Plastica monouso, la nuova legge: quali imballaggi cambiano
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Toggle🌐 Decreto imballaggi, plastica monouso, imballaggi biodegradabili e compostabili, ortofrutta, ristorazione e hotel: la nuova disciplina è diventata legge dopo il via libera definitivo della Camera. L’Aula ha approvato il provvedimento con 178 voti favorevoli, 57 contrari e 79 astensioni. Il testo interviene su alcune categorie di imballaggi monouso, consentendone l’immissione sul mercato nazionale quando rispettano precisi requisiti di biodegradabilità e compostabilità. La norma si inserisce nel quadro del regolamento europeo sugli imballaggi e introduce anche un sistema di sanzioni che diventerà operativo dal 1° gennaio 2030.
Il decreto imballaggi è legge: cosa cambia davvero
La novità non significa che la plastica monouso venga semplicemente eliminata dal mercato italiano.
Il provvedimento introduce una disciplina specifica per alcune categorie di imballaggi di plastica monouso, stabilendo che possano essere messi a disposizione per la prima volta sul mercato nazionale quando sono certificati come biodegradabili e compostabili da organismi accreditati.
La certificazione deve rispettare la norma UNI EN 13432 oppure standard di compostabilità equivalenti riconosciuti a livello europeo. Il principio, quindi, è legare la possibilità di utilizzare determinati imballaggi non soltanto al materiale impiegato, ma anche alla sua effettiva conformità agli standard previsti dalla legge.
La misura riguarda categorie ben definite e non costituisce un via libera generalizzato alla plastica usa e getta.
Sacchetti e confezioni per frutta e verdura
Uno dei settori interessati è quello degli ortofrutticoli freschi preconfezionati.
La legge prende in considerazione gli imballaggi di plastica monouso utilizzati per confezionare quantitativi inferiori a 1,5 chilogrammi di prodotti ortofrutticoli freschi.
Per queste confezioni la disciplina nazionale prevede la possibilità di immissione sul mercato quando sono certificate come biodegradabili e compostabili secondo i requisiti stabiliti.
Il limite dei 1,5 kg è quindi un elemento importante: non tutti gli imballaggi utilizzati per frutta e verdura rientrano automaticamente nella stessa disciplina.
L’obiettivo della norma è intervenire su una categoria specifica di confezioni e coordinare la disciplina italiana con quella europea sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.
Cosa succede nei ristoranti, nei bar e negli hotel
Un’altra area interessata è quella della ristorazione e dell’ospitalità.
La norma riguarda gli imballaggi di plastica monouso destinati ad alimenti e bevande, quando questi sono riempiti e destinati al consumo nei locali del settore alberghiero, della ristorazione e del catering.
La stessa disciplina prende in considerazione alcune confezioni monouso utilizzate per porzioni individuali di condimenti, comprese conserve, salse, panna da caffè e zucchero.
Anche in questo caso, però, non si tratta di una disposizione indistinta: il testo stabilisce specifiche eccezioni.
Per esempio, sono esclusi dalla disciplina alcuni imballaggi forniti insieme ad alimenti pronti da asporto destinati al consumo immediato, senza ulteriori preparazioni. Sono inoltre previste deroghe per gli imballaggi necessari a garantire sicurezza e igiene nelle strutture sanitarie in presenza di esigenze mediche individuali.
Anche i piccoli flaconi degli hotel entrano nella norma
La legge interviene anche sul settore dell’ospitalità attraverso una categoria spesso associata agli imballaggi monouso presenti nelle camere.
Sono infatti inclusi gli imballaggi flessibili monouso per cosmetici e prodotti per l’igiene utilizzati nel settore ricettivo, purché destinati esclusivamente a una singola prenotazione e smaltiti prima dell’arrivo dell’ospite successivo.
Il riferimento può quindi riguardare alcune delle confezioni monouso tradizionalmente utilizzate per prodotti destinati agli ospiti delle strutture ricettive.
Anche qui, tuttavia, la legge non stabilisce semplicemente che qualsiasi confezione in plastica debba sparire. La condizione prevista è che gli imballaggi interessati siano biodegradabili e compostabili e certificati secondo gli standard richiesti.
Biodegradabile e compostabile non significa semplicemente “plastica che scompare”
È uno dei punti sui quali sarà importante fare chiarezza.
