Stalking a Bari, 50enne a giudizio: fino a 80 chiamate in un giorno
La fine di una relazione sentimentale può trasformarsi in un momento delicato, ma quando il rifiuto di accettare la decisione dell’altra persona si traduce in pressioni continue, intimidazioni e comportamenti ossessivi, il confine con il reato diventa netto. È quanto emerge dalla vicenda approdata davanti alla magistratura di Bari, dove un uomo di 50 anni dovrà affrontare un processo con l’accusa di atti persecutori, comunemente conosciuti come stalking.
Secondo l’impostazione accusatoria, l’uomo avrebbe dato vita a una vera e propria escalation di comportamenti insistenti nei confronti della sua ex compagna dopo la conclusione della loro relazione. La donna avrebbe deciso di interrompere definitivamente il rapporto e di non concedere una seconda possibilità, scelta che, sempre secondo le contestazioni formulate dagli inquirenti, avrebbe provocato una reazione sempre più invasiva da parte dell’ex partner.
L’inchiesta nasce proprio dalla denuncia presentata dalla vittima, che avrebbe raccontato di aver vissuto settimane caratterizzate da un forte stato di ansia e di costante preoccupazione, fino a temere per la propria sicurezza personale.

La ricostruzione dell’accusa: telefonate continue giorno e notte
Gli episodi contestati risalgono al periodo compreso tra febbraio e marzo dello scorso anno. In questo arco temporale il cinquantenne avrebbe iniziato a contattare ripetutamente la donna attraverso il telefono, senza rispettare orari o momenti della giornata.
Secondo la ricostruzione accusatoria, le chiamate sarebbero state effettuate a qualsiasi ora, sia durante il giorno sia nelle ore notturne, creando una pressione psicologica costante.
L’episodio che ha maggiormente attirato l’attenzione degli investigatori riguarda una serata durante la quale l’uomo avrebbe effettuato 79 telefonate consecutive, un dato che rende l’idea dell’insistenza contestata dalla procura.
Nel complesso, in una sola giornata, le chiamate avrebbero raggiunto quota circa 80, un numero ritenuto indicativo di una condotta che sarebbe andata ben oltre il semplice tentativo di riallacciare un dialogo.
Il rifiuto della donna e l’escalation delle pressioni
Al centro della vicenda vi è il rifiuto della ex compagna di ricostruire il rapporto sentimentale.
Secondo quanto emerge dagli atti dell’accusa, la donna avrebbe manifestato con chiarezza la volontà di interrompere definitivamente la relazione. Una decisione che, invece di essere accettata, avrebbe dato origine a una serie di comportamenti definiti dagli inquirenti assillanti e persecutori.
Quando una relazione termina, il diritto di ciascuno di scegliere liberamente il proprio percorso personale rappresenta un principio fondamentale. Per questo motivo, l’insistenza reiterata, se accompagnata da comportamenti idonei a provocare paura o alterare le abitudini di vita della vittima, può assumere rilievo penale.
Nel caso in esame, la donna sostiene di aver progressivamente sviluppato un profondo senso di insicurezza, tanto da decidere di rivolgersi alle autorità.
La querela e l’avvio del procedimento
L’indagine è partita dalla querela presentata dalla vittima, che avrebbe documentato le continue telefonate e le tensioni vissute nel periodo successivo alla separazione.
La denuncia ha consentito agli investigatori di raccogliere gli elementi ritenuti sufficienti per sostenere l’accusa davanti al giudice.
Il procedimento ha ora superato la fase preliminare e il cinquantenne è stato rinviato a giudizio, circostanza che non rappresenta una dichiarazione di colpevolezza ma l’avvio del processo nel quale accusa e difesa potranno confrontarsi nel pieno rispetto del principio del contraddittorio.
Sarà infatti il dibattimento a stabilire se le condotte contestate integrino effettivamente il reato ipotizzato dalla procura oppure se emergeranno elementi favorevoli all’imputato.

