Tatuaggi, il corpo diventa moda: ma i rischi restano
In dieci anni raddoppiano le imprese: boom d’inchiostro, identità in vetrina e rischi infettivi sanitari troppo spesso ignorati
Gli italiani si innamorano dell’inchiostro e il mercato prende nota: in dieci anni, le imprese dedicate ai tatuaggi sarebbero raddoppiate. Non è soltanto una moda: è un affare che vende il bisogno di distinguersi attraverso segni sempre più simili. Quando nasce dall’impulso, dall’imitazione o dalla pressione dei social, però, la libertà rischia di diventare consumo: si compra l’unicità in serie e la si incide sulla pelle. Un’indagine nazionale dell’Istituto superiore di sanità stimava nel 2015 circa 6,9 milioni di italiani tatuati, il 12,8% della popolazione esaminata. È una fotografia datata, non una misura attuale, ma segnalava una diffusione ampia: solo il 58,2% conosceva i rischi sanitari. La puntura non è innocua: perfora la pelle e introduce pigmenti nel derma. Se aghi, strumenti o inchiostri sono contaminati, possono verificarsi infezioni batteriche e virali, comprese epatiti B e C; con aghi infetti è possibile anche la trasmissione dell’HIV. Esistono inoltre allergie, infiammazioni e granulomi, talvolta comparsi mesi o anni dopo. Non significa che ogni tatuaggio sia pericoloso: igiene, materiali sicuri, operatori preparati e cure successive sono essenziali. Eppure la regolamentazione nazionale resta incompleta e le disposizioni territoriali non sono uniformi. Sul piano psicologico, l’inchiostro promette di fissare un’identità che, per natura, cambia. Per alcuni è espressione consapevole; per altri può essere impulso o ricerca di approvazione. Il punto non è vietare né moralizzare: è pretendere trasparenza. Chi offre il servizio deve informare su rischi e procedure; le istituzioni devono vigilare. Se le imprese raddoppiano, non basta celebrare il boom: bisogna verificare che crescano anche competenza, controlli e consapevolezza. Altrimenti, a restare permanente sarà il ritardo della prevenzione. Informarsi, verificare lo studio e seguire le cure indicate non cancellano la libertà personale: evitano che la scelta diventi un salto nel buio.

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