Nel linguaggio comune, termini come biodegradabile, compostabile ed ecologico vengono spesso utilizzati quasi come sinonimi. Dal punto di vista normativo, invece, non hanno lo stesso significato.
La nuova disciplina richiede una certificazione specifica e fa riferimento alla UNI EN 13432 o a standard equivalenti riconosciuti a livello europeo.
Non sarà quindi sufficiente che un produttore definisca autonomamente un imballaggio “green” o “biodegradabile”. Per rientrare nella disciplina prevista dalla legge occorrerà rispettare i requisiti stabiliti e ottenere la certificazione attraverso organismi accreditati.
Questo passaggio serve anche a evitare che indicazioni ambientali generiche diventino uno strumento per aggirare le regole.
Il caso dei piatti di plastica: il divieto resta
C’è poi un’importante eccezione che riguarda direttamente la plastica monouso.
I piatti di plastica monouso restano vietati, anche se realizzati con materiali compostabili.
La nuova legge non cancella quindi i divieti già previsti dalla normativa europea e nazionale per determinate categorie di prodotti di plastica monouso.
Questo significa che non sarà sufficiente utilizzare una plastica certificata come compostabile per rendere automaticamente commercializzabile qualsiasi prodotto usa e getta.
La nuova disciplina riguarda esclusivamente le categorie espressamente indicate nel provvedimento e deve essere letta insieme alle altre norme già in vigore sulla riduzione dell’impatto ambientale dei prodotti di plastica.
Quando entrano in gioco le nuove sanzioni
Un altro elemento importante riguarda i tempi.
Il decreto stabilisce sanzioni amministrative per chi viola le disposizioni sulla compostabilità degli imballaggi, compresi i casi in cui vengano utilizzate dichiarazioni di conformità o diciture ingannevoli o elusive.
La sanzione base va da 2.500 a 25.000 euro.
L’importo può aumentare fino al quadruplo del massimo quando la violazione riguarda quantitativi di imballaggi il cui valore supera il 10% del fatturato del trasgressore.
Ma queste sanzioni non diventano operative immediatamente: il testo stabilisce che si applichino a partire dal 1° gennaio 2030.
Perché il 2030 è una data importante
Il 2030 diventa quindi una scadenza significativa per le imprese che producono, importano o utilizzano gli imballaggi interessati.
Da quel momento, l’utilizzo di imballaggi non conformi potrà comportare conseguenze economiche rilevanti.
Il periodo che precede l’entrata in vigore delle sanzioni rappresenta anche una fase nella quale le aziende dovranno adeguare produzione, certificazioni, etichettatura e sistemi di gestione degli imballaggi alle nuove disposizioni.
La legge, infatti, non riguarda soltanto il materiale fisico della confezione. Tocca anche la documentazione che ne dimostra la conformità.
Proprio le eventuali dichiarazioni ingannevoli o elusive vengono esplicitamente incluse nel regime sanzionatorio.
La certificazione diventa centrale
Per produttori e operatori della filiera, il punto centrale della nuova disciplina è quindi la certificazione.
Un imballaggio che rientra nelle categorie previste dovrà essere certificato da organismi accreditati come biodegradabile e compostabile secondo la norma richiesta.
La legge stabilisce inoltre che le nuove disposizioni non eliminano gli altri obblighi previsti per i materiali destinati al contatto con gli alimenti.
Questo significa che un imballaggio non dovrà rispettare soltanto i requisiti ambientali: continueranno a essere applicabili anche le norme relative alla sicurezza dei materiali che vengono a contatto con alimenti e bevande e quelle sulla gestione dei rifiuti.
Il rapporto con il regolamento europeo sugli imballaggi
La norma italiana si colloca all’interno del più ampio processo europeo di revisione delle regole sugli imballaggi.
Il riferimento è il regolamento Ue 2025/40, che disciplina imballaggi e rifiuti di imballaggio e stabilisce un quadro comune per gli Stati membri.
Il decreto italiano interviene in un ambito nel quale la normativa europea consente agli Stati di adottare, a determinate condizioni, disposizioni nazionali sulla compostabilità per specifiche categorie di imballaggi.