Che cosa prevede il reato di stalking
Nel sistema penale italiano il reato di atti persecutori punisce chi, attraverso comportamenti reiterati, provoca nella vittima un grave stato di ansia o di paura, un fondato timore per la propria incolumità o per quella di persone vicine, oppure la costringe a modificare le proprie abitudini di vita.
Non è quindi necessario che vi siano esclusivamente aggressioni fisiche. Anche una lunga serie di telefonate insistenti, messaggi continui, pedinamenti o contatti indesiderati può assumere rilevanza penale quando produce effetti concreti sulla serenità della persona offesa.
Ogni vicenda viene valutata singolarmente, considerando la frequenza dei comportamenti, la loro intensità, il contesto nel quale si verificano e soprattutto le conseguenze psicologiche subite dalla vittima.
Le prove al centro del processo
Uno degli aspetti che verosimilmente assumerà particolare importanza durante il dibattimento riguarda la documentazione delle chiamate telefoniche.
I tabulati, gli eventuali screenshot, i registri delle comunicazioni e le testimonianze potranno contribuire a ricostruire con precisione il numero dei contatti e la loro distribuzione nel tempo.
Allo stesso modo saranno rilevanti le dichiarazioni della donna e degli eventuali testimoni in grado di confermare il clima di forte tensione che avrebbe caratterizzato quel periodo.
La difesa dell’imputato, dal canto suo, potrà contestare la ricostruzione accusatoria, offrendo una diversa interpretazione dei fatti e chiedendo che vengano valutati tutti gli elementi utili alla decisione finale.
Il peso psicologico delle molestie ripetute
Le vicende di stalking mostrano come la pressione psicologica possa diventare, nel tempo, un elemento estremamente destabilizzante.
Ricevere decine di telefonate nell’arco della stessa giornata significa essere costantemente richiamati a una situazione che si vorrebbe invece lasciarsi alle spalle. Per molte persone questo comporta un progressivo aumento dello stress, della tensione emotiva e della sensazione di non riuscire a sottrarsi ai contatti indesiderati.
Gli esperti sottolineano come il fenomeno non debba essere valutato esclusivamente sulla base del numero delle telefonate, ma soprattutto considerando la loro reiterazione, il contesto relazionale e gli effetti concreti prodotti sulla vittima.
È proprio la continuità delle condotte a rappresentare uno degli elementi più significativi nelle indagini per atti persecutori.
Quando l’insistenza supera il limite
Non ogni tentativo di ricontattare un ex partner costituisce automaticamente un reato. La differenza sta nella persistenza, nella volontà di ignorare il rifiuto espresso dall’altra persona e nelle conseguenze che tali comportamenti producono.
Se una persona manifesta chiaramente la volontà di interrompere ogni contatto, continuare a cercarla in maniera ossessiva può trasformarsi in una condotta penalmente rilevante, soprattutto quando genera paura o modifica profondamente la vita quotidiana della vittima.
Il legislatore ha introdotto il reato di stalking proprio per offrire una tutela anticipata rispetto a situazioni che, se trascurate, potrebbero degenerare in episodi ancora più gravi.

Il dibattimento chiarirà le responsabilità
Con il rinvio a giudizio si apre ora una nuova fase della vicenda giudiziaria.
Nel corso del processo saranno esaminati tutti gli elementi raccolti dagli investigatori, ascoltate le parti coinvolte e valutate le prove che accusa e difesa riterranno di portare davanti al tribunale.
Resta fermo il principio della presunzione di innocenza, che accompagna ogni imputato fino all’eventuale sentenza definitiva.
La vicenda di Bari riporta comunque l’attenzione su un fenomeno che continua a interessare numerosi procedimenti giudiziari in tutta Italia e che evidenzia l’importanza di riconoscere tempestivamente i segnali di comportamenti persecutori.
L’invito degli operatori del settore è quello di non sottovalutare mai condotte ripetute e indesiderate, soprattutto quando provocano paura, limitano la libertà personale o incidono profondamente sulla qualità della vita. In questi casi rivolgersi alle autorità competenti rappresenta uno strumento essenziale per ottenere tutela e consentire agli organi giudiziari di verificare eventuali responsabilità nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.
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