione alimentare non può sostituire la gestione ambientale. Le due strategie possono procedere insieme, ma la priorità nelle aree protette rimane ridurre gli effetti della specie sugli ecosistemi locali.

La ricerca cerca anche nuovi strumenti di contenimento

L’Italia sta sperimentando approcci differenti.

In Emilia-Romagna, per esempio, il progetto Octo-Blu studia la possibilità di utilizzare il polpo, predatore naturale del granchio blu, come elemento di un possibile sistema di controllo biologico. Nell’agosto 2026 sono stati effettuati nuovi rilasci sperimentali nell’Adriatico nell’ambito della ricerca condotta dalla Regione insieme all’Università di Bologna.

Anche in Campania è stato avviato un programma di monitoraggio scientifico con l’obiettivo di prevenire gli effetti della specie su ecosistemi marini, pesca e acquacoltura. La logica è la stessa che sta emergendo a Vendicari: intervenire sulla base dei dati prima che la presenza raggiunga livelli difficili da gestire.

È un cambio di prospettiva importante. La domanda non è più soltanto come catturare più granchi, ma come prevedere gli spostamenti della popolazione e concentrare gli interventi nei punti realmente strategici.

A Vendicari la partita è ancora aperta

Il rallentamento registrato dopo l’invasione di agosto rappresenta un segnale incoraggiante, ma sarebbe prematuro parlare di soluzione.

La presenza del granchio blu rimane evidente e il monitoraggio dovrà continuare. La fase decisiva potrebbe essere proprio quella meno spettacolare, quando l’attenzione pubblica diminuisce e gli animali continuano a muoversi nell’ecosistema.

È in questa fase che gli scienziati possono capire se il calo osservato è stabile oppure soltanto temporaneo.

Per Vendicari, dunque, la sfida non consiste semplicemente nel liberare un canale dai granchi. Consiste nel comprendere come una specie invasiva riesca a insediarsi, quali condizioni ne favoriscano la proliferazione e quali interventi siano realmente capaci di limitarne l’impatto.

Il granchio blu può rallentare. Ma, almeno per ora, non si è fermato. E proprio per questo la ricerca continua a essere una delle armi più importanti per proteggere la biodiversità della riserva.

6 Settembre 2026 ( modificato il 5 Settembre 2026 | 20:20 )
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