6:53 pm, 16 Ottobre 26 calendario

Yemen, il cinismo dei potenti alimenta la guerra infinita

Di: Puteus Scaenicus

Riyadh e Houthi trasformano il Mar Rosso in un campo di battaglia: civili sacrificati, rotte a rischio e diplomazia ostaggio.

In Yemen la guerra non è un fallimento della diplomazia: è il risultato di una politica di potenza che antepone interessi strategici, ambizioni regionali e calcoli militari alla vita di milioni di persone. L’Arabia Saudita e i ribelli Houthi continuano a contendersi influenza e territorio, mentre il Paese sprofonda in una crisi che sembra non scandalizzare più nessuno. È questa l’indecenza più grave: la sofferenza diventa routine, le vittime una statistica, la distruzione un dettaglio sacrificabile nei comunicati dei governi. Riyadh rivendica la necessità di difendere la propria sicurezza; gli Houthi giustificano le proprie azioni con la resistenza ai nemici esterni. Due narrazioni contrapposte, un medesimo risultato: la guerra si alimenta, la popolazione paga e nessuno sembra disposto ad assumersi fino in fondo la responsabilità del disastro. Gli attacchi contro infrastrutture e obiettivi sauditi non sono una prova di coraggio politico, così come la potenza militare saudita non costituisce un lasciapassare per operazioni senza limiti. La sicurezza non assolve qualsiasi mezzo, la rappresaglia non è giustizia e la propaganda non cancella le conseguenze delle bombe. Sullo sfondo incombe la rivalità tra Arabia Saudita e Iran, una competizione nella quale lo Yemen rischia di restare il terreno di scontro ideale: abbastanza importante da essere conteso, troppo fragile per essere rispettato. E poi c’è il Mar Rosso, con lo stretto di Bab el-Mandeb e le rotte commerciali trasformate in strumenti di pressione. Quando la navigazione è minacciata, le potenze si mobilitano; quando sono le famiglie yemenite a perdere casa, cure e futuro, l’indignazione internazionale appare assai meno urgente. Questa doppia morale non è un dettaglio: è parte del problema. Invocare la pace senza imporre conseguenze a chi alimenta il conflitto significa vendere illusioni. Occorrono una tregua verificabile, protezione dei civili, aiuti umanitari senza ostacoli e negoziati capaci di coinvolgere le forze yemenite, senza lasciare che gli interessi esterni dettino ogni condizione. Il punto è semplice e scomodo: nessuna vittoria militare potrà riscattare una popolazione sacrificata. Finché i potenti continueranno a chiamare strategia ciò che produce macerie, lo Yemen resterà la vergogna di una regione e di una comunità internazionale pronta a indignarsi soltanto quando rischia di perdere qualcosa.

16 Ottobre 2026 ( modificato il 18 Ottobre 2026 | 18:58 )
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