Il legislatore italiano ha quindi scelto di disciplinare queste categorie facendo leva sulla possibilità prevista dal quadro europeo e collegando la commercializzazione alla certificazione di biodegradabilità e compostabilità.
Cosa cambia per i consumatori
Per chi fa la spesa, la conseguenza più visibile potrebbe essere una maggiore presenza di confezioni compostabili certificate in alcuni reparti e in determinate attività commerciali.
Non significa però che dal giorno alla notte tutti gli imballaggi di plastica verranno sostituiti.
La norma riguarda categorie precise e stabilisce condizioni altrettanto precise. Inoltre, molti obblighi e divieti derivano già dal quadro europeo e dalla normativa nazionale precedente.
Il consumatore potrebbe quindi trovarsi davanti a confezioni differenti, ma dovrà prestare attenzione soprattutto alle indicazioni di conformità e alle modalità corrette di conferimento.
La compostabilità di un materiale, infatti, non elimina la necessità di smaltirlo attraverso il sistema di raccolta previsto.
Cosa cambia per aziende e ristorazione
Per le imprese, l’impatto potenziale è più articolato.
Produttori e importatori dovranno verificare che gli imballaggi interessati dalla nuova disciplina rispettino gli standard richiesti. Alberghi, ristoranti e attività di catering dovranno invece considerare le categorie di prodotti utilizzate nelle proprie attività e la relativa conformità.
La nuova norma crea dunque un passaggio ulteriore nella gestione della filiera: non basta più individuare un materiale apparentemente più sostenibile, ma occorre dimostrarne la conformità attraverso le procedure previste.
La certificazione diventa così un elemento fondamentale per evitare contestazioni e, dal 2030, anche le relative sanzioni.
Una legge che interviene su un mercato in trasformazione
Il provvedimento arriva in una fase nella quale il settore degli imballaggi sta affrontando una trasformazione profonda.
Da una parte ci sono gli obiettivi europei di riduzione dei rifiuti e di maggiore circolarità dei materiali. Dall’altra ci sono le esigenze delle imprese, della distribuzione e della ristorazione, che devono continuare a garantire sicurezza alimentare, igiene, conservazione dei prodotti e praticità d’uso.
La nuova disciplina cerca di intervenire proprio su questo equilibrio, individuando categorie nelle quali la compostabilità può rappresentare una soluzione compatibile con il quadro europeo e con i sistemi di raccolta e trattamento della frazione organica.
Il risultato è una normativa molto più specifica di quanto possa suggerire la formula generica “stop alla plastica monouso”.
Cosa bisogna ricordare
In concreto, le novità possono essere riassunte in alcuni punti.
Primo: alcuni specifici imballaggi di plastica monouso possono essere immessi sul mercato nazionale se certificati come biodegradabili e compostabili.
Secondo: tra le categorie interessate ci sono confezioni per meno di 1,5 kg di ortofrutta fresca preconfezionata, determinati imballaggi per alimenti e bevande nella ristorazione e alcune confezioni monouso per condimenti e prodotti destinati alle strutture ricettive.
Terzo: sono previste eccezioni, comprese quelle relative a determinati prodotti da asporto e agli imballaggi necessari per esigenze mediche e sanitarie.
Quarto: i piatti di plastica monouso restano soggetti al divieto già previsto, anche se compostabili.
Quinto: la certificazione secondo la UNI EN 13432 o standard equivalenti riconosciuti a livello europeo è uno degli elementi centrali della disciplina.
Sesto: dal 1° gennaio 2030 scatteranno le sanzioni amministrative, che possono arrivare fino a 25 mila euro e, nei casi previsti dalla legge, aumentare fino a quattro volte il massimo.
Dalla plastica monouso agli imballaggi compostabili
Il passaggio parlamentare chiude quindi l’iter del decreto-legge adottato ad agosto e trasforma le disposizioni in legge.
Il punto non è un’eliminazione generalizzata della plastica monouso, ma la definizione di regole specifiche per alcune categorie di imballaggi, con la possibilità di utilizzarle quando rispettano determinati requisiti ambientali e di certificazione.
Per consumatori e imprese, la vera novità sarà quindi soprattutto nella distinzione tra ciò che potrà continuare a essere commercializzato, ciò che dovrà rispettare nuovi requisiti e ciò che resterà vietato.
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